Congressisti americani contro i dazi di Trump su vino e distillati Ue

Più di 160 membri del Congresso Usa hanno scritto al rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR) Robert Lighthizer chiedendo di rimuovere i dazi del 25% su vino e alcolici dell’Unione europea imposti da ottobre 2019 a seguito della vertenza commerciale Boeing-Airbus. Secondo i politici americani la norma decisa come rappresaglia per i sussidi dell’Unione europea al produttore di aeromobili Airbus ha un impatto boomerang sull’industria dell’ospitalità, già in forte difficoltà per la pandemia di coronavirus.

La lettera è stata inviata alla vigilia del nuovo “carosello”, cioè la revisione della lista di prodotti sottoposti al dazio maggiorato, che potrebbe essere ulteriormente espansa includendo nuove voci doganali.

“Siamo particolarmente preoccupati che la situazione economica nel nostro paese sia cambiata drasticamente da quando sono stati imposti dazi aggiuntivi nell’ottobre 2019 – si legge nella missiva -. Decine di milioni di americani sono ora senza lavoro e le imprese in tutta l’America sono state colpite. Riteniamo che sia possibile mantenere la massima pressione sull’Ue per rimuovere i sussidi, evitando il più possibile danni ai lavoratori americani, ai consumatori e alle piccole imprese”.

La pandemia ha colpito fortemente il settore dell’ospitalità, bar e ristoranti, costretti a rimanere chiusi o ad operare con posti limitati. I dazi incidono su margini di profitto già ridotti per commercianti, ristoranti, distributori e produttori.

Wine & Spirits Wholesalers of America (WSWA), che rappresenta l’industria del vino, ha apprezzato l’iniziativa dei congressisti. Se gli attuali livelli tariffari persistono, Leggi il resto di questo articolo »

Giappone: esce il primo vino da uve coltivate in una stazione ferroviari

Una stazione ferroviaria nella città giapponese di Shiojiri metterà in vendita il primo vino ottenuto da viti piantate sulle sue piattaforme nel 1988. Shiojiri, che si trova nella prefettura centrale di Nagano, ha una lunga tradizione nella coltivazione dell’uva. La prefettura ospita le regioni vinicole di Chikumagawa, Kikyogahara, Alpi Nihon e Tenryugawa ed è forse meglio conosciuta per il suo Merlot.

La stazione ferroviaria ha piantato un “vigneto” tra le piattaforme 3 e 4 alla fine degli anni ’80 come un modo per promuovere il vino locale ai turisti che visitano la zona.

Le viti del Merlot e del Niagara della stazione, appoggiate alle pergole, sono gestite dal personale delle ferrovie giapponesi e dai locali, che possono fare volontariato per aiutare a potare e vendemmiare l’uva sotto la guida di esperti.

Come riporta Wine Spectator, l’uva finora non era mai stata trasformata in vino,  veniva solo offerta ai visitatori o utilizzata per ricerche da studenti di enologia. Tuttavia, l’anno scorso, per la prima volta, è stato deciso che le uve sarebbero state utilizzate per produrre vino per celebrare il 60 ° anniversario dell’elevazione di Shiojiri allo status di città. Le risultanti 100 bottiglie di vino, prodotte in una cantina locale, verranno messe sul mercato questo mese.
Source: https://www.federvini.it/estero-cat/2473-giappone-esce-il-primo-vino-da-uve-coltivate-in-una-stazione-ferroviaria

www.federvini.it – 05/08/2020

Il Pignoletto diventa Doc Emilia Romagna

Il Pignoletto diventerà, a disciplinare approvato, l’unica tipologia della Doc Emilia Romagna, grazie alla condivisioni di obiettivi tra il Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna e Ministero delle Politiche Agricole.

Un progetto che sancirà la tutela europea di quella che è la seconda denominazione enologica più importante della Regione dopo il Lambrusco e che, con 14 milioni di bottiglie, rappresenta un’importantissima fonte di reddito per i viticoltori del territorio.

“Con il voto assembleare si definisce un percorso intrapreso da tempo con gli Enti preposti, che legittima e riconosce il vino che unisce l’Emilia alla Romagna, mantenendo inalterato il territorio, come oggi, a tutela dei suoi produttori. Il Pignoletto rappresenta il vino che negli ultimi anni ha registrato i trend più importanti di crescita a livello nazionale e che al momento, nonostante la pandemia, ha fatto registrare una crescita del 10% nelle vendite in Gdo nel primo semestre” sottolinea Carlo Piccinini, Presidente del Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna.”

Dal 2021, quindi, il nome “Pignoletto” si affiancherà, in modo esclusivo, al riferimento geografico dell’Emilia-Romagna. Una protezione comunitaria legata al territorio regionale che consentirà a questo vino di avere un riconoscimento ancora più importante sia a livello nazionale che internazionale.

Con questa proposta, all’apice della piramide qualitativa troveremo la Docg Colli Bolognesi Pignoletto, Leggi il resto di questo articolo »

Degustazione di vino online, gli incontri digitali sono il futuro dei viticoltori

Con una scatola degna di un brand di alta moda è iniziata la mia prima degustazione online, tendenza obbligata in un anno funestato dalla pandemia, che ha affondato la tradizionale visita in cantina in favore di tour interattivi. Tre bottiglie del kit Masterclass Prosecco di Villa Sandi, la cui proposta include anche i kit per l’Esperienza Opere, per l’Esperienza Superiore e per quella Classica (prezzi da 25 a 58 euro), spedite a domicilio come mossa preventiva dell’incontro con le guide che, a differenza del solito programma, in questo caso vanno oltre il vino e spaziano tra arte, storia e territorio.

L’azienda vitivinicola della famiglia Moretti Polegato, che conta su cinque tenute tra Veneto e Friuli Venezia Giulia per un totale superiore ai 160 ettari, vanta una delle più belle cantine d’Italia (punto a favore della visita in loco rispetto a quella interattiva, e su questo non c’è margine di discussione), poiché la sede sorge nel complesso palladiano eretto nel 1622 ai piedi delle colline trevigiane, tra le zone DOCG del Prosecco di Valdobbiadene e quella DOC dei vini del Montello.

Concordato giorno e orario della degustazione via Zoom, che si aggira sui 50-60 minuti con un massimo di cinque partecipanti, si parte con la conoscenza virtuale di Lisa, sommelier e guida del giro virtuale che si apre con la discesa nelle gallerie, un percorso di 1,4 chilometri che passa in rassegna le circa 1,5 milioni di bottiglie (la produzione annuale oscilla sulle 5 milioni di bottiglie) realizzate con Metodo Classico, oltre ai vini bianchi e rossi che affinano in acciaio e barrique.

Nonostante la distanza, la sedia e il tavolo di casa che contrastano con i mancati ed immaginati sentori scaturiti dalle spiegazioni di Lisa, l’abilità e la velocità della sommelier mantiene alta l’attenzione, che invece cala quando si ritorna in superficie per scoprire la Villa dopo la visione di un plastico che raggruppa i vigneti dell’azienda. Cambia la guida, cambia il tema e il racconto fila via (troppo) veloce, anche per rispettare la tabella di marcia e arrivare all’atto finale: si tenta un sincronismo nell’apertura delle bottiglie e preparazione dei bicchieri (che siano adeguati ai vini del kit è un dovere dei visitatori da casa) che viene a mancare per l’abitudine di Lisa a stappare bottiglie e preparare la tavola per la degustazione.

Prima dei brindisi digitali scopro che Leggi il resto di questo articolo »

I vini rosati, versatili e profumati: abbinali a pesce o verdure

L’arrivo dell’estate è un’ottima occasione per parlare di alcuni dei vini protagonisti indiscussi di questa stagione: i rosati.

In Italia non è possibile produrli mescolando vini rossi e bianchi se non con un’unica eccezione: gli spumanti metodo classico, che possono essere prodotti sia a partire da vini base vinificati in rosato che da cuvée che includono vini base sia bianchi sia rossi. In tutti gli altri casi i vini rosati si ottengono partendo da uve a bacca nera, lasciando il mosto a contatto con le bucce per tempi molto limitati, in modo che solamente una parte del colore venga ceduta dall’uva al mosto.

Vengono anche chiamati “vini di una notte o vini di un giorno” in base a quanto tempo il mosto viene lasciato a contatto con le bucce; con 6-12 ore si parla di “vino di una notte” mentre con circa 24 ore “vino di un giorno”, contraddistinto da un colore rosato più intenso perché rimane più a lungo a contatto con le bucce.

Per quanto riguarda l’abbinamento con i cibi, i vini rosati sono estremamente versatili. Avendo caratteristiche intermedie tra vini rossi e bianchi si accompagnano bene con piatti estivi come antipasti a base di salumi, pasta con sugo di pesce e pomodoro, ma anche grigliate miste di pesce e verdure.

La temperatura indicata per apprezzarne al meglio i profumi floreali e fruttati spazia tra i 12 e i 14 °C.

www.bergamonews.it – 22/07/2020

Guadagnare bevendo vino: offerta di un’azienda vinicola britannica

Una azienda produttrice  di vino britannico sta cercando collaboratori.  9iu precisamente hanno bisogno di “assaggiatore di vini” che verrà pagato più di $ 300 per assaggiare e recensire “alcuni dei migliori vini estivi biologici”. Un lavoro perfetto per chi ama un buon bicchiere e per chi si regala spesso bottiglie gustose di nettare degli dei

L’offerta lavorativa della Vintage Roots
Vintage Roots, un commerciante specializzato in vini biologici, ha dichiarato che al degustatore scelto verranno inviate bottiglie di vari vini estivi e verrà chiesto di rivedere le bevande per il sito Web dell’azienda. Un lavoro semplice ma che aiuta la società a farsi un nome e ad avere successo un po’ ovunque.

Agli appassionati di vino interessati si chiede di seguire le pagine Facebook, Instagram e Twitter dell’azienda e taggare l’azienda in una foto che mostra al candidato un bicchiere di vino con gli hashtag #summerwinetaster #comewinewithme.

Le candidature alla posizione lavorativa
Le iscrizioni sono aperte fino al 31 agosto e il vincitore sarà annunciato il 7 settembre, ha dichiarato la società.

Non resta dunque che inserire i propri dati sul sito ufficiale e sperare di diventare la persona ricercata. Non si vede tutti i giorni una società disposta a pagare profumatamente i propri collaboratori affinché bevano e a spedire loro gratuitamente il vino da provare.

www.rsvn.it – 15/07/2020

E’ cuneese il più antico vino certificato Doc al mondo

Si tratta di un Barolo prodotto a Serralunga d’Alba nel 1961. La World Certification Limited ha ufficializzato il primato.
E’ italiano, per la precisione cuneese, il record mondiale per il più antico vino certificato Doc. A certificarlo l’agenzia internazionale della World Certification Limited. Il vino in questione è un Barolo, prodotto a Serralunga D’Alba nel 1961 e contrassegnato come vino Doc, certificazione introdotta nel 1960 per prevenire la vinificazione contraffatta.

Il titolo è stato rivendicato dal saluzzese Maurizio Paschetta, “detentore di ben otto record mondiali agricoli”. Il vino è attualmente conservato ed esposto nel museo popolare “Robe Veje”, di proprietà di Luigi Varrone nella città di Fontanelle Boves, a cui lo stesso Paschetta lo ha donato.

https://www.cuneodice.it – 13/07/2020

Emilia-Romagna e vini: lambrusco ma non solo

Se dici Romagna bevi Sangiovese, se dici Emilia il pensiero va a un bel bicchiere di Lambrusco, il vino per eccellenza da Reggio-Emilia a Modena e a Bologna. Chi non lo ha assaggiato, abbinato a uno di quei bei piatti succulenti e dal sapore antico che si preparano nella pianura padana o sui colli appennini al confine con la Toscana o nella bassa lungo il Po? Un’infinità di varietà e di esperienze sensoriali che fanno tornare alla mente partite a briscola nei bar di paese, immagini sbiadite di Don Camillo e Peppone, il rombo dei motori e della gare di bocce. Più che un vino uno status symbol della cultura popolare emiliana, ma che non disdegna le grandi e raffinate tavole degli chef gourmet.

È una leadership, quella conquistata dal Lambrusco sul mercato e nell’immaginario comune di chi deve pensare a un vino emiliano, che affonda le sue radici nei secoli. E senza dubbio meritata, se si considera come il rosso della Via Emilia è forse il primo vino derivante da un vitigno autoctono italiano, discendendo dalla vitis silvestris, una vite selvatica che per sua asprezza gli antichi romani ribattezzarono vitis labrusca.
Una nomea e un nome che non ne impedirono la diffusione e il successo, tanto che gli americani, in tempi non lontani, lo definirono il “red champagne”, per la sua caratteristica frizzante che lo rende un vino di per sé allegro e gioviale, ideale per la compagnia.
E così oggi il Lambrusco è il vino italiano più venduto, con oltre 400 milioni di bottiglie prodotte, nelle sue diverse caratteristiche e declinazioni, derivanti dai luoghi di provenienza delle uve e dalle modalità di produzione. Leggi il resto di questo articolo »

Rarità enoiche: il Moscato di Scanzo

Scanzorosciate è un piccolo comune della bergamasca, dove i dolci declivi disegnano il luogo di origine del Moscato di Scanzo DOCG. Prodotto con l’omonimo vitigno a bacca rossa, è sicuramente una chicca nel panorama viticolo italiano. Basti pensare che è la più piccola delle denominazioni di origine , con appena 31 ettari coltivati da una manciata di produttori.

Sebbene fino a pochi decenni or sono fosse a rischio di scomparsa, lo Scanzo dispone di una storia plurisecolare. Per risalire alla prima testimonianza scritta bisogna andare al 1350, quando venne menzionato nel testamento di Alberico di Rosciate. Sempre nel finire dello stesso secolo, lo troviamo nelle “Effemeridi” di Donato Calvi: ivi si racconta di come nel 1398 i Guelfi si impossessarono di 42 carri di Moscato rosso di Scanzo. Ebbe poi un grande successo negli anni a venire, tanto da esser stato dono da parte del grande architetto Giacomo Quarenghi alla zarina Caterina II di Russia.
Successivamente furono gli inglesi ad interessarsene, e a renderlo nel ‘700 uno dei vini più cari al mondo, quotato, unico vino italiano all’epoca, nella borsa di Londra nel 1850. Dopo un periodo buio, vediamo nascere nel 1993 il Consorzio di tutela e nel 2002 arriva il riconoscimento della DOC, che non basterà per la peculiarità di questo vino, tanto che nel 2009 otterrà la DOCG, una delle cinque presenti in territorio lombardo.

Interprete di riferimento di questa denominazione è sicuramente Manuele Biava. La sua azienda ha origine nel 1988, quanto ritira i vigneti del nonno. Fin da subito deciso a dare una sua interpretazione di questo territorio, avvia quella che è poi stata una rinascita di questa denominazione. Rinascita che parte da una piccola realtà di soli 3 ettari totali, di cui 2 coltivati a Moscato di Scanzo.

Condotta ad un regime di lotta integrata, sono vecchie viti quelle che per la maggior parte vanno a cesellare il vigneto, con un’età compresa tra i 50 e 75 anni, coltivati a pergola bergamasca, ed una piccola parcella più giovane di 17 anni, coltivata invece a Guyot.

I vigneti sono posti in quella che è considerata la culla della denominazione, nella parte più alta del Monte Bastia, immediatamente sotto la chiesetta che sovrasta la collina. A livello geologico a fare la differenza è il “Sas dè Luna” in questo areale. Trattasi di una formazione calcareo marnosa, di incredibile durezza e resistenza in sottosuolo, ma che una volta esposta al sole, si sgretola facilmente tra le mani, polverizzandosi. Un terreno, quindi, altamente minerale e di scarsa disponibilità idrica, che fanno la fortuna di questo territorio.

Un’attenta selezione delle uve e l’esperienza di Manuele in cantina fanno il resto. Numerosi i riconoscimenti in ambito nazionale dell’azienda, che l’hanno portata a diventare anche fornitore della Real casa d’Inghilterra.

www.jamesmagazine.it – 05/07/2020

Enoteca 17. Apre un’enoteca automatica ad Avezzano: come funziona

“L’idea è nata proprio durante il periodo più buio del covid”, ci raccontano Claudia Gialli e Maria Elena Cesareo, entrambe di origini marsicane, la prima fisioterapista e la seconda laureata in scienze giuridiche. “Ci siamo rese conto di quanto il settore del delivery fosse la salvezza per chi non ha molto tempo. Certo, nel periodo del lockdown ha rappresentato quasi un’imposizione, noi ci siamo fatte consegnare a domicilio di tutto! Dalla spesa alla colazione, alla cena, abbiamo spedito pure i regali di Pasqua tramite i servizi di delivery, e pensandoci è un bel deal per risparmiare tempo, a prescindere che in quel periodo, di tempo, ne avevamo in abbondanza”. Da qui è balenata l’idea di fornire un servizio di consegne di vino a domicilio. “Ad Avezzano e dintorni c’erano un po’ tutti i servizi, ma di fatto mancava il delivery del vino”.

Ma cos’è un’enoteca automatica? “Dopo l’entusiasmo iniziale ci siamo rese conto che non avrebbe avuto molto successo un servizio di sole consegne a domicilio, dunque il compromesso è stato quello di aprire un’enoteca automatica”. Dopo una serie di trattative ed eventi fortuiti hanno trovato il luogo che faceva al caso loro, “un’ex gioielleria in centro ad Avezzano, comunque raggiungibile in macchina, in modo tale che le persone possano facilmente parcheggiare, acquistare il vino e ripartire”. Il locale è stato ristrutturato interamente dai rispettivi mariti, utilizzando solo materiali di recupero. “L’idea di recuperare le cassette di frutta e verdura per fare gli interni ci è sembrata romantica, ma non è stata poi così romantica per Alessandro e Ilio, che hanno dovuto lavorare un mese per rendere le assi di legno funzionali allo scopo”. Fatto sta che ne è valsa la pena.

L’enoteca, con tutto che sarà automatica e dunque priva di addetto alla vendita, risulta accogliente e calda. Ma come funziona esattamente? “All’interno ci sono quattro distributori automatici, refrigerati con temperature separate. C’è l’anta con vini rossi, quella con i bianchi e i rosati, infine il distributore dedicato a bollicine, cocktail ready to drink e birra”. I distributori rappresentano praticamente la Ferrari dei distributori automatici, sono dell’azienda veneta Magex, e l’enoteca è dotata di una serranda automatica regolabile anche a distanza, così Claudia e Maria Elena non sono obbligate a recarsi lì di persona, anche se ovviamente monitorano tutto tramite telecamere. Leggi il resto di questo articolo »