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	<description>Appunti sparsi di vino, enogastronomia, e software</description>
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		<title>Riccardo Cotarella: Assoenologi, la voce del vino italiano. Noi non restiamo in silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 06:54:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E accanto a loro le istituzioni, ai massimi livelli. Non è stata una semplice presenza formale. È stato un segnale politico chiaro. La lettera della presidente di Consiglio Giorgia Meloni, la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Personaggio dell’anno Assoenologi – l’arrivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio nella serata conclusiva, il videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme ai contributi del commissario europeo Christophe Hansen, dell’europarlamentare Dario Nardella, del presidente del Consiglio della Regione Veneto Luca Zaia e del senatore Dario Stefano, oltre alle profonde relazioni su gli ultimi risultati per una sana e razionale gestione dei vigneti, la degustazione di vini del trevigiano, che hanno dimostrato il grande ventaglio di vitigni autoctoni del territorio, oltre a quel fenomeno chiamato Prosecco, raccontano una verità ormai evidente: oggi Assoenologi è diventata uno dei punti di riferimento più autorevoli del sistema vitivinicolo italiano ed europeo.</p>
<p>Non per autoreferenzialità o rappresentazione di facciata. Ma perché in questi anni l’associazione ha saputo conquistare credibilità sul campo, affrontando senza timidezze le grandi questioni che riguardano il vino italiano. Difendere il vino, oggi, significa difendere molto più di una filiera economica. Significa difendere territori, lavoro, identità culturale, paesaggio, comunità. Significa opporsi senza se e senza ma a una narrazione superficiale che troppo spesso tenta di colpire il vino mettendolo sul banco degli imputati con approcci ideologici e privi di equilibrio. <span id="more-2188"></span>Assoenologi ha scelto di non restare in silenzio. Lo abbiamo fatto con responsabilità, senza estremismi, ma con la fermezza di chi conosce profondamente questo settore e sa cosa rappresenti per l’Italia. E lo abbiamo fatto anche attraverso la scienza, portando studi inconfutabili come quello esposto dal professor Francesco Montorsi, luminare urologo di fama mondiale. Il vino non è un nemico della società.</p>
<p>È parte della nostra storia millenaria, della cultura mediterranea, della convivialità, della qualità della vita. E dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, imprese, sacrifici, professionalità, ricerca, studio e migliaia di persone che ogni giorno lavorano nelle vigne e nelle cantine. È anche per questo che Assoenologi continua a crescere. Oggi conta 5mila iscritti ed è presente capillarmente in tutta Italia attraverso 17 Sezioni regionali dinamiche e super attive. Una rete straordinaria di competenze che rappresenta probabilmente il patrimonio più importante dell’associazione. Perché la forza di Assoenologi nasce proprio dalla capacità di stare sui territori, di ascoltare i produttori, di accompagnare le aziende nelle trasformazioni del mercato e nelle nuove sfide climatiche, economiche e sociali. Fondata nel 1891 come Società degli Enotecnici Italiani, Assoenologi è la più antica associazione del settore al mondo. Ma la sua vera forza non sta soltanto nella storia.</p>
<p>Sta nella capacità di essere ancora moderna, centrale, necessaria. E forse è proprio questo il risultato più importante raggiunto negli ultimi anni: aver trasformato un’associazione storica in una comunità viva, autorevole, sempre in linea con i tempi e ascoltata, capace di dialogare con governi, istituzioni europee, università, imprese e territori mantenendo sempre la propria indipendenza e la propria identità tecnica. In questo percorso si inserisce anche la prossima visita di una delegazione di Assoenologi a Papa Leone XIV. Un momento che sentiamo profondamente. Porteremo in Vaticano il volto autentico del vino italiano: quello fatto di lavoro, umanità e sacrificio. Chiederemo al Santo Padre una preghiera e una vicinanza per tutte le donne e gli uomini della filiera, soprattutto per chi ogni giorno lavora la terra con dedizione silenziosa. Perché il vino italiano non è soltanto economia. È cultura, appartenenza e futuro. E Assoenologi continuerà a essere, con responsabilità e coraggio, una delle sue voci più autorevoli.</p>
<p>https://www.lucianopignataro.it &#8211; 06/06/2026</p>
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		<title>Il Negev sulla mappa mondiale del vino</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale. Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale.</p>
<p>Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti israeliani di primo piano, che ha dimostrato come i vini prodotti nel Negev presentino un profilo distintivo e riconoscibile, unico nel suo terroir desertico. L’iniziativa è stata guidata dalla Merage Foundation Israel, che ha promosso gli sforzi per affermare il Negev come destinazione internazionale per l’enoturismo. Il processo ha richiesto circa quattro anni e si è concluso con il riconoscimento ufficiale di una nuova regione vinicola israeliana che si estende da Kiryat Gat, a nord, fino a Eilat, a sud.</p>
<p>Attualmente, la regione vinicola del Negev comprende oltre 60 cantine e vigneti, con una produzione annuale superiore a un milione di bottiglie. La designazione contribuisce inoltre a rilanciare una tradizione vinicola millenaria: il Negev era rinomato per i suoi vini già in epoca biblica, anche se la viticoltura moderna nella regione è ripresa solo nel XX secolo. Oggi, grazie a tecnologie agricole e sistemi di irrigazione avanzati, i produttori locali dimostrano che la viticoltura può prosperare anche in condizioni desertiche, persino in un contesto di cambiamento climatico e sfide ambientali estreme.<br />
Questo riconoscimento è destinato a rafforzare in modo significativo il posizionamento internazionale dei vini israeliani, grazie alla combinazione di una storia affascinante, sapori distintivi e innovazione agricola all&#8217;avanguardia. Con questo traguardo, il Negev diventa la seconda regione vinicola in Israele a ottenere uno status ufficiale di denominazione, affiancandosi alla regione vinicola della Giudea, che ha aperto la strada alcuni anni fa. Questa denominazione colloca il Negev accanto ad alcune delle regioni vinicole più prestigiose al mondo, come Champagne, Chianti, Bordeaux e Napa Valley.<br />
La Merage Foundation Israel è una fondazione filantropica privata fondata da David e Laura Merage di Denver, Colorado. Dal 1998 opera in Israele attraverso numerose iniziative sociali ed economiche finalizzate al rafforzamento della società israeliana. Fin dagli inizi, la fondazione ha individuato nel Negev uno dei principali motori di sviluppo del Paese, investendo in diversi progetti regionali, tra cui programmi agricoli e di enoturismo.</p>
<p>Nicole Hod Stroh, Direttrice Esecutiva della Merage Foundation Israel, ha dichiarato:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev rappresenta un traguardo profondamente personale. Come persona che ha fatto Aliyah dalla Colombia e che da molti anni si occupa dello sviluppo regionale e della crescita economica del Negev, considera l&#8217;enoturismo una espressione moderna e significativa del sionismo contemporaneo. Questo riconoscimento rafforza il potenziale economico e turistico della regione,<span id="more-2187"></span>posizionando il Negev a livello internazionale come area vinicola innovativa e di alta qualità. Non ho dubbi che nei prossimi anni il Negev diventerà una meta enoturistica ambita, al pari delle principali regioni vinicole del mondo.”</p>
<p>Irene Benjamin, Direttrice del Negev Wineries Club, ha aggiunto:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev è un importante risultato per le cantine locali e per l&#8217;intero settore vinicolo israeliano. Attraverso il mio lavoro con il Consorzio delle Cantine del Negev, constato quotidianamente sia le sfide uniche legate alla produzione di vino in condizioni desertiche, sia l&#8217;eccezionale professionalità e dedizione dei produttori della regione. Questo riconoscimento internazionale segna una tappa fondamentale nello sviluppo dell&#8217;area e rafforza ulteriormente la sua presenza sulla scena vinicola globale.&#8221;</p>
<p>Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo &#8211; 28/05/2026</p>
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		<title>Sorpresa! Mario Pojer e Fiorentino Sandri si separano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 09:06:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso. Era nell’aria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso.</p>
<p>Era nell’aria ma è stato ufficializzato con un comunicato stampa di stamattina che Mario Pojer e Fiorentino Sandri, partners in crime con Pojer e Sandri dal 1975 (51 anni quindi) si separano. Da ora in poi il loro percorso professionale seguirà strade differenti.</p>
<p>Mi sono sempre fermato al banchetto di Mario Pojer quando ce ne è stata l’occasione perché un vulcano di idee va sempre goduto. Non so le ragioni della separazione ma auguriamo ad entrambi i protagonisti un futuro pieno di successi. Quello che segue è l’intero comunicato stampa (commissionato dal ramo Sandri).</p>
<p>Nuovo capitolo per la Pojer e Sandri: prosegue il percorso all’insegna della continuità e dell’eccellenza</p>
<p>Dopo un lungo percorso costruito insieme, Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno definito consensualmente la separazione delle rispettive attività. L’azienda trentina, simbolo d’eccellenza, è ora pronta a stupire mantenendo lo stesso marchio, le stesse etichette, ma con nuove energie.</p>
<p>San Michele all’Adige (TN), 26 maggio 2026 – Pojer e Sandri, da decenni realtà vitivinicola di spicco nel comprensorio di Faedo – San Michele all’Adige, annuncia l’inizio di un nuovo capitolo della propria storia. A seguito di un accordo legale e commerciale siglato in forma consensuale nelle scorse ore, i due soci fondatori – Mario Pojer e Fiorentino Sandri – hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, ponendo fine ad un sodalizio imprenditoriale e umano che dura dal lontano 1975: oltre cinquant’anni di visione condivisa, sacrifici comuni e traguardi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vino e dei distillati, non solo in Trentino-Alto Adige.</p>
<p>UN ACCORDO NEL SEGNO DEL RISPETTO RECIPROCO<br />
Fiorentino Sandri manterrà la guida dello storico marchio Pojer e Sandri, insieme alla maggior parte dei vigneti aziendali situati tra Faedo e Grumes, custodendo il patrimonio di esperienza, le etichette storiche e la filosofia produttiva che hanno reso la cantina un punto di riferimento dell’enologia italiana. Mario Pojer proseguirà invece il proprio percorso in Val di Cembra, dove continuerà a coltivare la sua idea di vino insieme alla seconda generazione della famiglia. Si tratta dunque di due percorsi che proseguiranno su strade diverse, ciascuno in base alla propria visione, nel solco di una tradizione enologica di altissimo livello.</p>
<p>POJER E SANDRI: UN’EREDITÀ CHE CONTINUA, PRONTA A SORPRENDERE<br />
Sarà dunque Fiorentino Sandri, insieme ai suoi più stretti collaboratori – con un ruolo sempre più rilevante affidato alle generazioni più giovani –<span id="more-2186"></span> tra cui la figlia Elisa, oggi Responsabile commerciale Italia e marketing, e il figlio Federico, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri e nelle attività aziendali – a portare avanti il marchio storico Pojer e Sandri. L’azienda continuerà inoltre a contare su un gruppo di collaboratori esperti e motivati, con figure storiche presenti da oltre venticinque anni – come il responsabile della cantina Michele Sandri, un punto fermo per l’azienda, simbolo di affidabilità e di continuità della produzione – accanto ad un team giovane a cui verranno affidate responsabilità sempre maggiori nei prossimi anni. Il 2025 ha confermato la solidità del progetto: con oltre 250.000 bottiglie distribuite annualmente in Italia e sui principali mercati internazionali, l’azienda continua oggi a distinguersi per una produzione che comprende vini di montagna, spumanti, distillati e progetti identitari come il Müller Thurgau, il Brut Rosé e Zero Infinito.</p>
<p>Territorio, comunità e qualità: sono questi, dunque, i cardini su cui Fiorentino Sandri costruirà il nuovo capitolo della Pojer e Sandri, nel segno di una tradizione che non smette di guardare avanti.<br />
«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale – dichiara Fiorentino Sandri –. Abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre una nuova fase, che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».</p>
<p>https://www.intravino.com &#8211; 26/05/2026</p>
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		<title>La Cina ospiterà per la prima volta il Congresso mondiale della vite e del vino</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2026 21:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali. Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali.</p>
<p>Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), sarà ospitato in Asia e in Cina dalla sua fondazione nel 1924.</p>
<p>Organizzato congiuntamente dall&#8217;OIV e dal governo regionale del Ningxia, l&#8217;evento dovrebbe portare maggiore attenzione internazionale all&#8217;industria vinicola cinese e al Ningxia, una delle principali regioni produttrici di vino del Paese.</p>
<p>Il congresso avrà come tema la costruzione di un nuovo scenario globale per l&#8217;industria della vite e del vino, con un&#8217;attenzione particolare a trasformazione, innovazione e sostenibilità in risposta alle sfide emergenti. Il congresso comprenderà quattro sessioni dedicate a viticoltura, vinificazione, economia e diritto, e salute e sicurezza.</p>
<p>Le discussioni si concentreranno sulla produzione stabile e resiliente di uva, sull&#8217;innovazione tecnologica nella vinificazione, sul sostegno giuridico ed economico all&#8217;industria in un contesto di cambiamenti del mercato, e sull&#8217;integrazione di salute e sostenibilità lungo la catena del valore del vino.</p>
<p>Il versante orientale del monte Helan, nel Ningxia, è diventato la più grande area contigua di produzione di uva da vino in Cina. La regione dispone di 607.000 mu, pari a circa 40.467 ettari, di area destinata alla coltivazione e allo sviluppo dell&#8217;uva da vino, pari a quasi il 42% del totale cinese.</p>
<p>Il Ningxia, che ospita 261 imprese vinicole, tra cui 130 cantine, produce ogni anno 140 milioni di bottiglie di vino. L&#8217;industria vinicola locale è diventata anche un motore per il turismo. Le cantine del Ningxia ricevono ogni anno oltre 3,7 milioni di visite turistiche, generando benefici complessivi per oltre 50 miliardi di yuan, pari a circa 7,3 miliardi di dollari.</p>
<p>https://www.laprovinciacr.it</p>
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		<title>Se il vino diventa “più buono” quando si degusta ascoltando musica dal vivo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro nel trasmettere emozioni e stati d’animo: la musica.</p>
<p>Un binomio, vino &amp; musica, sempre più concreto e che ha trovato anche l’interesse della scienza che è arrivata ad una conclusione interessante e, quindi, che ascoltare musica dal vivo mentre si degusta un vino, rende questa bevanda sistematicamente più piacevole, anche se la melodia è triste o nostalgica. A dirlo, è uno studio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), pubblicato sulla rivista “Foods”.</p>
<p>La ricerca, realizzata nel progetto “Cantina 5.0”, ha analizzato il comportamento di decine di partecipanti ad eventi pubblici di degustazione con musica dal vivo. In generale, il 70% ha giudicato il vino migliore con qualsiasi accompagnamento musicale, un risultato che si conferma trasversale rispetto ad età, genere e livello di conoscenza in fatto di vino e musica; in termini quantitativi, l’effetto è stato solo un po’ più marcato con la musica energica (0,97) rispetto a quella malinconica (0,72), con una differenza di 0,25.</p>
<p>La ricerca si inserisce in un filone internazionale di studi, ma introduce un elemento nuovo:<span id="more-2183"></span>l’analisi delle emozioni in contesti reali, durante degustazioni pubbliche con musica eseguita dal vivo. Si tratta di approccio che permette di comprendere meglio come si costruisce l’esperienza legata al consumo del vino, andando oltre la semplice analisi delle sue caratteristiche chimiche.</p>
<p>“Ci aspettavamo che i brani malinconici diminuissero la piacevolezza del vino, mentre quelli energici e vitali la aumentassero, ed invece abbiamo visto che l’incremento c’è in entrambi i casi, anche se non nella stessa misura”, ha sottolineato il professor Roberto Marangoni del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che ha aggiunto come “abbiamo voluto superare le tradizionali misure di psicofisica per concentrarci sugli aspetti emozionali che mettono in relazione musica e vino. Non una valutazione tecnica basata su acidità, tannini o altri parametri tipici delle degustazioni professionali, ma un’analisi di tipo emozionale: quali emozioni genera il vino e come queste cambiano quando interviene la musica, che è a sua volta una potente sorgente emotiva”.</p>
<p>Dal punto di vista metodologico, lo studio è stato condotto in condizioni reali durante 5 eventi pubblici di degustazione a cui hanno partecipato 45-50 persone reclutate su base volontaria. I partecipanti hanno degustato i vini in 3 condizioni successive: prima in assenza di musica, poi accompagnati da 2 brani eseguiti dal vivo da un trio jazz, uno con caratteristiche malinconiche e uno più energico e motivazionale. Dopo ogni assaggio, i partecipanti hanno compilato un questionario strutturato esprimendo un giudizio di piacevolezza e indicando le emozioni provate.</p>
<p>“I risultati &#8211; conclude Marangoni &#8211; aprono prospettive applicative per il settore enologico e dell’ospitalità, l’uso consapevole della musica può migliorare l’esperienza del consumatore. Più in generale, lo studio rafforza l’idea che il gusto non sia un fenomeno isolato, ma il risultato di un’esperienza complessa in cui emozioni e ambiente giocano un ruolo determinante”.</p>
<p>Allo studio hanno collaborato, per l’Università di Pisa, Roberto Marangoni (Dipartimento di Biologia e Centro interdipartimentale per lo studio dei sistemi complessi), Isabella Taglieri, Chiara Sanmartin e Francesca Venturi (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali e Centro di ricerca interdipartimentale “Nutraceutica e alimentazione per la salute”), oltre ad Alessandro Bianchi (Dipartimento di Farmacia). Hanno inoltre partecipato Pierina Díaz-Guerrero, dottoranda all’Università di Pisa, e i ricercatori dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Alessandro Tonacci e Francesco Sansone.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 06/05/2026</p>
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		<title>I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:29:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.</p>
<p>Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.</p>
<p>Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.</p>
<p>Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione,<span id="more-2182"></span> un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».</p>
<p>Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.<br />
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro &#8211; riflette il presidente degli enologi &#8211; mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».</p>
<p>Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan &#8211; spiega don Gianni &#8211; era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».</p>
<p>La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini &#8211; racconta il salesiano &#8211; e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari, formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.</p>
<p>«Ora &#8211; dice don Gianni &#8211; contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».</p>
<p>https://www.corriere.it &#8211; 18/04/2026</p>
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		<title>Svelati al Vinitaly i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige: Prosecco davanti a tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 12:26:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024. Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024.</p>
<p>Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini si trova il Prosecco, che rimane anche il più venduto a livello nazionale (oltre 53 milioni di litri acquistati, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente). Seguono il veneto Merlot (decimo a livello nazionale) e il locale Teroldego.</p>
<p>Fra i vini del territorio invece da segnalare la crescita del Lagrein, che con oltre un milione e 100mila litri venduti registra il quinto incremento più alto nelle vendite annuali (+5,2%).</p>
<p>https://www.iltquotidiano.it &#8211; 17/04/2026</p>
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		<title>Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 21:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221; VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221;</p>
<p>VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza). ​</p>
<p>La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.</p>
<p>Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.</p>
<p>Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.</p>
<p>Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.</p>
<p>VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.</p>
<p>https://www.cronachedigusto.it &#8211; 08/04/2026</p>
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		<title>Il futuro del vino secondo Renzo Cotarella, enologo e manager</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:17:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine. “C’è un po’ di pessimismo, ma io credo che sul vino italiano sia stato fatto un lavoro grandissimo. Resto positivo: il vino di qualità, che ha identità, personalità, territorio, resta straordinario. È vero che dazi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine.</p>
<p>“C’è un po’ di pessimismo, ma io credo che sul vino italiano sia stato fatto un lavoro grandissimo.</p>
<p>Resto positivo: il vino di qualità, che ha identità, personalità, territorio, resta straordinario.</p>
<p>È vero che dazi, guerre, economia, salute, ed anche comunicazione troppo complessa, frenano i consumi.</p>
<p>Dobbiamo essere più semplici, e i vini che produciamo devono non solo poter invecchiare, ma anche essere pronti quando escono dalla cantina.</p>
<p>I disciplinari? Devono sapersi evolvere”.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 07/04/2026</p>
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		<title>Vino italiano sotto attacco? Cotarella: “Basta masochismo del settore”</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:16:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vino italiano torna al centro del dibattito economico e culturale, stretto tra pressioni internazionali, cambiamenti nei consumi e una narrazione che rischia di indebolire uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dal convegno “Ripensare il vino: strumenti e strategie per crescere in un mercato che cambia”, arriva un richiamo netto del presidente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vino italiano torna al centro del dibattito economico e culturale, stretto tra pressioni internazionali, cambiamenti nei consumi e una narrazione che rischia di indebolire uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dal convegno “Ripensare il vino: strumenti e strategie per crescere in un mercato che cambia”, arriva un richiamo netto del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: il settore deve smettere di penalizzarsi da solo.</p>
<p>“Basta masochismo del vino italiano”.<br />
L’espressione scelta da Cotarella sintetizza una fase complessa per il comparto vitivinicolo, alle prese con una crescente pressione internazionale e con campagne che mettono in discussione il consumo di vino.<br />
“Quando parlo di masochismo enologico intendo l’intero settore vitivinicolo”, ha spiegato. “Da anni siamo attaccati da ogni fronte, spesso in maniera scorretta, non vera e ingiustificabile”.<br />
Il riferimento è alle posizioni che associano il consumo di vino a rischi per la salute, una narrazione che, secondo il presidente di Assoenologi, non tiene conto del principio di moderazione. “Si parla di danni alla salute quando la stessa Onu ha chiarito che un consumo moderato non è dannoso”</p>
<p>Il rischio interno: inattivismo e comunicazione debole<br />
Accanto alle pressioni esterne, emerge però un problema interno al sistema.<br />
“Ci stiamo penalizzando per inattivismo, <span id="more-2176"></span>per non essere stati capaci di spiegare al mondo che cos’è davvero il vino”, ha sottolineato Cotarella.<br />
Una criticità che riguarda la comunicazione e il posizionamento del prodotto, in un mercato globale sempre più competitivo, dove il valore percepito diventa determinante quanto la qualità.<br />
Da qui la richiesta di “decisioni ferme”, perché senza un cambio di passo il comparto rischia di subire ancora a lungo gli effetti di questa fase.</p>
<p>Il nodo generazionale<br />
Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto con i giovani.<br />
“Se oggi si allontanano dal vino è anche responsabilità nostra. Non abbiamo saputo insegnare loro cosa rappresenta”, ha evidenziato Cotarella.<br />
Il tema non è solo commerciale, ma culturale. La perdita di interesse delle nuove generazioni segnala un cambiamento nei modelli di consumo e nelle abitudini sociali, che impone al settore di ripensare linguaggi e strategie.</p>
<p>Un asset strategico per il Paese<br />
Il richiamo finale riguarda il ruolo del vino nell’economia italiana.<br />
“L’Italia non ha giacimenti di petrolio o pietre preziose, ma ha questo dono della natura che è il vino”.<br />
Una definizione che sottolinea il valore strategico del comparto, non solo in termini economici ma anche identitari. Il vino viene descritto come “cultura, tradizione, un’icona del genere umano, un modo di vivere e condividere i momenti migliori”.</p>
<p>Tra mercato e identità<br />
Il confronto di Perugia mette in evidenza un passaggio chiave per il settore: la necessità di coniugare competitività economica e narrazione culturale.<br />
In un contesto globale in cui cambiano le regole, i consumi e la percezione dei prodotti, il vino italiano è chiamato a difendere il proprio posizionamento non solo con la qualità, ma anche con la capacità di raccontarsi.<br />
E, soprattutto, di evitare quello che Cotarella definisce il rischio più grande: farsi male da solo.</p>
<p>https://italia-informa.com &#8211; 20/03/2026</p>
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