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Uva Cellarina, vitigno reliquia che torna in vita

È uno degli autoctoni del Nord Italia che sta scomparendo. Ma forse c’è ancora qualche speranza grazie all’associazione My Wine, che promuove il recupero di antichi cultivar in via di estinzione, e alla sua collaborazione con la Scuola enologica di Alba

Tutto è in iniziato per amore del buon vino. Nel 2010 un gruppo di amici piemontesi, ma tra questi anche alcuni stranieri che vivevano nella zona, decide di fondare l’associazione My Wine. L’obiettivo è comprare alcune vigne dismesse che circondavano il borgo di Cellarengo (AT) e farle ritornare produttive.

Siamo nel cosiddetto Pianalto di Poirino, un territorio a cavallo tra le ultime propaggini delle colline del Monferrato, il Roero e la pianura torinese. Qui un tempo era diffusa la coltivazione di un’antica varietà di uva autoctona, la Cellarina o Slarina, molto apprezzata, ma di resa decisamente inferiore rispetto alla Barbera. Proprio la minor produttività ne aveva decretato il graduale abbandono.

«Ci siamo chiesti: perché non recuperarla?– spiega Giuseppe Gianolio, uno dei promotori di My Wine – E qui è entrata in gioco la nostra passione enologica: la sfida è diventata non solo fare buon vino per la nostra tavola, ma riavviare la produzione di questo antico cultivar assieme a quello di uva barbera». Leggi il resto di questo articolo »

Nel vino rosso il segreto per volare su Marte

Il vino rosso nasconde il segreto per difendere i muscoli degli astronauti che dovranno affrontare le lunghe missioni su Marte. Si trova nel resveratrolo, una sostanza nota per le sue proprietà antiossidanti, che ha dimostrato di proteggere massa e forza muscolare in esperimenti su topi esposti a una gravità debole come quella marziana.

È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Physiology dal gruppo dell’Università americana di Harvard, coordinato da Marie Mortreux. Con le attuali tecnologie il viaggio verso Marte richiede circa sei mesi, durante i quali i muscoli e le ossa degli astronauti vanno incontro a indebolimento. Come hanno sperimentato gli astronauti dopo mesi passati in orbita sulla Stazione spaziale.

Al rientro, infatti, sono così provati che non riescono neanche a stare in piedi, e devono essere estratti di peso dalla capsula spaziale. “Già dopo le prime tre settimane nello spazio alcuni muscoli cominciano a indebolirsi”, ha sottolineato Mortreux.

“Per consentire agli astronauti di operare in sicurezza in lunghe missioni, come quelle future su Marte, occorrono quindi adeguate strategie di mitigazione. Una dieta corretta – ha aggiunto la studiosa – può essere una delle chiavi, insieme all’allenamento fisico. Il resveratrolo ha mostrato buoni risultati sui topi, promuovendo la crescita muscolare attraverso un aumento della sensibilità all’insulina, e pensiamo – ha concluso – che una piccola dose quotidiana possa essere utile anche per gli astronauti”.

http://www.ansa.it – 22/07/2019

A Firenze hanno riaperto una delle storiche buchette del vino

A Firenze torna in vita una delle tradizioni più curiose della città. O almeno, sta tornando in vita in un punto preciso, che però, chissà, potrebbe lanciare una moda. Per farla breve, dopo secoli ha riaperto una “buchetta del vino”…

Forse non tutti sanno che in molti palazzi signorili di Firenze si aprono a circa un metro dal suolo delle minuscole porticine, si direbbero adatte a degli gnomi (se fossero a terra) o, chissà, a delle fate. Quel che è certo è che ormai paiono non servire più a nessuno, sono infatti sempre chiuse, a volte addirittura murate o inghiottite dalle ristrutturazioni dei palazzi, possono perfino spuntare talvolta in quelli che oggi sono gli androni o l’interno dei negozi.

Ma a che servivano queste porticine a mezza altezza? Ebbene, la risposta è più sorprendente di quanto non si possa pensare. In queste aperture si rivelava una mirabile tradizione fiorentina. Queste erano le cosiddette Buchette del vino.

Dette anche tabernacoli, finestrini o finestrelle (sempre “del vino”), erano poste sin dal Cinquecento ai lati dei portoni dei palazzi delle grandi famiglie proprio per vendere un bicchiere – o perfino un fiaschetto – di nettare, in cambio di un gruzzolo di monete sonanti.

E si beveva fin dalla mattina. Ogni famiglia abbastanza ricca da avere delle tenute non lontano dalla città, attraverso questi miracolosi anfratti smerciava il vino ai viandanti. Era anche un’attività conveniente: essendo la produzione familiare la vendita era esentasse. Inoltre le buchette erano pensate per tutti, soprattutto per i più poveri.

Capitava infatti che da queste aperture venissero offerte anche eccedenze alimentari. Al giorno d’oggi se ne contano ancora 170, di cui 145 nel centro storico.

E come è normale a ogni buchetta corrispondeva uno stile (anche architettonico) e un gusto, perché di fatto ogni finestrella era l’affaccio sul mondo di una cantina signorile. Dietro il passaggio c’era sempre una stanzina piena di botti e un servo della casata pronto a mescere. Talvolta si notano ancora i battenti per richiamarlo, qualora si fosse distratto (o, chissà, ubriacato…).

https://www.dissapore.com – 04/07/2019

Robert Parker si ritira, suo giudizio cambiava le fortune di un vino

Robert Parker si ritira. A 71 anni il critico Usa che con il suo giudizio ha segnato le fortune di molte cantine, e tra queste una nutrita schiera di etichette italiane oltre che della California e di Bordeaux, sceglie il crepuscolo dopo oltre 50 anni di giudizi su una scala di 100 punti e recensioni nel mondo di Bacco.

“E’ giunto il momento per me di rinunciare a tutte le responsabilità editoriali e di board” ha annunciato l’esperto americano capace di portare, con una sua valutazione oltre i 93 punti, un vino appena uscito di cantina nel gotha delle etichette più pagate al mondo. La sua creatura, The Wine Advocate, era già passata di mano, prima a un fondo di Singapore e poi al gruppo Michelin che, dopo il vascello, ora prende anche il timone.

Nato a Baltimora, nel Maryland dove si è laureato in Storia, Parker ha mosso i primi passi in campo enologico nel 1967 con esperienze di enoturismo in Francia con la futura moglie, Patricia. Per poi lanciarsi nel 1975 nella cura di una guida indipendente per orientare il consumatore.

Tre anni più tardi nasce “The Wine Advocate”, l’autorevole rivista bimestrale che è passata dai 600 lettori abbonati del 1978 agli attuali 50.000 “fedelissimi”, distribuita negli Usa in ogni Stato federale e in 37 Paesi. Dal 2002 è online il sito con vetrine e-commerce.

“La svolta per Parker – ricorda Federvini – risale al 1983 con le recensioni sull’annata bordolese del 1982. Un millesimo che in prima istanza fu ritenuto da molti critici mediocre con una produzione etichettata come eccessivamente matura e con vini che avrebbero avuto difficoltà a invecchiare. Parker invece fin dall’inizio ne parlò in termini entusiastici. E in effetti il tempo diede ragione a Parker”.

www.ansa.it – 03/06/2019

Bottiglia di Rocca Sveva per salvare le mura

Un Soave classico Rocca Sveva della cooperativa vitivinicola, in edizione limitata, per salvare le mura medioevali che cingono la cittadina del vino bianco.

È in corso per il secondo anno, l’iniziativa benefica di Cantina di Soave a favore della cinta muraria soavese, un progetto promosso in collaborazione con il Comune, che ha avuto inizio l’anno passato e che sta dando ottimi frutti.

Le mura del suo maestoso castello abbracciano completamente il borgo medievale, ma hanno bisogno di interventi radicali: un patrimonio che la cantina sociale di Soave ha deciso di tutelare, realizzando una bottiglia speciale del proprio vino più rappresentativo e del proprio marchio più prestigioso.

Chiunque desideri può partecipare e contribuire all’iniziativa acquistando una o più bottiglie, che sono disponibili sia al wine shop della Cantina nella sede Rocca Sveva, sia online su www.roccasvevashop.it: parte del ricavato verrà devoluto da Cantina di Soave al Comune, appunto a favore del restauro della cinta muraria.

La bottiglia del Soave per le mura presenta ancora l’etichetta merlata originaria: l’elemento di novità, rispetto alla bottiglia dello scorso anno, è dato dalla capsula dorata, un tocco prezioso per la gioia dei collezionisti. Leggi il resto di questo articolo »

Il vino italiano parte alla conquista della Cina

Nonostante il declino delle importazioni enoiche in Cina, con un primo trimestre 2019 in calo per tutti i produttori, ad uscirne meglio è l’Italia che limita le perdite, rispetto agli altri Paesi.

Questa diminuzione si può considerare fisiologica ed è dovuta alle tensioni tra USA e Cina, ma anche ai gusti dei consumatori orientali che in particolare nella Cina Settentrionale continuano a preferire i superalcolici, al contrario delle città più evolute tra cui anche Guangdong, Zhejiang e Fujian.

È cambiato però l’atteggiamento dei produttori italiani che iniziano a investire nella promozione anche nel Sol Levante. Un buon segnale in questo senso è la visita di Sun Yongjian, presidente di ShenYang Mengze, colosso della distribuzione di vini in Cina collegata all’azienda australiana Penfolds, alle cantine italiane in Toscana per una sorta di scouting di vini italiani da proporre al mercato cinese.

Durante il suo tour è stato accompagnato dal vicepresidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi che ha sottolineato la necessità di muoversi con azioni mirate nelle diverse zone della Cina, che presentano poteri d’acquisto, gusti e a volte anche lingua diversi.

Secondo Frescobaldi non si può non considerare il forte cambiamento nel modo di stare a tavola dei cinesi che si sono aperti anche a prodotti più europei, come i formaggi, prima assenti dal mercato.
Non bisogna mai dimenticare, però, che le abitudini orientali sono diverse dalle nostre e vedono piatti e bevande presentate tutte insieme con un mix di dolce, salato e di vari superalcolici, senza badare all’ordine di consumo.

In particolare sarebbe meglio partire con vini rossi, dato che il bianco è legato al lutto e i cinesi tendono a non bere bibite refrigerate. In particolare quelli più apprezzati sono i fruttati, poco acidi ma non dolci, come l’Amarone, che è quello più apprezzato o il Sangiovese, mentre il Chianti continua a essere quello più conosciuto.

Per ottenere dei risultati, però sono fondamentali le campagne che trasmettano la cultura del vino italiano, sfruttando anche il fatto che i cinesi nutrono un forte interesse per il nostro paese, con una strategia univoca e uno sforzo congiunto di produttori e operatori del settore.

https://quifinanza.it – 12/05/2019

Luca Maroni (Enologo): “Leonardo Da Vinci e il vino”

In occasione dei 500 anni dalla scomparsa del maestro del Rinascimento Leonardo Da Vicìnci, occasione celebrata in tutta Italia e non solo con mostre ed esposizioni, tra i vari aspetti dell’uomo artista e scienziato che sono stati approfonditi e ricordati, ve n’è uno che risalta e che dona una dimensione molto intima e umana di chi fosse Leonardo.

Nel suo rapporto con il vino, di cui ben poco si è saputo per secoli, è celata una natura segreta, personale del rapporto tra il genio e la terra. La sua splendida Vinci, con i suoi pendii, ma anche la più caotica e industriosa Milano, dove Leonardo riuscì a ritagliarsi un angolo di vita campestre, dedicando alla sua vigna non solo il sudore della fronte, ma tutto il suo acume e impegno.

«Il rapporto familiare, quotidiano e profondo che ha sempre legato Leonardo al vino – afferma l’enologo  Luca  Maroni al quotidiano online Spraynews.it –  gli derivò dal fatto di essere nato in una famiglia originaria di un piccolo borgo della meravigliosa campagna toscana: Vinci. Situata alle pendici del Montalbano ad una quota di circa 200 metri sul livello del mare, un morbido paesaggio collinare,  un’esposizione solare luminosissima che culmina in radiosi tramonti, un vero paradiso naturalistico-elementare per la vite e per l’olivo.

Altro aspetto importante, – continua Luca Maroni –  Leggi il resto di questo articolo »

Vino: campagna promozione Soave in Giappone e Gran Bretagna

Addio alla tradizionale anteprima che lascerà spazio ad un nuovo format inedito. Questa la scelta del Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto che lancia una campagna promozionale in Gran Bretagna e Giappone.

Si parte a maggio con Soave Stories, una 2 giorni dedicata al “Mondo Soave” che vedrà protagonisti alcuni dei massimi esperti a livello internazionale. A parlare di Soave sono stati chiamati Sarah Abbott MW a Kerin O’Keefe fino a John Szabo MS.

“Dopo molti confronti con i produttori – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – abbiamo convenuto che era a settembre che il Soave dava il meglio e deciso di unire l’anteprima a Soave Versus, un contenitore poliedrico che cade proprio alla fine dell’estate”.

Soave Stories sarà anche il trampolino di lancio delle due campagne promozionali “Summer of Soave” nel Regno Unito e “Soave Style” in Giappone che coinvolgeranno in prima persona gli operatori di ristoranti e wine bar.

corrierequotidiano.it – 29/04/2019

A Bolzano inaugurata la “Cattedrale del vino”

Il vescovo di Bolzano Ivo Muser, guardandola, ha detto: «Ecco la cattedrale del vino». E certo lo sembra, almeno come dimensioni.

E pure in quanto prova a coniugare sostanza (lì si produce il vino “a caduta libera”) con forma (l’estetica del cubo ricoperto di foglie di vite in fibra), e ad essere l’idea stessa della cantina, come luogo di creazione del prodotto, rispetto al paesaggio che la circonda: il “tetto” della Kellerei Bozen, la Cantina Bolzano, è infatti la prosecuzione della collina di San Maurizio attraverso la sistemazione di lunghi filari di vite sul crinale mentre sotto, fino a 31 metri di profondità, avviene il processo di vinificazione in verticale.

Insomma, si è presentata bene ieri pomeriggio la nuova sede delle cantine riunite della conca.

Intorno, almeno 500 persone, tanti soci e pure la politica.

«Ci abbiamo messo un bel po’ a far trovare l’accordo tra le cooperative storicamente rivali -ricorda l’ex governatorre Luis Durnwalder – ma visto i tanti anni passati tra piani urbanistici e permessi mi sento anche parte di tutto questo…».

In effetti la cantina di Santa Maddalena e quella di Gries avrebbero voluto ognuno costruirsi la cattedrale vicino ai propri vigneti, chi a Rencio e chi nella parte sud ovest della conca.

«Sì, ma era una sana concorrenza. Tuttavia adesso – sorride soddisfatto Michl Bradlwarter, l’Obmann della cantina finalmente riunita – tutti siamo qui a festeggiare”.

www.giornaletrentino.it – 14/04/2019

I viticoltori della Georgia ora vogliono produrre vino su Marte

Siete pronti per il primo vino prodotto su Marte? Mentre Curiosity ha scavato il primo foro nella superficie del pianeta rosso, i vignaioli della Georgia stanno studiando come produrre una delle bevande più amate dagli abitanti della Terra, su Marte.

La notizia è stata riportata in anteprima di Phys.org, secondo cui un gruppo di ricercatori ed imprenditori attivi nel settore starebbero studiando come coltivare l’uva su Marte.

“I georgiani sono stati i primi vignaioli sulla Terra ed ora speriamo di fare lo stesso anche su Marte” ha spiegato uno dei cofondatori del progetto, Nikoloz Doborjgindze.

Il progetto rientra in quello più ampio lanciato tempo fa dalla NASA, che è alla ricerca di idee per favorire lo sviluppo di una presenza umana sul pianeta rosso. E’ chiaro che qualora dovesse realmente vedere la luce la colonia umana su Marte, anche bevande come il vino potrebbero servire.

La sfida però è tutt’altro che semplice, a causa delle proprietà della superficie del pianeta, come ci ha insegnato Matt Damon in The Martian.

Il team georgiano però spera di superare questo ostacolo, e sta anche studiando le varie tipologie di uve georgiane per determinare quali potrebbero essere in grado di resistere agli alti livelli di radiazioni UV a cui le viti sarebbero esposte.

Il primo passo consisterà nel testare l’uva in condizioni simili a quelle di Marte, con temperature fredde, livelli di anidride carbonica alti e bassa pressione.

tech.everyeye.it – 10/04/2019