Eventi

Bottiglia di Rocca Sveva per salvare le mura

Un Soave classico Rocca Sveva della cooperativa vitivinicola, in edizione limitata, per salvare le mura medioevali che cingono la cittadina del vino bianco.

È in corso per il secondo anno, l’iniziativa benefica di Cantina di Soave a favore della cinta muraria soavese, un progetto promosso in collaborazione con il Comune, che ha avuto inizio l’anno passato e che sta dando ottimi frutti.

Le mura del suo maestoso castello abbracciano completamente il borgo medievale, ma hanno bisogno di interventi radicali: un patrimonio che la cantina sociale di Soave ha deciso di tutelare, realizzando una bottiglia speciale del proprio vino più rappresentativo e del proprio marchio più prestigioso.

Chiunque desideri può partecipare e contribuire all’iniziativa acquistando una o più bottiglie, che sono disponibili sia al wine shop della Cantina nella sede Rocca Sveva, sia online su www.roccasvevashop.it: parte del ricavato verrà devoluto da Cantina di Soave al Comune, appunto a favore del restauro della cinta muraria.

La bottiglia del Soave per le mura presenta ancora l’etichetta merlata originaria: l’elemento di novità, rispetto alla bottiglia dello scorso anno, è dato dalla capsula dorata, un tocco prezioso per la gioia dei collezionisti. Leggi il resto di questo articolo »

Il vino italiano parte alla conquista della Cina

Nonostante il declino delle importazioni enoiche in Cina, con un primo trimestre 2019 in calo per tutti i produttori, ad uscirne meglio è l’Italia che limita le perdite, rispetto agli altri Paesi.

Questa diminuzione si può considerare fisiologica ed è dovuta alle tensioni tra USA e Cina, ma anche ai gusti dei consumatori orientali che in particolare nella Cina Settentrionale continuano a preferire i superalcolici, al contrario delle città più evolute tra cui anche Guangdong, Zhejiang e Fujian.

È cambiato però l’atteggiamento dei produttori italiani che iniziano a investire nella promozione anche nel Sol Levante. Un buon segnale in questo senso è la visita di Sun Yongjian, presidente di ShenYang Mengze, colosso della distribuzione di vini in Cina collegata all’azienda australiana Penfolds, alle cantine italiane in Toscana per una sorta di scouting di vini italiani da proporre al mercato cinese.

Durante il suo tour è stato accompagnato dal vicepresidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi che ha sottolineato la necessità di muoversi con azioni mirate nelle diverse zone della Cina, che presentano poteri d’acquisto, gusti e a volte anche lingua diversi.

Secondo Frescobaldi non si può non considerare il forte cambiamento nel modo di stare a tavola dei cinesi che si sono aperti anche a prodotti più europei, come i formaggi, prima assenti dal mercato.
Non bisogna mai dimenticare, però, che le abitudini orientali sono diverse dalle nostre e vedono piatti e bevande presentate tutte insieme con un mix di dolce, salato e di vari superalcolici, senza badare all’ordine di consumo.

In particolare sarebbe meglio partire con vini rossi, dato che il bianco è legato al lutto e i cinesi tendono a non bere bibite refrigerate. In particolare quelli più apprezzati sono i fruttati, poco acidi ma non dolci, come l’Amarone, che è quello più apprezzato o il Sangiovese, mentre il Chianti continua a essere quello più conosciuto.

Per ottenere dei risultati, però sono fondamentali le campagne che trasmettano la cultura del vino italiano, sfruttando anche il fatto che i cinesi nutrono un forte interesse per il nostro paese, con una strategia univoca e uno sforzo congiunto di produttori e operatori del settore.

https://quifinanza.it – 12/05/2019

Luca Maroni (Enologo): “Leonardo Da Vinci e il vino”

In occasione dei 500 anni dalla scomparsa del maestro del Rinascimento Leonardo Da Vicìnci, occasione celebrata in tutta Italia e non solo con mostre ed esposizioni, tra i vari aspetti dell’uomo artista e scienziato che sono stati approfonditi e ricordati, ve n’è uno che risalta e che dona una dimensione molto intima e umana di chi fosse Leonardo.

Nel suo rapporto con il vino, di cui ben poco si è saputo per secoli, è celata una natura segreta, personale del rapporto tra il genio e la terra. La sua splendida Vinci, con i suoi pendii, ma anche la più caotica e industriosa Milano, dove Leonardo riuscì a ritagliarsi un angolo di vita campestre, dedicando alla sua vigna non solo il sudore della fronte, ma tutto il suo acume e impegno.

«Il rapporto familiare, quotidiano e profondo che ha sempre legato Leonardo al vino – afferma l’enologo  Luca  Maroni al quotidiano online Spraynews.it –  gli derivò dal fatto di essere nato in una famiglia originaria di un piccolo borgo della meravigliosa campagna toscana: Vinci. Situata alle pendici del Montalbano ad una quota di circa 200 metri sul livello del mare, un morbido paesaggio collinare,  un’esposizione solare luminosissima che culmina in radiosi tramonti, un vero paradiso naturalistico-elementare per la vite e per l’olivo.

Altro aspetto importante, – continua Luca Maroni –  Leggi il resto di questo articolo »

Vino: campagna promozione Soave in Giappone e Gran Bretagna

Addio alla tradizionale anteprima che lascerà spazio ad un nuovo format inedito. Questa la scelta del Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto che lancia una campagna promozionale in Gran Bretagna e Giappone.

Si parte a maggio con Soave Stories, una 2 giorni dedicata al “Mondo Soave” che vedrà protagonisti alcuni dei massimi esperti a livello internazionale. A parlare di Soave sono stati chiamati Sarah Abbott MW a Kerin O’Keefe fino a John Szabo MS.

“Dopo molti confronti con i produttori – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – abbiamo convenuto che era a settembre che il Soave dava il meglio e deciso di unire l’anteprima a Soave Versus, un contenitore poliedrico che cade proprio alla fine dell’estate”.

Soave Stories sarà anche il trampolino di lancio delle due campagne promozionali “Summer of Soave” nel Regno Unito e “Soave Style” in Giappone che coinvolgeranno in prima persona gli operatori di ristoranti e wine bar.

corrierequotidiano.it – 29/04/2019

A Bolzano inaugurata la “Cattedrale del vino”

Il vescovo di Bolzano Ivo Muser, guardandola, ha detto: «Ecco la cattedrale del vino». E certo lo sembra, almeno come dimensioni.

E pure in quanto prova a coniugare sostanza (lì si produce il vino “a caduta libera”) con forma (l’estetica del cubo ricoperto di foglie di vite in fibra), e ad essere l’idea stessa della cantina, come luogo di creazione del prodotto, rispetto al paesaggio che la circonda: il “tetto” della Kellerei Bozen, la Cantina Bolzano, è infatti la prosecuzione della collina di San Maurizio attraverso la sistemazione di lunghi filari di vite sul crinale mentre sotto, fino a 31 metri di profondità, avviene il processo di vinificazione in verticale.

Insomma, si è presentata bene ieri pomeriggio la nuova sede delle cantine riunite della conca.

Intorno, almeno 500 persone, tanti soci e pure la politica.

«Ci abbiamo messo un bel po’ a far trovare l’accordo tra le cooperative storicamente rivali -ricorda l’ex governatorre Luis Durnwalder – ma visto i tanti anni passati tra piani urbanistici e permessi mi sento anche parte di tutto questo…».

In effetti la cantina di Santa Maddalena e quella di Gries avrebbero voluto ognuno costruirsi la cattedrale vicino ai propri vigneti, chi a Rencio e chi nella parte sud ovest della conca.

«Sì, ma era una sana concorrenza. Tuttavia adesso – sorride soddisfatto Michl Bradlwarter, l’Obmann della cantina finalmente riunita – tutti siamo qui a festeggiare”.

www.giornaletrentino.it – 14/04/2019

I viticoltori della Georgia ora vogliono produrre vino su Marte

Siete pronti per il primo vino prodotto su Marte? Mentre Curiosity ha scavato il primo foro nella superficie del pianeta rosso, i vignaioli della Georgia stanno studiando come produrre una delle bevande più amate dagli abitanti della Terra, su Marte.

La notizia è stata riportata in anteprima di Phys.org, secondo cui un gruppo di ricercatori ed imprenditori attivi nel settore starebbero studiando come coltivare l’uva su Marte.

“I georgiani sono stati i primi vignaioli sulla Terra ed ora speriamo di fare lo stesso anche su Marte” ha spiegato uno dei cofondatori del progetto, Nikoloz Doborjgindze.

Il progetto rientra in quello più ampio lanciato tempo fa dalla NASA, che è alla ricerca di idee per favorire lo sviluppo di una presenza umana sul pianeta rosso. E’ chiaro che qualora dovesse realmente vedere la luce la colonia umana su Marte, anche bevande come il vino potrebbero servire.

La sfida però è tutt’altro che semplice, a causa delle proprietà della superficie del pianeta, come ci ha insegnato Matt Damon in The Martian.

Il team georgiano però spera di superare questo ostacolo, e sta anche studiando le varie tipologie di uve georgiane per determinare quali potrebbero essere in grado di resistere agli alti livelli di radiazioni UV a cui le viti sarebbero esposte.

Il primo passo consisterà nel testare l’uva in condizioni simili a quelle di Marte, con temperature fredde, livelli di anidride carbonica alti e bassa pressione.

tech.everyeye.it – 10/04/2019

Vino e pizza? Si può fare: la dimostrazione al Vinitaly

Vino e pizza sono un’accoppiata vincente. A dimostrarlo, al piano terra di uno stand del Veneto al Vinitaly gremito in ogni ordine di posti, sono stati il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, in divisa bianca d’ordinanza, e Stefano Miozzo, pizzaiolo veneto pluripremiato con locali a Cerea e Verona, che di recente si è aggiudicato l’oscar della pizza a Napoli, sbaragliando la concorrenza degli chef campani.

Vino e pizza? Perché no? In attesa di chi ci possa “illuminare” sui migliori o possibili abbinamenti, sotto gli occhi attenti di Miozzo, il Governatore ha preparato una pizza esclusiva e inedita, utilizzando i migliori ingredienti della Bassa Veronese. I fortunati che hanno potuto assaggiarla hanno molto apprezzato la cottura e gli ingredienti.

La pasta della pizza è realizzata con farine italiane, lievito madre e acqua di sorgente. E’ condita con salsa di pomodoro italiano, mozzarella fiordilatte emiliana, stortina della Bassa veronese (presidio Slow food) e asparago di Arcole.

gds.it/articoli/vinitaly – 09042019

Vino: nasce “SETÀGE”, nuovo metodo di spumentizzazione

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling.

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling

www.online-news.it – 19/03/2019

Proviene dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi il vino puro voluto dal Papa per le sante messe

Viene prodotto a Todi dall’Istituto agrario “Ciuffelli” Berit, il vino “in purezza” usato per celebrare le sante messe su indicazione di Papa Francesco.

Nato da una collaborazione con l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

L’idea di dare vita a questo Grechetto naturale, un “bianco” che raggiunge i 14 gradi, nasce a seguito di un “invito” che il Pontefice fece ai sacerdoti qualche anno fa e cioè di consumare vino il più naturale possibile e quindi non trattato con fitofarmaci o altre sostanze chimiche.

“Il nostro vino da messa – ha detto all’Ansa Gilberto Santucci, responsabile dell’azienda agraria che fa capo alla scuola – viene realizzato con uve selezionate che provengono dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi che si trovano in località Spagliagrano.

Ne raccogliamo circa 15 quintali, rigorosamente a mano, con la collaborazione anche degli studenti del Ciuffelli e dei rifugiati politici e richiedenti asilo che si trovano a Todi”.

orvietosi.it – 03/03/2019

Vino: il Nizza è ufficialmente una Docg

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Ue, si è concluso il percorso di riconoscimento comunitario del Nizza Docg, che va definitivamente ad aggiungersi alle Denominazioni di origine tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato.

Un risultato che giunge al termine di un percorso burocratico iniziato nel 2014, quando il Consorzio decise di richiedere il riconoscimento a Denominazione di quella che dal 2008 era una sottozona della Barbera d’Asti.

Ed è grazie al suo costante impegno nel promuovere le proprie istanze presso tutte le sedi deputate, che oggi si celebra il riconoscimento definitivo di questa Barbera in purezza, coltivata in 18 comuni del Sud astigiano.

“Siamo ovviamente felici di questo riconoscimento – dichiara Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato – che consente ai produttori del Nizza Docg di fregiarsi di un marchio di qualità riconosciuto a livello mondiale.

L’obiettivo è quello di realizzare una Barbera in purezza di qualità, sfruttando la vocazione di questi terreni. Si spiegano così le rigide previsioni del disciplinare che, nel limitare a 70 i quintali di uva per ogni ettaro di vigneto, impone un invecchiamento minimo in botti di legno, che oscilla tra i 18 e i 30 mesi”.

“È un grande giorno per tutti gli amanti del Nizza – dichiara Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori – che conferma la qualità del nostro vino.

Consapevoli di ciò, abbiamo deciso di intraprendere questo lungo percorso, partito nel 2008 con la creazione di un’apposita sottozona nel disciplinare della Barbera d’Asti e concluso oggi, con il riconoscimento a livello comunitario.

Il risultato ottenuto premia gli sforzi di tutti i produttori di Nizza Docg e garantisce loro un prodotto di altissima qualità, capace di rappresentare adeguatamente il Monferrato in tutto il mondo”.

ildubbio.news – 14/02/2019