Curiosità

Vino: nasce “SETÀGE”, nuovo metodo di spumentizzazione

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling.

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling

www.online-news.it – 19/03/2019

Quando fare vino è poesia

un’azienda viti/olivicola guidata e amata da un contadino poeta e allora tra versi e vino rosso il successo è assicurato.

Leonardo Manetti si è sempre dedicato all’agricoltura seguendo le orme della famiglia e ha sempre curato con cura e passione i dieci ettari di terreni che sono il cuore dell’ Azienda Agricola Manetti da cui nascono: il Vino Chianti Classico D.O.C.G, il Vino I.G.T Toscana, l’olio extravergine di oliva e, con grande rarità il Giaggiolo (Iris Pallida).

L’Azienda di Leonardo apre i battenti nel 2009 riuscendo così a realizzare il desiderio del titolare di portare avanti le tradizioni familiari e di potersi dedicare alle cose più semplici legate al sacrificio e al lavoro della terra.

Leonardo è un contadino moderno che si dedica alla coltivazione dei suoi terreni con dedizione, ricavando non solo grande soddisfazione dal lavoro e dall’impegno profuso ma, soprattutto, prodotti che corrispondono pienamente alle tradizioni locali.

Altra coltivazione che distingue l’Azienda Agricola Manetti nel paese che la ospita, Greve in Chianti, è la coltivazione dell’Iris Pallida, in gergo Giaggiolo, non tanto per la bellezza del fiore che durante la fioritura, in primavera, si trasforma in una distesa di colori e sfumature che vanno dal viola al lilla ma, soprattutto, per la lavorazione dello stesso, nei mesi estivi, destinato al settore dei profumi.

“Ho scelto di fare il contadino, riconosciuto in chiave moderna come imprenditore agricolo, per avere una buona qualità della vita e perché credo nei valori semplici e genuini, gli stessi valori che hanno incoraggiato la mia vena poetica. Ho iniziato a scrivere poesie da adolescente e negli ultimi anni i miei componimenti sono diventati pubblici.

Nei miei versi poetici c’è molto della mia terra dove passo la gran parte del mio tempo, molte poesie sono lo specchio fedele delle emozioni che i luoghi, i paesaggi e i prodotti che coltivo mi trasmettono.” – Leonardo Manetti

arteventinews.it – 15/03/2019

Proviene dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi il vino puro voluto dal Papa per le sante messe

Viene prodotto a Todi dall’Istituto agrario “Ciuffelli” Berit, il vino “in purezza” usato per celebrare le sante messe su indicazione di Papa Francesco.

Nato da una collaborazione con l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

L’idea di dare vita a questo Grechetto naturale, un “bianco” che raggiunge i 14 gradi, nasce a seguito di un “invito” che il Pontefice fece ai sacerdoti qualche anno fa e cioè di consumare vino il più naturale possibile e quindi non trattato con fitofarmaci o altre sostanze chimiche.

“Il nostro vino da messa – ha detto all’Ansa Gilberto Santucci, responsabile dell’azienda agraria che fa capo alla scuola – viene realizzato con uve selezionate che provengono dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi che si trovano in località Spagliagrano.

Ne raccogliamo circa 15 quintali, rigorosamente a mano, con la collaborazione anche degli studenti del Ciuffelli e dei rifugiati politici e richiedenti asilo che si trovano a Todi”.

orvietosi.it – 03/03/2019

Sarah Jessica Parker lancia una sua etichetta di vino

Sarah Jessica Parker lancerà un’etichetta di vino a sua immagine e somiglianza: un sauvignon super femminile prodotto in Nuova Zelanda

L’abbiamo lasciata che beveva Cosmopolitan, la ritroviamo che produce una sua etichetta di vino: Sarah Jessica Parker continua la sua scalata nel mondo dell’imprenditoria e dopo una linea di scarpe e una di profumi griffa un vino in collaborazione con una compagnia vinicola neozelandese, la Invivo.

Il vino, un sauvignon blanc e rosé, è pensato per ammiccare al mondo femminile di alta qualità e debutterà sul mercato a partire da Luglio con un prezzo di circa 20 dollari a bottiglia.

E a quanto pare non è una collaborazione da celeb, in cui lei presta il suo volto (e il suo profilo Instagram) alla promozione della nuova etichetta, anzi: SJP avrà un ruolo decisivo nell’intero processo, fino al disegno dell’etichetta e la decisione del nome del vino.

«Vogliamo che questo vino sia Sarah Jessica Parker al 100%», hanno spiegato Tim Lightbourne e Rob Cameron, fondatori di Invivo, «Deve piacere a lei, lo realizzeremo direttamente sul suo palato e soddisfando le sue preferenze: l’idea è di creare un vino che lei ami davvero e che abbia voglia di offrire ai suoi amici».

Questa è la seconda volta in cui i fondatori di Invivo realizzano un’etichetta di celebrity branding dopo un’esperienza di successo con una linea di vino e gin dedicata a Graham Norton.

«Sono una grande amante del vino», ha commentato Sarah Jessica Parker, «lo bevo spesso e dunque trovo questo progetto ancora più eccitante e divertente.

Non vedo l’ora di seguirne la nascita e la creazione: ho intenzione di essere molto presente in tutti i passaggi del processo».

www.grazia.it – 28/02/2019

Leonardo Da Vinci, genio del vino

Tra le passioni di Leonardo, nato tra i vigneti toscani, c’era anche quella per il vino, tanto che il genio del Rinascimento dedicò parte dei suoi minuziosi studi anche alla sua produzione, lasciandoci futuristiche indicazioni in ambito vitivinicolo.

“Il vino, il divino licore dell’uva” scriveva Leonardo cinque secoli fa, conferendo all’uva un ruolo quasi spirituale e rivelando l’importanza che attribuiva al vino.

A svelare questo volto meno noto del più grande scienziato italiano è la Leonardo da Vinci Spa, custode del lascito del genio e della sua applicazione grazie alle moderne tecnologie per produrre grandi vini, nelle celebrazioni per i 500 anni dalla morte promosse in tutta Italia, e in particolare nelle città dove l’eredità di Leonardo è più forte, da Milano a Firenze, e in tutto il mondo.

E a Vinci, ovviamente, nella cui campagna Leonardo ebbe i natali nel podere di famiglia ad Anchiano circondato di vigneti. Il risultato, come raccontano a WineNews, sono ora cinque linee di etichette prodotte secondo le sue intuizioni, Leggi il resto di questo articolo »

Vino: il Nizza è ufficialmente una Docg

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Ue, si è concluso il percorso di riconoscimento comunitario del Nizza Docg, che va definitivamente ad aggiungersi alle Denominazioni di origine tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato.

Un risultato che giunge al termine di un percorso burocratico iniziato nel 2014, quando il Consorzio decise di richiedere il riconoscimento a Denominazione di quella che dal 2008 era una sottozona della Barbera d’Asti.

Ed è grazie al suo costante impegno nel promuovere le proprie istanze presso tutte le sedi deputate, che oggi si celebra il riconoscimento definitivo di questa Barbera in purezza, coltivata in 18 comuni del Sud astigiano.

“Siamo ovviamente felici di questo riconoscimento – dichiara Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato – che consente ai produttori del Nizza Docg di fregiarsi di un marchio di qualità riconosciuto a livello mondiale.

L’obiettivo è quello di realizzare una Barbera in purezza di qualità, sfruttando la vocazione di questi terreni. Si spiegano così le rigide previsioni del disciplinare che, nel limitare a 70 i quintali di uva per ogni ettaro di vigneto, impone un invecchiamento minimo in botti di legno, che oscilla tra i 18 e i 30 mesi”.

“È un grande giorno per tutti gli amanti del Nizza – dichiara Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori – che conferma la qualità del nostro vino.

Consapevoli di ciò, abbiamo deciso di intraprendere questo lungo percorso, partito nel 2008 con la creazione di un’apposita sottozona nel disciplinare della Barbera d’Asti e concluso oggi, con il riconoscimento a livello comunitario.

Il risultato ottenuto premia gli sforzi di tutti i produttori di Nizza Docg e garantisce loro un prodotto di altissima qualità, capace di rappresentare adeguatamente il Monferrato in tutto il mondo”.

ildubbio.news – 14/02/2019

La rinascita del Vermouth

L’Artemisia Absinthium, (l’Assenzio) è l’erba aromatica usata nella produzione del Vermouth, la bevanda antica ma dal gusto attuale, classificata come Vino Aromatizzato.
Ecco da dove ha origine la lunga storia del Vermouth, da una piantina già conosciuta dai romani: ne parlano anche Cicerone e Plinio il Vecchio proprio in riferimento ai vini aromatizzati dalle miracolose proprietà per chi aveva problemi di salute e stomaco.
Ufficialmente la nascita del Vermouth risale al 1786 a Torino, una città ricca di spunti culturali, una specie di salotto cittadino nel quale si ritrovavano intellettuali, politici e gente della borghesia, soprattutto nel tardo pomeriggio, il momento più adatto per gustare la nuova bevanda creata, per puro caso, da un garzone, Antonio Benedetto Carpano, il primo ad avere avuto l’intuizione di mescolare erbe e spezie a un vino bianco prodotto con uve di Moscato.
Il successo durò circa due secoli, anni nei quali il Vermouth si ritagliò una posizione di prestigioso nel pubblico degli appassionati e degli intenditori per diventare, verso gli anni ’60 del 1900, una bevanda oramai obsoleta.

LA NUOVA VITA DEL VERMOUTH
Per fortuna i tempi sono cambiati e il Vermouth è tornato a vivere una nuova identità, anche territoriale.
Oggi, entrando in un locale, chiedendo di bere il ‘vino aromatico’ si scopre una realtà differente, fatta di un buon numero di etichette e di un rinato interesse, non solo da parte di chi ne aveva ricordo ma, passo dopo passo, si riscontra una curiosità crescente anche da parte del pubblico più giovane, attratto dal mondo della mixology. Leggi il resto di questo articolo »

Nella patria del sake vince il vino italiano

Soffre il vino italiano in Giappone, che resta però il Paese asiatico dove si vende più vino nazionale, almeno in valore.

Nel 2018, secondo i dati Ice, l’export ha raggiunto i 173 milioni di euro, contro i 147 milioni della Cina.

Nel complesso a soffrire sono soprattutto i volumi di vendita, che diminuiscono dello 0,4%, che ha impattato molto sui vini fermi, che valgono 128 milioni di euro, che hanno registrato una flessione dell’1,6% in valore e del 10% in volume, mentre crescono gli spumanti, che hanno registrato un aumento del 4,2%, per 33 milioni, pari a 6,8 milioni di litri.

L’Italia è il secondo fornitore di bollicine del Paese. Prima è la Francia che con gli Champagne domina con una quota di mercato dell’83% in valore, mentre per quanto riguarda il mercato del vino in generale, la Francia ha il 55% del mercato. Al secondo posto il Cile con il 12% e solo terza l’Italia con l’11,6%.

Nonostante l’Italia sia solo terza quanto a mercato, la reputazione del vino nazionale è tanto alta da meritare valori a bottiglia in linea con quelli dei cugini francesi, qualli medi intorno ai 10 euro a bottiglia, contro i 4-8 euro dei vini cileni.

www.teatronaturale.it – 07/02/2019

Girlan, il Pinot Nero è il futuro dell’Alto Adige

“Il Pinot Nero è il futuro dell’Alto Adige”. Lo ha detto il direttore della cantina cooperativa altoatesina Girlan, Oscar Lorandi, nel presentare a Roma Vigna Gunger, un Pinot Nero Riserva 2015 affinato in barrique, in una degustazione guidata da Luca Gardini, “Miglior Sommelier del Mondo” nel 2010, nonché co-curatore della classifica The Winesider Best Italian Wine Awards.

“Un vitigno molto interessante, coltivato in Alto Adige fin dal 1800, e oggi considerato – ha sottolineato l’enotecnico Gerhard Kofler – uno dei più nobili tra i vini rossi. Difficile in vigna e in cantina, è una vera e propria sfida anche per i viticoltori più esperti”.

La cantina sociale ha investito dieci ettari nella zona di Mazzon, a Nord del fiume Adige, dove è stato individuato un ‘cru’ in una vigna vecchia di 20 anni che, per geologia, storia e pendenze che variano dal 4% al 5%, risulta particolarmente vocato per questa varietà di origini francesi.

“Nel 2008 abbiamo avviato la sperimentazione – ha ricordato Lorandi – con prima vendemmia nel 2012. Ora è in commercio l’annata 2015, e l’auspicio è di aver dimostrato, sia pure con poche annate d’esperienza, che l’Alto Adige merita un suo posto nell’Olimpo dei Pinot Noir.

Abbiamo in particolare voluto dimostrare che il nostro Pinot, prodotto in sole 2300 bottiglie, ha uno spazio e voce al pari delle altre eccellenze.

E siamo ottimisti, io e i 200 soci conferitori e produttori, sull’evolversi della raccolta 2018, dopo l’annata 2016 che è stata bellissima”.

Giornale di Sicilia – 04/02/2019

Una botta d’orgoglio per il vino di Rimini

“I vini bevibili soprattutto con amore sono come le belle donne, differenti, misteriosi e volubili, ed ogni vino come una donna va preso.
Luigi Veronelli”

Inizia oggi al Teatro degli Atti, la tre giorni dedicata al vino Riminese.

Quando, in illo tempore, pontificavo sul vino delle nostre splendide colline a Furlè, in te Zitadoun, mi guardavano storto, pensando in cuor loro che bestemmiassi…

Avevano ragione, i raspaterra del Consorzio Agrario, loro erano più avanti in campo enologico di almeno vent’anni.

In casa nostra è mancata quella nobiltà agricola illimitata presente in Toscana e in Piemonte.

I nostri contadini che avevano fame e voglia di lavorare sono diventati albergatori, bagnini, ristoratori e se non fossero arrivati, che Dio li benedica, quelli che noi chiamavamo con sufficienza “maruchin” i marocchini/marchigiani che bussavano con i piedi, la cultura della vite sarebbe scomparsa nell’agro riminese.

Ma questa non è storia, è preistoria. Guardiamo al presente, anzi al futuro.

Abbiamo la possibilità di conoscere lo stato dell’arte sulla nostra viticoltura e volendo, assaggiare, gustare, centellinare il meglio della produzione locale. Una botta d’orgoglio, ogni tanto, fa bene.

www.riminiduepuntozero.it – 02/02/2019