Vino, Bottega: “Mancano vendemmiatori e magazzinieri”

Vendemmiatori introvabili, ma anche magazzinieri, soffiatori, addetti all’imbottigliamento: un vero problema per le aziende leader nel mondo di produzione del Prosecco.

Un problema talmente grave che rischia di mettere a rischio la ripresa delle aziende, come denuncia il ‘Re del Prosecco’ Sandro Bottega, patron dell’omonima azienda di Bibano (Treviso) e ideatore dei ‘Prosecco Bar’.

Pur avendo retto la crisi meglio di altri settori, anche il mondo del vino è alle prese con gli strascichi della pandemia, tra cui proprio la ricerca di figure specializzate e non da inserire nel processo produttivo e gestionale.

https://www.laleggepertutti.it – 26/11/2021

Vin brulè: la ricetta

La magica atmosfera dell’avvento è già nell’aria e il desiderio di vivere l’arrivo del Natale secondo la tradizione è davvero sentito. Tra le bevande più popolari delle feste natalizie c’è certamente il vin brulè, la cui ricetta ha origine nell’antica Roma e si è modificata, nel tempo, attraversando secoli di storia e luoghi in cui si è diffusa. Ma quali sono le caratteristiche del vin brulè?

Una delle principali caratteristiche di questa bevanda è il profumo che emana, per cui il consiglio è di scegliere vini di elevata qualità, dai profumi intensi, ricchi di aromi, ma anche corposi per soddisfare appieno il palato. Se volete ottenere, quindi, un buon vin brulè, dovete partire da una buona materia prima. Che tipi di vini utilizzare? Potete avvalervi dei vini tipici del territorio in cui risiedete. Per esempio, in Romagna tra i migliori vini usati per il vin brulè possiamo citare il Sangiovese. In Alto Adige si scelgono vini come il Pinot Nero e la Schiava. Sono ottimi anche i vini piemontesi, come un buon Barbera o un Nebbiolo. Per fare il vin brulè si possono utilizzare anche vini bianchi, come il Pinot Bianco e lo Chardonnay. L’importante è che il vino sia di alto livello qualitativo, se vogliamo coccolarci al meglio con un buon bicchiere.

Vi proponiamo una ricetta per preparare un profumatissimo vin brulè:

- 1 litro di vino rosso
- 1 arancia non trattata
- 1 limone non trattato
- 3 stecche di cannella
- 2 frutti di anice stellato
- 7 chiodi di garofano
- ½ noce moscata grattugiata
- 1 mela
- 170g di zucchero

Prelevate la scorza dell’arancia e del limone dopo averli lavati con cura, evitando di includere la parte bianca che potrebbe rendere la bevanda più amara. Tagliate a fette mezza arancia lasciando la buccia. Lavate la mela e affettatela a rondelle non troppo spesse.Versate il tutto in una pentola con il vino e lo zucchero, unendo le stecche di cannella, l’anice stellato, i chiodi di garofano e la noce moscata grattugiata. Accendete il fuoco, mantenendolo basso, e fate sobbollire per 10 minuti, finché vedete che si scioglie lo zucchero. Poi filtrate il vin brulè con un colino e servitelo, magari accompagnandolo con una fetta di torta. Se avanzate il vin brulè, potete conservarlo per un paio di giorni in frigorifero.

https://www.altroconsumo.it – 24/11/2021

“Alberi, non parole”: il Vino Nobile di Montepulciano in campo per la “giornata dell’albero”

Essere green e sostenibili, per una cantina o per un territorio del vino, vuol dire qualcosa di più che mettere in campo buone pratiche dentro ai confini delle aziende nella sola filiera enoica. Vuol dire, sempre più, prendersi cura del territorio, a 360 gradi. Percorso ben chiaro alla denominazione del Vino Nobile di Montepulciano, che, nella cittadina che è tra le perle del Rinascimento di Toscana, da tempo, è pioniera di tutto quello che è sostenibilità.

Percorso concretizzato in tante azioni, compresa quella del piantare nuovi alberi, una delle misure più “caldeggiate” dai ricercatori, per esempio, per contrastare il riscaldamento climatico. E, su questa scia, il 18 novembre, nella “Giornata dell’albero”, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano pianterà la seconda parte dei 1.200 alberi per creare un bosco antistante l’Ospedale locale.

L’iniziativa è nata nel 2019 per contrastare l’inquinamento e i cambiamenti climatici e rientra nella certificazione della sostenibilità secondo la Norma Equalitas. Testimonial dell’evento il campione di basket Giacomo “Gek” Galanda e il direttore Winenews Alessandro Regoli, con la giornata che sarà guidata dalla storica voce di “Decanter” (Radio2 Rai), Tinto (alias Nicola Prudente). E così, giovedì 18 novembre, negli spazi antistanti l’ingresso degli Ospedali Riuniti della Valdichiana Senese, a Montepulciano, a partire dalle ore 10, saranno piantate altre 400 piante delle 1.200 che andranno a costituire un bosco vero e proprio entro il 2022.

È l’obiettivo del progetto “Alberi, non parole”, nato nel 2019, fermato nel 2020 dalla pandemia, e che quest’anno, Leggi il resto di questo articolo »

Sulla Senna la prima cantina d’affinamento galleggiante

E’ in Francia, lungo la Senna, la prima cantina di invecchiamento galleggiante al mondo. Si chiama BARGE 166, ha aperto il mese scorso e ospita 1.500 barili di rum, whisky e cognac di alta qualità.

L’idea – riporta il sito britannico The Drinks Business -è nata riflettendo sugli effetti dei lunghi trasbordi via mare dei Plantation Rum che viaggiano in barca dai loro paesi d’origine verso l’Europa in botti di legno. Il team di Maison Ferrand ha provato a scoprire se si potevano simulare gli stessi effetti senza il viaggio. Il movimento dello spirito all’interno della botte aumenta la sua interazione con il legno, amplificato dal rullio della navigazione. E’ quel che si chiama “invecchiamento dinamico”.

Situato in un ramo della Senna, vicino alla città di Issy-Les-Moulineaux, lo specchio d’acqua su cui si trova la chiatta non vede molto traffico di barche, per lo più solo quelle dei pescatori. Il punto di ormeggio, non lontano da Parigi, è stata una scelta strategica: la chiatta potrebbe diventare uno showroom e un punto di incontro per gli appassionati che non possono raggiungere Cognac nel sud del Paese.

https://www.federvini.it – 08/11/2021

Russiola, il vino salvato

C’è un vino del territorio, nato dalle sabbie, forse il più antico della provincia di Ferrara, di grandissima nicchia, prodotto in quantità limitatissime (circa 10 ettolitri all’anno), a lungo giudicato come ‘pianta intrusa’ tra i filari, ma che un team di produttori e ricercatori sta salvando e valorizzando, tanto da averlo promosso anche in Cina, perché “i grandi mercati adorano le produzioni introvabili e perciò di valore”.

È la Russiola, un rosé tipico dell’areale comacchiese nelle cui potenzialità credono il sommelier Marco Simoni, con l’imprenditore Emanuele Mattarelli, il titolare di un impianto di centinaia di anni Marino Fogli e il ricercatore Sandro Colombi. Simoni e Mattarelli lo hanno presentato ieri al pubblico del Ferrara Food Festival, con degustazione allo stand dei vini del Bosco Eliceo, in piazza Trento e Trieste.

https://www.ilrestodelcarlino.it – 08/11/2021

Vino: cambio al vertice di Unione Italiana Vini

“Quando il vino entra, strane cose escono”. Non ci sono parole migliori di quelle di Friedrich Schiller per descrivere la tempesta che sta squassando il mondo delle cantine italiane. Una vera e propria ‘Guerra del Vino’ che coinvolge alcune delle realtà più significative del settore: la storica Unione Italiana Vini e Veronafiere Spa, che ogni anno ospita il Vinitaly.

Una contesa talmente accesa da provocare, a metà ottobre, un cambio al vertice della prestigiosa cooperativa di produttori, nata 126 anni fa e che da sola rappresenta più del 50% del fatturato e dell’85% dell’export dei calici tricolori. E da portare alle dimissioni del presidente Ernesto Abbona, che ha lasciato il testimone a Domenico Zonin.

Ma cosa è successo? Facciamo un passo indietro. Le tensioni sono deflagrate quando alcune operazioni messe a segno negli ultimi 3 anni da Unione Italiana Vini sono finite sotto la lente della Procura di Milano prima e della Procura Europea EPPO, poi. Il sospetto degli inquirenti è che fondi stanziati da Bruxelles per promuovere il vino italiano in realtà siano stati dirottati in tutt’altra direzione.

Alla fine 2018, Unione Italiana Vini ha partecipato al bando del europeo ‘Native Grapes Academy’ – NGA (Accademia dei vitigni autoctoni, ndr.). Accanto all’associazione – che riunisce cantine storiche come Frescobaldi, Zonin, Sartor solo per citarne alcune – si è schierata anche Zante Coop. Solo se avessero aderito due o più paesi membri, infatti, sarebbe stato possibile ricevere i fondi Ue. A promuovere il vino italiano e greco – con tour e degustazioni anche in Nord America e in altri continenti – ci avrebbe dovuto pensare Veronafiere. Peccato però che con i 2 milioni di euro già previsti dalla CHAFEA – la Consumers, Health, Angricolture and Food Executive Agency della Ue che ha promosso il bando – finora si sia fatto ben poco. Di sicuro c’entra lo stop forzato imposto dal Covid, ma il sospetto degli inquirenti è Leggi il resto di questo articolo »

Breve storia dei nonni del Vermouth

Mentre il mondo del vino si divide tra naturalisti e convenzionali, c’è chi riscopre magie ancora più antiche come gli enoliti e i vini ippocratici. In Italia diverse distillerie e cantine si stanno cimentando nell’attualizzare questi vini speziati e aromatici, anticamente considerati dei formidabili medicamenti capaci di guarire il corpo e il cuore. Oggi, grazie ai mixologist contemporanei, il loro appeal è in ascesa.

Cosa sono gli enoliti
Noti anche come vini medicati o medicinali, gli enoliti sono preparazioni farmaceutiche in cui i principi attivi contenuti in erbe e spezie venivano messi a macerare nel vino. Ciò che si ottiene è una soluzione idroalcolica con potenziali applicazioni terapeutiche. Per la realizzazione degli enoliti, erano impiegati vini bianchi, possibilmente con alta gradazione alcolica, oppure liquorosi come il Porto. Infatti, queste basi evitavano eventuali fermentazioni acetiche successive. A differenza dei decotti, molto di moda nella medicina primordiale, i vini medicinali permettevano la lunga conservazione di questi preparati.

La star degli enoliti
Tra gli enoliti più famosi, anche se creato con un vino rosso come base, c’è il Barolo Chinato. Si tratta di un vino aromatizzato oggi ottenuto miscelando alcol etilico con zucchero e Barolo Docg, in aggiunta alla china, anche detta Cinchona calisaya, più un bouquet di altre spezie e piante aromatiche. Nasce nei laboratori di farmacie e speziali del Piemonte alla fine dell’Ottocento come rimedio per i malanni invernali.
Il primo a utilizzare il Barolo per creare questo vino medicinale, Leggi il resto di questo articolo »

Lady Gaga firma Dom Pérignon da collezione

Così Lady Gaga firma un’edizione limitata per Dom Pérignon Vintage 2010 e Rosé Vintage 2006, in confezioni iridiscenti che sono un’ode visiva alla fantasia e mutevolezza. Una produzione che assembla due creatori: da una parte Lady Gaga, dall’altra Dom Pérignon, nelle vesti del suo Chef de Cave Vincent Chaperon in una collaborazione ispirata, come sottolineano in una nota, “da una totale e condivisa convinzione nell’assoluta libertà creativa. Lady Gaga ispira gli altri a sognare, a sperimentare, a esprimersi. Dom Pérignon esplora continuamente i confini della creazione con ogni suo Millesimato, rivelando l’armonia di una natura in continua evoluzione, del clima e dei vincoli unici che ogni vendemmia porta con sé”. Insieme al Dom Pérignon Vintage 2010 la maison presenta per l’occasione un Dom Pérignon Rosé Vintage 2006 che, viene sottolineato, “sceglie di essere Rosé,.

E’ in nome della libertà: la libertà di avventurarsi, di liberarsi dalle convenzioni per spingersi oltre i limiti della creatività. Nato da questo desiderio di osare, Dom Pérignon Rosé coglie lo splendore rosso del Pinot Noir nella sua primordiale radiosità e ne cattura l’energia vitale in un assemblaggio audace e deciso, con sorprendente finale, iodato e salino”.

La collaborazione tra l’artista americana e la casa francese, annunciata per la prima volta nell’aprile 2021, si è già espressa attraverso una campagna pubblicitaria e una scultura in edizione limitata disegnata dall’artista americana. Ora in Italia saranno dedicate proprio a Dom Pérignon X Lady Gaga le vetrine degli store Rinascente di Firenze e Torino dal 9 al 22 novembre, di Milano Piazza Duomo dal 16 al 22 novembre e di Roma Via del Tritone dall’11 al 22 novembre.

https://www.ansa.it – 26/10/2021

Storico sorpasso rosa nei consumi di vino: il 55% di chi lo beve è donna

Il vino italiano vive una rivoluzione rosa. E non parliamo del prodotto nel bicchiere. Nel 2021 per la prima volta le donne hanno superato numericamente gli uomini tra i wine lover del Belpaese, conquistando una quota pari al 55% dei consumatori regolari, in netto aumento sul 49% dello scorso anno. Lo storico sorpasso, documentato da Wine Intelligence per l’Osservatorio Uiv realizzato in collaborazione con Vinitaly e presentato a Vinitaly Special Edition, è trainato in particolare dall’interesse delle consumatrici meno mature, quelle cioè tra i 18 e i 35 anni, che si dimostrano il segmento più coinvolto dalla categoria “wine”.

“La relazione femminile con il vino ha superato la sua fase sperimentale – spiega Pierpaolo Penco, Italy country manager di Wine Intelligence -. Oggi le donne, e soprattutto le più giovani, si approcciano al vino con una maturata consapevolezza. A questo si associa un trasversale aumento della conoscenza media del prodotto, che ha incoraggiato un incremento della spesa media sul mercato interno. Si tratta di una dinamica che ha interessato tutti i canali di vendita e in particolare l’Horeca, ovvero il canale dei bar e dei ristoranti che raccolgono una reazione di entusiasmo a rimbalzo dopo le chiusure forzate durante la pandemia”.

https://www.ilsussidiario.net – 26/10/2021

Il vino in lattina è il futuro? Ecco la novità che ha diviso il pubblico

Il vino non è solo una delle bevande più amate in tutto il mondo e motivo di orgoglio per l’Italia, è cultura, è storia ed è profondamente radicato nella nostra tradizione, che tutto il mondo ci invidia e imita. Chi ha una grande passione per il vino, conoscerà anche tutte le regole intorno alla sua assunzione, spesso molto ferree e rigide. Che cosa penserebbero gli esperti, allora, se sapessero che il futuro del vino potrebbe essere in una lattina di alluminio? La novità ha diviso il pubblico, soprattutto sul web.

Solo a pensarlo, in Italia, il vino in lattina sembra un taboo e non è facile immaginare un futuro in cui consumeremo questa preziosa bevanda in questo modo, alla stregua di una Coca Cola qualsiasi. Ma anche i più chiusi dovranno fare i conti con il nuovo che avanza: la rivoluzione è già in atto e potrebbe non volerci molto prima che investa anche il nostro Paese e le nostre tradizioni.

Sono gli Stati Uniti ad aver diffuso per primi questa nuova modalità di consumo del vino e sono già anni che milioni di americani bevono il canned wine senza nessun problema. Sui grandi numeri del mercato del vino, quello in lattina resta comunque in minima parte rispetto al vetro, ma i dati dimostrano che pian piano il prodotto potrebbe scalare le classifiche di mercato.

Ma perché la lattina pare prendere sempre più piede? Il motivo è semplice: l’alluminio è pratico, pesa molto meno del vetro ed è quindi più semplice trasportarla in giro e godersi del buon vino in compagnia. Inoltre costa meno e questo al pubblico fa sempre piacere, naturalmente.

La lattina è più accessibile e popolare, rispetto alla bottiglia, soprattutto per un pubblico più giovane, si possono usare le cannucce e consumare anche in quei luoghi in cui il vetro non può entrare.

In Italia la cultura del vino è davvero molto importante e sarà difficile scardinarla in favore della modernità, ma chissà che un giorno non ci troveremo ad aprire una bella lattina di Pigato da bere con i nostri amici. E voi cosa ne pensate?

https://www.mezzokilo.it  – 22/10/2021