Un “ponte enoico” tra Georgia, “culla” delle viticoltura mondiale, e Italia

Il progetto della Cantina Nimbi, con la regia enologica di Riccardo Cotarella, “premiato” dalla politica del Paese che ha dato i natali al vino

Considerata la “culla” della viticoltura mondiale, la Georgia sta vivendo un vero e proprio “rinascimento” vinicolo moderno. Un Paese che vanta 8.000 anni di storia vitivinicola, e il metodo di vinificazione nelle grandi anfore di terracotta chiamate Qveri riconosciuto come Patrimonio Unesco, e che oggi conta 49.000 ettari di vigneti, oltre 3.000 aziende, 525 varietà autoctone e 30 denominazioni riconosciute (dati Wines of Georgia). Un movimento vinicolo, quello della Georgia, che ha anche un’anima italiana, nella Cantina Nimbi, nel villaggio di Khashmi (a 40 chilometri dalla capitale Tbilisi, ndr), nella regione di Kakheti, fondata da Bacho Bughdgiashvili e Vakhtang Othmezur, con la regia enologica di Riccardo Cotarella, tra gli enologi italiani più affermati nel mondo e presidente Assoenologi (e copresidente degli enologi mondiali).

“Tutto è nato da un progetto di due giovani ragazzi, fondatori della Cantina Nimbi, che mi hanno contattato quando era ancora solo sulla carta, e che ho sposato subito. Per il loro entusiasmo, e perché lavorare in Georgia è come lavorare allo stesso tempo nella “culla” della viticoltura mondiale, ma anche in un laboratorio del futuro. Abbiamo costruito una nuova cantina, tutta con tecnologia 100% italiana, e oggi vengono coltivati 7 vitigni, tutti storici, 2 tra i più importanti e diffusi della Georgia, Rkatsiteli (bianco) e Saperavi (rosso), che già danno vini sorprendenti per qualità, e 5 vitigni antichi, ma meno conosciuti (i bianchi Khikhvi, Kakhuri Mtsvane, Kisi e Goruli Mtsvane, ed il rosso Shavkapito, ndr), che hanno, secondo me, un grande potenziale, sia per vini importanti che per le bollicine, Metodo Classico, in particolare.

È un progetto importante, che ha attirato molta attenzione, anche da parte della politica georgiana – spiega, a WineNews, Riccardo Cotarella – perché è una sorta di progetto pilota non solo per la cantina, ma per tutto il Paese, e che è molto piaciuto alla politica georgiana e al loro Ministro dell’Agricoltura, David Songulashvili, che incontro spesso, come successo, nei giorni scorsi, nella residenza dell’Ambasciatore D’Antuono, che è un grande appassionato di vino”.

L’incontro, in cui Riccardo Cotarella ha ricevuto dal Ministro Songulashvili il tradizionale tastevin georgiano, spiega una nota dell’Ambasciata d’Italia in Georgia, “ha rappresentato un’importante occasione per condividere esperienze, opinioni e buone pratiche nel settore della produzione vitivinicola, anche alla luce delle collaborazioni avviate da Cotarella con imprenditori georgiani”.

“Il vino rappresenta una delle eccellenze che più profondamente accomunano Italia e Georgia, due Paesi con una millenaria tradizione vitivinicola e una straordinaria capacità di valorizzare il legame tra territorio, cultura e innovazione – ha detto l’Ambasciatore d’Italia a Tbilisi, Massimiliano D’Antuono – un patrimonio comune che continua a creare nuove opportunità di dialogo, collaborazione e scambio di competenze tra i nostri Paesi”.

Con un “ponte enoico” che collega la Georgia, “culla” della viticoltura mondiale, e l’Italia, Paese che ha fatto della viticoltura uno dei suoi tratti distintivi, da secoli.

https://winenews.it – 14/10/2026

Vino, dal Parlamento Ue un approccio più equilibrato al consumo di alcol. Uiv: “Ora si vada oltre”

La Commissione Salute dell’Europarlamento approva il nuovo testo del Beating Cancer Plan: resta fuori il principio del “no safe level” e viene mantenuta la distinzione tra consumo di alcol e consumo dannoso. Esprime soddisfazione il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi
La Commissione Salute del Parlamento europeo ha approvato ieri il nuovo testo sull’attuazione dell’European Beating Cancer Plan (Beca), introducendo, secondo Unione italiana vini (Uiv), un approccio più equilibrato al tema del consumo di alcol. Tra gli elementi sottolineati dall’associazione c’è soprattutto la distinzione tra consumo di alcol e consumo “dannoso” (“harmful”), mentre nel documento non trova spazio il concetto di “no safe level”.

Il testo, che dovrebbe approdare al voto della plenaria di ottobre, ribadisce quindi la distinzione tra il consumo tout court e quello considerato dannoso, con particolare riferimento al consumo compulsivo. Un’impostazione che Uiv considera rilevante anche per il settore del vino, da sempre favorevole, sottolinea l’associazione, a un approccio basato sulla moderazione.

“Ancora una volta è stato escluso il ‘no safe level’ per il vino. Ora l’Ue vada oltre”, commenta il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi. “Il testo sull’implementazione dell’European Beating Cancer Plan è certamente più equilibrato rispetto a quanto paventato, a partire dalla distinzione tra consumo tout court e quello ‘dannoso’ (‘harmful’)”. Frescobaldi auspica inoltre che “l’indirizzo, anche politico, dato dall’Istituzione quattro anni fa e ribadito oggi in Commissione Sant non debba in futuro rientrare un’altra volta dalla finestra”.

Secondo Uiv, il documento riconosce inoltre i progressi compiuti dal comparto del vino, indicato come l’unica bevanda alcolica ad aver introdotto strumenti di informazione al consumatore relativi a ingredienti e valori nutrizionali, oltre all’etichettatura digitale.

Per quanto riguarda marketing e promozione negli eventi sportivi, le limitazioni previste dal Piano Beca sono riferite alla potenziale esposizione dei minori. Sul fronte dell’etichettatura, invece, il testo insiste sull’indicazione dei valori nutrizionali e degli ingredienti.

Il nuovo documento arriva in una fase delicata per il comparto. Il mercato mondiale del vino ha registrato una contrazione dei consumi dell’11% in volume negli ultimi quattro anni, mentre le vendite di vino italiano all’estero hanno segnato un calo tendenziale a valore del 3,7% nel 2025, a quota 7,7 miliardi di euro, e del 6,2% nel primo semestre del 2026, secondo i dati citati da Uiv.

La proposta dovrà ora passare all’esame della plenaria del Parlamento europeo, con il voto atteso, salvo variazioni, nel corso della sessione di ottobre.

https://www.cronachedigusto.it – 29/09/2026

Uliveti e vigne: così la diocesi di Padova coltiva il futuro sui Colli Euganei

L’Istituto di sostentamento del clero lancia il progetto vitivinicolo Villa Maggioni su 12 ettari di terreno. Il vescovo Cipolla: «Custodire e preparare il futuro»

Valorizzare il patrimonio, ma anche la storia, le tradizioni, la produzione agricola tipica di un territorio nell’ottica della sostenibilità, della cura della terra e dei suoi prodotti. Su questo sfondo si muove il progetto vitivinicolo “Villa Maggioni” dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova, che rientra in una pianificazione di medio/lungo periodo del comparto “terreni”, orientata alla dismissione di appezzamenti a seminativo di piccole dimensioni o di aree di scarsa o nulla redditività per concentrare l’attività agricola su coltivazioni di pregio di uliveti in zona Dop “Veneto Euganei e Berici” e di vigneti in zona Doc “Colli Euganei”, fino alla produzione di olio e vino.

Il progetto vitivinicolo prende nome dall’omonima tenuta sui colli Euganei, nel territorio di Torreglia (Pd), acquistata nel 2023, comprensiva di 12 ettari, tra cui 5 coltivati a vigneto di nuovo impianto e 2 ad uliveti in cui sono state collocate anche 200 nuove piante, oltre al giardino della villa e al bosco. Al centro campeggia un’ottocentesca dimora catalogata tra le Ville storiche del Veneto, sottoposta a un’accurata opera di restauro, nel rispetto dell’impianto architettonico e nel recupero delle finiture originarie; al suo fianco un rustico rigenerato per affinamento dei vini e degustazione.

L’obiettivo è valorizzare alcune colture tipiche, puntando sulla qualità, a partire dalla produzione vinicola che ha trovato l’entusiasmo di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, che ha messo a disposizione gratuitamente competenze e passione per il vino. Non si tratta di reinventare un territorio ha sottolineato Cotarella: «Queste colline hanno una storia geologica eccezionale, una biodiversità straordinaria, una molteplicità di esposizioni e di microambienti che raramente s’incontrano concentrati in uno spazio così raccolto. L’obiettivo non è produrre vini che assomiglino ai grandi vini di altri territori, ma produrre vini che non potrebbero nascere in nessun altro luogo. Villa Maggioni deve partire da qui».

«Realizzare questo progetto – ha fatto eco il presidente dell’Idsc, don Paolo Rizzato – significa per noi valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito, convinti che anche una buona economia di mercato è solo una parte della vera ricchezza che deve essere di tutti e di cui abbiamo tutti bisogno».

E dal vescovo Claudio Cipolla la benedizione all’iniziativa: «L’amore per la terra e anche il contributo di ingegno e di creatività dato dagli operatori e dalle persone competenti affinché il nostro territorio migliori e sia sempre più adeguato, rappresentano un contributo al territorio, ma anche alla politica e a un modo di pensare, custodire e preparare il futuro».

https://www.avvenire.it – 08/09/2026

Inzolia nera, il vitigno siciliano che rischiava di scomparire

Per decenni è rimasta nascosta in mezzo ad altre vigne, ridotta in alcuni casi a poche piante sopravvissute in vecchi appezzamenti. L’inzolia nera è una di quelle varietà che raccontano un pezzo di storia agricola siciliana quasi cancellato: un vitigno reliquia, censito dalla Regione Siciliana e ormai prossimo alla scomparsa, che oggi ad Agrigento è tornato a produrre vino. Appena 478 bottiglie, ottenute dalla vendemmia 2025, ma sufficienti per scoprire un rosso sorprendentemente contemporaneo, leggiadro e fragrante, lontano dall’immagine dei rossi siciliani più potenti.

A riportarla in vigna è stato Enzo Agrò, architetto e fondatore del Doric Eco Boutique Resort & Spa, cinque stelle lusso sulle
colline di Agrigento, affacciato sulla Valle dei Templi. Nato su un terreno acquistato inizialmente da Agrò per costruire la propria casa, il resort è immerso nel paesaggio mediterraneo tra mandorli, pistacchi, alberi da frutto e aromatiche.

Un rapporto con il territorio che attraversa l’intero progetto, dall’attenzione alla sostenibilità fino ad Ambrosia, il ristorante della struttura, dove la cucina parte dall’orto e dalle materie prime locali. È in questo contesto che, nel 2022, durante l’ampliamento del resort, Agrò decide di piantare una vigna davanti alle nuove ville, orientando i filari verso il Tempio di Giunone. Resta da scegliere l’uva: l’idea è cercare qualcosa che appartenga alla storia agricola di questa parte di Sicilia.
Agrò studia così il censimento dei vitigni reliquia siciliani ed è lì che incontra l’inzolia nera. Il nome può trarre in inganno. Non si tratta semplicemente della versione cromatica della più conosciuta inzolia bianca, o ansonica, ma di una varietà a bacca nera già citata dagli ampelografi dell’Ottocento e sopravvissuta in pochissimi vecchi vigneti. Fillossera, abbandono delle campagne e sostituzione con varietà più produttive hanno contribuito alla sua quasi completa scomparsa. Ed è proprio la sua apparente debolezza ad attirare Agrò.

«Inizio a studiare, consulto l’elenco dei vitigni reliquia. Leggo le caratteristiche di ciascuno finché a colpirmi è proprio l’inzolia nera», racconta. Viene descritta come fragile, marginale e tutt’altro che promettente dal punto di vista enologico. Per Agrò è una ragione in più per provare a recuperarla.

Nel 2022 vengono messi a dimora i primi filari. Leggi il resto di questo articolo »

Nasce sull’Etna un percorso diffuso in cui le opere d’arte dialogano con vigneti e pietra lavica

Un nuovo progetto culturale permanente che, grazie al vino – che sempre più cantine uniscono all’arte ed all’architettura contemporanea – trasforma il paesaggio in uno spazio espositivo diffuso, in cui le opere dialogano con i vigneti, la pietra lavica e la forza del vulcano: sull’Etna, a Giarre (Catania), Tenute Ballasanti inaugura il suo Parco Artistico Permanente “Della Terra e dell’Arte”, con installazioni site-specific realizzate da cinque artisti di rilievo internazionale – Antonio Marras, Claudia Losi, Cesare Fullone, Alessandro Lupi e Laura Pugno – chiamati a confrontarsi con il territorio etneo e a creare opere che non si impongono sul paesaggio, ma ne diventano parte integrante.

Il progetto nasce da un’idea di Gaia Morgana Gualandris, che ne ha fatto oggetto di tesi. I genitori – Manuela Seminara e Fabio Gualandris, che guidano la cantina – le hanno affidato la direzione artistica, insieme alla storica dell’arte Francesca Alfano Miglietti. Il parco rappresenta una nuova tappa nel percorso di Tenute Ballasanti – 19 ettari, di cui 7,5 vitati e 5 in produzione, distribuiti in tre vigneti con uve Carricante e Nerello Mascalese – che affianca alla produzione vitivinicola una visione culturale fondata sul rapporto tra uomo, paesaggio e bellezza. Pietra lavica, ceramica, luce, metalli e materiali naturali danno vita a un percorso in continua evoluzione, destinato a trasformarsi insieme alla natura che lo circonda. Ballasanti ha lanciato il primo evento nel 2026 e continuerà ogni anno a ripetere le due giornate di Simposio, aprendo l’esperienza a nuove forme culturali e alla creazione di una rete di individui legati dal piacere di condividere armonia, bellezza e cultura.

Gli artisti scelti in questa prima fase sono cinque: Leggi il resto di questo articolo »

Il potere comunicativo delle etichette nella scelta del vino

Il primo incontro con un vino avviene quasi sempre davanti a uno scaffale, non nel bicchiere: tra centinaia di bottiglie allineate in enoteca o al supermercato, il primo sorso si fa con gli occhi.

In pochi secondi il consumatore decide se quella bottiglia lo incuriosisce oppure se resterà lì, invisibile, accanto alle altre. È un piccolo rettangolo di carta, ma racconta molto più di quanto sembri: un territorio, una filosofia produttiva e, quando c’è, la storia di chi quel vino lo produce. C’è l’etichetta classica del vignaiolo tradizionale e quella con il disegno psichedelico che sembra uscita da un laboratorio di grafica underground.

I produttori di vini naturali, ad esempio, hanno trasformato l’etichetta in un nuovo linguaggio: molte di queste sono diventate piccoli progetti d’autore, capaci di comunicare ad un pubblico diverso grazie a illustrazioni surreali, animali improbabili, colori accesi, scritte irriverenti, riferimenti all’arte contemporanea. Per molti vignaioli è una dichiarazione di indipendenza: dietro quella bottiglia c’è una persona, non un ufficio marketing.

Eppure, proprio un mondo che spesso rifiuta i codici della comunicazione tradizionale si è dato vita ad alcune delle etichette più curate e originali degli ultimi anni: oggi una bottiglia deve vivere almeno due momenti, quello reale sul tavolo e quello digitale sui social. Un’etichetta che funziona in una fotografia ha molte più probabilità di finire su Instagram e di circolare rapidamente, spesso prima ancora che il vino venga assaggiato.

Il mondo della birra artigianale lo ha capito da tempo: il packaging è parte del prodotto, Leggi il resto di questo articolo »

Non era mai successo: in Franciacorta la vendemmia è già iniziata

L’andamento meteo ha costretto i viticoltori a raccogliere tempestivamente le uve che, per la siccità e le temperature record a maggio e giugno, hanno accelerato l’andamento vegetativo

Il 30 luglio segna una data storica per la Docg Franciacorta, che ha appena iniziato la vendemmia. La raccolta, solitamente al via nella prima decade di agosto, è partita in un periodo inusuale al punto che il Consorzio di tutela parla di «fatto straordinario». Nell’areale di Gussago, e nella zona più a sud del Monte Orfano, le prime uve sono arrivate in cantina. La causa? Le oscillazioni climatiche. Quelle stesse che hanno indotto Ismea, Uiv e Assoenologi a cancellare la conferenza stampa sulle stime vendemmiali nazionali. «Le temperature elevate e la limitata disponibilità idrica – ha spiegato Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta – hanno accelerato la maturazione delle uve, portandoci ad anticipare l’inizio della raccolta. La conoscenza del territorio e il lavoro dei viticoltori ci permettono di affrontare ogni stagione con attenzione e tempestività, per preservare la qualità delle uve e dei nostri vini».

L’avvio anticipato della raccolta in Franciacorta Leggi il resto di questo articolo »

Gli enologi italiani incontrano Papa Leone. Cotarella: “la sua vicinanza ci dà speranza e coraggio”

Se il vino da sempre è simbolo di condivisione e di pace, e il tema della pace, in questa era intensa di guerre e scontri è, naturalmente, al centro dei pensieri di Papa Leone XIV, ecco che assume un significato simbolico profondo la partecipazione, oggi in Vaticano, di Assoenologi, all’udienza generale, e l’incontro, breve quanto intenso, tra Papa Prevost ed il presidente degli enologi italiani e mondiali, Riccardo Cotarella, che – accompagnato da padre Kessy, il sacerdote della Tanzania che ha dato vita al progetto della cantina nel suo Paese, con il supporto sempre di Assoenologi – “ha affidato alle preghiere del Pontefice l’intero mondo della vitivinicoltura e tutti coloro che, con passione e competenza, vi operano ogni giorno”.

“È stato un momento di profonda emozione e di grande valore umano e spirituale per Assoenologi. A nome degli enologi ho avuto l’onore di presentare a Sua Santità Papa Leone XIV la nostra realtà, un’associazione che, da oltre 130 anni, rappresenta gli enologi italiani e, attraverso il loro lavoro, migliaia di famiglie che ogni giorno si dedicano con passione alla viticoltura e alla produzione del vino.

Ho voluto raccontare al Santo Padre – ha raccontato Riccardo Cotarella, a WineNews – come la vite e il vino non siano soltanto un’eccellenza del Made in Italy, ma rappresentino una cultura millenaria, un patrimonio di territori, tradizioni, lavoro e responsabilità che accompagna la storia del nostro Paese. Ho affidato alle sue preghiere l’intero mondo della vitivinicoltura italiana: gli enologi, i viticoltori, gli imprenditori, i tecnici, gli operai e tutte le famiglie che vivono grazie a questo straordinario settore.

Un comparto che oggi affronta sfide complesse, dalle tensioni internazionali alle difficoltà dei mercati, dagli effetti dei cambiamenti climatici alle incertezze economiche, ma che continua a guardare al futuro con determinazione, competenza e spirito di servizio.

La vicinanza e la benedizione del Santo Padre rappresentano per noi un segno di speranza e un incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro con responsabilità, custodendo il valore della terra, del paesaggio e del vino come espressione di comunità, cultura e dialogo tra i popoli”.

https://winenews.it 24/06/2026

Èros di Siddùra, il vino che non esisteva

Per anni il vino ha chiesto ai consumatori di scegliere. Rosso o bianco. Struttura o freschezza. Profondità o immediatezza. Carattere o leggerezza. Con l’arrivo della bella stagione, il rosso lascia spesso spazio a bianchi e rosati. Una rinuncia che molti accettano, ma che non sempre desiderano davvero. Perché c’è chi ama il vino rosso tutto l’anno. Chi non vorrebbe rinunciarvi nemmeno in estate. Ed è proprio da questo desiderio che nasce Èros, il nuovo progetto di Siddùra. Un vino che prova a superare una contrapposizione che per troppo tempo è sembrata inevitabile: quella tra la freschezza dei vini bianchi e l’identità dei vini rossi.

Colli del Limbara IGT, 12 gradi alcolici, Èros è un vino rosso pensato per essere servito fresco, tra i 10 e i 12 gradi. Non un bianco. Non un rosato. Un rosso a tutti gli effetti, con una capacità sorprendente di esprimersi anche a temperature normalmente associate ad altre tipologie di vino. È qui che si colloca l’originalità del progetto. Siddùra non ha cercato di reinterpretare un bianco o di creare un rosato più strutturato. Ha scelto invece di partire dal rosso e di immaginare una modalità nuova per viverlo. “Volevamo creare un vino rosso con caratteristiche uniche nel suo genere. Un vino che restasse profondamente rosso, ma che potesse essere servito a temperature normalmente associate ad altre tipologie – spiega Mattia Piludu, direttore generale di Siddùra -. L’idea è diventata un percorso di ricerca durato due anni, sviluppato tra vigneto, cantina e marketing”.

Un progetto nato dall’ascolto dei consumatori e dall’osservazione di un cambiamento ormai evidente. Leggi il resto di questo articolo »

Riccardo Cotarella: Assoenologi, la voce del vino italiano. Noi non restiamo in silenzio

C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E accanto a loro le istituzioni, ai massimi livelli. Non è stata una semplice presenza formale. È stato un segnale politico chiaro. La lettera della presidente di Consiglio Giorgia Meloni, la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Personaggio dell’anno Assoenologi – l’arrivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio nella serata conclusiva, il videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme ai contributi del commissario europeo Christophe Hansen, dell’europarlamentare Dario Nardella, del presidente del Consiglio della Regione Veneto Luca Zaia e del senatore Dario Stefano, oltre alle profonde relazioni su gli ultimi risultati per una sana e razionale gestione dei vigneti, la degustazione di vini del trevigiano, che hanno dimostrato il grande ventaglio di vitigni autoctoni del territorio, oltre a quel fenomeno chiamato Prosecco, raccontano una verità ormai evidente: oggi Assoenologi è diventata uno dei punti di riferimento più autorevoli del sistema vitivinicolo italiano ed europeo.

Non per autoreferenzialità o rappresentazione di facciata. Ma perché in questi anni l’associazione ha saputo conquistare credibilità sul campo, affrontando senza timidezze le grandi questioni che riguardano il vino italiano. Difendere il vino, oggi, significa difendere molto più di una filiera economica. Significa difendere territori, lavoro, identità culturale, paesaggio, comunità. Significa opporsi senza se e senza ma a una narrazione superficiale che troppo spesso tenta di colpire il vino mettendolo sul banco degli imputati con approcci ideologici e privi di equilibrio. Leggi il resto di questo articolo »