Mary Jane il vino alla marijuana

Si chiama Mary Jane, ha un colore verde brillante e un costo elevato: è il vino alla marijuana che proviene dalla California. Qui, e in molte altre zone degli Stati Uniti, la cannabis è legale e acquistabile attraverso la prescrizione medica.

Nonostante alcuni Stati abbiano istituito leggi che proibiscono di mescolare la cannabis all’alcol, in California non c’è alcun limite del genere. Così un’azienda specializzata in prodotti contenenti cannabis ha realizzato questo particolare vino attraverso l’infusione della marijuana.

Il vino è realizzato con una tecnica specifica, affinata dallo chef Herb Seidel. Consiste nell’introdurre le cime di marijuana all’interno di bottiglie di vino, per poi lasciarle macerare. Con l’infusione, l’erba rilascia i suoi principi attivi e la clorofilla, che conferisce alla bevanda il caratteristico colore verde brillante.

L’ultima novità è il vino infuso alla marijuana. In passato alcuni stati avevano istituito leggi che proibivano di mescolare la cannabis con l’alcol, ma in California non è stata istituita nessuna proibizione di questo tipo. Mary Jane è un vino molto particolare, realizzato con la marijuana, realizzato da un’azienda specializzata in prodotti contenenti cannabis

Per ora il prodotto non è ancora arrivato in molte tavole, visto che il prezzo è decisamente alto. Una bottiglia piccola di vino ha infatti un costo che va dai 100 ai 400 dollari, ma moltissime aziende stanno tentando di entrare nel mercato, cercando di realizzare una versione di Mary Jane low cost.

Secondo alcuni sommelier, i vini che si abbinano meglio alla cannabis sono il Prosecco e lo Chardonnay. Molti considerano migliore l’accostamento con la birra.

Mary Jane è diverso dal cosiddetto pot wine – ovvero il “vino corretto alla cannabis” – anch’esso, per ora, non adatto a un commercio su larga scala. Questo sia per le leggi che ne regolamentano la diffusione sia per il costo.

https://www.foodmakers.it – 19/02/2020

Londra, rimosso il “bancomat” che erogava Prosecco

Le proteste dei giorni scorsi del Consorzio di tutela del Prosecco Doc alla fine hanno sortito gli effetti sperati e i gestori di Vagabond Wine, una catena di enoteche londinesi, hanno deciso di rimuovere il distributore automatico di vino installato in una strada del centro della capitale inglese.

Secondo il presidente del Consorzio si tratta di un atto dovuto che apprezziamo nella misura in cui ristabilisce una corretta informazione nei confronti del consumatore”.

In seguito alle rimostranze dell’associazione e alle prospettive di azioni legali, non essendo prevista dal disciplinare la mescita del Prosecco con sistemi alternativi al versamento diretto del vino dalla bottiglia, gli esercenti di Vagabond Wine hanno rimosso la macchina distributrice.

“L’auspicio – spiega Zanette – è che anche questo episodio si ponga in un percorso di presa di consapevolezza di come soltanto il rispetto delle regole rappresenti, all’estero come in Italia, la vera garanzia della qualità del prodotto e, perciò, di un rapporto leale verso i consumatori”.

Sul tema è intervenuta ieri anche Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole: “Bene il prezioso e centrale ruolo di vigilanza del Consorzio del Prosecco che ha immediatamente denunciato l’accaduto e messo fine – ha detto in una nota – a questa frode ai danni dei consumatori inglesi.

La lotta alla contraffazione a difesa dei nostri prodotti e l’usurpazione di nomi protetti italiani è tra le nostre priorità. Sostenere sui mercati internazionali il made in Italy, le nostre Dop, Igp e Stg è essenziale – conclude Bellanova – se vogliamo valorizzare al meglio il Made in Italy e mantenere alta la fiducia dei consumatori”.

https://www.fanpage.it – 12/02/2020

Pechino avrà un museo del vino in collaborazione con Bordeaux

Non solo Coronavirus. Dalla Cina arrivano anche notizie di nuovi importanti progetti per il vino. Le autorità cinesi hanno infatti deciso di finanziare la costruzione del museo del vino di Pechino. Una struttura – annuncia il sito britannico Decanter – di 18mila metri quadrati. Sarà chiamato “Musée Universel du Vin” e verrà aperto nel 2021.

Già il nome indica i partner del progetto che sono, ovviamente, francesi. La Cité du Vin di Bordeaux sarà infatti gemellata con il nuovo museo e ha contribuito a progettarlo.

Si prevede un costo di costruzione di circa 60 milioni di euro. Il museo sarà realizzato nel distretto di Fangshan, a circa 40 km dalla Città Proibita. L’obiettivo è quello di creare un “villaggio del vino internazionale”, realizzato quasi come una copia del villaggio di St-Emilion: una sorta di parco tematico del vino che comprenderà vigneti biologici, un hotel con Spa e ristoranti. Ci sarà uno spazio espositivo permanente di 6.700 metri quadrati, oltre a un auditorium, una cantina per vini e spazi per le aule.

Presidente e fondatore del villaggio vinicolo internazionale è l’uomo d’affari cinese Weixing Tang.

Anche se il progetto porrà particolare enfasi sui vini cinesi e francesi, saranno presenti vini provenienti da tutto il mondo,.

I funzionari sperano che il museo del vino di Pechino possa attrarre 500.000 visitatori nel suo primo anno.

www.federvini.it/estero – 10/02/2020

Robiola di Roccaverano, un formaggio che ci riporta all’epoca dei Celti

Le origini della Robiola di Roccaverano risalgono ai Celti, che iniziarono a produrre un formaggio del tutto simile a quello attuale. Non a caso, della Robiola di Roccaverano si fa menzione nelle cronache dell’anno 1000. Con l’avvento dei Romani questo formaggio assunse il nome di rubeola, dal latino ruber, termine con cui veniva indicato il colore rossastro che la crosta assumeva al termine della stagionatura. Tra l’altro, delle qualità di questo formaggio e del suo processo produttivo scrisse Plinio il Vecchio.

Nel 1899 il sacerdote Pistone scrisse i primi documenti storici contemporanei di questo formaggio nelle cronache della parrocchia di Roccaverano, in relazione al periodo compreso tra il 960 e il 1860. A quei tempi la Robiola veniva esportata in buona parte in Francia.

La prima certificazione di origine della Robiola di Roccaverano risale a livello nazionale al 1979, mentre il riconoscimento europeo è datato luglio 1996.

Si tratta di un formaggio fresco, a latte crudo, a pasta cruda e privo di crosta. Deve contenere come minimo il 50% di latte caprino, che può essere integrato con percentuali variabili di latte vaccino e/o ovino. Il latte viene portato a temperatura di 18 °C, con aggiunta di presame liquido; talvolta viene spruzzato di sale da cucina. Può essere consumato dopo il 4º giorno dalla cagliata. Le lattifere vivono allo stato brado cibandosi di erbe e sterpaglie delle colline piemontesi. Pertanto le differenze tra una Robiola e l’altra sono rilevanti: i fiori, le erbe e la flora batterica dei pascoli si trasferiscono nel formaggio.

Si presenta in forme cilindriche, di diametro tra i 10 e i 15 centimetri, con bordi arrotondati, di peso unitario mediamente tra 250 e 350 grammi. Il colore della pasta va dal bianco al paglierino scarico, al decrescere della percentuale di latte caprino. Il gusto, essenzialmente dolce, si fa più sapido nelle forme più stagionate.

La Robiola di Roccaverano è ben accompagnato da vini quali la barbera d’Asti, la barbera del Monferrato, il dolcetto di Ovada e il grignolino d’Asti. E’ Presidio Slow Food in quanto “..nel 1990 rimanevano soltanto 200 capi di capre di Roccaverano, ma ora proprio il rilancio del formaggio fatto con il loro latte ha dato l’avvio a importanti iniziative per la loro salvaguardia

www.ilvaloreitaliano.it – 05/02/2020

Sensibilità all’ossidazione dei vini: finalmente un test predittivo rapido

Fino ad ora, solo la degustazione ha permesso agli enologi di valutare la sensibilità all’ossigeno dei loro vini. “Abbiamo sviluppato il test di Tendenza all’Evoluzione per fornire una risposta concreta agli enologi che desiderano conoscere la sensibilità all’ossigeno dei loro vini e il rischio associato dell’ ossidazione”, spiega Stéphane Vidal, Vice-President Enology & WQS

Grazie ad un’analisi elettrochimica del vino effettuata con NomaSense PolyScan P200, l’enologo ottiene un’indicazione della capacità dei suoi vini di reagire con l’ossigeno per costruire una migliore resistenza o, al contrario, subire un danno ossidativo. “ll TE consente di determinare se il vino, nel suo stato attuale, è più o meno sensibile”, spiega Christine Pascal, WQS Business Unit Manager.

In generale, la sensibilità all’ossidazione di un vino cambia nel tempo e dipende dalle operazioni subite dal vino durante la vinificazione e l’invecchiamento. Il risultato del test può quindi cambiare durante il processo di vinificazione e la sua interpretazione è legata alla fase di vinificazione. “I risultati del test di Tendenza all’Evoluzione consentono di classificare i vini in 2 categorie: vino sensibile e vino insensibile. A seconda del risultato del test, gli utenti possono adattare la propria scelta dell’invecchiamento, assemblaggio e persino tappatura”, continua Christine Pascal.

“Con questo test, il nostro analizzatore di polifenoli fornisce maggiore precisione e assistenza ai viticoltori nella gestione della produzione dei loro vini. Leggi il resto di questo articolo »

Vino, il Chianti torna in Germania con il ‘Superiore Docg’

Il Consorzio Vino Chianti torna in Germania con 18 aziende che saranno impegnate in una collettiva in due tappe, domani, 28 gennaio a Monaco e il 30 gennaio a Berlino: protagonista della missione commerciale sarà il “Chianti Superiore Docg” che verrà proposto in una degustazione “verticale” di vini dal 2018 al 2011, uno per ciascuna delle sette sottozone di produzione della Denominazione.

A Monaco il Chianti Superiore Docg si inserirà nel collaudato format dei “Tre Bicchieri”, a Berlino in quello dei “Vini d’Italia World Tour”, sotto il cappello del Gambero Rosso International.

In entrambe le occasioni il Consorzio Vino Chianti organizzerà anche un seminario per diffondere la conoscenza del Chianti Superiore Docg, una categoria di prodotto ancora non molto diffusa e caratterizzata da parametri di produzione più restrittivi rispetto al Chianti: minor resa per ettaro, grado alcolico minimo più alto, affinamento minimo di un anno e un profilo organolettico più raffinato.

Il Chianti Superiore Docg è un vino moderno e duttile, Leggi il resto di questo articolo »

A Ischia nuova vita agli scarti del vino

«E se allo scarto dell’uva dessimo una nuova vita, un nuovo valore?». Se lo sono chieste quasi per gioco qualche anno fa Marina e Sara D’Ambra, due sorelle sui trent’anni nate nella splendida isola di Ischia e al lavoro da anni nell’impresa vitivinicola di famiglia.

Un’intuizione geniale diventata impresa, quella delle sorelle D’Ambra. Un’idea che fa bene all’ambiente e alla pelle, messa a fuoco lavorando nelle loro vigne a picco sul mare ischitano, a 600 metri di altezza.

«Le vinacce sono quelle parti scartate dalla pressatura dell’uva. Di fatto sono uno scarto. Una parte l’abbiamo sempre riutilizzata per fertilizzare la terra. Un’altra per le grappe, portandola nella distilleria. Restava però sempre uno scarto rilevante, che prevede da regolamenti uno smaltimento speciale.

Ecco, con la nostra idea di impresa quello scarto è diventato valore», precisa Marina, trentunenne con maturità classica e poi un percorso di studi in economia aziendale. Poi la maternità e l’ingresso nell’azienda di famiglia, attiva da quattro generazioni.

Si tratta di D’Ambra Vini D’Ischia, una delle eccellenze italiane nel mondo attiva sin dal 1888 e oggi conosciuta anche sui mercati esteri: Leggi il resto di questo articolo »

Tappo a vite intelligente sui vini di Walter Massa: basta appoggiare lo smartphone

Walter Massa aggiunge un nuovo tassello alla battaglia per la diffusione in Italia del tappo a vite, che da oggi diventa intelligente oltre che funzionale. Basta appoggiare lo smartphone sulle bottiglie di Derthona 2018 per essere catapultatati nell’universo di informazioni riguardanti la cantina, il vigneto e i migliori abbinamenti cibo-vino. Merito della tecnologia Nfc (Near-field communication) e-WAK® – Tap on Cap sviluppata da Guala Closures Group. Un’azienda con sede a Spinetta Marengo, frazione del comune di Alessandria.

L’esordio dei nuovi tappi è avvenuto ieri a Lazise, in occasione della presentazione del catalogo 2020 di Proposta Vini, selezionatore e distributore – tra gli altri – dei vini di Massa. Il tappo a vite intelligente è destinato a parte delle 30 mila bottiglie di Derthona 2018 “Montecitorio“, “Sterpi” e “Costa del Vento“.

Si tratta di un sistema di comunicazione mediante ricetrasmissione a corto raggio per la connettività senza fili, che ha lo scopo di fornire informazioni utili al consumatore, ma anche al produttore. Un tappo anti-contraffazione, che garantisce la tracciabilità del vino, dal vigneto al calice, ancor prima di acquistarlo.

Una rivoluzione che, secondo Walter Massa, “potrebbe contribuire a snellire la burocrazia che attanaglia il lavoro di tanti piccoli produttori, convincendo i Ministeri competenti a eliminare tanti chili di carta”.

“Ho piacere che i miei pensieri si sviluppino in tempo reale Leggi il resto di questo articolo »

Sorseggiare vino stimola il cervello più che risolvere problemi matematici

Bere vino stimola il cervello più che risolvere problemi matematici o ascoltare musica, lo ha scoperto il neuroscienziato dell’Università di Yale Gordon Shepherd, secondo il quale il vino stimola particolarmente la nostra intelligenza.

Shepherd ne ha parlato nel suo libro “Neuroenology: How the Brain Creates the Taste of Wine“, sottolineando che quando beviamo un bicchiere di vino, non ci limitiamo a mandarlo giù, ma lo assaporiamo, annusiamo, guardiamo e poi, infine, inghiottiamo, coinvolgendo il senso dell’olfatto, della vista, del tatto, e attivando diversi processi muscolari e motori.

In quel momento, il cervello, stimolato dalle molecole del vino, che di per sé non hanno gusto, crea il loro sapore, esattamente come crea il colore quando la luce colpisce un oggetto e le diverse lunghezze d’onda stimolano i circuiti cerebrali che ci fanno percepire le varie tonalità.

Questo significa che quando sorseggiamo del vino, stiamo impegnando il cervello in un’attività molto più complessa di quanto sembri, addirittura più impegnativa della risoluzione di problemi matematici. Questa attivazione a più livelli è il modo in cui apprendiamo le cose e affiniamo le nostre capacità cognitive, a detta di Shepherd, quindi molto utile.

Peccato che l’alcol, al tempo stesso, crei altri problemi al corpo e possibili dipendenze, soprattutto se consumato in dosi eccessive. Ma con moderazione, secondo Sheperd, è un toccasana per il cervello!

www.greenme.it – 14/01/2020

Le bottiglie di vino spedite nello spazio per invecchiare

In attesa di sperimentare le delizie di una cantina lunare (magari nel propizio cratere di Bessel) 12 bottiglie di Bordeaux stanno piacevolmente invecchiando in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale. Una inziativa non solo scientifica ma anche enogastronomica.

Gli enologi in realtà si erano inizialmente stupiti della proposta che poi hanno accolto di buon grado anche per gli eventuali propizi cascami di marketing.

“Non pensavamo che questo progetto fosse serio – ha detto Philippe Darriet, eminente enologo presso l’Università di Bordeaux – E poi abbiamo colto l’occasione. Abbiamo ritenuto che il soggiorno del vino sulla Stazione Spaziale Internazionale sia un’opportunità per studiare l’impatto della micro-gravità, della radiazione solare, dell’evoluzione dei componenti del vino”.

Il vino trascorrerà 12 mesi in orbita prima di tornare sulla Terra per essere analizzato e confrontato con 12 bottiglie gemelle rimaste in cantina.

Il bere vino rosso in orbita non è pero’ contemplato a dispetto di una ricerca condotta alla Harvard Medical School secondo la quale il resveratrolo, presente nei rossi, che dovrebbe/potrebbe aiutare a contrastare la bassa gravità e Leggi il resto di questo articolo »