Sorpresa! Mario Pojer e Fiorentino Sandri si separano
Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso.
Era nell’aria ma è stato ufficializzato con un comunicato stampa di stamattina che Mario Pojer e Fiorentino Sandri, partners in crime con Pojer e Sandri dal 1975 (51 anni quindi) si separano. Da ora in poi il loro percorso professionale seguirà strade differenti.
Mi sono sempre fermato al banchetto di Mario Pojer quando ce ne è stata l’occasione perché un vulcano di idee va sempre goduto. Non so le ragioni della separazione ma auguriamo ad entrambi i protagonisti un futuro pieno di successi. Quello che segue è l’intero comunicato stampa (commissionato dal ramo Sandri).
Nuovo capitolo per la Pojer e Sandri: prosegue il percorso all’insegna della continuità e dell’eccellenza
Dopo un lungo percorso costruito insieme, Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno definito consensualmente la separazione delle rispettive attività. L’azienda trentina, simbolo d’eccellenza, è ora pronta a stupire mantenendo lo stesso marchio, le stesse etichette, ma con nuove energie.
San Michele all’Adige (TN), 26 maggio 2026 – Pojer e Sandri, da decenni realtà vitivinicola di spicco nel comprensorio di Faedo – San Michele all’Adige, annuncia l’inizio di un nuovo capitolo della propria storia. A seguito di un accordo legale e commerciale siglato in forma consensuale nelle scorse ore, i due soci fondatori – Mario Pojer e Fiorentino Sandri – hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, ponendo fine ad un sodalizio imprenditoriale e umano che dura dal lontano 1975: oltre cinquant’anni di visione condivisa, sacrifici comuni e traguardi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vino e dei distillati, non solo in Trentino-Alto Adige.
UN ACCORDO NEL SEGNO DEL RISPETTO RECIPROCO
Fiorentino Sandri manterrà la guida dello storico marchio Pojer e Sandri, insieme alla maggior parte dei vigneti aziendali situati tra Faedo e Grumes, custodendo il patrimonio di esperienza, le etichette storiche e la filosofia produttiva che hanno reso la cantina un punto di riferimento dell’enologia italiana. Mario Pojer proseguirà invece il proprio percorso in Val di Cembra, dove continuerà a coltivare la sua idea di vino insieme alla seconda generazione della famiglia. Si tratta dunque di due percorsi che proseguiranno su strade diverse, ciascuno in base alla propria visione, nel solco di una tradizione enologica di altissimo livello.
POJER E SANDRI: UN’EREDITÀ CHE CONTINUA, PRONTA A SORPRENDERE
Sarà dunque Fiorentino Sandri, insieme ai suoi più stretti collaboratori – con un ruolo sempre più rilevante affidato alle generazioni più giovani – Leggi il resto di questo articolo »
La Cina ospiterà per la prima volta il Congresso mondiale della vite e del vino
Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali.
Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), sarà ospitato in Asia e in Cina dalla sua fondazione nel 1924.
Organizzato congiuntamente dall’OIV e dal governo regionale del Ningxia, l’evento dovrebbe portare maggiore attenzione internazionale all’industria vinicola cinese e al Ningxia, una delle principali regioni produttrici di vino del Paese.
Il congresso avrà come tema la costruzione di un nuovo scenario globale per l’industria della vite e del vino, con un’attenzione particolare a trasformazione, innovazione e sostenibilità in risposta alle sfide emergenti. Il congresso comprenderà quattro sessioni dedicate a viticoltura, vinificazione, economia e diritto, e salute e sicurezza.
Le discussioni si concentreranno sulla produzione stabile e resiliente di uva, sull’innovazione tecnologica nella vinificazione, sul sostegno giuridico ed economico all’industria in un contesto di cambiamenti del mercato, e sull’integrazione di salute e sostenibilità lungo la catena del valore del vino.
Il versante orientale del monte Helan, nel Ningxia, è diventato la più grande area contigua di produzione di uva da vino in Cina. La regione dispone di 607.000 mu, pari a circa 40.467 ettari, di area destinata alla coltivazione e allo sviluppo dell’uva da vino, pari a quasi il 42% del totale cinese.
Il Ningxia, che ospita 261 imprese vinicole, tra cui 130 cantine, produce ogni anno 140 milioni di bottiglie di vino. L’industria vinicola locale è diventata anche un motore per il turismo. Le cantine del Ningxia ricevono ogni anno oltre 3,7 milioni di visite turistiche, generando benefici complessivi per oltre 50 miliardi di yuan, pari a circa 7,3 miliardi di dollari.
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Se il vino diventa “più buono” quando si degusta ascoltando musica dal vivo
Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro nel trasmettere emozioni e stati d’animo: la musica.
Un binomio, vino & musica, sempre più concreto e che ha trovato anche l’interesse della scienza che è arrivata ad una conclusione interessante e, quindi, che ascoltare musica dal vivo mentre si degusta un vino, rende questa bevanda sistematicamente più piacevole, anche se la melodia è triste o nostalgica. A dirlo, è uno studio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), pubblicato sulla rivista “Foods”.
La ricerca, realizzata nel progetto “Cantina 5.0”, ha analizzato il comportamento di decine di partecipanti ad eventi pubblici di degustazione con musica dal vivo. In generale, il 70% ha giudicato il vino migliore con qualsiasi accompagnamento musicale, un risultato che si conferma trasversale rispetto ad età, genere e livello di conoscenza in fatto di vino e musica; in termini quantitativi, l’effetto è stato solo un po’ più marcato con la musica energica (0,97) rispetto a quella malinconica (0,72), con una differenza di 0,25.
La ricerca si inserisce in un filone internazionale di studi, ma introduce un elemento nuovo: Leggi il resto di questo articolo »
I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»
Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.
Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.
Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.
Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione, Leggi il resto di questo articolo »
Svelati al Vinitaly i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige: Prosecco davanti a tutti
Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024.
Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini si trova il Prosecco, che rimane anche il più venduto a livello nazionale (oltre 53 milioni di litri acquistati, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente). Seguono il veneto Merlot (decimo a livello nazionale) e il locale Teroldego.
Fra i vini del territorio invece da segnalare la crescita del Lagrein, che con oltre un milione e 100mila litri venduti registra il quinto incremento più alto nelle vendite annuali (+5,2%).
https://www.iltquotidiano.it – 17/04/2026
Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”
L’ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: “Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità”
VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza).
La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.
Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.
Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.
Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.
VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.
https://www.cronachedigusto.it – 08/04/2026
Il futuro del vino secondo Renzo Cotarella, enologo e manager
A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine.
“C’è un po’ di pessimismo, ma io credo che sul vino italiano sia stato fatto un lavoro grandissimo.
Resto positivo: il vino di qualità, che ha identità, personalità, territorio, resta straordinario.
È vero che dazi, guerre, economia, salute, ed anche comunicazione troppo complessa, frenano i consumi.
Dobbiamo essere più semplici, e i vini che produciamo devono non solo poter invecchiare, ma anche essere pronti quando escono dalla cantina.
I disciplinari? Devono sapersi evolvere”.
https://winenews.it – 07/04/2026
Vino italiano sotto attacco? Cotarella: “Basta masochismo del settore”
Il vino italiano torna al centro del dibattito economico e culturale, stretto tra pressioni internazionali, cambiamenti nei consumi e una narrazione che rischia di indebolire uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dal convegno “Ripensare il vino: strumenti e strategie per crescere in un mercato che cambia”, arriva un richiamo netto del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: il settore deve smettere di penalizzarsi da solo.
“Basta masochismo del vino italiano”.
L’espressione scelta da Cotarella sintetizza una fase complessa per il comparto vitivinicolo, alle prese con una crescente pressione internazionale e con campagne che mettono in discussione il consumo di vino.
“Quando parlo di masochismo enologico intendo l’intero settore vitivinicolo”, ha spiegato. “Da anni siamo attaccati da ogni fronte, spesso in maniera scorretta, non vera e ingiustificabile”.
Il riferimento è alle posizioni che associano il consumo di vino a rischi per la salute, una narrazione che, secondo il presidente di Assoenologi, non tiene conto del principio di moderazione. “Si parla di danni alla salute quando la stessa Onu ha chiarito che un consumo moderato non è dannoso”
Il rischio interno: inattivismo e comunicazione debole
Accanto alle pressioni esterne, emerge però un problema interno al sistema.
“Ci stiamo penalizzando per inattivismo, Leggi il resto di questo articolo »
Svolta in Toscana: in regione ora si potranno produrre anche gli spumanti
La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, nelle versioni bianco e rosato.
Un passaggio che formalizza una realtà già presente tra i produttori e segna un’evoluzione della denominazione. Resta ora l’ultimo via libera della Commissione europea, con l’obiettivo di rendere operativo il nuovo disciplinare entro la fine del 2026.
Il nuovo assetto prevede l’ingresso degli spumanti accanto alle tipologie già esistenti: bianco, rosato, rosso, frizzante, oltre ai vini da uve appassite (Passito) e da vendemmia tardiva. «Adesso è tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato», ha detto il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi. «L’introduzione della categoria vino spumante – sottolinea – rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane», evidenziando anche come l’uso esclusivo della dicitura «Toscana Igt» rafforzi «l’identità del vino» come marchio di qualità.
La scelta nasce da esigenze concrete. «L’introduzione delle due tipologie di vino spumante è nata dalla richiesta di molti produttori che da tempo sono impegnati in questo tipo di produzione», Leggi il resto di questo articolo »
Gestione dell’acqua in vigneto: irrigazione di precisione e pratiche per ridurre i consumi idrici
La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.
Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del 9 marzo 2026, Martino Bolognini, Davide Bianchi, Gabriele Cola e Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano) analizzano alcune delle principali pratiche agronomiche utili per migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto.
La ricerca ricorda anzitutto quanto la risorsa idrica sia centrale nel ciclo vegetativo della vite: per produrre un litro di mosto sono necessari mediamente tra 250 e 350 litri di acqua, mentre in molti contesti viticoli mediterranei i fabbisogni stagionali della coltura possono superare le precipitazioni disponibili, generando fenomeni di stress idrico.
Tra le strategie analizzate spicca l’irrigazione di precisione, che consente di distribuire l’acqua in modo mirato in base alle caratteristiche dei suoli e alle reali necessità delle piante, riducendo gli sprechi e migliorando l’uniformità produttiva del vigneto. Accanto a questa soluzione, gli autori evidenziano l’importanza di una gestione innovativa del suolo, ad esempio attraverso l’inerbimento controllato, capace di migliorare la struttura del terreno e limitare le perdite di acqua per evaporazione.
Un ulteriore strumento è rappresentato dall’uso di prodotti antitraspiranti, come il pinolene o il caolino, che riducono il consumo idrico della pianta senza compromettere l’attività fotosintetica. Infine, anche la scelta del materiale genetico, in particolare delle cultivar e dei portinnesti più adatti ai diversi contesti pedoclimatici, può contribuire a migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua già in fase di impianto del vigneto.
Le pratiche illustrate rientrano tra le strategie studiate nel progetto internazionale Water-Fruitprint, dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua nelle colture frutticole e viticole delle aree mediterranee.
https://www.unioneitalianavini.it – 15/03/2026