Vicenza, il primo distributore automatico di carne italiano: inventiva o capriccio?

Si trova a Malo, in provincia di Vicenza, la prima macelleria dotata di distributore automatico che permette di vendere carne anche a negozio chiuso e riducendo quindi gli sprechi.

L’idea è di Antonio Adriani, che nel 1967 ha fondato con il fratello Santino la FAS di Schio, un’azienda nata con la costruzione, a mano, del primo prototipo di distributore automatico. La grande intuizione è dunque quella che qualsiasi cosa può essere venduta con la formula automatica.

Il caso pilota è quello della macelleria “La sartoria della carne”, negozio a gestione famigliare nel cuore di Malo (Vicenza), comune di circa 15mila abitanti che oggi può essere definito come la prima boutique della carne in Italia ad aver accolto la sfida del digitale nel settore dei prodotti freschi.

Un progetto sviluppato da FAS International avviato nel 2020, quando ha proposto a Denis Deganello di installare un distributore automatico refrigerato per la carne, da sfruttare come punto vendita 24 ore su 24, anche a negozio chiuso. Un progetto altamente innovativo per una realtà di provincia che ha sempre lavorato di passaparola e contatto con il cliente.

Legami e modi di fare comunità che teniamo a definire insostituibili e che speriamo non perderemo, ci permettiamo di aggiungere.

Intanto a Stone Ridge, nello stato di New York già dal 2018, Josh Applestone, macellaio dalla forte spinta innovativa, ha deciso di dotare la sua Applestone Meat Company di un distributore automatico di carne fresca aperto 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana.

https://www.romait.it – 31/01/2023

Vino: Spagna, no a misure unilaterali su etichette

La questione dell’etichettatura degli alcolici va risolta all’interno dell’Ue, “ogni approccio unilaterale sinceramente non mi sembra adatto”.

Così il ministro spagnolo dell’agricoltura Luis Planas arrivando al Consiglio a Bruxelles.

“Dobbiamo preservare il mercato unico e questo vuol dire avere un approccio comune – ha detto Planas – abbiamo rispetto delle competenza degli Stati membri in materia di salute però qui stiamo regolamentando un prodotto alimentare riconosciuto dal Trattato di funzionamento dell’Ue, abbiamo chiesto alla Commissione di pronunciarsi su questo tema, so che c’è un gruppo di Stati membri che pensa a un ricorso al Wto, ma questo è un problema che dobbiamo risolvere in famiglia, all’interno dell’Ue e ogni approccio unilaterale sinceramente non mi sembra adatto”.

https://www.ansa.it – 30/01/2023

Il vino come “facilitatore” di relazioni umane: Eros e convivialità

Le riflessioni di Rosario Iannacchero, neurologo, e presidente Società Italiana Studio Stroke

“Il vino è uno strumento che stimola l’amicizia, il suo consumo moderato aiuta a relazionarsi, si dice “in vino veritas”, importante è non esagerare.

Il vino ha la sua storia, e per le malattie cardio e celebro vascolari in determinate condizioni può avere anche un ruolo protettivo e preventivo.

Dire categoricamente che non si deve mangiare questo o quello, o che non si deve bere, è un messaggio che non è corretto”.

https://winenews.it – 19/01/2023

Europa. No al teschio sulla bottiglia di vino si può accusare l’abuso, non l’uso

La campagna europea sugli alert sanitari in etichetta Francamente, non me l’aspettavo. Bruxelles ha dato l’ok agli alert sanitari sulle bottiglie di vino. Già non capisco che senso abbiano gli allarmi sui pacchetti di sigarette: tu sei lo Stato, hai messo nella Costituzione che il tuo compito è proteggere la salute dei tuoi cittadini, allora come puoi vendere, in regime di monopolio (cioè: tu vendi questo prodotto, ma impedisci che chiunque altro possa venderlo), un prodotto ma nel contempo decidi di contrassegnarlo con l’ammonimento che chi lo usa può ammalarsi e addirittura morire?

Il messaggio che trasmetti contraddice la ragione per cui esisti, perché con quel messaggio tu Stato dici: io fabbrico (ieri) o faccio fabbricare (oggi) e vendo questo prodotto altamente nocivo, dunque faccio del male a voi cittadini, ma con questo mercato ci guadagno, quindi faccio del bene a me. Perciò: morite ma datemi soldi. Ho sempre pensato, ma so che scriverlo è audace, che fabbricare e vendere sigarette sia incostituzionale. Lo Stato potrebbe (anzi, dovrebbe) essere condannato per questo. Credo d’averlo anche scritto. Ma non succede nulla. Una volta, quando prendeva piede l’informazione sui mali prodotti dal fumo, sui pacchetti di sigarette veniva stampigliato il teschio della morte, con la scritta: “Il fumo uccide”.

Per lo Stato era un problema economico: era enorme la somma che lo Stato ci rimetteva per le malattie polmonari e per le assenze dal lavoro. Il fumo, e lo dico da non-fumatore, era indicato come causa di molti malanni e di nessun beneficio, se non la rilassatezza che conferisce a chi ormai ne patisce la dipendenza. Ma per il vino non è così. Per il vino si può accusare l’abuso ma non l’uso. L’uso ha una tradizione trimillenaria e ha creato una cultura raffinata.

Ci sono i popoli del vino e i popoli della birra, e i popoli della birra considerano più raffinati i popoli del vino. “Volete qualcosa da bere?” chiede una sorella Buddenbrook al fratello che la va a trovare. “Sì, grazie” risponde quello. “Birra o vino?”. “Come volete voi”. “No no, come volete voi”. “ Vino, grazie”. “Davvero non volete birra?”. “Come volete voi”. “No no, come volete voi”. “Allora vino, grazie” risponde lui piccato. Thomas Mann mette questo dialogo nei Buddenbrook come esempio di rozzezza: tutti, anche quelli che bevono birra, sanno che il vino è più raffinato. Il vino è cultura: bevendo vino nei lirici greci si festeggiava la morte del tiranno. Col vino si concludono gli affari, e il mediatore offre un bicchiere al compratore e uno al venditore.

Nel vino si può sentire, io la sento, la composizione minerale delle colline che l’han prodotto. Sull’Amarone della Valpolicella sento il sole del lago di Garda. È come bere il sole. Perciò dico: sulla bottiglia mettiamo una foto delle colline che han nutrito le vigne, non un simbolo mortuario. Se poi all’estero vogliono boicottare i nostri vini perché loro non reggono il confronto, cerchino di migliorare.

https://www.avvenire.it – 17/01/2022

Vino: Lollobrigida, le bugie nuocciono gravemente alla salute

“Le bugie nuocciono gravemente alla salute e sosterremo in ogni modo non solo azioni di difesa rispetto all’aggressione di etichettature fasulle, ma faremo tutte le azioni promozionali per spiegare ad ogni livello quali sono i benefici della dieta mediterranea, nella sua complessità, e dei prodotti della nostra nazione”.

Così il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida a margine di un convegno sulla ‘minaccia’ del cibo sintetico organizzato da Coldiretti Brescia a Lonato del Garda.

La sfida, dice il ministro, è ulteriore spinta all’export contro modelli di consumo che non sono utili alla salute.

Secondo Lollobrigida, “dire che il vino nuoce gravemente alla salute significa negare l’evidenza.

Bere con moderazione – spiega – fa anche bene, e questo è un dato che ogni scienziato penso potrà affermare con serenità. Ogni eccesso fa male. Allora stigmatizzare la qualità di questo prodotto serve ad indirizzare il consumatore verso altri prodotti, magari quelli iperprocessati come le bevande ad alta presenza di zuccheri, la cui produzione è gestita da grandi multinazionali oppure, e questo è l’altro dubbio, ingenerare il convincimento che un bicchiere di vino a 13-14 gradi sia uguale a distillati a 60-70 gradi e difendere il loro modello di consumo e produzione dall’espansione degli acquisti del buon vino europeo, come quello italiano”.

“Contrasteremo il cibo sintetico in ogni modo, con ogni mezzo”, ha aggiunto Lollobrigida: “Il cibo è un rapporto tra uomo, terra, natura. Si tratta di un prodotto di qualità che dev’essere dato alle persone, che non sono solo consumatori. Tutti abbiamo il diritto di mangiare bene e il cibo sintetico non è buon ciboIl mini. Non ci convincerà mai nessuno che un prodotto iperprocessato possa essere utile alla salute dell’uomo e all’economia della nostra nazione”.

https://www.ansa.it – 13/01/2023

L’ultima follia Ue Etichette del vino come quelle delle sigarette

“Il vino nuoce gravemente alla salute”. Presto potremo leggere questa frase su apposite etichette applicate alle bottiglie di vino. Sì, sulla falsa riga di quelle usate per i pacchetti di sigarette. E’ l’ultima, assurda, iniziativa targata Ue.

I cosiddetti “alert sanitari in etichetta”, mettono così vino e birra sullo stesso piano del tabacco. Si tratta per l’esattezza di una normativa irlandese a cui Bruxelles ha dato il via libera, consentendo a Dublino di adottarla. Al momento, dunque, soltanto l’Irlanda dovrebbe equiparare tutti gli alcolici al tabacco, con specifiche etichettature del tipo: “Il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”.

Il semaforo verde dell’Unione europea è arrivato nonostante i pareri contrari dei principali produttori di vino: Italia, Francia e Spagna. Oltre ad altri sei Paesi membri che hanno bocciato la misura in questione. Peraltro la Commissione europea ha pure annunciato iniziative comuni sull’etichettatura degli alcolici per ridurre il “consumo dannoso” di alcolici, tra cui anche dichiarazioni nutrizionali e avvertenze per la salute.

Sull’autorizzazione Ue concessa all’Irlanda, è durissima la presa di posizione di Coldiretti, che denuncia un vero e proprio “attacco diretto all’Italia, principale produttore ed esportatore mondiale (di vino) con oltre 14 miliardi di fatturato di cui più della metà all’estero”. Secondo Coldiretti si tratta infatti di un pericoloso precedente che potrebbe aprire le porte a una normativa che metterebbe a rischio una filiera che in Italia dal campo alla tavola “garantisce 1,3 milioni di posti di lavoro”.

Per questo “è del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici – fa notare il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino, diventato in Italia l’emblema di uno stile di vita attento all’equilibrio psico-fisico, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol”. Di conseguenza, il giusto impegno Ue per tutelare la salute dei cittadini, secondo Coldiretti “non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”.

https://www.ilprimatonazionale.it – 11/01/2023

La valle del Douro è “città” europea del vino 2023

Recevin, il network europeo che riunisce le Città del Vino, che nel quadriennio 2022-2026 è guidato dall’Asociación española de Ciudades del Vino (Acevin), ha assegnato, lo scorso 15 giugno alla regione vitivinicola portoghese del Douro, il titolo di “Città europea del vino 2023”, riconoscimento di un’iniziativa che fin dal 2012 ha lo scopo di promuovere i territori vitivinicoli europei.

A sei mesi dalla nomina, lo scorso 2 gennaio, la Comunità Intercomunale del Douro (Cim Douro) l’associazione dei comuni della regione, ha emesso un comunicato stampa (si legga qui) in merito a questo riconoscimento. La regione – già da alcuni anni parte del patrimonio UNESCO – aveva presentato la sua candidatura come European Wine City 2023 con il motto “All Aroud Wine, All Around Douro”, con lo scopo, dunque, di aprire “al mondo” una regione che per secoli si è dedicata alla sola produzione di vino. Quello del Douro – si legge nel comunicato del CIM – è un territorio ricco di paesaggi carismatici, con un fiume navigabile; ciò crea un valore aggiunto alla produzione del vino: un’opportunità dunque per promuovere l’enoturismo e la cultura locale, evidenziando quanto il vino sia elemento strategico ed essenza dell’attività economica del territorio.

I diciannove sindaci della regione si dicono dunque pronti a raccogliere la sfida di Douro European City of Wine 2023, insieme agli enti locali e regionali e ai circa 22mila produttori, assumendo l’urgenza di valorizzare il prodotto vino e di costruire insieme una regione equilibrata e sostenibile .

Il gala di presentazione della Città europea del vino del Douro si svolgerà il 4 febbraio, alle 21:00, presso il Centro Multiusos de Lamego.

https://news.unioneitalianavini.it – 07/01/2023

Smettetela di chiamarli rifugi

“Smettetela di chiamarli rifugi”. E’ chiaro il commento del Cai Alto Adige sull’iniziativa “Sommelier in pista” organizzata dall’Alta Badia che propone degustazioni dei migliori vini dell’Alto Adige lungo le piste da sci, nei rifugi partner Ütia I Tablà, Las Vegas, Rifugio Lé, Tamá, Ütia de Bioch, Ütia Pic Pré, Moritzino e Pic Pré.

“Non ho nulla contro queste iniziative che portano turismo e introiti sul territorio – sostiene Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige -. Ma per rispetto nei confronti dei rifugisti, chiamate questi locali con il loro vero nome: sono ristoranti a tutti gli effetti, non rifugi”.

La critica quindi non è diretta alla proposta in sé, (i cui appuntamenti partiranno da gennaio 2023), che prevede di portare gli sciatori, accompagnati da una guida e da un sommelier esperto, da un rifugio all’altro per la degustazione di “pregiati vini altoatesini”, quanto invece alla denominazione delle strutture partner.

“E’ vero che si trovano lungo le piste da sci, quindi in quota – aggiunge -, ma non sono rifugi: con questo nome si intende una struttura volta ad accogliere l’escursionista che cerca un riparo per dormire in montagna. In un secondo momento anche i rifugi si sono adeguati a offrire anche un pasto caldo, ma ricordiamoci che rimane un posto ‘spartano’”.

Negli ultimi anni come più volte è stato sottolineato, il concetto di rifugio è cambiato, diventando una vera e propria meta “dove andare a mangiare”, piuttosto che un punto d’appoggio e un luogo di passaggio. “Il problema però è che si creano confusione e false aspettative nel turista se si continua a promuovere questa idea del rifugio-ristorante. Ampliare così tanto la denominazione è chiaramente una questione di marketing, per creare un immaginario più romantico”.

Tutto questo si riflette sui rifugisti “che gestiscono strutture in zone spesso impervie – conclude il presidente -, affrontano una serie di problematiche, come solo l’approvvigionamento, che li mette a dura prova. E spesso si trovano ad avere a che fare con una clientela ‘difficile’ e sempre più esigente, le cui richieste spesso non possono essere soddisfatte per mancanza di una ‘cultura della montagna’”.

https://www.ildolomiti.it – 03/01/2023

Vino novello e vino nuovo, conosci la differenza?

Se sei un estimatore o un’estimatrice di vini, devi necessariamente conoscere la differenza tra un vino novello ed un vino nuovo. In molti credono siano la stessa cosa ma non è così.

A differenza di quanto si pensi, il vino novello ed il vino nuovo, non sono la stessa cosa, anzi! Entrambi conservano una loro peculiarità, l’unica assonanza è la parentela ma uno non ha nulla a che vedere con l’altro. Tali caratteristiche dovrebbero essere conosciute da tutti, anche dai meno esperti, al fine di non chiedere una bottiglia sbagliata e quindi fare brutta figura magari ad una cena.

E’ giusto che tutti sappiano cosa gli è stato versato nel bicchiere, essere consapevoli del prodotto con il quale si sta avendo a che fare è sicuramente una marcia in più anche per cultura personale. La caratteristica fondamentale è che entrambi i vini si differenziano a seconda del tipo di vinificazione.

Possiamo definire il vino novello come un cugino stretto del vino francese, il Beaujolais nouveau. Questa bevanda è ottenuta da uva appena raccolta nell’annata in corso con una tecnica di vinificazione diversa da quelle usuali, ovvero viene adoperata la macerazione carbonica. I grappoli interi vengono chiusi in silos di acciaio ermetici con dell’anidride carbonica la quale avvia il processo di fermentazione intracellulare. In questo modo l’uva non è pigiata ma macera in assenza di ossigeno per 10 giorni ad una temperatura costante di 30°C.

Considerate che è un processo di produzione molto veloce quindi il vino non sviluppa una struttura importante, a tal fine le normative italiane impongono che venga consumato dal 30 ottobre al 31 dicembre.

Il vino nuovo invece, è il vino fresco, ovvero prodotto dalla classica vendemmia. L’uva viene pigiata e fatta invecchiare secondo i metodi tradizionali, a differenza del vino novello è più strutturato dalle note particolari a seconda della zona di produzione.

https://www.orizzontenergia.it – 31/12/2022

Vini dealcolati? La nuova normativa provoca polemiche e perplessità

Dopo il recente successo in sede europea (forse meglio dire scampato pericolo) che ha fatto sì che il che il vino non debba esser etichettato come “bevanda dannosa per la salute”, altre nubi si addensano sul futuro di questa bevanda, che fa parte della storia e tradizione di tutti i popoli mediterranei.
Non ci si può oramai più nascondere di fronte al fatto che le normative europee consentono di produrre vini privi di alcol o quasi, e di conseguenza anche la normativa italiana dovrà in qualche modo adeguarsi e trovare una propria via per sottostare all’indirizzo proveniente dall’Europa.

Il governo sta dunque preparandosi a mettere mano alla normativa vigente per far sì che siano chiare le regole in questo settore così importante per l’Italia.

“Il Ministero è da tempo impegnato nella elaborazione di una disciplina chiara ed efficace sulla produzione e la commercializzazione dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati”, ha detto recentemente il Sottosegretario all’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, Luigi D’Eramo, in una interrogazione a risposta immediata in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.

La normativa proveniente da Bruxelles sta provocando tante polemiche, perplessità e paure tra chi da sempre produce vino e non vuole sentire chiamare con lo stesso nome una bevanda diversa e priva, oltre che dell’alcol, della tradizione millenaria che a essa è associata in Italia ma non solo.

La posizione del governo italiano non è di contrarietà a questa apertura verso una nuova produzione, quanto più di perplessità riguardo il fatto che questa possa essere chiamata vino.

Recentemente infatti il ministro all’agricoltura e la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida in occasione di un suo intervento a Eima a Bologna fiere, aveva dichiarato che un vino senza alcol, semplicemente non avrebbe potuto chiamarsi vino; la partita dunque è aperta. La fase di confronto con il settore è avviata, i prossimi mesi saranno decisivi per scrivere la storia futura del vino tradizionale e di quello senz’alcol.

https://www.apetimemagazine.com – 31/12/2022