Degustazioni

Scegliere il vino senza essere esperti

Poi arriva il momento in cui ti invitano a cena e butti lì da incosciente “okay, al vino ci penso io”. Salvo non sapere cosa mangerete e quindi di fatto brancolare nel buio. Per questa specifica ed “estrema” eventualità la soluzione più saggia è un Metodo Classico: le bollicine sono come i blue jeans, stanno bene con tutto e non passano mai di moda. Se poi si scopre che in tavola c’è lo stracotto d’asina o i bolliti misti, potrete sempre dire che lo spumante è per gli aperitivi.

Scherzi a parte. La scelta del vino è un momento fortemente rivelatore (uno dei tanti!) dell’indole umana. Provate ad osservare l’acquirente dubbioso al supermercato, io l’ho fatto: nove volte su dieci toglie dallo scaffale una bottiglia costosa, la osserva, finge di leggere l’etichetta e poi la ripone. Quindi fa lo stesso con un vino di fascia bassa (parlo del prezzo ovviamente). Il ragionamento è basico: questa costa troppo, questa troppo poco quindi è scadente. E alla fine compra la via di mezzo, convinto di aver fatto l’affare, ma non avendone alcuna certezza. Perché il rapporto qualità-prezzo nel vino è materia evoluta, dunque la prima cosa di cui “dotarsi” sarebbe un amico che lavori in un’enoteca o in un ristorante, un vignaiolo, un sommelier, insomma un vero esperto con il quale instaurare un rapporto fiduciario, per ottenere la dritta giusta in ogni occasione: la cenetta romantica, l’invito con la moglie a casa di amici, il pranzo di Natale e la “magnata” a casa di un compagno di squadra del calcetto.

Il vino non si acquista però solo per abbinarlo a un cibo predefinito, anzi, può essere interessante fare l’esatto contrario: prendere una bottiglia dallo scaffale per mera curiosità e poi riflettere sulla preparazione a cui sposarla. Avendo presente alcuni cardini fondamentali, che per la persona curiosa sono quasi spontanei, ma per altri (magari abbacinati dalla bella etichetta) assolutamente no.

Due terzi di quello che c’è da sapere sul vino sta sulla retro-etichetta. E quel che manca oggi avete comunque la fortuna di trovarlo Leggi il resto di questo articolo »

Il Catarratto? Un vitigno con un potenziale inimmaginabile

Che il Catarratto sia sempre stato un vitigno sottovalutato lo sanno bene i nostri enologi e gli esperti del vino. Ma adesso a dirlo è perfino il New York Times. Nella speciale classifica dei venti migliori vini al mondo sotto i 20 euro, l’esperto enogastronomico americano Eric Asimov, inserisce proprio il Catarratto dell’Azienda vinicola Feudo Montoni di Cammarata, in provincia di Agrigento.

Nell’articolo del NYT Asimov scrive: «Il Catarratto è forse l’uva bianca più coltivata in Sicilia, ma non ha una grande reputazione. Era ampiamente usato nel Marsala, un vino liquoroso dolce, insieme a molti bianchi economici. Ma se fosse stato coltivato coscienziosamente e prodotto con cura? Avrebbe un potenziale inimmaginabile?». E le potenzialità del Catarratto le conoscono bene i nostri enologici, soprattuto le nuove generazioni.

Nella seconda parte Asimov si sofferma sul vino prodotto dalla cantina agrigentina, aggiungendo: «Non definirei questo vino una rivelazione. Ma Feudo Montoni coltiva biologicamente nella Sicilia centrale e produce una manciata di ottimi vini, e direi che questa è una bella resa: secca, vivace e profondamente erbacea. Perfetto da bere in abbinamento con pesci delicati e crostacei»

Il Catarratto è un vitigno a bacca bianca diffuso prevalentemente nella provincia di Trapani, ma il famoso critico enogastronomico l’ha dovuto trovare al di fuori della nostra provincia. A questo punto, la sfida per le cantine del trapanese è stata lanciata.

www.tp24.it – 03/042021

Il vino invecchiato un anno nello Spazio ha un gusto assurdo ma ottimo, a quanto pare

Cosa ci fa un vino nello Spazio? La risposta più breve è che diventa uno dei vini più rari al mondo e, di conseguenza, anche uno dei più preziosi. Proprio così, un Petrus Pomerol da 5 mila euro a bottiglia ha trascorso 365 giorni nello Spazio, insieme a 320 frammenti di viti di Merlot e Cabernet Sauvignon, tornati sulla Terra lo scorso gennaio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Si è trattato di un esperimento, e molto ben riuscito perché ora ricercatori di tutto il mondo, riuniti a Bordeaux, stanno studiando il prezioso liquido per capire come l’ambiente spaziale potrebbe averlo influenzato, modificandone il colore il sapore e la consistenza.

In questi giorni i sommelier e gli esperti di vini stanno dando le loro prime impressioni dopo l’assaggio: c’è che ha scritto di un “sapore di petali di rosa”, altri hanno notato un certo “aroma di falò” che potrebbe essere stato leggermente accentuato dal viaggio spaziale, ma la notizia più sorprendente è che lo spazio “sembra aver dato energia alle viti”, come riporta un lungo articolo di Associated Press dedicato all’incredibile scoperta.

La ricerca sul Petrus Pomerol non riguarda solo il gusto e la possibilità che il vino, nello Spazio, migliori. Il progetto fa parte di un tentativo di scienziati, biologi universitari e ricercatori di rendere le piante sulla Terra più resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, esponendole a nuovi ambienti e nuovi fattori di stress che possono aiutare a capire i diversi processi di invecchiamento.

In questo momento è in corso una delle fasi della sperimentazione, con una dozzina di sommelier Leggi il resto di questo articolo »

Perché tra vino e formaggio è ‘affinita’ elettiva’

Un buon vino può cambiare decisamente in meglio una cena, ma vale anche il contrario. Anche i cibi possono rendere migliore un calice di bianco o rosso. Gli abbinamenti classici che si tende a fare, ad esempio il formaggio con un bicchiere di buona qualità, hanno un loro senso anche dal punto di vista scientifico: i grassi nel cibo interagiscono infatti con i composti nel vino chiamati tannini per migliorare il sapore della bevanda.

Lo rileva una ricerca dell’Università di Bordeaux, pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry. I tannini sono un gruppo di composti amari e astringenti che si trovano naturalmente nelle piante, nei semi, nella corteccia, nel legno, nelle foglie e nelle bucce dei frutti, compresa l’uva. I ricercatori affermano che questi composti ‘espandono’ i lipidi, cosa che ne accentua il gusto e maschera così il sapore amaro. Per i loro esperimenti, i ricercatori hanno realizzato un’emulsione, usando olio d’oliva, che forniva i lipidi, acqua e un emulsionante, chiamato fosfolipide DMPC.

Quindi, hanno aggiunto un tannino d’uva, chiamato catechina, e hanno studiato i lipidi nell’emulsione con risonanza magnetica nucleare e microscopia ottica ed elettronica. Il team ha scoperto che la catechina si è inserita nello strato di emulsionante che circondava le goccioline di olio, provocando la formazione di goccioline più grandi. La parte superiore dell’emulsione (la più ricca di goccioline di lipidi) è diventata cremosa, quella inferiore trasparente.

Questo risultato ha mostrato che il tannino favorisce la formazione di cremosità e queste goccioline di lipidi più grandi mascherano il gusto astringente dei tannini . In alcuni test di assaggio, poi, dei volontari hanno riferito che consumare un cucchiaio di olio di colza, vinaccioli oppure d’oliva prima di assaggiare una soluzione di tannino riduceva l’astringenza dei composti. “Gli oli di colza e di vinaccioli riducono o addirittura eliminano l’astringenza delle soluzioni di tannino, che non sono più percepite come astringenti ma fruttate dopo l’ingestione di olio d’oliva”, spiegano gli esperti. Questo fa concludere che esiste una “affinità reciproca” tra tannini e lipidi, contenuti oltre che nel formaggio anche nelle carni.

www.ansa.it/ – 05/03/2021

La leggenda del vino di Montefiascone Est! Est!! Est!!!

La leggenda del vino di Montefiascone, il celebre Est! Est!! Est!!!. Il racconto è ambientato nel medioevo e vede protagonista il prelato tedesco Johannes Defuk.

Nell’anno Mille, Enrico V viene eletto imperatore. La cerimonia ha luogo a Roma. Enrico V decide di raggiungere la capitale dell’impero in compagnia del prelato Defuk. Il vescovo, che si sposta in compagnia del coppiere Martino, amava il cibo e, in particolare, il  buon bere.

Per poter approfittare al meglio delle prelibatezze locali, Johannes incarica Martino di precederlo così che potesse testare, in anteprima, le osterie migliori. In tutti i luoghi nei quali avesse trovato un buon vino avrebbe dovuto scrivere “Est”, ossia “c’è” mentre se fosse stato eccezionale avrebbe dovuto ripetere la parola due volte.

Quando il coppiere giunge a Montefiascone, nel Lazio, assaggia il vino bianco locale trovandolo particolarmente pregiato. Così, nel rispetto degli accordi col prelato, sul muro del locale scrisse “Est! Est!! Est!!!”, ripetendolo tre volte. Poco dopo, Defuk arriva a Montefiascone e decide di verificare se il giudizio di Martino sia effettivamente condivisibile.

Il vino è così squisito che decide di sostare nel borgo per qualche giorno, ritardando il suo arrivo a Roma. Dopo l’incoronazione di Enrico V, il vescovo non tornerà più in Germania, preferendo trasferirsi a Montefiascone. Purtroppo, il troppo vino condurrà alla morte Johannes che riposa nella chiesa di san Flaviano. Nel suo testamento dispose che il borgo beneficiasse di 24mila scudi come ricompensa per i giorni qui trascorsi. Il fido Martino compose il suo epitaffio scrivendo “Qui giace il mio signore, morto per il troppo Est!”.

Montefiascone si trova nella provincia di Viterbo, sui Monti Volsini. E’ un borgo di origine antichissima, dominato dalla cattedrale intitolata a santa Margherita. In centro si possono ammirare altri monumenti come la chiesa di san Flaviano, sulla quale è stato edificato un secondo edificio di culto. Altrettanto suggestiva è la rocca dei Papi, usata dai pontefici durante i periodi di riposo. Dalla rocca si gode di un panorama unico.

A  Montefiascone, oltre al notevole vino bianco, vinificato sia con il metodo classico che come spumante, si può godere di una natura suggestiva e dai paesaggi suggestivi del lago di Bolsena.

mediterranews.org – 26/01/2021

Aceto balsamico di Modena IGP e aceto di vino

C’è chi lo usa solo per condire le insalate e chi lo ama a 360°, impiegandolo per marinature e altre ricette agrodolci. Stiamo parlando dell’aceto di vino, un condimento ricco di proprietà benefiche: scopriamo come usarlo in cucina e perché fa bene.

Forse non tutti sanno che l’aceto è un alimento con interessanti proprietà nutrizionali, utile per equilibrare le funzioni dell’organismo e per mantenersi in forma. Ebbene sì: si tratta infatti di un condimento ipocalorico, perfettamente indicato per chi segue una dieta e capace di aumentare la sensazione di sazietà. Nessuna controindicazione per chi deve badare al colesterolo: l’aceto di vino, infatti, non ne contiene. Fra i suoi benefici c’è inoltre l’azione antiossidante, esercitata dai polifenoli dell’uva: preziosi per contrastare i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, e per rafforzare il sistema immunitario.

Come per tutti gli alimenti, il dosaggio giornaliero conta e questo vale anche per l’aceto di vino: i pro e i contro devono essere valutati con attenzione da parte dei soggetti diabetici o in cura con farmaci antipertensivi. Via libera anche all’aceto balsamico, anch’esso ricco di proprietà benefiche e – facendo attenzione alle quantità – alla glassa di aceto balsamico. Quale scegliere per limitare le calorie? Basta optare per i prodotti privi di zuccheri aggiunti.

Come abbiamo visto, ci sono ottimi motivi per consumare l’aceto di vino e per farne un protagonista in cucina. Al di là degli usi più scontati, come condire le insalate o usare l’aceto – di vino o di mele – per le conserve, sono tante le ricette interessanti da inserire in menu. Chi ama i sapori agrodolci, in particolare, può utilizzarlo per le ricette orientali e di ispirazione fusion. Un altro impiego classico è usarlo per le marinature, ad esempio per insaporire i filetti di pesce. Volendo, all’occorrenza, lo si può usarle per un piccolo trucco: ovvero, per sfumare le pietanze in cottura sostituendo il vino con l’aceto di vino.

Per prima cosa, l’etichetta scelta deve essere sinonimo di qualità: in caso contrario, si avrà a che fare con un prodotto economico ma standard, verosimilmente privo di personalità e insignificante dal punto di vista aromatico. Chi è solito mangiare bio può puntare sui prodotti più sani e naturali,come l’aceto di vino bianco o rosso privo di coloranti e conservanti e prodotto in Italia da uve biologiche certificate. Senza tralasciare le altre proposte, come l’aceto di cocco, di melograno e l’aceto di mele.

La Redazione – 15/01/2021

Vin brulè: la bevanda protagonista dell’inverno

Per quanto l’autunno abbia avuto uno dei suoi inizi più miti, già si attende il momento del vin brulè, il vino caldo e fortemente speziato utile per combattere il freddo dell’inverno ed al quale la tradizione attribuisce anche molti prodigi per la salute.

Con ricette leggermente diverse, questo vino è presente nel folklore popolare di moltissimi Paesi europei. Chiamato “mulled wine” nei Paesi anglofoni, “vin chaud” in Francia e “glühwein” in Germania, è anche diffuso in Italia, soprattutto nel più freddo settentrione dove, in omaggio al regionalismo nostrano, è conosciuto con diversi nomi: “vinbruè”, “bisò” o “vin càud”.

Sempre comunque tre gli ingredienti principali, come ricorda Garantitaly: vino, zucchero, spezie e frutta. Il vino è quasi sempre rosso e tra le spezie più utilizzate spiccano cannella e chiodi di garofano, mentre per la frutta, i tipi più comuni sono le scorze di agrumi e i pezzetti di mela. E, anche se nessuno studio scientifico è stato mai seriamente condotto per comprovarli, i benefici che la cultura orale popolare attribuisce al vin brulè sono molti e sorprendenti.

Prima di tutto, ovviamente, il calore prodotto da questo vino è un aiuto contro il raffreddamento corporeo: non a caso è proprio all’aperto che il consumo di questa bevanda è più diffuso l’immagine del brulè è associata alla neve e ai mercatini di Natale, che quest’anno però sono vietati dal Dpcm del 3 novembre.

E poi c’è il resveratrolo: questa sostanza, sempre presente nel vino rosso, ha ormai ben dimostrate proprietà antiossidanti e larghi studi medici ne hanno dimostrato l’efficacia contro l’invecchiamento e alcune patologie anche gravi: ebbene, pur senza alcuna controprova, in molti sostengono che la cottura del vino, facendo evaporare il contenuto alcolico, rafforza questi benefici generati dal resveretrolo.

E poi ci sono le spezie che bollite nel vino sprigionano al massimo il loro effetto contro il raffreddore e la cattiva digestione. E basta inalare i vapori caldi sprigionati da questo vino perché le vie aree intasate trovino sollievo.

www.corrierenazionale.it – 22/11/2020

La mystery box di/vi/na che insegna a conoscere (e bere) il vino

È difficile bere bene? Meno di quanto si immagini. Come conoscere il vino è la domanda chiave da farsi quando si deve capire quale bottiglia scegliere/stappare/degustare. E gli abbinamenti? Un altro argomento da conoscere bene.

I gusti non si disputano, ma di wine emergency sono pieni i Whatsapp rivolti a santi bevitori di fiducia, cultori di vini rossi strutturati o amanti di bianchi da bacio sulla fronte, fino ai più complessi ed estremi orange lovers che non si separano mai dai loro non filtrati preferiti. Di fronte a tanta libertà d’azione, scegliere di conoscere il vino e l’universo orbitante comincia dal bere di persona formando il gusto.

Sì, ma come si impara a bere bene senza farsi sopraffare troppo dal momento della selezione? Intanto ci si libera del problema a monte, ovvero i vini da bere assolutamente. Non esiste l’assolutismo. Esiste l’intelligenza del bere bene, e anche questa si può apprendere. Con pratica discreta.

Voilà l’evoluzione dell’abbonamento a domicilio, un servizio di wine subscription per imparare a scegliere il vino correttamente e lanciarsi in assaggi quanto mai arditi. Anche da regalare, ovviamente, a quelle persone che si chiedono sempre come degustare il vino correttamente. Leggi il resto di questo articolo »

Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente

Siamo soliti pensare che in cucina si può usare un vino di bassa qualità. E che invece quando facciamo aperitivo oppure lo pasteggiamo a tavola debba essere un vino eccezionale. Assolutamente no, ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente. Il vino di alta qualità andrebbe usato sia quando si cucina sia quando si pasteggia a tavola.

Si possono usare sia vini bianchi sia vini rosso. E questo liquido è possibile sfumare oppure marinare i cibi. Il vino serve a creare una piccola cremina nella pietanza. Infatti si usa molto quando di cucina la carne rossa. Questa si sfuma spesso con il vino rosso, in questo modo diventa morbida e assume un sapore ancora più buono.

Stessa cosa si fa con le carne bianca. Con il vino bianco invece si sfumano solitamente le verdure, il pesce o anche delle zuppe. Se poi siete persone molto creative potete passare anche all’utilizzo dello spumante o di liquori. La cosa importante è scegliere il vino. Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente.

Spesso quando cuciniamo usiamo un vino di bassa qualità, perché “tanto è per cucinare”. Ecco no, assolutamente no. Il vino anche se è per cucinare deve essere di buona qualità. Quando cucinate e versate il vino per sfumare il vostro piatto, dovete sapere che questo evaporerà. Ma c’è una cosa che invece rimane: il gusto di acido.

L’acidità rimane e si mixa al sapore della vostra carne. Quindi se usate un vino di scarsa qualità, i cattivi aromi o la troppa acidità del vino andranno ad alterare il cibo da voi cucinato.

E magari avevate spesso molti soldi per un arrosto, vi siete impegnati molti per cucinarlo e perché rovinarlo con un vino scadente? Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente.

www.proiezionidiborsa.it – 29/09/2020

Degustazione di vino online, gli incontri digitali sono il futuro dei viticoltori

Con una scatola degna di un brand di alta moda è iniziata la mia prima degustazione online, tendenza obbligata in un anno funestato dalla pandemia, che ha affondato la tradizionale visita in cantina in favore di tour interattivi. Tre bottiglie del kit Masterclass Prosecco di Villa Sandi, la cui proposta include anche i kit per l’Esperienza Opere, per l’Esperienza Superiore e per quella Classica (prezzi da 25 a 58 euro), spedite a domicilio come mossa preventiva dell’incontro con le guide che, a differenza del solito programma, in questo caso vanno oltre il vino e spaziano tra arte, storia e territorio.

L’azienda vitivinicola della famiglia Moretti Polegato, che conta su cinque tenute tra Veneto e Friuli Venezia Giulia per un totale superiore ai 160 ettari, vanta una delle più belle cantine d’Italia (punto a favore della visita in loco rispetto a quella interattiva, e su questo non c’è margine di discussione), poiché la sede sorge nel complesso palladiano eretto nel 1622 ai piedi delle colline trevigiane, tra le zone DOCG del Prosecco di Valdobbiadene e quella DOC dei vini del Montello.

Concordato giorno e orario della degustazione via Zoom, che si aggira sui 50-60 minuti con un massimo di cinque partecipanti, si parte con la conoscenza virtuale di Lisa, sommelier e guida del giro virtuale che si apre con la discesa nelle gallerie, un percorso di 1,4 chilometri che passa in rassegna le circa 1,5 milioni di bottiglie (la produzione annuale oscilla sulle 5 milioni di bottiglie) realizzate con Metodo Classico, oltre ai vini bianchi e rossi che affinano in acciaio e barrique.

Nonostante la distanza, la sedia e il tavolo di casa che contrastano con i mancati ed immaginati sentori scaturiti dalle spiegazioni di Lisa, l’abilità e la velocità della sommelier mantiene alta l’attenzione, che invece cala quando si ritorna in superficie per scoprire la Villa dopo la visione di un plastico che raggruppa i vigneti dell’azienda. Cambia la guida, cambia il tema e il racconto fila via (troppo) veloce, anche per rispettare la tabella di marcia e arrivare all’atto finale: si tenta un sincronismo nell’apertura delle bottiglie e preparazione dei bicchieri (che siano adeguati ai vini del kit è un dovere dei visitatori da casa) che viene a mancare per l’abitudine di Lisa a stappare bottiglie e preparare la tavola per la degustazione.

Prima dei brindisi digitali scopro che Leggi il resto di questo articolo »