Aggiornamenti

Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente

Siamo soliti pensare che in cucina si può usare un vino di bassa qualità. E che invece quando facciamo aperitivo oppure lo pasteggiamo a tavola debba essere un vino eccezionale. Assolutamente no, ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente. Il vino di alta qualità andrebbe usato sia quando si cucina sia quando si pasteggia a tavola.

Si possono usare sia vini bianchi sia vini rosso. E questo liquido è possibile sfumare oppure marinare i cibi. Il vino serve a creare una piccola cremina nella pietanza. Infatti si usa molto quando di cucina la carne rossa. Questa si sfuma spesso con il vino rosso, in questo modo diventa morbida e assume un sapore ancora più buono.

Stessa cosa si fa con le carne bianca. Con il vino bianco invece si sfumano solitamente le verdure, il pesce o anche delle zuppe. Se poi siete persone molto creative potete passare anche all’utilizzo dello spumante o di liquori. La cosa importante è scegliere il vino. Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente.

Spesso quando cuciniamo usiamo un vino di bassa qualità, perché “tanto è per cucinare”. Ecco no, assolutamente no. Il vino anche se è per cucinare deve essere di buona qualità. Quando cucinate e versate il vino per sfumare il vostro piatto, dovete sapere che questo evaporerà. Ma c’è una cosa che invece rimane: il gusto di acido.

L’acidità rimane e si mixa al sapore della vostra carne. Quindi se usate un vino di scarsa qualità, i cattivi aromi o la troppa acidità del vino andranno ad alterare il cibo da voi cucinato.

E magari avevate spesso molti soldi per un arrosto, vi siete impegnati molti per cucinarlo e perché rovinarlo con un vino scadente? Ecco perché quando cucini non dovresti mai usare il vino scadente.

www.proiezionidiborsa.it – 29/09/2020

Gambero Rosso, il Durello conquista i “Tre bicchieri”

Due Durello metodo classico conquistano (finalmente viene da scrivere) i tre bicchieri della Guida ai Vini d’Italia del Gambero Rosso, la bibbia delle guide nazionali, la prima nata, la più letta, la più autorevole, quella che muove i mercati e che fa vendere i vini. I due massimi riconoscimenti sono stati equamente divisi tra le due province dove si produce la denominazione.

A Vicenza è stata premiata una cantina che è una istituzione, Casa Cecchin, fondata a Montebello nel 1973 dall’ingegnere Renato Cecchin. I tre bicchieri sono andati al Lessini Durello Riserva 2014 Pas Dosè, una rasoiata di purezza stilistica.

Il premio a Verona invece è andato ad una cantina storica del Soave, Ca’ Rugate, più grande e strutturata, per certi aspetti abbonata ai tre bicchieri del Gambero (con questo sono 22) e che quest’anno “sconfina” anche nel Durello, con un metodo classico, la Riserva Amedeo 2015, Pas Dosè, che riposa 42 mesi sui lieviti.

«È un riconoscimento che ci riempie di orgoglio e premia un lavoro intenso svolto in questi anni dal Consorzio che non ha lasciato nulla al caso – il commento del presidente del Consorzio di Tutela del Durello, Paolo Fiorini -. Ovviamente in prima fila metto i nostri produttori che, al di là dei due premiati a cui vanno i miei complimenti, è cresciuta molto negli anni. Abbiamo superato il milione di bottiglie di metodo classico e anche questo è un segnale che la denominazione è diventata matura e si appresta a levarsi altre soddisfazioni. Questo premio non è un traguardo, ma un punto di partenza verso obiettivi ambiziosi».

www.ilgiornaledivicenza.it – 16/09/2020

Lidl mette in concorso un suo vino e vince il primo premio assoluto di categoria

“Siamo contenti del premio, ma anche un po’ imbarazzati”. A trent’anni suonati dalla fondazione di Garamvári Szőlőbirtok, il direttore commerciale Gáspár Miklós pensava d’averle viste tutte, o quasi. Ci ha pensato Lidl a scompigliare le carte in tavola, inviando al più importante concorso enologico dell’Ungheria un’etichetta a marchio privato (private label) prodotta proprio da Garamvári, in esclusiva per l’insegna tedesca.

Così, il Méthode traditionnelle Extra Dry “Pannon Imperial“, degustato alla cieca da decine di giudici internazionali alla 21esima edizione della VinAgora International Wine Competition, si è aggiudicato il primo premio assoluto nella categoria “Spumanti”.

La notizia fa parlare da giorni in Ungheria ed è destinata a lasciare un segno indelebile nella storia del concorso. Oggi, proprio all’interno della sontuosa “residenza” di Budapest dove ha sede Garamvári, si terrà la festa per il prestigioso riconoscimento e per gli altri premi “minori” assegnati dai giudici di VinAgora.

In particolare, “Pannon Imperial” è uno spumante Metodo classico base Chardonnay, che affina sui lieviti per 36 mesi. Sulla retro etichetta, il nome della cantina produttrice si cela dietro alla sigla H-0098.

Un modo per non mostrare il brand Garamvári, intenzionato ad alzare la propria quota Horeca, al cospetto di un 80-85%  di quota nel retail. Covid-19 prima e Lidl poi devono aver cambiato i piani.

“Ci rendiamo conto che va bene così, con tanti ristoranti che hanno chiuso e i supermercati che, invece, hanno garantito la costanza delle vendite anche durante il lockdown”, commenta Gáspár Miklós a WineMag.it. Tutto è bene, quel che finisce quasi bene.

www.winemag.it – 15/09/20200

Vini: Mondiale dei Vini Estremi, 240 premiati 121 italiani

Venti Gran Medaglie d’oro e 220 ori oltre ai premi speciali, selezionati tra 785 vini di cui 425 italiani e 360 esteri, provenienti da 297 aziende vitivinicole, di cui 169 italiane e 128 estere. E’ il bilancio della 28esima edizione del Mondial des Vins extremes, il concorso internazionale dedicato ai ‘vini eroici’ organizzato dal Cervim che si è tenuto in Valle d’Aosta. Si tratta della seconda edizione più partecipata di sempre nonostante un’annata fortemente caratterizzata dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

Il concorso è dedicato ai vini prodotti da uve di vigneti che presentino almeno una difficoltà strutturale permanente tra altitudine, pendenze, sistemi viticoli su terrazze o gradoni e viticolture delle piccole isole.

“I risultati hanno confermato un’alta qualità delle produzione eroiche italiane e del resto del mondo, è emersa un’eccellenza media sempre più spiccata e grandi diversità di vitigni che si traducono nel bicchiere in vini dai sapori unici”, commenta Stefano Celi, presidente del Cervim, che organizza il concorso.

Per l’Italia ci sono tre Gran medaglie d’oro e 118 medaglie d’oro.
Alla Valle d’Aosta vanno una Gran medaglia d’oro e 26 medaglie d’oro; una Gran medaglia d’oro alla Toscana, che conquista anche quattro medaglie d’oro; al Molise una Gran medaglia d’oro. Quindici medaglie d’oro per la Lombardia; 11 per la Liguria; dieci per l’Alto Adige, il Trentino e la Sicilia; nove per la Campania e per il Veneto; cinque per il Piemonte e per la Sardegna; tre per il Lazio e una per l’Abruzzo.

Tra le nazioni fa incetta di premi la Spagna con ben sei Gran medaglie d’oro e 46 medaglie d’oro; quindi il Portogallo (tre Gran medaglie d’oro e sei medaglie d’oro), la Francia (due e 11), la Germania (due e 10), la Svizzera (una e 13), Cipro (una e quattro), la Georgia (una e due), l’Argentina (una Gran Medaglia d’oro). Altre medaglie d’oro sono andate alla Macedonia (tre), Slovenia (due), Grecia, Andorra, Slovacchia, Usa e Cina (una). (ANSA).

www.ansa.it – 12/09/2020

Grignolino, “vino antico e contemporaneo il più rosso dei bianchi, il più bianco dei rossi”

Il grande Veronelli lo definiva un vino «anarchico» riferendosi al suo carattere a volte imprevedibile; Dante Garrone, che in quel di Grana, il Grignolino lo conosce bene, ne dà una definizione che, a ben vedere, non lascia spazio a dubbi: «Il più bianco dei vini rossi o il più rossi dei vini bianchi».

Fatto è che questo vino, dal sapore un po’ «ruvido» e dal rosso inconfondibile, esclusivamente monferrino (anche se qualcuno prova a coltivarlo in California) e dalla storia antica è, come pochi altri, profondamente contemporaneo.

«Il Grignolino? Un vino da riscoprire , troppi ne hanno un’idea sbagliata» spiega sicuro Dante Garrone che da poco più di un anno presiede l’«Associazione Produttori Grignolino d’Asti doc e Piemonte doc Grignolino», una ventina di viticoltori da Grana a Mombercelli, da Castagnole Monferrato ad Alfiano Natta, passando ovviamente per Portacomaro e Migliandolo, la «culla» di questo vino (un paio di milioni di bottiglie la produzone).

Di Grignolino le cronache parlavano già nella metà del 1200, presente in un convento del Casalese dove in cantina si trovava vino “bianco, rosso” e appunto anche il grignolino (anche se in alcuni testi veniva chiamato «Barbersino» o «Berbesino»); poi lo si serviva sulle tavole dei Savoia, accanto al Barolo.

La contemporaneità, o modernità, del Grignolino sta nella sua versatilità, o per dirla sempre con le parole di Garrone «il più bianco dei vini rossi etc». «E’ l’unico rosso che si abbina bene al pesce, come dimostriamo ogni anno a Grana quando lo proponiamo con le acciughe fritte – dice il presidente dell’associazione – è un grande vino senza essere un vino grosso, intendo quei vini molto corposi. Per me va bevuto giovane e fresco». Anche se c’è chi sta provando con la versione «Monferace» (dall’antico nome del Monferrato aleramico) un grignolino affinato per almeno 40 mesi di cui 24 in botte di legno.

www.lastampa.it – 06/09/2020

Bertinoro, i rintocchi della campana dell’Albana annunciano l’avvio della vendemmia

Con l’arrivo della vendemmia, sul balcone di Bertinoro è tornata a suonare la Campana dell’Albana. Come da tradizione, i suoi rintocchi segnano l’avvio della raccolta dell’uva, e più precisamente proprio quella dell’Albana, eccellenza enologica del territorio e primo vino bianco d’Italia ad aver ricevuto la Docg, nell’ormai lontano 1987. La Campana, creata dall’artista Guerrino Bardeggia, è stata voluta dal Comune di Bertinoro e dal Tribunato dei Vini di Romagna proprio per celebrare questo riconoscimento. Inizialmente collocata nella Torre dell’Orologio (dove il suo suono segnava le ore del giorno), nel 1994 è stata spostata nell’attuale posizione per consentire a tutti di ammirare gli altorilievi che la adornano.

La campana con l’inizio della vendemmia è stata simbolicamente suonata venerdì dall’assessore al Turismo del Comune di Bertinoro Mirko Capuano e dal vicepresidente del Consorzio Vini di Bertinoro Mauro Sirri. “Suonare la campana è sempre un momento particolare per Bertinoro – afferma Capuano -. Segna l’inizio della vendemmia e la partenza del ciclo di produzione del nostro prodotto principe: il vino; Albana e Sangiovese in primis che sono il simbolo del nostro territorio”.

“La vendemmia 2020 ce la ricorderemo per vari motivi – dice Sirri -. Prima di tutto per essere avvenuta in un anno toccante sul piano emotivo ed economico. In secondo luogo perché la natura ha risposto bene. I vigneti infatti, pur con un andamento siccitoso, non hanno sofferto lo stress idrico, hanno reagito bene a condizioni che in altri anni avrebbero dato qualche problema. Ci sarà un po’ meno di uva ma la qualità sarà alta. Siamo partiti ieri con l’Albana secco Docg, poi sarà la volta dell’Albana Dolce, spumante e passita”.

www.forlitoday.it – 28/08/2020

Si apre l’era “spaziale” del vino: in Oltrepò vigne sorvegliate dai satelliti

Terre d’Oltrepò e La Versa aprono l’era “spaziale” del vino. Al via un progetto rivoluzionario finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea e studiato con l’Università di Pavia. L’agronomo Parisi seguirà l’attività.

È al suo avvio un progetto finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nella quale Terre d’Oltrepò rivestirà un ruolo fondamentale, assieme all’azienda Ticinum Aerospace, una spin-off accademica dell’Università degli Studi di Pavia. L’obiettivo del progetto è l’utilizzo di sensori satellitari e terrestri per alimentare modelli matematici in grado di prevedere alcuni fattori di qualità del vino prodotto dalle vigne monitorate, oltre a segnalare immediatamente eventuali aspetti di criticità per le viti.

L’agronomo Nicola Parisi coordinerà la partecipazione di Terre d’Oltrepò, e fornirà un aiuto prezioso, mettendo a disposizione del progetto la propria conoscenza non solo tecnica ma anche operativa, e suggerendo i migliori approcci per l’integrazione del sistema in modo da massimizzare i benefici per la produzione vitivinicola.

“L’attenzione di Parisi per gli sviluppi tecnologici e la sua passione per l’innovazione – spiega Andrea Giorgi, Presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa –  hanno giocato un ruolo fondamentale nel rendere possibile questo progetto, contribuendo a creare una proposta di progetto convincente e fattiva, che l’Agenzia Spaziale Europea ha valutato molto positivamente”.

Entriamo nel dettaglio di questo progetto innovativo, quasi rivoluzionario Leggi il resto di questo articolo »

Vo’ Euganeo, al via la vendemmia del riscatto in una delle zone più colpite dal Covid

Nel piccolo Comune veneto la raccolta rappresenta il simbolo di ripartenza dopo mesi difficili. E intanto si fanno largo i “vigneti resistenti”

C’è chi la chiama “vendemmia del riscatto”, o “della rivincita”. Anche a Vo’, il piccolo Comune sui Colli Euganei che ha conosciuto la prima vittima da Coronavirus in Italia, è cominciata la raccolta dell’uva, dopo oltre tre mesi di lockdown.
Un periodo dove i produttori hanno vissuto esperienze assurde, come la richiesta del bollino “virus free” o la restituzione di casse di vino perché provenienti dalla zona rossa.

Per questo la vendemmia raffigura il simbolo della ripartenza, in un territorio dove l’agricoltura vale 16 milioni di euro (dati Istati) e dove si contano più di 250 ettari di vigneti e 270 aziende agricole, un numero elevato se si considera che la popolazione è di 3.300 abitanti.

Un territorio che ospita la Cantina dei Colli Euganei, la principale della territorio, insieme al Consorzio di Tutela Vini dei Colli Euganei, e dove da alcuni anni si coltivano i “vitigni resistenti”.

Si tratta, spiega la Coldiretti Veneto, di 20 varietà incrociate tra specie europee e internazionali già iscritte in catalogo e pronte a dare uva da vino e da tavola che consentono di abbattere fino all’85% i trattamenti fitosanitari.
Attualmente, su quasi 100.000 ettari regionali, sono 147 quelli vocati a questa scelta praticata da alcuni viticoltori trevigiani, padovani e bellunesi.

Anche questa è un’espressione della svolta ecosostenibile intrapresa dai produttori veneti, sottolinea Coldiretti, che con un piano triennale immagina un traguardo su una percentuale del 75% di coltivazione bio su territorio regionale che tiene conto non solo dei mutati standard qualitativi e ambientali ma anche dei gusti del mercato nazionale che estero.

https://winenews.it – 19/08/2020

Congressisti americani contro i dazi di Trump su vino e distillati Ue

Più di 160 membri del Congresso Usa hanno scritto al rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR) Robert Lighthizer chiedendo di rimuovere i dazi del 25% su vino e alcolici dell’Unione europea imposti da ottobre 2019 a seguito della vertenza commerciale Boeing-Airbus. Secondo i politici americani la norma decisa come rappresaglia per i sussidi dell’Unione europea al produttore di aeromobili Airbus ha un impatto boomerang sull’industria dell’ospitalità, già in forte difficoltà per la pandemia di coronavirus.

La lettera è stata inviata alla vigilia del nuovo “carosello”, cioè la revisione della lista di prodotti sottoposti al dazio maggiorato, che potrebbe essere ulteriormente espansa includendo nuove voci doganali.

“Siamo particolarmente preoccupati che la situazione economica nel nostro paese sia cambiata drasticamente da quando sono stati imposti dazi aggiuntivi nell’ottobre 2019 – si legge nella missiva -. Decine di milioni di americani sono ora senza lavoro e le imprese in tutta l’America sono state colpite. Riteniamo che sia possibile mantenere la massima pressione sull’Ue per rimuovere i sussidi, evitando il più possibile danni ai lavoratori americani, ai consumatori e alle piccole imprese”.

La pandemia ha colpito fortemente il settore dell’ospitalità, bar e ristoranti, costretti a rimanere chiusi o ad operare con posti limitati. I dazi incidono su margini di profitto già ridotti per commercianti, ristoranti, distributori e produttori.

Wine & Spirits Wholesalers of America (WSWA), che rappresenta l’industria del vino, ha apprezzato l’iniziativa dei congressisti. Se gli attuali livelli tariffari persistono, Leggi il resto di questo articolo »

Giappone: esce il primo vino da uve coltivate in una stazione ferroviari

Una stazione ferroviaria nella città giapponese di Shiojiri metterà in vendita il primo vino ottenuto da viti piantate sulle sue piattaforme nel 1988. Shiojiri, che si trova nella prefettura centrale di Nagano, ha una lunga tradizione nella coltivazione dell’uva. La prefettura ospita le regioni vinicole di Chikumagawa, Kikyogahara, Alpi Nihon e Tenryugawa ed è forse meglio conosciuta per il suo Merlot.

La stazione ferroviaria ha piantato un “vigneto” tra le piattaforme 3 e 4 alla fine degli anni ’80 come un modo per promuovere il vino locale ai turisti che visitano la zona.

Le viti del Merlot e del Niagara della stazione, appoggiate alle pergole, sono gestite dal personale delle ferrovie giapponesi e dai locali, che possono fare volontariato per aiutare a potare e vendemmiare l’uva sotto la guida di esperti.

Come riporta Wine Spectator, l’uva finora non era mai stata trasformata in vino,  veniva solo offerta ai visitatori o utilizzata per ricerche da studenti di enologia. Tuttavia, l’anno scorso, per la prima volta, è stato deciso che le uve sarebbero state utilizzate per produrre vino per celebrare il 60 ° anniversario dell’elevazione di Shiojiri allo status di città. Le risultanti 100 bottiglie di vino, prodotte in una cantina locale, verranno messe sul mercato questo mese.
Source: https://www.federvini.it/estero-cat/2473-giappone-esce-il-primo-vino-da-uve-coltivate-in-una-stazione-ferroviaria

www.federvini.it – 05/08/2020