Lambrusco vuol dire vino POP

Il Lambrusco sta al mondo del vino come il pop sta al mondo della musica.

Ovvio, allora, che fosse proprio in chiave pop la celebrazione degli 80 anni di Cantine Ceci, griffe del vino mosso emiliano che incrocia spesso la propria strada con quella della cultura popolare, nelle forme più svariate.

L’ultimo progetto coinvolge dieci artisti emergenti (Alessandro Canu, Chiara Fuca’, Chomp, Davide Forleo, Jack Larana, Johnny Cobalto, Maicol & Mirco, Silvia Trappa, Valeria Scaloni, Pietro Soresini e Riccardo Guasco), chiamati a reinterpretare questi otto decenni di Lambrusco Ceci, da cui è nata un’edizione limitata di ottanta opere, nelle etichette di Otello, la più pop delle bottiglie dell’azienda.

“Ho chiesto a 10 giovani artisti, i più bravi del momento, di interpretare, con il cervello libero da condizionamenti, questi 80 anni attraverso le icone di ogni decennio”, racconta a WineNews Alessandro Ceci.

“Hanno dato vita a qualcosa che non c’era, piccoli capolavori da collezione in etichetta, da Jimi Hendrix, all’iPod, dal cubo di Rubik all’Allegro Chirurgo”.

E non finisce qui, al fianco di Otello, ecco Bruno, un Lambrusco anni Sessanta dentro e fuori dalla bottiglia …

www.winenews.it- 19/04/2018

Kerin O’Keefe: ” Italia n° 1 per il vino”

Americana di Boston, arrivata in Italia si è innamorata del Sangiovese tanto da vivere in Italia per 15 anni e spostarsi in Svizzera pochi anni fa dove oggi ha il suo studio al confine con l’Italia.

Kerin O’Keefe è considerata una dei critici enologici più influenti nel mondo del vino, dal 2013 è Italian Editor di ‘Wine Enthusiast’, incarico che l’ha vista scambiarsi il ruolo con Monica Larner che è divenuta la critica ufficiale per ‘Wine Advocate’.

“Mi occupo solo di vini italiani da anni perché per me sono super – dichiara all’Adnkronos Kerin O’Keefe – c’è sempre qualche novità, ogni giorno scopro un nuovo vino o un vitigno.

I vini italiani poi rispecchiano il territorio ed è quello che vogliono i wine lovers che amano non solo bere un buon vino ma conoscere anche la storia che c’è dietro.

In questo l’Italia è il numero uno” afferma entusiasta. Kerin, bruna, occhi chiari e vivaci, fisico asciutto, classe e glamour da vendere, l’abbiamo incontrata a Vinitaly dove si stava preparando per condurre una delle sue esclusive Master Class sul Nebbiolo.

L’edizione di quest’anno di Vinitaly, a suo giudizio, è stata davvero speciale. Leggi il resto di questo articolo »

Trattamenti benessere a base di vino

I trattamenti benessere a base di vino sono cosa già vista, ma questa volta tornano a far notizia per una partnership d’eccezione, che mette insieme la Msc Crociere e i vini della famiglia del celebre cantante Andrea Bocelli, prodotti a Lajatico (Pisa) nella cantina Bocelli Wines (www.bocellifamilywines.com), che lancia i prodotti della linea Lajatica di vinoterapia, pensati esclusivamente per le navi della flotta.

Con gli ospiti che, in giro per i mari del mondo, potranno così beneficiare di trattamenti a base di Cabernet, Sangiovese (rigorosamente Igt), Morellino, Pinot Grigio e così via, firmati Bocelli.

www.winenews.it/Lajatico – 04/04/2018

Iniesta in Cina? Un affare faraonico e due milioni di… bottiglie di vino!

Iniesta in Cina? Un affare faraonico e due milioni di… bottiglie di vino!

Potrebbe arrivare dopo la finale di Coppa del Re, in programma il 21 aprile tra Barcellona e Siviglia, l’annuncio di Andres Iniesta.

Addio al Barcellona, chiuderebbe la carriera nella Super League cinese. Anche per “colpa” del vino…

Il futuro di uno tra i più grandi giocatori spagnoli di sempre suscita grande interesse e molti cercano di indovinare che maglia andrà ad indossare la bandiera del Barça.

La Cina sembra più vicina. Lì verrà ricoperto d’oro… Secondo Marca, i club più interessati sarebbero il Tianjian Quanjian e il Chongqing Dangdai.

L’amara e inattesa sconfitta all’Olimpico, complice una prestazione non ai suoi livelli, ha cancellato nel giocatore 34enne qualsiasi dubbio, se mai ce ne fossero stati, sull’opportunità di cambiare aria.

Iniesta sta per vincere un altro campionato, il nono in 16 stagioni in prima squadra, e conta di conquistare anche la sesta Coppa del Re, sperando poi di lasciare un segno anche al Mondiale di Russia.

Il suo sguardo è quindi già rivolto a Est, dove peraltro tanto apprezzano i vini della “Bodega Iniesta”, motivo che lo avrebbe spinto ad accettare le lusinghe del Dragone.

sport.sky.it – 17/04/2018

Brunetta viticoltore: «Mi ripaga dalle amarezze, mi sono pure indebitato»

Padiglione A, stand 44. È la postazione al Vinitaly del viticoltore Renato Brunetta. Offre un bianco e un rosso dal nome sacro, Mater Divini Amoris, dalla Doc Roma.

«Vendo vino e non mi occupo dei teatrini della politica come Di Maio e Salvini», dice Brunetta, alla prima fiera da produttore. L’azienda si chiama Capizucchi, dalla famiglia patrizia che ha venduto la terra.

«Un’azienda famigliare nell’agro romano — racconta il deputato-vignaiolo — ci lavorano i figli di mia moglie Titti, Dario e Serena Diana. Sono in produzione 12 dei 25 ettari a vigneto. Centomila bottiglie. Il rosso è un uvaggio di Montepulciano e Cabernet Sauvignon, affinato anche in botti di rovere usate per l’Amarone. Fra due anni sarà pronta una bollicina, assieme ad altri 5 vini».

Quanto ha investito?
«Mi sono indebitato fino ai capelli. Un atto di incoscienza, ma sono felice. Ho iniziato nel 2013, raggiungeremo il pareggio nel 2020».

Nel sito aziendale non c’è il suo nome. Perché?
«Ho voluto tenermi defilato, non sono Bruno Vespa».
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Vino con zucchero e acqua, il nuovo inganno

Dal vino zuccherato a quello annacquato, dal vino in polvere a quello alla frutta ma anche il finto rosato o le imitazioni delle denominazioni più note. Sono solo alcuni dei trucchi consentiti all’estero e smascherati dalla Coldiretti.

“Si tratta di pratiche che in Italia sarebbero punite anche come reato di frode ma che all’estero sono invece permesse” sottolinea la Coldiretti nel precisare che “sono aumentate dell’8% le bottiglie straniere di vino e spumante stappate in Italia per un totale di 32,7 milioni di chili nel 2017″.

Lo zuccheraggio del vino, spiega la Coldiretti, è ad esempio permesso nell’Unione Europea ad eccezione di Italia Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano pero’ circa l’80% della produzione comunitaria.

“Occorre smascherare in etichetta l’inganno dell’aggiunta di zucchero al vino che l’Unione Europea consente ai Paesi del centro e nord Europa cogliendo l’occasione della revisione delle norme” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un danno per i produttori mediterranei e un inganno per i consumatori che non possono fare scelte consapevoli”.

Negli Stati Uniti, invece al contrario – riferisce la Coldiretti – è addirittura consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia.

Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un “finto rosè” vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia. “L’ultima frontiera dell’inganno – continua la Coldiretti – Leggi il resto di questo articolo »

Arriva da Todi il vino per la Santa Messa

Sarà Berit (Alleanza) la dicitura presente sull’etichetta del vino di uve Grechetto di Todi per la Santa Messa ex-genimine vitis.

Un vino ideato secondo le norme del codice di diritto canonico mediante direttive riprese da Papa Francesco (Vinum debet esse naturale ex genimine vitis et non corruptum).

E’ quello che, dopo un percorso progettuale avviato nell’estate del 2017, sarà presentato mercoledì 18 aprile (alle ore 11, nell’Aula Magna della Citadella Agraria di Todi) dal vescovo di Orvieto-Todi, monsignor Benedetto Tuzia, al quale compete l’autorizzazione per l’apposizione del sigillo ecclesiale sull’etichetta.

Tutto è partito dall’Istituto Ciuffelli, nella cui cantina sperimentale, l’enologo Martin Paolucci, ex allievo della scuola, ha voluto dar vita a questa limitata produzione enologica.

Ogni elemento è stato scelto con cura, a partire dalle uve, selezionate a mano nei vigneti di Spagliagrano, a ridosso della casa diocesana, di proprietà dell’Istituto per il sostentamento del clero.

La microvinificazione è stata poi seguita con attenzione in tutta la filiera enologica, Leggi il resto di questo articolo »

Non c’è Brexit che tenga: il prosecco prende casa sul Tamigi di Londra

Più amato dello champagne. Non c’è Brexit che tenga: il prosecco, il vino bianco frizzante prodotto in Friuli Venezia Giulia e Veneto prende casa in riva al Tamigi.

LA PROSECCO HOUSE A LONDRA
Non c’è Brexit che tenga: il prosecco prende casa sul Tamigi di Londra
Il prosecco prende casa a Londra

I sudditi di sua Maestà hanno un debole per il prosecco.

Da qui l’idea della giovane imprenditrice Kristina Issa, ex professionista nel campo della finanza: aprire un locale all’ombra del Tower Bridge, il ponte mobile di Londra sul fiume Tamigi, dove gustare bollicine italiane prodotte in cinque province del Veneto (Treviso, Venezia, Vicenza, Padova, Belluno) e in quattro del Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine)

NON C’È BREXIT CHE TENGA
Nella Prosecco House, questo il nome del locale, londinesi e turisti possono gustare un bicchiere di vino frizzante, accompagnato da taglieri di salumi e formaggi a marchio italiano. Il bar offre drink da una lista di oltre 20 tipi di vino frizzante (tra i marchi ci sono Marchiori, Rivalta e Cirotto, Tasi bio e Andreola), a partire dalle 11 del mattino.
Le bottiglie si possono anche acquistare e portare via oppure ordinare a domicilio.

ALTRO CHE CHAMPAGNE
Anche l’arredamento interno del locale richiama all’Italia, con lussuosi marmi provenienti dal nostro Paese, poltrone e sgabelli di velluto color panna, arancio, verde e blu. Un business, quello del prosecco in terra inglese, cresciuto negli ultimi anni a ritmi esponenziali.
Secondo i dati Coldiretti, una bottiglia su tre di spumante consumato in Gran Bretagna è italiano, principalmente prosecco: nei primi sette mesi del 2017, le esportazioni di spumante italiano hanno registrato un incremento del 12%.

http://bimag.it – 03/04/2018

Oltre le barriere: via a un corso per degustatori non vedenti

Valutare la qualità del vino utilizzando solo olfatto e gusto: è l’obiettivo di una ricerca coordinata da Susanna Bartolini, ricercatrice in arboricoltura generale e coltivazioni arboree della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, svolta in collaborazione con la sede di Lucca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Lo studio ha l’obiettivo di ampliare le abilità di giudizio sulla qualità di un prodotto, superando quelle apparenze che potrebbero influenzare il giudizio.

Il gruppo di assaggiatori non vedenti, che si è già cimentato in passato con la valutazione sensoriale dei frutti, «dovrà esprimere giudizi sulla qualità dei vini, attraverso degustazioni guidate, utilizzando olfatto e gusto: sarà Francesca Venturi, docente di Analisi Sensoriale per il corso in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa, a guidare le sedute di addestramento per seguire una degustazione guidata di differenti tipologie di vino».

Saranno proposti vini bianchi, rosati, novelli, rossi a diverso grado di affinamento e spumanti, fornendo anche le informazioni tecniche di base, per interpretare al meglio le caratteristiche organolettiche dei singoli vini.

Un’esercitazione che, in futuro, «punta ad ampliare anche le prospettive di integrazione lavorativa delle persone non vedenti».

www.quotidiano.net – 21/03/2018

Il nettare della solidarietà

RIMINI, A SAN PATRIGNANO, comunità formata da ragazzi e ragazze in recupero dalla tossicodipendenza, il vino ha un sapore particolare. Il sapore della solidarietà e del primato dell’eccellenza sulla mediocrità, intesi come valori di vita e, di riflesso, enologici.

Roberto Dragoni, agronomo, come e quando comincia la mission di San Patrignano nel mondo del vino?
«Fin dagli esordi della comunità, nel 1978, veniva prodotto vino sfuso, consumato dagli ospiti. Poi è arrivata la fase dell’imbottigliamento, alla metà degli anni ’80»

Il vino è dialogo, incontro: quale quello della svolta?
«Alla fine degli anni ’90, quando il figlio di Vincenzo Muccioli e Gianmarco Moratti incontrarono Riccardo Cotarella, uno dei più stimati enologi del mondo, per partire con un progetto di espansione, passare dai 35 ettari agli attuali 100, e di valorizzazione dei prodotti autoctoni, in particolare del Sangiovese».

Chi va a San Patrignano vede filari estesi e gruppi numerosi di persone spesso all’opera: quanto conta la mano dell’uomo per avere grandi vini?
«Molto. In vigna operano tutto l’anno 67 ragazzi, molti dei quali finito il percorso trovano lavoro nel settore. Leggi il resto di questo articolo »