Inglesi vanno matti per il vino italiano: dal Prosecco al Pignoletto

Prima il Prosecco ora il Pignoletto: gli inglesi vanno pazzi per il vino italiano. Pur essendo ancora alte le vendite del prosecco, ora i britannici vogliono “bollicine” un po’ meno tradizionali e rétrò.

Negli Anni ’70 il preferito era il Lambrusco, che all’inizio del mese a Waitrose (catena di supermarket inglesi) ha superato il prosecco e sta per essere lanciato nei ristoranti “Carluccio” in tutto il Regno Unito.

Ma ora sembra che tutte le attenzioni siano per il Pignoletto frizzante le cui bottiglie in vendita a Waitrose, sono esaurite.

A introdurre nel 2015 il Pignoletto spumante brut doc, è stato Sainsbury (la terza catena di supermarket del Regno Unito) seguito a ruota nell’ottobre di quest’anno da Waitrose, scrive il Daily Mail.

Le bottiglie di vino spumante bianco nella catena di supermarket sono talmente popolari che il Brut prodotto da Cleto Chiarli è tutto esaurito e anche da Sainsbury, le vendite sono andate “oltre alle aspettative”. Leggi il resto di questo articolo »

Game of Thrones, arriva il vino ufficiale della serie tv

Game of Thrones sta diventando un marchio che supera la serie televisiva e va a finire sui prodotti più vari, seppur sempre legati -chi più chi meno- al mondo della serie tv della Hbo.
Si inserisce in quest’ottica, dopo la pubblicazione di un libro di ricette ed il debutto sul mercato della birra ufficiale, il lancio anche dei vini firmati Game of Thrones.

Grazie ad un accordo tra il network e la Vintage Wine Estates, che raggruppa alcuni vigneti americani, sono stati infatti realizzati tre tipi differenti di vino: un rosso, un Cabernet Sauvignon ed uno chardonnay.

I costi sono alla portata di tutti, ad indicare una buona qualità ad un prezzo accessibile: si va dai 19,99 dollari del rosso e dello chardonnay fino ai 39,99 dollari del Sauvignon.

“Dato l’importante ruolo del vino in Game of Thrones ed il nostro successo in passato nel settore delle bevande, un vino ufficiale dello show sembra una naturale estensione per i nostri fan”, ha spiegato il Direttore della sezione Licenze e Vendite del network Jeff Peters.

“I vini di Game of Thrones sicuramente daranno ai fan una maggiore esperienza nella battaglia al Trono di spade mentre ci si avvia alle ultime stagioni”.

I vini, per ora, saranno venduti sono negli Stati Uniti a partire da marzo.

Il lancio sul mercato è quindi in largo anticipo rispetto alla messa in onda della settima stagione, che andrà in onda nell’estate del 2017 (le riprese sono partite in ritardo per volere dei produttori, che hanno voluto aspettare la stagione fredda per girare).

Il vino è sicuramente una delle componenti più importanti di alcune scene della serie tv, soprattutto quelle in cui compaiono Cersei (Lena Headey) e Tyrion (Peter Dinklage), abituati a sorseggiare del buon vino mentre complottano contro i loro nemici.

Ora, anche i fan potranno bere vino e pensare a come avere la meglio sui propri nemici come loro due, anche se dubitiamo che troppo alcool in corpo possa favorire sagge decisioni: Cersei e Tyrion ce lo hanno dimostrato.

www.tvblog.it – 23/11/2016

Portare i figli in enoteca, per combattere i superalcolici

In Italia si beve sempre meno vino e i bevitori sono sempre più vecchi: in compenso i ragazzi italiani trangugiano sempre più superalcolici.

Di norma sono bottigliacce, magari reperite dai bengalesi che pur di vendere non chiederebbero la carta di identità a un poppante.

Ma erano italiani coloro che a Ferrara hanno servito diciotto (18) bicchieri di vodka a una ragazza di tredici (13) anni, poi ovviamente finita all’ospedale.

Il locale è stato chiuso per quindici giorni ma non basta, in tali casi anche i gestori dovrebbero essere chiusi (in carcere) per quindici giorni.

Inoltre urge una campagna forse fiscale e certamente culturale che provi a ritrasferire i consumi alcolici dai distillati al vino.

Anche col vino ci si può ubriacare, però più lentamente e più consapevolmente.

Ogni vino ha una storia e una geografia e spesso una faccia (io consiglio sempre di preferire i vini di aziende il cui nome è, responsabilmente, un cognome), mentre i distillati da un euro al bicchiere non si sa nemmeno da quale pianeta vengano.

Un Aglianico, o un Lambrusco o un Montepulciano o un Sangiovese, non lo puoi ingollare, lo devi sorseggiare e quindi non lo puoi soltanto bere, devi anche pensarlo e così, oltre alla bocca, sei costretto a mettere un po’ in moto anche il cervello.

Che i padri portino i figli in enoteca, se non vogliono portarli al pronto soccorso.

www.ilfoglio.it – 21/11/2016

Il vino della Tuscia sempre più donna…

Se il vino del 2016 sarà super si saprà solo tra qualche mese, al momento di certo c’è un mosto importante e uve buone.

A esserne certo è l’enologo per eccellenza della Tuscia: Carlo Zucchetti. Da sempre impegnato sul territorio per promuovere e valorizzare i vini delle cantine locali.

“Il 2016 – dice l’enologo col cappello – è un’annata con dei pro e dei contro. Molto dipenderà da quello che ha fatto il vignaiolo. Mi spiego meglio. Se il vignaiolo ha portato in cantina uve buone, sane e pulite il risultato ci sarà.

Per il resto sembra un’annata nella media e se ci saranno punte d’eccellenza è davvero difficile dirlo ora. Nel 2014 per esempio all’inizio parlavamo di un’annata pessima ma alla fine vennero fuori dei grandi vini bianchi. Quindi mi sembra davvero prematuro fare una previsione su ciò che berremo”. Leggi il resto di questo articolo »

Alto Adige, l’autunno rende omaggio all’uva

L’autunno è una stagione ricca di fascino. I colori del foliage colorano l’atmosfera e i prodotti della terra contribuiscono a rendere il tutto ancora più sfizioso.

In Alto Adige, là dove si vive in armonia con la natura, non c’è che dire, l’uva è l’espressione della tradizione e della cultura del territorio e, oltre che essere protagonista di una nessuna e centomila ricette, è rinomata per le sue proprietà benefiche che le hanno aperto le porte di innumerevoli spa là dove regalarsi una pausa di profumato benessere.

IL TRATTAMENTO. Vacanza a tutto relax al Romantik Hotel Turm, struttura ubicata nell’area di Fiè allo Sciliar.
Il fiore all’occhiello è la sua spa, realizzata solo con materiale naturali, là dove abbandonarsi al piacere di massaggi dal profumo tipicamente altoatesino ora al fieno ora alle erbe alpine, alle mele o ai vinaccioli.

Quando si ha un calo di energia, è tempo di rigenerarsi. Profumo d’uva quello del bagno al vino sulla pietra calda, un’esperienza unica da sperimentare da soli o in coppia. Leggi il resto di questo articolo »

Seicento anni fa Spezia era capitale del Levante ed era vietato annacquare il vino

Una storia lunga seicento anni e tutta da scoprire. Chi erano gli spezzini? Di cosa vivevano? Qual era il tessuto sociale della Spezia medievale? Tutte domande alle quali lo storico Diego Del Prato sta rispondendo grazie allo studio degli statuti del Quattrocento dai quali, non troppo tempo fa e per la gioia di molti, è emerso che la Spezia non è una “trovata” ottocentesca ma un insediamento e riconosciuta come città nel 1407 quando ancora Colombo era ancora lontano dall’intraprendere quel viaggio che segnò la fine del Medioevo e la scoperta delle Americhe.

Spezia era una città con un commercio florido, soprattutto di carni e la vicinanza al mare permetteva continui scambi e incroci di culture. Ma entrando nel dettaglio non mancano le curiosità, ad esempio c’era il divieto assoluto nelle osterie di annacquare il vino e per i bestemmiatori era prevista la gogna, inoltre chi finiva in carcere, a meno che non fosse un sindaco o un magistrato, doveva pagarsi l’affitto della cella. Leggi il resto di questo articolo »

Georgia culla del vino, alla scoperta di una tecnica di 8000 anni

Qui siamo nella regione del Kakheti, nella parte orientale del Paese, al confine con l’Azerbaijan, dove dal VI millennio a.C. il vino viene prodotto con lo stile unico e tradizionale in Qvevri, ovvero vasi di terracotta immersi nel terreno che venivano utilizzati per fermentare e creare vini biologici deliziosi non filtrati.

E’ questa la cosiddetta “tecnica georgiana” o il vecchio metodo caucasico: le uve sono poste in grandi vasi di terracotta, messi in terra, sigillati e lasciati per alcuni mesi a raggiungere la maturità naturale.

Abbiamo viaggiato lungo la strada di Gombori, che attraversa tutta la regione del Kakheti.

Distese di vigneti fanno da contorno al panorama, punteggiato da meravigliose chiese ortodosse del XVI e XVII secolo. Leggi il resto di questo articolo »

Abruzzo nasce prima fontana vino Italia sempre aperta

Sarà inaugurata il prossimo 9 ottobre, dalle ore 17, la prima fontana di vino in Italia.

E sarà in Abruzzo, a Caldari di Ortona (Chieti), a conclusione dell’evento “D’ora e Sempre” con raccolta e pigiatura del Montepulciano Storico Nitae della cantina Dora Sarchese.

L’iniziativa è dell’associazione non-profit Il cammino di San Tommaso, che da anni organizza percorsi spirituali e turistici da Roma ad Ortona, nella cui cattedrale sono custodite le spoglie dell’apostolo Tommaso.

La nascita della fontana di vino è stata poi sostenuta da Nicola D’Auria, titolare della cantina Dora Sarchese, e progettata dall’architetto Rocco Valentini.

La nascita dell’idea è presto detta: Dina Cespa e Luigi Narcisi, tra i fondatori del Cammino di San Tommaso, hanno viaggiato più volte sugli itinerari del Cammino di Santiago, in Spagna, imbattendosi nella fontana di vino della Bodegas Irache a Estella, in Navarra, installata dall’azienda come segno di accoglienza dei pellegrini di passaggio.

La fontana spagnola ha ispirato l’associazione e, con il coinvolgimento dell’imprenditore ortonese, è stato deciso di realizzare l’opera.

Sarà, di fatto, la prima vera e propria fontana di vino in Italia, considerando che quelle storiche di Carosino (Taranto), San Floriano del Collio (Gorizia) e Marino (Roma) aprono in realtà i rubinetti solo in occasione di ricorrenze particolari, come feste patronali o altre festività popolari.

news-town.it – 04/10/2016

E ora i supermercati scoprono il vino a KM 20

Sarà il chilometro 10 o il chilometro 20 la strada per coniugare qualità e prezzo nella vendita del vino in particolare nella grande distribuzione? La provocazione la lancia niente di meno che il Times, che nell’edizione di ieri a pagina 3 (addirittura) propone un articolo di Deirdre Hipwell dal titolo: «Il vino di Lidl sfida le aspettative dell’uva».

Intrigante ma criptico. Il contenuto però spiega la strategia del colosso tedesco dei discount: rifornirsi di vino non nei territori «cult» ma in quelli limitrofi. Qualità un po’ più bassa ma prezzi molto più accessibili. Il gioco sembra valga la candela.

«Se sei un wine lover che ha bramato qualcuna delle più rinomate etichette francesi ma è sempre stato trattenuto dal prezzo, ora un supermercato economico afferma di aver trovato una soluzione: comprare una bottiglia dal vignaiolo in fondo alla strada», si legge nell’articolo.
I geniacci di Lidl sono infatti convinti che «le bottiglie più economiche le cui uve sono state coltivate a poche miglia di distanza dalle cantine top sono buone quasi quanto quelle, senza però spennare i consumatori». Leggi il resto di questo articolo »

Cina spedisce vitigni nello spazio in cerca del vino perfetto

Nella sua sfida di produrre un vino perfetto da far invidia ai grandi produttori del pianeta, la Cina ha guardato alle colline della pianura tibetana, alla terra arsa dal sole del deserto del Gobi e alle pendici rocciose della provincia di Ningxia.

Ma non soddisfatti, i cinesi confidano oggi in una nuova e singolare destinazione: lo spazio.

Lo scrive il Guardian riportando che il nuovo laboratorio cinese, il Tiangong-2, lanciato in orbita la settimana scorsa, aveva a bordo una selezione di vitigni: dal Cabernet sauvignon, al Merlot fino al Pinot nero.

“Gli scienziati cinesi sperano che far crescere un vitigno nello spazio provocherà delle mutazioni in grado di renderlo più adattabile al duro clima di alcune delle regioni dove sta prendendo piede la produzione vinicola”, ha riportato DecanterChina.com, sito bilingue della locale industria del vino.

Le temperature polari e un terreno non buono sono fra le sfide principali con cui si devono misurare i produttori di vino cinesi in posti come la Ningxia, regione povera al centro della nascente industria dell’Impero di Mezzo con inverni dove le temperature raggiungono i 25 sotto zero.

Decanter ha precisato che i ricercatori sperano che l’esposizione alle radiazioni spaziali possano “innescare delle modificazioni genetiche nei vigneti che li aiuti a sviluppare nuove forme di resistenza al freddo, alla siccità e ai virus”.

www.askanews.it – 22/09/2016