Eventi

A Bolzano inaugurata la “Cattedrale del vino”

Il vescovo di Bolzano Ivo Muser, guardandola, ha detto: «Ecco la cattedrale del vino». E certo lo sembra, almeno come dimensioni.

E pure in quanto prova a coniugare sostanza (lì si produce il vino “a caduta libera”) con forma (l’estetica del cubo ricoperto di foglie di vite in fibra), e ad essere l’idea stessa della cantina, come luogo di creazione del prodotto, rispetto al paesaggio che la circonda: il “tetto” della Kellerei Bozen, la Cantina Bolzano, è infatti la prosecuzione della collina di San Maurizio attraverso la sistemazione di lunghi filari di vite sul crinale mentre sotto, fino a 31 metri di profondità, avviene il processo di vinificazione in verticale.

Insomma, si è presentata bene ieri pomeriggio la nuova sede delle cantine riunite della conca.

Intorno, almeno 500 persone, tanti soci e pure la politica.

«Ci abbiamo messo un bel po’ a far trovare l’accordo tra le cooperative storicamente rivali -ricorda l’ex governatorre Luis Durnwalder – ma visto i tanti anni passati tra piani urbanistici e permessi mi sento anche parte di tutto questo…».

In effetti la cantina di Santa Maddalena e quella di Gries avrebbero voluto ognuno costruirsi la cattedrale vicino ai propri vigneti, chi a Rencio e chi nella parte sud ovest della conca.

«Sì, ma era una sana concorrenza. Tuttavia adesso – sorride soddisfatto Michl Bradlwarter, l’Obmann della cantina finalmente riunita – tutti siamo qui a festeggiare”.

www.giornaletrentino.it – 14/04/2019

I viticoltori della Georgia ora vogliono produrre vino su Marte

Siete pronti per il primo vino prodotto su Marte? Mentre Curiosity ha scavato il primo foro nella superficie del pianeta rosso, i vignaioli della Georgia stanno studiando come produrre una delle bevande più amate dagli abitanti della Terra, su Marte.

La notizia è stata riportata in anteprima di Phys.org, secondo cui un gruppo di ricercatori ed imprenditori attivi nel settore starebbero studiando come coltivare l’uva su Marte.

“I georgiani sono stati i primi vignaioli sulla Terra ed ora speriamo di fare lo stesso anche su Marte” ha spiegato uno dei cofondatori del progetto, Nikoloz Doborjgindze.

Il progetto rientra in quello più ampio lanciato tempo fa dalla NASA, che è alla ricerca di idee per favorire lo sviluppo di una presenza umana sul pianeta rosso. E’ chiaro che qualora dovesse realmente vedere la luce la colonia umana su Marte, anche bevande come il vino potrebbero servire.

La sfida però è tutt’altro che semplice, a causa delle proprietà della superficie del pianeta, come ci ha insegnato Matt Damon in The Martian.

Il team georgiano però spera di superare questo ostacolo, e sta anche studiando le varie tipologie di uve georgiane per determinare quali potrebbero essere in grado di resistere agli alti livelli di radiazioni UV a cui le viti sarebbero esposte.

Il primo passo consisterà nel testare l’uva in condizioni simili a quelle di Marte, con temperature fredde, livelli di anidride carbonica alti e bassa pressione.

tech.everyeye.it – 10/04/2019

Vino e pizza? Si può fare: la dimostrazione al Vinitaly

Vino e pizza sono un’accoppiata vincente. A dimostrarlo, al piano terra di uno stand del Veneto al Vinitaly gremito in ogni ordine di posti, sono stati il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, in divisa bianca d’ordinanza, e Stefano Miozzo, pizzaiolo veneto pluripremiato con locali a Cerea e Verona, che di recente si è aggiudicato l’oscar della pizza a Napoli, sbaragliando la concorrenza degli chef campani.

Vino e pizza? Perché no? In attesa di chi ci possa “illuminare” sui migliori o possibili abbinamenti, sotto gli occhi attenti di Miozzo, il Governatore ha preparato una pizza esclusiva e inedita, utilizzando i migliori ingredienti della Bassa Veronese. I fortunati che hanno potuto assaggiarla hanno molto apprezzato la cottura e gli ingredienti.

La pasta della pizza è realizzata con farine italiane, lievito madre e acqua di sorgente. E’ condita con salsa di pomodoro italiano, mozzarella fiordilatte emiliana, stortina della Bassa veronese (presidio Slow food) e asparago di Arcole.

gds.it/articoli/vinitaly – 09042019

Vino: nasce “SETÀGE”, nuovo metodo di spumentizzazione

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling.

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling

www.online-news.it – 19/03/2019

Proviene dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi il vino puro voluto dal Papa per le sante messe

Viene prodotto a Todi dall’Istituto agrario “Ciuffelli” Berit, il vino “in purezza” usato per celebrare le sante messe su indicazione di Papa Francesco.

Nato da una collaborazione con l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

L’idea di dare vita a questo Grechetto naturale, un “bianco” che raggiunge i 14 gradi, nasce a seguito di un “invito” che il Pontefice fece ai sacerdoti qualche anno fa e cioè di consumare vino il più naturale possibile e quindi non trattato con fitofarmaci o altre sostanze chimiche.

“Il nostro vino da messa – ha detto all’Ansa Gilberto Santucci, responsabile dell’azienda agraria che fa capo alla scuola – viene realizzato con uve selezionate che provengono dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi che si trovano in località Spagliagrano.

Ne raccogliamo circa 15 quintali, rigorosamente a mano, con la collaborazione anche degli studenti del Ciuffelli e dei rifugiati politici e richiedenti asilo che si trovano a Todi”.

orvietosi.it – 03/03/2019

Vino: il Nizza è ufficialmente una Docg

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Ue, si è concluso il percorso di riconoscimento comunitario del Nizza Docg, che va definitivamente ad aggiungersi alle Denominazioni di origine tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato.

Un risultato che giunge al termine di un percorso burocratico iniziato nel 2014, quando il Consorzio decise di richiedere il riconoscimento a Denominazione di quella che dal 2008 era una sottozona della Barbera d’Asti.

Ed è grazie al suo costante impegno nel promuovere le proprie istanze presso tutte le sedi deputate, che oggi si celebra il riconoscimento definitivo di questa Barbera in purezza, coltivata in 18 comuni del Sud astigiano.

“Siamo ovviamente felici di questo riconoscimento – dichiara Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato – che consente ai produttori del Nizza Docg di fregiarsi di un marchio di qualità riconosciuto a livello mondiale.

L’obiettivo è quello di realizzare una Barbera in purezza di qualità, sfruttando la vocazione di questi terreni. Si spiegano così le rigide previsioni del disciplinare che, nel limitare a 70 i quintali di uva per ogni ettaro di vigneto, impone un invecchiamento minimo in botti di legno, che oscilla tra i 18 e i 30 mesi”.

“È un grande giorno per tutti gli amanti del Nizza – dichiara Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori – che conferma la qualità del nostro vino.

Consapevoli di ciò, abbiamo deciso di intraprendere questo lungo percorso, partito nel 2008 con la creazione di un’apposita sottozona nel disciplinare della Barbera d’Asti e concluso oggi, con il riconoscimento a livello comunitario.

Il risultato ottenuto premia gli sforzi di tutti i produttori di Nizza Docg e garantisce loro un prodotto di altissima qualità, capace di rappresentare adeguatamente il Monferrato in tutto il mondo”.

ildubbio.news – 14/02/2019

Il Palazzo del Vino accoglierà il Consorzio Tutela Vini Gambellara

Raggiunto l’accordo tra il Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza e il Consorzio Tutela Vini Gambellara: le due realtà presto riunite nella sede di Lonigo (VI).

Due Consorzi e un unico coordinamento, per valorizzare ancora di più l’enologia del territorio vicentino. Il Consorzio Tutela Vini Gambellara ha deliberato l’avvio di una collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, sotto la direzione di Giovanni Ponchia.

La sede operativa sarà il Palazzo del Vino di Lonigo, già casa della Doc Colli Berici, della Doc Vicenza e dell’enoteca consortile.

“Già da tempo – ha spiegato Silvano Nicolato, presidente del Consorzio Tutela Vini Gambellara – si auspicava una sinergia e un coordinamento unico tra i due diversi Consorzi di Tutela del Vicentino, per promuovere in maniera ancora più efficace i grandi vini del nostro territorio”.

La Doc Colli Berici e Vicenza prosegue così nel progetto di rinnovamento attivato negli ultimi anni, che nel marzo 2018 ha portato anche all’inaugurazione dell’enoteca consortile a Palazzo Pisani, nel cuore di Lonigo.

“Questa cooperazione con il Consorzio Gambellara – commenta Silvio Dani, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – è un bellissimo esempio di coordinamento tra le due realtà che consentirà di lavorare in un’unica direzione e renderà ancora più centrale il ruolo del nostro Palazzo del Vino all’interno del panorama vitivinicolo vicentino”.

I vini del Consorzio Tutela Vini Gambellara sono ottenuti da uve garganega, vitigno bianco simbolo di questa denominazione storica nata sui pendii di un vulcano spento e in grado di donare eleganti vini bianchi come il Recioto e il Vin Santo.

La realtà consortile conta 20 aziende associate nei 500 ettari di territorio appartenenti alla DOC, per circa 800 mila bottiglie prodotte nel 2017

L’estensione del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza raggiunge invece i 700 ettari e raggruppa una trentina di soci, che imbottigliano 2,5 milioni di bottiglie all’anno, prevalentemente da uve a bacca rossa come Merlot, Cabernet Sauvignon e Tai Rosso, ma anche vini bianchi da uve pinot bianco, sauvignon e garganega.

www.federvini.it – 11/02/2019

Una botta d’orgoglio per il vino di Rimini

“I vini bevibili soprattutto con amore sono come le belle donne, differenti, misteriosi e volubili, ed ogni vino come una donna va preso.
Luigi Veronelli”

Inizia oggi al Teatro degli Atti, la tre giorni dedicata al vino Riminese.

Quando, in illo tempore, pontificavo sul vino delle nostre splendide colline a Furlè, in te Zitadoun, mi guardavano storto, pensando in cuor loro che bestemmiassi…

Avevano ragione, i raspaterra del Consorzio Agrario, loro erano più avanti in campo enologico di almeno vent’anni.

In casa nostra è mancata quella nobiltà agricola illimitata presente in Toscana e in Piemonte.

I nostri contadini che avevano fame e voglia di lavorare sono diventati albergatori, bagnini, ristoratori e se non fossero arrivati, che Dio li benedica, quelli che noi chiamavamo con sufficienza “maruchin” i marocchini/marchigiani che bussavano con i piedi, la cultura della vite sarebbe scomparsa nell’agro riminese.

Ma questa non è storia, è preistoria. Guardiamo al presente, anzi al futuro.

Abbiamo la possibilità di conoscere lo stato dell’arte sulla nostra viticoltura e volendo, assaggiare, gustare, centellinare il meglio della produzione locale. Una botta d’orgoglio, ogni tanto, fa bene.

www.riminiduepuntozero.it – 02/02/2019

Vino su Marte e cotone sulla Luna?

Avete capito bene … nel 2024 gli astronauti dovrebbero poter brindare con del vino marziano DOC. Come è possibile?

Da recenti scoperte archeologiche gli scienziati hanno stabilito che la Georgia possieda una tradizione vinicola di oltre 8000 anni e che producesse vino già nel Neolitico.

Ma che cosa centra tutto questo con il pianeta rosso? Il fatto è che proprio la Georgia progetta di coltivare dei grappoli su terreni marziani, in base al progetto IX Millennium.
Nikoloz Doborjginidze, fondatore dell’agenzia di ricerca spaziale della Georgia, ha affermato: “I nostri antenati hanno diffuso il vino sulla Terra, così possiamo fare lo stesso su Marte”.

Questa idea è nata dall’invito della Nasa a presentare proposte per facilitare la presenza umana prolungata su Marte, l’idea degli scienziati della Business Technology University di Tblisi è quella di individuare, assieme al progetto IX Millennium, la varietà di vite in grado di spuntarla su basse temperature, alti livelli di monossido di carbonio e bassa pressione.

Per ora il progetto sta testando la coltivazione idroponica (fuori suolo) di viti in serre verticali in un hotel di Tblisi.

Per ora non si conosce nulla sulla fermentazione, imbottigliamento e invecchiamento dei vini, ma secondo la Nasa pare che la fermentazione in microgravità sia possibile.

L’unica certezza è che il primo vino marziano sarà un vino bianco, Leggi il resto di questo articolo »

Verso la prima DOC BIO – MASARI

“Il progetto di questi due giovani si proietta in quello che dovrà essere il futuro dell’agricoltura. Bravi e lungimiranti. La Regione è al loro fianco per accompagnarli in ogni forma possibile verso la realizzazione del loro sogno”.

Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprime la sua ammirazione e i suoi complimenti per il progetto, portato avanti all’Azienda Vinicola Masari di Maglio di Sopra, in provincia di Vicenza, dove sta per nascere il primo vino Doc Bio d’Europa.

“I protagonisti, Massimo Dal Lago e Arianna Tessari – aggiunge Zaia – hanno compiuto una scelta strategica, molto difficile, ma che costituisce il futuro del settore”.

“Ho avuto modo di vedere di persona il vigneto in questione – dice Zaia – ed è davvero un esempio di scuola, ma anche di passione. Mi auguro, e la Regione è e resta a disposizione di Massimo e Arianna con l’assistenza tecnica necessaria, che al più presto si possa arrivare anche all’approvazione governativa come biodistretto”.

Comunicato stampa della Regione Veneto N° 30 del 10/01/2019
(AVN) Venezia, 10 gennaio 2019