Aggiornamenti
La riscoperta del Barbera bianco
Nel registro dei vitigni della regione Piemonte è indicato come “Barbera bianco” o “Monferrato bianco”.
Sulle colline tra Gavi e Bosio lo chiamano Caricalasino, «proprio così come si pronuncia, tutto attaccato e senza apostrofo».
«Me ne parlava mio nonno, viticoltore, di quest’uva dall’acino ovale, a buccia spessa e molto scura, che veniva a volte mischiata con il cortese», racconta Roberto Ghio, viticoltore di Bosio.
Dopo la morte del nonno, «volevo fare qualcosa per ricordarlo, un’etichetta con il suo nome». Ha fatto di più, ha impiantato nuovamente il Caricalasino, dove il nonno gli aveva indicato.
Ne è nato un vino bianco con una decisa acidità e una gradazione alcolica spiccata, adatto anche all’invecchiamento. Leggi il resto di questo articolo »
Cinghiali golosi devastano la vigna
Ora è ufficiale.
Le uve di Chardonnay soddisfano il gusto delicato dei cinghiali, elbani, provetti sommelier. Gli assaggiatori ungulati si aggirano qua e là nei poderi dell’isola, mangiandosi l’uva che si trova sulle viti.
Ne sa qualcosa Antonio Arrighi, noto imprenditore vinicolo di Porto Azzurro, che in questi giorni ha dovuto fare i conti con l’ennesima razzìa dei cinghiali, golosi di frutta e uva.
Si è sfogato su Facebook, dopo aver constatato come gli ungulati si siano specializzati in assaggi di uva elbana. Hanno fatto fuori 100 metri di filare di vigna, piena di grappoli quasi maturi, coltivata a Chardonnay.
L’imprenditore, tra i più attivi per la valorizzazione del prodotto isolano vitivinicolo, è salito alla ribalta in passato anche per il suo vino Tresse, prodotto in anfora di terracotta. Insomma, lo sforzo per produrre vino di qualità c’è tutto. Ma a mettere i bastoni tra le ruote di Arrighi ci si sono messi i cinghiali nella sua proprietà di 12 ettari.
«Evviva! I cinghiali hanno apprezzato il grado di maturazione del mio Chardonnay – ha scritto l’imprenditore su Facebook – Leggi il resto di questo articolo »
Egitto, rivive l’industria del vino
Egitto, rivive l’industria del vino
In Egitto, uomini e donne raccolgono uva Merlot sotto il sole cocente.
Il Paese si sta sforzando di conquistare gli intenditori di vino internazionali senza farsi intimorire dal clima, che è una grande sfida per i viticoltori.
Infatti, questi devono tenere conto delle temperature torride a cui è soggetto l’Egitto e devono essere in grado di compensare la quasi totale assenza di pioggia utilizzando sofisticati sistemi di irrigazione.
In un vigneto a nord della capitale egiziana Il Cairo, vi è un vigneto che è uno dei numerosi presenti nella nazione nordafricana e che fornisce uva per ben due aziende vinicole del Paese.
«Stiamo creando una nuova pagina nella produzione del vino» dichiara nel video Labib Kallas, manager di una delle vigne del Nilo, la Kouroum. Leggi il resto di questo articolo »
Meno alcol e più semplicità. E’ il futuro per il vino italiano.
Gli italiani sono sempre più attenti a quello che bevono.
Leggono l’etichetta e prediligono bevande alcoliche, vino compreso, a bassa gradazione.
E’ quanto riscontrato da Nielsen attraverso una recente ricerca condotta per Federvini – Federazione Italiana Industriali produttori, Esportatori e Importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti ed affini – sul consumo delle bevande alcoliche in Italia nel quinquennio 2011-2015.
Negli ultimi 5 anni si è assistito ad una diminuzione del 5% pari a 1,8 milioni di consumatori in meno soprattutto nella categoria delle bevande a più alta gradazione alcolica ovvero liquori, distillati e cocktail. Leggi il resto di questo articolo »
Fava: tutelare nome e produzione del Lambrusco
“LA DIFESA DELLE DENOMINAZIONI D’ORIGINE PASSA DAI TERRITORI”
“Esprimo soddisfazione per questa risoluzione che si inserisce in un contesto più generale della tutela delle denominazioni d’origine e del fatto che questa avvenga in corrispondenza dei disciplinari di produzione, del rispetto delle norme in tema di approvvigionamento delle materie prime, piuttosto che di modalità di trasformazione delle stesse.
Per un attimo abbiamo rischiato che si passasse da un sistema come l’attuale, in virtu’ del quale i disciplinari comprendono anche elementi geografici di provenienza, a un sistema nell’ambito del quale non valesse più il termine perentorio geografico di provenienza, ma al contrario fosse possibile usare la stessa indicazione a patto che i vitigni, o gli uvaggi che compongono i vitigni tradizionali, rispettassero le indicazioni dei disciplinari attuali”. Leggi il resto di questo articolo »
Asti: si presenta il progetto “Vino e Cultura”
Lunedì alle 18 sarà presentato alle commissioni consigliari congiunte Urbanistica, Turismo e Cultura il progetto “Vino e Cultura” che il Comune sta predisponendo per ottenere dalla Regione Piemonte il finanziamento denominato “Agenda Urbana”: la nuova edizione del famoso PISU appena concluso nella zona ovest della Città.
“E’ la più importante forma di finanziamento di cui Asti disporrà tra il 2017 e il 2020, parecchi milioni di euro, quindi non si deve sbagliare la scelta” spiega il sindaco Fabrizio Brignolo che precisa: “come già è avvenuto per il vecchio Pisu, non si tratta di fondi che devono essere vinti con un bando, quindi è sicura la loro destinazione ad Asti”.
Il progetto Vino e Cultura, elaborato anche tramite nove tavoli di lavoro realizzati con Enti, associazioni e operatori della città, ha come obbiettivo quello di potenziare la vocazione turistica dei Asti nel nome del prodotto simbolo di questa terra.
Al centro del progetto il trasferimento dell’ATL in municipio per accogliere i turisti nel salotto della Città, la realizzazione del Palazzo del Vino a Palazzo Ottolenghi e la creazione di un’enoteca: “su quest’ultimo punto potremmo anticipare l’arrivo dei fondi di Agenda Urbana, partendo subito nei locali già disponibili in Città e da poco restaurati” precisa Brignolo.
www.gazzettadasti.it – 02/07/2016
La nuova vita del vino d’antan vietato dal Duce
Vietato dal Duce, ha resistito all’estinzione grazie alla regola non scritta tipicamente italiana del «fatta la legge, trovato l’inganno» e oggi è diventato un esempio di «archeologia vinicola».
È il vitigno conosciuto come «Bacò», incrocio fra Vitis Vinifera e Vitis Riparia e che in tutto il nord Italia fu uno dei vini più in voga a inizio secolo ma che conobbe la sua «damnatio memoriae» durante il regime fascista quando nel 1936, per legge, venne vietata la coltivazione di molti vitigni ibridi, importati nei primi anni dell’800 dall’America per cercare di sostituire quelli autoctoni, devastati dalla filossera a sua volta (ironia della sorte) arrivata dal nuovo continente grazie allo sviluppo delle navi a vapore che accorciarono i tempi della traversata transoceanica permettendo alla malattia di diffondersi in Europa.
La legge fascista fu applicata in modo blando Leggi il resto di questo articolo »
In alto i calici con il Chiaretto del Garda
Il trend del “bere rosa” rappresenta ormai una passione in forte crescita tra i winelovers di tutto il mondo: e per gli appassionati di vini rosati l’appuntamento da non perdere è a Moniga del Garda, sulla riviera bresciana del più grande lago d’Italia, dove dal 10 al 12 giugno è in programma la nona edizione di “Italia in Rosa” la prima e più conosciuta manifestazione dedicata ai chiaretti del Garda e ai rosé di tutta Italia ma anche esteri.
La zona è quella della Valtènesi, un piccolo angolo paradiso che dal punto di vista climatico rappresenta l’ultimo avamposto di Mediterraneo nel cuore del nord-Europa: siamo nel luogo più a nord del mondo dove crescono ancor oggi rigogliosi agrumi, capperi, dove vengono coltivati vite ed olivo, in un’area estesa da sud ad ovest tra le due “capitali” del turismo Desenzano a Salò, nel cuore dell’anfiteatro morenico gardesano. Leggi il resto di questo articolo »
Un museo del vino da fare invidia a Disney
Inaugurato oggi a Bordeaux un parco a tema dove scoprire storia, sapori e segreti.
Anche questo è marketing: un parco capace di fare invidia addirittura a Disney.
Dedicato questa volta ai grandi: che alla Cité du Vin, Bordeaux, potranno conoscere tutti i segreti del vino francese.
Venti sezioni a tema, mostre sulla storia e la cultura del buon bere; un auditorium da 250 posti per le scuole, proiezioni e degustazioni dentro a un edificio alto dieci piani: inaugurato oggi, il parco è pronto per accogliere appassionati e curiosi.
Al posto delle montagne russe, un bel viaggio virtuale in barca: durante il quale trasformarsi in un mercante di vino del passato che girava il mondo per piazzare i suoi prodotti.
Venti euro il prezzo del biglietto d’ingresso, circa 22 franchi.
www.tio.ch – 01/06/2016
Riapre la cantina del monastero dove le suore enologhe facevano il vino per la messa
Avevano due etichette, «Clemen’s» e «Rosaly’s», che prendevano il nome dai due fondatori della loro congregazione, le Figlie di San Giuseppe.
Il sacerdote Clemente Marchisio, proclamato beato, e suor Rosalia Sismonda. Fu proprio don Marchiso a coltivare la vocazione del vino da messa, dopo un colloquio a Roma con Papa Leone XIII.
Da allora, le suorine del vino bianco hanno portato avanti per oltre un secolo l’attività vinicola con una dedizione e una professionalità pari solo alla loro fede.
La regola era una sola: «Vinum debet esse naturale de gemine vite et non corruptum».
Così recita il canone 924 del codice di Diritto Canonico che fissa le regole per la produzione del vino da messa, uno dei simboli più affascinanti e complessi di tutta la celebrazione eucaristica.
A guidare il processo era la Madre Superiora, coadiuvata dalle consorelle e da un enologo Leggi il resto di questo articolo »