Aggiornamenti

La rinascita del Vermouth

L’Artemisia Absinthium, (l’Assenzio) è l’erba aromatica usata nella produzione del Vermouth, la bevanda antica ma dal gusto attuale, classificata come Vino Aromatizzato.
Ecco da dove ha origine la lunga storia del Vermouth, da una piantina già conosciuta dai romani: ne parlano anche Cicerone e Plinio il Vecchio proprio in riferimento ai vini aromatizzati dalle miracolose proprietà per chi aveva problemi di salute e stomaco.
Ufficialmente la nascita del Vermouth risale al 1786 a Torino, una città ricca di spunti culturali, una specie di salotto cittadino nel quale si ritrovavano intellettuali, politici e gente della borghesia, soprattutto nel tardo pomeriggio, il momento più adatto per gustare la nuova bevanda creata, per puro caso, da un garzone, Antonio Benedetto Carpano, il primo ad avere avuto l’intuizione di mescolare erbe e spezie a un vino bianco prodotto con uve di Moscato.
Il successo durò circa due secoli, anni nei quali il Vermouth si ritagliò una posizione di prestigioso nel pubblico degli appassionati e degli intenditori per diventare, verso gli anni ’60 del 1900, una bevanda oramai obsoleta.

LA NUOVA VITA DEL VERMOUTH
Per fortuna i tempi sono cambiati e il Vermouth è tornato a vivere una nuova identità, anche territoriale.
Oggi, entrando in un locale, chiedendo di bere il ‘vino aromatico’ si scopre una realtà differente, fatta di un buon numero di etichette e di un rinato interesse, non solo da parte di chi ne aveva ricordo ma, passo dopo passo, si riscontra una curiosità crescente anche da parte del pubblico più giovane, attratto dal mondo della mixology. Leggi il resto di questo articolo »

Il Palazzo del Vino accoglierà il Consorzio Tutela Vini Gambellara

Raggiunto l’accordo tra il Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza e il Consorzio Tutela Vini Gambellara: le due realtà presto riunite nella sede di Lonigo (VI).

Due Consorzi e un unico coordinamento, per valorizzare ancora di più l’enologia del territorio vicentino. Il Consorzio Tutela Vini Gambellara ha deliberato l’avvio di una collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, sotto la direzione di Giovanni Ponchia.

La sede operativa sarà il Palazzo del Vino di Lonigo, già casa della Doc Colli Berici, della Doc Vicenza e dell’enoteca consortile.

“Già da tempo – ha spiegato Silvano Nicolato, presidente del Consorzio Tutela Vini Gambellara – si auspicava una sinergia e un coordinamento unico tra i due diversi Consorzi di Tutela del Vicentino, per promuovere in maniera ancora più efficace i grandi vini del nostro territorio”.

La Doc Colli Berici e Vicenza prosegue così nel progetto di rinnovamento attivato negli ultimi anni, che nel marzo 2018 ha portato anche all’inaugurazione dell’enoteca consortile a Palazzo Pisani, nel cuore di Lonigo.

“Questa cooperazione con il Consorzio Gambellara – commenta Silvio Dani, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – è un bellissimo esempio di coordinamento tra le due realtà che consentirà di lavorare in un’unica direzione e renderà ancora più centrale il ruolo del nostro Palazzo del Vino all’interno del panorama vitivinicolo vicentino”.

I vini del Consorzio Tutela Vini Gambellara sono ottenuti da uve garganega, vitigno bianco simbolo di questa denominazione storica nata sui pendii di un vulcano spento e in grado di donare eleganti vini bianchi come il Recioto e il Vin Santo.

La realtà consortile conta 20 aziende associate nei 500 ettari di territorio appartenenti alla DOC, per circa 800 mila bottiglie prodotte nel 2017

L’estensione del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza raggiunge invece i 700 ettari e raggruppa una trentina di soci, che imbottigliano 2,5 milioni di bottiglie all’anno, prevalentemente da uve a bacca rossa come Merlot, Cabernet Sauvignon e Tai Rosso, ma anche vini bianchi da uve pinot bianco, sauvignon e garganega.

www.federvini.it – 11/02/2019

Nella patria del sake vince il vino italiano

Soffre il vino italiano in Giappone, che resta però il Paese asiatico dove si vende più vino nazionale, almeno in valore.

Nel 2018, secondo i dati Ice, l’export ha raggiunto i 173 milioni di euro, contro i 147 milioni della Cina.

Nel complesso a soffrire sono soprattutto i volumi di vendita, che diminuiscono dello 0,4%, che ha impattato molto sui vini fermi, che valgono 128 milioni di euro, che hanno registrato una flessione dell’1,6% in valore e del 10% in volume, mentre crescono gli spumanti, che hanno registrato un aumento del 4,2%, per 33 milioni, pari a 6,8 milioni di litri.

L’Italia è il secondo fornitore di bollicine del Paese. Prima è la Francia che con gli Champagne domina con una quota di mercato dell’83% in valore, mentre per quanto riguarda il mercato del vino in generale, la Francia ha il 55% del mercato. Al secondo posto il Cile con il 12% e solo terza l’Italia con l’11,6%.

Nonostante l’Italia sia solo terza quanto a mercato, la reputazione del vino nazionale è tanto alta da meritare valori a bottiglia in linea con quelli dei cugini francesi, qualli medi intorno ai 10 euro a bottiglia, contro i 4-8 euro dei vini cileni.

www.teatronaturale.it – 07/02/2019

Girlan, il Pinot Nero è il futuro dell’Alto Adige

“Il Pinot Nero è il futuro dell’Alto Adige”. Lo ha detto il direttore della cantina cooperativa altoatesina Girlan, Oscar Lorandi, nel presentare a Roma Vigna Gunger, un Pinot Nero Riserva 2015 affinato in barrique, in una degustazione guidata da Luca Gardini, “Miglior Sommelier del Mondo” nel 2010, nonché co-curatore della classifica The Winesider Best Italian Wine Awards.

“Un vitigno molto interessante, coltivato in Alto Adige fin dal 1800, e oggi considerato – ha sottolineato l’enotecnico Gerhard Kofler – uno dei più nobili tra i vini rossi. Difficile in vigna e in cantina, è una vera e propria sfida anche per i viticoltori più esperti”.

La cantina sociale ha investito dieci ettari nella zona di Mazzon, a Nord del fiume Adige, dove è stato individuato un ‘cru’ in una vigna vecchia di 20 anni che, per geologia, storia e pendenze che variano dal 4% al 5%, risulta particolarmente vocato per questa varietà di origini francesi.

“Nel 2008 abbiamo avviato la sperimentazione – ha ricordato Lorandi – con prima vendemmia nel 2012. Ora è in commercio l’annata 2015, e l’auspicio è di aver dimostrato, sia pure con poche annate d’esperienza, che l’Alto Adige merita un suo posto nell’Olimpo dei Pinot Noir.

Abbiamo in particolare voluto dimostrare che il nostro Pinot, prodotto in sole 2300 bottiglie, ha uno spazio e voce al pari delle altre eccellenze.

E siamo ottimisti, io e i 200 soci conferitori e produttori, sull’evolversi della raccolta 2018, dopo l’annata 2016 che è stata bellissima”.

Giornale di Sicilia – 04/02/2019

Un bicchiere di vino al giorno? Ecco cosa succede al nostro organismo

A quanto pare un bicchiere di vino al giorno diminuisce il rischio di finire nelle mani dei medici. Un recente studio effettuato da un gruppo di scienziati italiani dell’IRCCS NEUROMED di Pozzilli (Isernia) ha confermato che chi beve un bicchiere di vino al giorno ha più probabilità di non finire all’ospedale, rispetto a chi non consuma alcol per niente.

Un bicchiere di vino al giorno riduce il rischio di cancro e malattie cardiovascolari Louis Pasteur, in uno dei suoi momenti di riflessione, diceva: “C’è più filosofia in una bottiglia di vino che in tutti i libri”.
I ricercatori nel campo della salute hanno sempre cercare di portare alla luce cosa succede all’organismo, nel momento in cui si consuma un bicchiere di vino al giorno.

Bisogna sapere che il vino è ricco di composti antiossidanti, porta benefici per la salute e contiene una grande quantità di minerali, come ad esempio: potassio, calcio, magnesio, vitamine idrosolubili (B1, B2, B5 e B6), acido folico, vitamina B12 e vitamina C.
Il vino ha proprietà antiossidanti. Attenzione! Il consumo deve essere moderato, solo cosi aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, migliora il sistema immunitario, produce energia e migliora le prestazioni della memoria. Leggi il resto di questo articolo »

Verso la prima DOC BIO – MASARI

“Il progetto di questi due giovani si proietta in quello che dovrà essere il futuro dell’agricoltura. Bravi e lungimiranti. La Regione è al loro fianco per accompagnarli in ogni forma possibile verso la realizzazione del loro sogno”.

Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprime la sua ammirazione e i suoi complimenti per il progetto, portato avanti all’Azienda Vinicola Masari di Maglio di Sopra, in provincia di Vicenza, dove sta per nascere il primo vino Doc Bio d’Europa.

“I protagonisti, Massimo Dal Lago e Arianna Tessari – aggiunge Zaia – hanno compiuto una scelta strategica, molto difficile, ma che costituisce il futuro del settore”.

“Ho avuto modo di vedere di persona il vigneto in questione – dice Zaia – ed è davvero un esempio di scuola, ma anche di passione. Mi auguro, e la Regione è e resta a disposizione di Massimo e Arianna con l’assistenza tecnica necessaria, che al più presto si possa arrivare anche all’approvazione governativa come biodistretto”.

Comunicato stampa della Regione Veneto N° 30 del 10/01/2019
(AVN) Venezia, 10 gennaio 2019

La Russia ha annullato i dazi sulle importazioni di frutta, verdura e vino dalla Moldavia

A partire dal 1 gennaio 2019, la Russia ha annullato i dazi sulle importazioni dalla Moldavia di frutta, verdure fresche e conservate e sul vino.

Lo ha annunciato il Presidente della Repubblica di Moldavia, Igor Dodon, sottolineando che il governo russo ha adottato un decreto relativo alla soppressione, con effetto dal 1 gennaio 2019, dei dazi sulle importazioni nella Federazione russa di ortaggi, frutta (mele, ciliegie, prugne, nettarine, ecc.), verdura e verdura in scatola, uva e prodotti vitivinicoli.

Igor Dodon ha dichiarato che la cancellazione dei dazi doganali è stata possibile in seguito agli accordi che aveva raggiunto in precedenza con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

“Questa decisione contribuirà senza dubbio ad un aumento significativo delle esportazioni di merci moldave sul mercato russo, la creazione di posti di lavoro ed influirà sulla crescita del bilancio statale”, ha detto il presidente Dodon, ringraziando Vladimir Putin per il sostegno al popolo moldavo.

fai.informazione.it – 05/01/2019

Un bicchiere per ogni vino e la festa continua

Un bicchiere per ogni vino e la festa continua

Le Festività religiose sono appena trascorse ma le occasioni di far festa non sono terminate, anzi con il nuovo anno abbiamo dodici mesi davanti a noi per brindare a qualsiasi evento che riunisca delle persone, e pure quando ne abbiamo voglia in solitudine.

Chi ha organizzato incontri in casa tra parenti ed amici per trascorrere in letizia i Cenoni e i pranzi solenni degli ultimi giorni, ha certamente dovuto fare i conti, oltre ai vini da servire in armonia alle pietanze, anche e soprattutto con i bicchieri giusti per farli apprezzare al meglio.

Siamo certi di non dire un’eresia nell’affermare che i bicchieri sono diventati uno «status symbol», non sono molte le famiglie italiane che possono permettersi di rinnovare i propri servizi di bicchieri ad ogni moda che si impone in un tot di annate, oltre a quelli acquistati/ricevuti/inseriti nella lista in occasione delle nozze e cioè quelli che offriva il mercato in quel momento.

Chi non ha ancora da qualche parte il tris di calici di cristallo di Boemia con gambo lungo per acqua, vino, spumante o quelli per wodka, whiskey, limoncello, grappa, cognac, e altre bevande, targati anni ’70-80? Leggi il resto di questo articolo »

Gli australiani si inventano il vino che parla

Per sedurre i millennial e tutta quella fetta di popolazione che vede nello smartphone il prolungamento ideale della propria mano, gli australiani si sono inventati… il vino che parla.

L’idea del gruppo australiano Treasury Wine Estates, colosso del settore vitivinicolo (è proprietario di 13 mila ettari di vigne in tutto il mondo e produce di più di 400 milioni di bottiglie), è stata quella di portare la realtà aumentata sulle etichette del vino.

Sulle bottiglie di cabernet sauvignon, di chardonnay o di shiraz della serie «19 Crimes», campeggia un’etichetta gialla con l’immagine in tonalità seppia di giovani uomini in tenuta da carcerati.

Questi uomini si chiamano John Boyle O’Reilly, Michael Harrington, Cornelius Dwyer Kane e sono tutti stati condannati all’esilio in Australia.

La grafica è molto originale e ben riuscita. Ma la sorpresa comincia dopo che l’acquirente ha scaricato la app dedicata Living Wine Labels: basta dirigere l’obiettivo della fotocamera dello smartphone verso l’etichetta per vedere i detenuti animarsi sullo schermo e raccontare ciascuno la propria storia.

Il lancio della app è stato realizzato in pompa magna nei paesi interessati. Basti pensare che, per presentare «19 Crimes» negli Stati Uniti, Treasury Wine Estates ha affittato in esclusiva nientemeno che il penitenziario di Alcatraz. L’impatto commerciale è stato anch’esso enorme.

«In diciotto mesi», ha spiegato a Le Figaro Gregory Joos de ter Beerst, che cura la distribuzione in Europa di Treasury Wine, «le vendite di 19 Crimes sono passate da 4 milioni a 18 milioni di bottiglie.

L’applicazione piace tantissimo. Scommettiamo su un miliardo di download nel 2020».

www.italiaoggi.it – 27/12/2018

Il vino simbolo dello stare insieme e del legame sociale, “ingrediente” fondamentale delle feste

Protagonista dei brindisi di auguri, nei calici che affollano le tavolate già ricche di golosità ed abbondanza, il vino, nelle feste di fine anno, è assoluto protagonista.

E, forse più che in altri momenti dell’anno, si carica di una simbologia, religiosa e laica, molto forte ed importante. Come racconta a WineNews Marino Niola, giornalista, scrittore e professore di Antropologia e Miti e Riti della Gastronomia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

“Il vino, in questi giorni di festa, che è anche festa dell’abbondanza, ha un ruolo centrale, sul piano del gusto, sul piano della tradizione ma anche sul piano della religione.

Non dobbiamo dimenticare che il dio che i Cristiani celebrano a Natale – spiega Niola – è un dio che si dona agli uomini in forma di pane e di vino. E sul piano laico, il vino simboleggia, lo stare insieme, il legale sociale, perché le feste di fine anno, in definitiva, restano una festa della comunità. Non a caso le famiglie si ritrovano, si ritrovano gli amici, e si celebra un legame di cui il vino, nella società occidentale, è da sempre un tramite fondamentale.

Non a caso i patti, da sempre, in occidente, si celebrano con il vino, un brindisi suggellava un’amicizia, mentre al contrario negare un brindisi, non bere insieme significava non essere amici. Quindi è chiaro che in una festa che celebra il legame, come il Natale, il vino sia probabilmente, un ingrediente fondamentale, se manca quello manca il senso di comunità”.

Insomma, come ricorda spesso Papa Francesco, senza vino non c’è festa. “E il vino diventa così importante sul piano della religione, proprio perché lo era sul piano laico, sul piano delle relazioni tra le persone, e probabilmente viene prima l’aspetto laico che quello religioso, che prende a modello questa funzione – aggiunge ancora Niola – che il vino aveva nell’Occidente già prima del Cristianesimo, dai tempi delle grandi “orge” alimentari che si celebravano in certi momenti dell’anno per festeggiare il raccolto, la semina.

E Natale è quello che resta di un’antica orgia, nel senso greco di “ergon” che vuole dire anche “fare le cose in un certo modo”, prescritto, ed è esattamente quello che noi facciamo a Natale: mangiamo in un modo prescritto, mangiamo sempre le stesse cose, e anche se abbiamo spesso l’impressione che resti solo un’abbuffata, ha un contenuto rituale molto forte.

Diciamo che ci abbuffiamo come Dio comanda!”.

winenews.it – 24/12/2018