Aggiornamenti

Presentato a Vinitaly il primo dizionario italo-cinese dei vini

Il manuale, intitolato “Il dizionario italo-cinese di Vini e di Viti”, include circa 600 voci corrispondenti a diverse varietà di uva e definisce gli standard per tradurre il nome dei vini italiani in lingua cinese. Sarà presto disponibile in libreria sia in Cina che in Italia.

Strumento di conoscenza per rafforzare il mercato cinese.

Ci sono voluti quattro anni di ricerca per ultimare il libro, scritto dagli accademici di entrambi i Paesi con l’obiettivo di aiutare i consumatori cinesi a conoscere meglio i vini italiani, e favorire l’entrata del nostro Paese nel mercato cinese del vino, dove si sono già insediati Francia e Cile.

“L’Italia è ancora poco presente e abbiamo la speranza che rendere i vini italiani più facili da conoscere possa accrescere la loro presenza in Cina”, spiega Denis Pantini, direttore della sezione dedicata all’agro-industria del think tank Nomisma.

Dalla ricerca si evince inoltre che solo il 7% dei consumatori cinesi nelle aree urbane è in grado di riconoscere il vino italiano.

www.ilsole24ore.com – 11/04/2019

Macché “sovranista”! Il vino è una cosa seria

Ultimo giorno di Vinitaly, che si appresta a chiudere la 53ª edizione con tanti buoni affari indotti dai buyer di tutto il mondo.

E tante emozioni per il Vinitaly a Verona, dove le enoteche tematiche allestite nelle piazze hanno introdotto i wine lovers al piacere di un’esperienza italiana in una bella città fra musica, arte e gusto del genius loci.

Il vino dunque come collante anche della politica, visto che Salvini, Di Maio e Conte hanno scelto Vinitaly per stemperare tensioni.
Il caso più emblematico è stato quello del Piemonte, dove i due candidati alla presidenza della Regione, Sergio Chiamparino e Alberto Cirio, si sono fatti immortalare intorno a un prosciutto e a un bicchiere di vino, dichiarando la volontà di fare una campagna elettorale leale, senza colpi bassi.

È poi quanto vuole la gente, che ha infatti commentato: «Sono due che hanno fatto tanto per il Piemonte». Una dichiarazione non banale per dire una cosa chiara: c’è una politica del personalismo che cerca il voto di pancia e una che dimostra di avere a cuore il bene comune. Poi vinca il migliore.

In ogni caso è emblematica la parata di questi giorni: ci si associa al vino perché è un prodotto vincente, qualcosa che anche negli anni della crisi si è affermato nel mondo. Certo è curioso apprendere che c’è il “Vino sovranista”, così battezzato per indicare la scelta dei vitigni autoctoni.

Alt: il vino è una cosa seria, non superiamo il limite di volerlo annacquare con le nenie del politichese.
Ma basta un cartello esposto in uno stand che la nuova congiunzione diventa virale e spadroneggia sui social. Una volta ci bastava Gaber a chiedersi cosa è di destra e cosa di sinistra, ora si va su Instagram. Leggi il resto di questo articolo »

Pure il vino è 4.0 Il digitale dalle vigne alla tavola

Il vino italiano continua a conquistare i mercati internazionali e si fa, con misura, sempre più «tecnologico».

Grandi etichette cariche di glorie, accanto a dignitosi vini da tavola che insieme danno vita a qualcosa che vale (solo parlando di esportazioni), circa 6,2 miliardi di euro. Quello del vino è certamente un settore che corre, e che riesce a collezionare margini in crescita del 6% circa nell’ultimo quinquennio.

Senza parlare dell’occupazione, visto che ad oggi, in Italia, gli addetti arrivano a circa un milione e 300mila. Qualità e concorrenza, dunque, che in questi giorni al Vinitaly di Verona (da sempre punto d’incontro di vecchie e nuove tendenze di settore), si traducono anche in un’attenzione particolare alle nuove tecnologie che fanno riferimento al paradigma di Impresa 4.0.

App, quindi, ma non solo per cercare l’etichetta migliore. La digitalizzazione del vino passa anche per strade diverse. In Francia, per esempio, nella regione di Bordeaux le tecniche digitali sono usate per la mappatura del vigore vegetativo ed hanno consentito di risparmiare dal 10 al 30% sui costi per la fertilizzazione; mentre in California droni e mappature satellitari vengono adoperate per monitorare lo stato di salute dei terreni di produzione. Leggi il resto di questo articolo »

Continueranno ad essere indennizzati con bottiglie di vino

La discussione è stata animata la scorsa settimana presso il consiglio comunale di Blonay (VD).

Il tema all’ordine del giorno era il tipo di indennizzo a cui hanno diritto gli eletti visto che, come ricorda 24 heures nella sua edizione odierna, il Comune vodese rimunera la partecipazione al Consiglio comunale solamente con delle bottiglie di vino.

Tutto è ben regolato: quelli il cui tasso di presenza supera il 60% ricevono dodici bottiglie all’anno. Al di sotto del 60%, la razione è dimezzata.

Un consigliere comunale ha però fatto clamore tra coloro che preferiscono irrorare la gola piuttosto che il proprio conto in banca. Ha proposto di rivedere le regole e di allinearsi con la maggioranza dei comuni vodesi che pagano i loro eletti.

Il vivace dibattito è culminato con una votazione a scrutinio segreto. Su 54 votanti, 31 hanno optato per il pagamento in… liquidità, vale a dire in vino. La tradizione è quindi salva.

Ogni comune – ricordiamo – è libero di decidere come ricompensare i consiglieri comunali. In Canton Vaud alcuni hanno mantenuto l’idea di distribuire il vino del comune. Altri optano per una cena o una gita di fine anno. La maggior parte paga un’indennità pecuniaria.

www.tio.ch/svizzera – 03/04/2019

Il vino rosso combatte l’obesità, uno studio dagli USA

Secondo un recente studio il vino combatte l’obesità, riuscendo a trasformare il grasso nel nostro corpo rendendolo più facile da «bruciare». Un meccanismo ancora in fase di studio che i ricercatori della Washington State University e della Harvard Medical School stanno approfondendo con sempre maggior interesse. Se dovessero essere confermate queste proprietà sarebbero presenti anche in altri frutti, come fragole e mirtilli.

Il punto focale della ricerca condotta dalle due università è stato il grasso corporeo umano: non tutti sanno che il nostro tessuto adiposo, dove conserviamo la maggior parte delle nostre riserve energetiche, non è tutto uguale ma si distingue in grasso bruno e grasso bianco. Il primo viene utilizzato molto più facilmente dal nostro organismo, che è in grado di sfruttarlo, per esempio per mantenere una temperatura corporea ottimale.

Gli scienziati sono sempre in cerca di un modo per facilitare la trasformazione del grasso bianco in grasso bruno, e in questa ricerca in particolare hanno scoperto che il resveratrolo, contenuto in particolare nel vino rosso e nei frutti di bosco, potrebbe avere un ruolo fondamentale. Questa sostanza fa parte della famiglia dei polifenoli, sostanze in grado di favorire l’espressione genetica che, a sua volta, innesca l’ossidazione dei grassi.

Seguendo questo filo conduttore alla Harvard Medical School hanno approfondito l’impatto pratico di questa scoperta sulla costituzione fisica della popolazione. È stato scoperto che le donne che consumavano due bicchieri di vino al giorno – non di più, sottolineano gli scienziati – hanno il 70% in meno di possibilità di essere sovrappeso.

www.innaturale.com – 01/04/2019

Vino: nasce “SETÀGE”, nuovo metodo di spumentizzazione

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling.

La cantina di Valdobbiadene Canevel, dal 2016 nel Gruppo Masi ha presentato in anteprima a Prowein, la fiera internazionale di D�sseldorf, il metodo di spumantizzazione «Setàge».

Il concetto di «Setàge» nasce dalla fusione delle parole «seta» e «perlage» e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, grazie ad un processo lento di spumantizzazione, a bassa temperatura controllata (tra il 12 i 14øc) con l’uso di lieviti selezionati.

«Siamo orgogliosi di avere creato »Setàge«, – ha commentato Federico Girotto AD Masi e Canevel – frutto delle consolidate competenze spumantistiche aziendali che si estrinsecano in un vero e proprio metodo, in una pluralità di fattori e a più livelli della catena del valore.

Il metodo è validato dal Gruppo Tecnico Masi, attraverso analisi scientifiche e l’utilizzo di nuove tecnologie. L’expertise spumantistica è attestata a livello internazionale come ha dimostrato il recente riconoscimento ricevuto da James Suckling

www.online-news.it – 19/03/2019

Proviene dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi il vino puro voluto dal Papa per le sante messe

Viene prodotto a Todi dall’Istituto agrario “Ciuffelli” Berit, il vino “in purezza” usato per celebrare le sante messe su indicazione di Papa Francesco.

Nato da una collaborazione con l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.

L’idea di dare vita a questo Grechetto naturale, un “bianco” che raggiunge i 14 gradi, nasce a seguito di un “invito” che il Pontefice fece ai sacerdoti qualche anno fa e cioè di consumare vino il più naturale possibile e quindi non trattato con fitofarmaci o altre sostanze chimiche.

“Il nostro vino da messa – ha detto all’Ansa Gilberto Santucci, responsabile dell’azienda agraria che fa capo alla scuola – viene realizzato con uve selezionate che provengono dai vigneti della diocesi Orvieto-Todi che si trovano in località Spagliagrano.

Ne raccogliamo circa 15 quintali, rigorosamente a mano, con la collaborazione anche degli studenti del Ciuffelli e dei rifugiati politici e richiedenti asilo che si trovano a Todi”.

orvietosi.it – 03/03/2019

Sarah Jessica Parker lancia una sua etichetta di vino

Sarah Jessica Parker lancerà un’etichetta di vino a sua immagine e somiglianza: un sauvignon super femminile prodotto in Nuova Zelanda

L’abbiamo lasciata che beveva Cosmopolitan, la ritroviamo che produce una sua etichetta di vino: Sarah Jessica Parker continua la sua scalata nel mondo dell’imprenditoria e dopo una linea di scarpe e una di profumi griffa un vino in collaborazione con una compagnia vinicola neozelandese, la Invivo.

Il vino, un sauvignon blanc e rosé, è pensato per ammiccare al mondo femminile di alta qualità e debutterà sul mercato a partire da Luglio con un prezzo di circa 20 dollari a bottiglia.

E a quanto pare non è una collaborazione da celeb, in cui lei presta il suo volto (e il suo profilo Instagram) alla promozione della nuova etichetta, anzi: SJP avrà un ruolo decisivo nell’intero processo, fino al disegno dell’etichetta e la decisione del nome del vino.

«Vogliamo che questo vino sia Sarah Jessica Parker al 100%», hanno spiegato Tim Lightbourne e Rob Cameron, fondatori di Invivo, «Deve piacere a lei, lo realizzeremo direttamente sul suo palato e soddisfando le sue preferenze: l’idea è di creare un vino che lei ami davvero e che abbia voglia di offrire ai suoi amici».

Questa è la seconda volta in cui i fondatori di Invivo realizzano un’etichetta di celebrity branding dopo un’esperienza di successo con una linea di vino e gin dedicata a Graham Norton.

«Sono una grande amante del vino», ha commentato Sarah Jessica Parker, «lo bevo spesso e dunque trovo questo progetto ancora più eccitante e divertente.

Non vedo l’ora di seguirne la nascita e la creazione: ho intenzione di essere molto presente in tutti i passaggi del processo».

www.grazia.it – 28/02/2019

Leonardo Da Vinci, genio del vino

Tra le passioni di Leonardo, nato tra i vigneti toscani, c’era anche quella per il vino, tanto che il genio del Rinascimento dedicò parte dei suoi minuziosi studi anche alla sua produzione, lasciandoci futuristiche indicazioni in ambito vitivinicolo.

“Il vino, il divino licore dell’uva” scriveva Leonardo cinque secoli fa, conferendo all’uva un ruolo quasi spirituale e rivelando l’importanza che attribuiva al vino.

A svelare questo volto meno noto del più grande scienziato italiano è la Leonardo da Vinci Spa, custode del lascito del genio e della sua applicazione grazie alle moderne tecnologie per produrre grandi vini, nelle celebrazioni per i 500 anni dalla morte promosse in tutta Italia, e in particolare nelle città dove l’eredità di Leonardo è più forte, da Milano a Firenze, e in tutto il mondo.

E a Vinci, ovviamente, nella cui campagna Leonardo ebbe i natali nel podere di famiglia ad Anchiano circondato di vigneti. Il risultato, come raccontano a WineNews, sono ora cinque linee di etichette prodotte secondo le sue intuizioni, Leggi il resto di questo articolo »

Vino: il Nizza è ufficialmente una Docg

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Ue, si è concluso il percorso di riconoscimento comunitario del Nizza Docg, che va definitivamente ad aggiungersi alle Denominazioni di origine tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato.

Un risultato che giunge al termine di un percorso burocratico iniziato nel 2014, quando il Consorzio decise di richiedere il riconoscimento a Denominazione di quella che dal 2008 era una sottozona della Barbera d’Asti.

Ed è grazie al suo costante impegno nel promuovere le proprie istanze presso tutte le sedi deputate, che oggi si celebra il riconoscimento definitivo di questa Barbera in purezza, coltivata in 18 comuni del Sud astigiano.

“Siamo ovviamente felici di questo riconoscimento – dichiara Filippo Mobrici, presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato – che consente ai produttori del Nizza Docg di fregiarsi di un marchio di qualità riconosciuto a livello mondiale.

L’obiettivo è quello di realizzare una Barbera in purezza di qualità, sfruttando la vocazione di questi terreni. Si spiegano così le rigide previsioni del disciplinare che, nel limitare a 70 i quintali di uva per ogni ettaro di vigneto, impone un invecchiamento minimo in botti di legno, che oscilla tra i 18 e i 30 mesi”.

“È un grande giorno per tutti gli amanti del Nizza – dichiara Gianni Bertolino, presidente dell’Associazione Produttori – che conferma la qualità del nostro vino.

Consapevoli di ciò, abbiamo deciso di intraprendere questo lungo percorso, partito nel 2008 con la creazione di un’apposita sottozona nel disciplinare della Barbera d’Asti e concluso oggi, con il riconoscimento a livello comunitario.

Il risultato ottenuto premia gli sforzi di tutti i produttori di Nizza Docg e garantisce loro un prodotto di altissima qualità, capace di rappresentare adeguatamente il Monferrato in tutto il mondo”.

ildubbio.news – 14/02/2019