Aggiornamenti
Vin Mariani: il vino alla cocaina amato dai Papi
Vin Mariani: quando la messa diventa rave e i Papi D.J. Prima che la cocaina diventasse una piaga dei broker di Wall Street degli anni ’80, e dei figli di papà (o del Papa), era solo un modo per aggiungere un po’ di carburante alle attività quotidiane. I prodotti contenenti i principi attivi della coca sono stati trovati in tonici, bibite e persino alimenti per bambini.
Si chiama Vin Mariani ed è nato da un’idea del chimico ed enologo francese Angelo Mariani. Tra la metà e la fine del 1800, la bevanda era ampiamente diffusa in Francia, negli USA e in Italia. Si diceva che sia Papa Leone XIII che Papa Pio X ne fossero entusiasti bevitori. Papa Leone era così entusiasta che ha portato, la devozione per questo vino, a fare un ulteriore passo avanti. Il Papa approvò pubblicamente questo vino, inventando apparentemente un premio “medaglia d’oro” “in riconoscimento dei benefici ricevuti” da Vin Mariani. Forse era così fatto che ha iniziato a distribuire onori inesistenti. Nel 1863 Mariani non contento di questa semplice miscela, aggiunse un po’ di brandy e un po ‘di dolcificante, perché ciò di cui una bevanda a base di cocaina ha davvero bisogno è lo zucchero. Cosi le visioni celestiali aumentavano smisuratamente.
Vin tonique Mariani à la Coca de Pérou aveva 6 milligrammi di cocaina per oncia. Il che ha rappresentato un problema quando Angelo Mariani ha voluto portarlo in America. Il paese era abituato a bevande alla coca che confezionavano ancora più di un pugno a 10 milligrammi l’oncia, quindi Mariani ha aumentato la sua potenza per rimanere competitivo. Oltre alla coppia di papi, il cocktail di cocaina di Mariani ha conquistato Ulysses S. Grant, Thomas Edison e Jules Verne, tra gli altri. Quindi: dove si trova questo vino? Chiedo per un amico.
www.periodicodaily.com – 28/03/2021
Il vino bianco tedesco alla conquista della Cina
Per Schloss Reinhartshausen, un’azienda enologica secolare situata nella rinomata regione vinicola del Rheingau in Germania, in futuro la Cina sarà un mercato chiave per il vino bianco, poiché i suoi consumatori diventano sempre più sofisticati nella scelta del vino.
Considerando l’enorme potenziale di mercato, è molto importante avere un accordo sulle indicazioni geografiche tra l’Unione Europea e la Cina, ha dichiarato Alexander Lorch, responsabile delle esportazioni dell’azienda vinicola, in una intervista a Xinhua.
Fondata nel 1337, Schloss Reinhartshausen è una delle più antiche cantine del mondo. Circa il 90% dei vigneti dell’azienda sono coltivati con uve Riesling, che vengono poi trasformate nel famoso vino Riesling tedesco. “L’origine del Riesling è il fattore più importante per il vino stesso, per lo stile e per il carattere”, ha spiegato Lorch. “È fondamentale che il consumatore sia consapevole di ciò che sta acquistando”.
La Cina sta passando da un forte consumo di vino rosso verso una domanda più diversificata. “Notiamo che c’è un miglioramento, che c’è interesse e maggiore voglia di sperimentare”, ha detto Lorch, che crede esista un grande mercato per il vino bianco in Cina.
Il Riesling è una buona scelta per chi preferisce meno acidità e più fruttuosità, e accompagna un vasto assortimento di pietanze senza sovrastarne il sapore. Inoltre, ha aggiunto che “i vini bianchi avranno un grande futuro, almeno nella popolazione giovane della Cina”.
Anche se il mercato interno tedesco occupa il 60-70% delle vendite dell’azienda vinicola, la Cina sta diventando il suo più importante mercato di esportazione. “Per tutti noi di Reinhartshausen è fondamentale cogliere questa occasione e sviluppare, passo dopo passo, il nostro mercato in Cina”, ha dichiarato Lorch.
L’azienda vinicola, infatti, è già entrata nelle aree metropolitane cinesi, tra cui Pechino, Shanghai e Shenzhen, e sta espandendo il suo mercato dopo aver partecipato a fiere di settore a Chengdu e a Shanghai.
www.ansa.it – 26/03/2021
Il ciclo di vita di una bottiglia di vino, dalla cantina al consumatore finale
Nel nostro viaggio incentrato sul ciclo di vita di una bottiglia di vino, nato dalla collaborazione con l’azienda abruzzese Tenuta Secolo IX, eccoci arrivati alla fase che segue l’affinamento. Mancano gli ultimi passaggi per portare a termine il percorso e completare la nostra conoscenza su tutto ciò che gira intorno alla produzione di un vino di qualità.
Fase di imbottigliamento.
E’ solo quando l’enologo stabilisce che i vini sono pronti che prende il via il processo di imbottigliamento. Ovvero, quando rispondono a caratteristiche e criteri prestabiliti, in conformità con la correttezza dei parametri verificati tramite apposite analisi di laboratorio.
Tra le varie modalità di imbottigliamento ed etichettatura c’è quella su camion, che consiste nell’utilizzo di impianti mobili con l’applicazione di tecniche sempre più all’avanguardia. Durante questa fase, vengono prelevate delle bottiglie a campione per effettuare dei test.
Come avviene la fase di imbottigliamento del vino? Perché le bottiglie sono da 750 ml e non da un litro? In cosa consiste l’attività di commercializzazione? È a queste domande che risponderemo oggi con l’aiuto di Stefano Zuchegna, direttore commerciale dell’azienda pescarese.
Inoltre, viene fatta un’attenta analisi (a volte togliendo le prime bottiglie in cui viene versato il vino) per eliminare la possibilità di trovare anche minime tracce di acqua residua, dovuta alla precedente fase di pulizia dell’impianto.
Una volta pronte le bottiglie vengono posizionate all’interno di cestoni e non vengono incartonate. Leggi il resto di questo articolo »
Perché si dice che nella botte piccola c’è il vino buono
Questo articolo è per chi deve chiamare sempre qualcuno per farsi prendere le tazze in alto nella credenza. Per chi non ha bisogno di abbassarsi quando va a trovare il suo amico che ha appena ristrutturato una mansarda. Chi viene sempre messo davanti nelle foto di gruppo. Per chi non ha mai comprato un paio di pantaloni a quali non abbia dovuto fare l’orlo. E chi non viene mai scelto per giocare a basket. Proprio così, questo è l’articolo adatto a quella cospicua fetta di popolazione che presenta una minore statura rispetto alla media.
È una vita che le persone rincuorano le persone minute dicendo loro “non preoccuparti, nella botte piccola c’è il vino buono” e la persona bassa puntualmente risponde con un sorriso imbarazzato. Ma perché si dice che nella botte piccola c’è il vino buono?
Il detto deriva dal fatto che i viticoltori e contadini conservano la parte migliore del vino prodotto in piccole botti di legno. Conservare il vino in botti più piccole significa tirare fuori dalla bevanda più amata al mondo, odori e profumi inaspettati. Questo perché, a parità di quantità, il vino in una botte piccola è esposto a un minor contatto con l’aria. Questo lo preserva e lo fa maturare meglio. Quindi è proprio vero, nelle cose piccole si nascondono grandi tesori. Ecco perché si dice che nella botte piccola c’è il vino buono.
La barrique è la botte in legno più famosa e celebre che esista. Il sistema di conservazione di vini nelle botti piccole è di origine francese. Il legno selezionato è solitamente di rovere, proveniente dalla Francia o dalla Croazia. I vini che fanno un passaggio in barrique solitamente hanno sentori più tostati. Al palato risultano più vanigliati, gradevoli e amabili. Sono i vini perfetti da abbinare ad un tagliere di formaggi o ad un buon risotto al gorgonzola, noci e radicchio.
Nella botte piccola c’è il vino buono ed è proprio vero!
www.proiezionidiborsa.it/ – 18/03/2021
Il vino arriva a domicilio in un’ora “Pronta la sfida ad Amazon”
Parte da Empoli la sfida del vino a domicilio in un’ora. Non fai in tempo ad ordinare, che la bottiglia è già arrivata a casa. La consegna del vino non è mai stata così veloce. A lanciare l’iniziativa è Viniferi, che promette di essere più veloce del colosso dell’e-commerce.
Il tutto grazie all’idea è degli empolesi Andrea Vanni e Marianna Maestrelli ed è proprio quella di ‘sfidare’ i giganti del web e proporre in piccolo – nell’Empolese Valdelsa – un servizio di consegna in tempi da record.
Il motto è: ‘Vino a casa tua in un’ora’. Grazie a Viniferi, una wine boutique online che propone prodotti di nicchia di piccole e medie aziende agricole. Vini naturali, biodinamici, biologici che rispecchiano le peculiarità dei territori italiani.
“Abbiamo deciso di puntare su un catalogo esclusivo, per chi desidera bere qualcosa di diverso o per chi è in cerca di un regalo in grado di stupire”, spiegano Andrea e Marianna. Tutto questo a prezzi contenuti, a dimostrazione che non sempre esclusivo significa costoso.
Il progetto di Viniferi è nato in pieno lockdown quando i sommelier empolesi Andrea e Marianna hanno deciso di lanciare un e-commerce di vini di nicchia. Dopo dieci anni di esperienza nel mondo del vino, è cresciuta la voglia di mettersi in gioco e provare a sfruttare le potenzialità dei nuovi canali di comunicazione. E tuttu i social sono stati ’sfruttati’ per diffondere l’inizitiva.
Dopo la realizzazione del sito è nata l’esigenza di veicolare velocemente il messaggio: mentre la consegna sul territorio nazionale è garantita in 48 ore, quella a Empoli e nei comuni limitrofi ha tempi di attesa di un’ora, un tempo da record.
https://www.lanazione.it/ – 03/03/2021
Archeologia: l’Islam di Sicilia produceva e esportava vino
Un recente studio, messo a punto da un team di ricercatori della struttura BioArCh dell’Università di York, di Tor Vergata e di Catania, ha dimostrato che, nonostante i musulmani di Sicilia non consumassero il vino prodotto per motivi religiosi, ne apprezzassero tuttavia la rilevanza agricola ed il valore economico al punto di creare un business dell’esportazione da Palermo e dintorni, mai esistito con quei livelli di produttività prima del loro arrivo nel IX secolo d.C..
Con la presenza araba in Sicilia, l’isola ha quindi svolto un ruolo di crocevia dei traffici commerciali del Mediterraneo, perché inserita nelle rotte commerciali che si snodavano da Alessandria d’Egitto e dal Maghreb. Gli arabi siciliani sono riusciti a rilanciare l’economia dell’isola attraverso lo sviluppo di intensi scambi commerciali con il mondo esterno.
Come spiegato ad Archaeology (pubblicazione dell’Archaeological Institute of America) da Léa Drieu, del dipartimento di Archeologia dell’Università di York, l’analisi dei residui rinvenuti nelle giare ha rilevato la presenza di molecole molto simili a quelle ottenute dai moderni etnologi che usano giare di ceramica per far fermentare il vino.
Drieu ha annunciato lo sviluppo di “nuovi test tecnici di analisi chimica in grado di determinare se i residui nelle anfore siano davvero di uve ovvero di altri tipi di frutti”. Nel suddetto studio sono state analizzate 109 anfore, tradizionalmente impiegate per il trasporto del vino, riconducibili ad un arco di tempo che va dal quinto all’undicesimo secolo. Alcuni resti di queste anfore sono stati trovati perfino in Sardegna e a Pisa, il che dimostrerebbe la presenza di traiettorie di esportazione in area mediterranea.
I ricercatori hanno estratto ed esaminato i composti organici presenti nelle anfore. Leggi il resto di questo articolo »
Il Pinot Grigio Santa Margherita compie 60 anni
Era il ’61 quanto Gaetano Marzotto avviò la produzione di un vino rivoluzionario (vinificazione in bianco di uve Pinot grigio) e che negli anni si è rivelato un alfiere del made in Italy nel mondo. Esattamente sessant’anni fa faceva infatti il suo debutto sul mercato il Pinot Grigio Santa Margherita: un vino nuovo, elegante e moderno che diede avvio a una vera e propria rivoluzione del gusto e del piacere enologico. In questi primi sessant’anni di storia il Pinot Grigio è diventato la varietà (pur essendo una varietà internazionale) simbolo del vino bianco italiano nel mondo e Santa Margherita, la cantina che ha fatto da apripista, un po’ il suo emblema.
Una lunga storia iniziata alla fine degli anni Cinquanta quando, in anticipo sulle future tendenze, Gaetano Marzotto si mise alla ricerca di una nuova tipologia di vino che uscisse dai cliché, capace di reinventare l’intera categoria del vino bianco, capace di distinguersi per originalità, peculiarità sensoriali e forte richiamo al binomio vitigno-territorio. Le ricerche del connubio perfetto tra terroir e vitigno condussero Marzotto e il suo team di enologi in Trentino-Alto Adige, ma la vera rivoluzione venne con l’intuizione dello stesso Marzotto di vinificare in bianco le uve di Pinot Grigio, eliminando ogni contatto tra mosto e bucce, trasformando così un vino dal colore ramato in un vino bianco brillante, elegante ed intenso. Leggi il resto di questo articolo »
Il fotovoltaico selvaggio che minaccia i vini salentini
Una posizione netta e decisa in Puglia contro il fotovoltaico che “ruba” terreno all’ambiente e all’agricoltura. «Stop alla colonizzazione selvaggia del nostro territorio da parte dei giganti del fotovoltaico. Questa volta siamo pronti alle barricate contro un nuovo impianto che minaccia di divorare una vasta fetta di terra del Parco del Negroamaro, tra Campi Salentina, Cellino San Marco e Squinzano, proprio dove inizia la murgia salentina e i vigneti esprimono la parte migliore di sé, dando vita a vini importanti per grandi marchi di numerose cantine italiane. Daremo battaglia per difendere la nostra terra». Sono queste le parole del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani insieme a Mauro di Maggio, presidente del Consorzio del Primitivo di Manduria dop, Damiano Reale, presidente del Consorzio Salice Salentino e ad Angelo Maci, presidente del Consorzio dei vini doc Brindisi e Squinzano.
«Già da tempo – rivendica Pagliaro – siamo in prima linea per bloccare nuove autorizzazioni all’installazione di campi fotovoltaici: su nostra richiesta si è tenuta a fine gennaio una prima audizione in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, da cui è emersa la volontà, condivisa con il mondo accademico, gli ambientalisti e molta parte del territorio, di alzare le barricate contro questa vera e propria invasione di pannelli solari nelle campagne del Salento. E abbiamo già richiesto una seconda audizione, questa volta congiunta con la Commissione Ambiente, per passare alla fase 2: la definizione delle modifiche da apportare al PEAR, il Piano Energetico Ambientale della Regione, per fissare paletti invalicabili contro la minaccia di nuovi insediamenti d’impianti fotovoltaici ed eolici».
«Dobbiamo fermare l’avanzata delle lobby delle finte energie pulite, che stanno approfittando del disastro Xylella per accaparrarsi i nostri terreni. E vogliamo smascherare la farsa dell’agro fotovoltaico, perché i nostri vigneti non possono produrre sotto le strutture fotovoltaiche», sottolineano di Maggio, Reale e Maci. «Le nostre terre – aggiungono – sono ricche di storia vitivinicola e hanno nel lungo tempo portato avanti la tradizione della vigna con amore e dedizione, invitando clienti ed esportatori esteri a guardare dal vivo le lunghe distese di terra coltivate e lavorate con fatica e sudore e mantenendo viva la storicità del territorio».
Pe la promozione del territorio salentino colpito dalla Xylella sono stati stanziati con un progetto del MIPAAF presentato dal Distretto Agroalimentare Jonico Salentino ben 98 milioni di euro, di cui 62 a fondo perduto. Di questi, 3 milioni sono stati affidati ai consorzi di tutela per promuovere il territorio salentino.
«Con una mano si punta a riqualificare l’immagine del territorio del vino e dell’olio, con l’altra si autorizzano le lobby del fotovoltaico a distruggere il Salento. Questa volta faremo le barricate e inviteremo i produttori a scendere in campo», concludono i tre presidenti dei Consorzi.
www.ambienteambienti.com – 16/02/20201
Sai perchè le bottiglie di vino sono da 750 ml. ?
Le bottiglie di vino sono solitamente da 750 ml (75 cl) e non da un litro (1.000 ml), ma da dove viene questa specifica?
La capacità di una bottiglia di vino si è normalizzata nel XIX secolo e sono emerse le spiegazioni più folli di questo fatto, che corrispondevano a spesso a queste ipotesi:
- La capacità polmonare di un vetro;
- Consumo medio in un pasto;
- La migliore capacità di conservare il vino;
- Facilità di trasporto
Bene, non è niente di tutto questo
In realtà si tratta semplicemente di un’organizzazione pratica con una base storica: All’epoca i principali clienti dei produttori di vino francesi erano gli inglesi. L’unità di volume degli inglesi era il “gallone imperiale “equivalente a 4.54609 litri. Per semplificare i conti di conversione, hanno trasportato vino di Bordeaux in botti da 225 litri, vale a dire esattamente 50 galloni, corrispondenti a 300 bottiglie da 750 ml. (75 centilitri). Essendo più facile il calcolo, hanno adottato un barile = 50 galloni = 300 bottiglie.
In questo modo un gallone corrispondeva a 6 bottiglie.
In realtà, per questo ancora oggi le scatole di vino hanno spesso 6 o 12 bottiglie.
Anche il vino è cultura!
La Redazione
Città del Vino, in estate vigne aperte in 460 Comuni
Aperto il cantiere per realizzare la prima vendemmia turistica su scala nazionale per l’estate 2021.
Il progetto è delle Città del Vino e ha l’obiettivo di proporre un’ esperienza didattica nel rispetto delle norme su lavoro e sicurezza, con una promozione di “centinaia di territori “minori” vocati all’enogastronomia, borghi e piccoli Comuni, ricchi di sapori ed eccellenze artigianali, attraverso una breve esperienza di enoturismo attivo”.
L’iniziativa, che ha avuto il suo progetto pilota lo scorso settembre con un lancio del Comune di Alba (Cuneo) e poi adottato da Asti e Alessandria attraverso un protocollo d’intesa con le principali associazioni agricole, l’Ispettorato del Lavoro e lo Spresal (servizio di prevenzione e sicurezza), prevede ora uno “sbarco” sul tavolo dei sindaci di 460 Comuni italiani a vocazione vitivinicola ed enoturistica.
Con il protocollo si qualifica la vendemmia didattica come attività integrativa e connaturata allo sviluppo turistico del territorio ed inserita nell’ambito delle attività enoturistiche definendo quindi che si tratta di attività non retribuita, ristretta a poche ore e non oltre l’arco della giornata, rivolta a un pubblico attento di turisti enogastronomici.
“Abbiamo deciso- commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon- di allargare e promuovere questa buona pratica nei territori rurali ed enoturistici di tutta Italia, anche per lanciare un messaggio di speranza e ripartenza attraverso un’esperienza turistica originale e sicura”. “La vendemmia turistica- aggiunge- può dare un nuovo impulso al settore, messo a dura prova dall’emergenza e che prima del Covid valeva oltre 2,6 miliardi di euro solo in Italia, grazie a un pubblico di enoturisti che abbiamo stimato in 14 milioni di persone”.
www.ansa.it – 10/02/2021