Eventi

NINGXIA: Il vino del dragone d’Oriente

AIS Padova apre il 2026 con una degustazione che ci porta in Estremo Oriente, precisamente nella Ningxia, una delle cinque regioni autonome della Cina. Situata nel nord-ovest del Paese, lungo il corso del fiume Giallo, questa terra è celebre per i suggestivi tratti della Grande Muraglia e per essere stata uno snodo fondamentale della “Via della Seta”, percorsa da Marco Polo verso la fine del XIII secolo.

La sua storia moderna inizia negli anni ’80 con i primi studi del territorio; nel 2003 è stata approvata la protezione dell’indicazione geografica per l’area e nel 2013, la regione delle pendici orientali del monte Helan è stata ufficialmente inclusa nell’Atlante Mondiale del Vino. Oggi  Ningxia è la regione vinicola più importante della Cina e sta emergendo con forza nel panorama internazionale, diventando meta di facoltosi enoturisti. La sua conformazione geografica è la chiave del successo di questi vini: il monte Helan protegge i vigneti dalle rigide correnti occidentali. L’ottima insolazione e un’ampia escursione termica giornaliera hanno permesso a diverse cantine di trionfare in competizioni prestigiose, come il Concours Mondial de Bruxelles nel 2017 e nel 2025.

A fare da apripista in questa degustazione sarà la cantina Silver Heights. La sua storia ha inizio nel 1997, quando il signor Gao Lin avviò la coltivazione di vitigni internazionali a bacca rossa e bianca, mettendo a frutto le conoscenze acquisite durante i suoi viaggi di studio in Francia e Germania — un sapere che ha poi tramandato alla figlia e alla nipote, formatesi anch’esse nel “Vecchio Continente”.

Il narratore e degustatore della serata dedicata ai “vini del Dragone” sarà Marco Tinello, profondo conoscitore del panorama internazionale. Recentemente ha visitato questa regione e ha partecipato come giudice internazionale per il CMB 2025, svoltosi proprio nella città di Yinchuan.

https://www.aisveneto.it – 19/02/2026

I vini no alcol? Una moda che non avrà seguito

Lentsch della Tenuta Castellaro; la visione di un produttore di Lipari, approdato all’enologia dal mondo della consulenza: ”Piccolo è bello, ma con progetti sostenibili anche dal punto di vista economico”

Estratto…

Il suo parere sui vini dealcolati.

“Due anni fa mi sono avvicinato a questo mondo e ho testato molti vini per capire quali potessero essere i potenziali concorrenti indiretti del vino, ma sono rimasto profondamente deluso sia dai no alcol che dai low alcol.
Si fa tanta fatica a produrre vino, c’è tanto lavoro e rischio e poca marginalità e non ha senso dopo tutto ciò impiegare denari e tecnologia per deturparlo.
Una moda che non avrà seguito, secondo me. La tendenza è sì bere meno, ma bere sempre meglio.
Ho provato anche a fare esperimenti di produzione, ma quello che ne è uscito è stato a mio avviso disastroso. Prodotti che non hanno nulla a che vedere con il vino, sinceramente non avrei piacere di mangiare un buon brasato con un no-alcol”.

https://www.repubblica.it – 28/01/2026

Aceto: verso una definizione europea unitaria su produzione ed etichettatura

Stamattina, al Parlamento europeo, si discuterà dell’aceto come simbolo del Made in Italy e della necessità di una disciplina armonizzata a livello europeo.

Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena presenterà il short film “Modena Balsamic Genius” durante l’evento.

Al dibattito parteciperanno rappresentanti dell’European Vinegar Association e promotori di una proposta di normativa comune per gli aceti.

Attualmente, solo l’aceto di vino ha una definizione armonizzata, mentre le altre tipologie seguono normative nazionali diverse.

L’obiettivo è creare un quadro legislativo coerente per garantire maggior trasparenza e ridurre la concorrenza sleale nel mercato unico del settore.

https://www.winemag.it – 27/01/2026

Una cantina per la Tanzania: ecco come il sogno è diventato realtà

Una cantina per la Tanzania». Il sogno di padre Kessy Baltazary, giovane sacerdote tanzaniano che ha studiato Enologia all’Umberto I di Alba con l’obiettivo di imparare a produrre a Hombolo, sull’altopiano di Dodoma, vino da messa da destinare alle parrocchie del Paese, è diventato realtà grazie al sostegno di Assoenologi e di tanti tecnici e amici del mondo del vino, in particolare della sezione albese e piemontese.

Nei giorni scorsi c’è stata la prima vendemmia, ancora sperimentale: 50 quintali di uve bianche figlie del francese Chenin Blanc e 40 quintali del rosso Makutupora, vitigno locale che prospera in terreni aridi, sabbiosi e con bassa umidità. Sono arrivate in cantina, sono state pressate e pigiate e ora stanno fermentando in vasche opportunamente refrigerate per contrastare i 30 gradi di temperatura pressoché costante tutto l’anno. A sovrintendere le operazioni, una squadra di sette enologi e tecnici italiani guidata dal direttore nazionale di Assoenologi, Paolo Brogioni.

«Eravamo già stati a Dodoma l’anno scorso, portando le varie attrezzature necessarie per la creazione della cantina – spiega Brogioni, appena rientrato in Italia -. Grazie a una straordinaria gara di solidarietà, c’è chi ha donato la pigiatrice, chi le pompe, il filtro o il blocco frigo». Con una raccolta fondi, Assoenologi ha inviato tre container in Tanzania e offerto la consulenza per assemblare vasche e macchine in locali idonei. Leggi il resto di questo articolo »

Prosecco Doc, la “locomotiva” del vino italiano continua a crescere anche nel 2025

I numeri del Consorzio: 667 milioni di bottiglie (+1,1% sul 2024), per 3,6 miliardi di euro, per le bollicine ufficiali delle Olimpiadi Milano-Cortina.

Con la forza dei suoi numeri, ma anche di una piacevolezza, di una leggerezza, di una versatilità e di una accessibilità, anche economica, che ha conquistato il mondo (come abbiamo raccontato su WineNews), e grazie anche ad un lavoro di promozione consortile che ha visto il brand territoriale legarsi a grandi eventi popolari, sportivi, culturali e non solo, il Prosecco Doc, da anni locomotiva del vino italiano, ha chiuso un 2025 in positivo nonostante il contesto complicatissimo a livello mondiale. E così, confermandosi lo spumante italiano più famoso al mondo, ha chiuso l’anno con 667 milioni di bottiglie prodotte (+1,1% sul 2024), di cui 60,3 di rosé (che vale, dunque, il 10% della categoria) per un valore di 3,6 miliardi di euro, di cui oltre l’82% esportato in 164 Paesi.

“Un risultato importante in un contesto segnato da instabilità geopolitica, inflazione, dazi doganali e pressione sui consumi. Il dato conferma la tenuta della nostra denominazione in un anno caratterizzato da forte instabilità dell’economia globale – dichiara Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio della Doc Prosecco (diretto da Luca Giavi, ndr), che tutela la denominazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – la nostra denominazione ha dimostrato resilienza grazie al lavoro compatto dell’intera filiera: viticoltori, vinificatori, case spumantistiche. È questa sinergia, unita al nostro costante impegno nella tutela del consumatore, che ci permette di affrontare scenari internazionali complessi con equilibrio e lungimiranza”.

In particolare, i dati relativi ai mercati internazionali Leggi il resto di questo articolo »

Il vino che cambia pelle: l’Italia e la sfida dei dealcolati

Non è una resa alla modernità, né un tradimento della tradizione. È, semmai, la presa d’atto di una trasformazione profonda che attraversa i consumi, i mercati e perfino l’idea stessa di vino. Il via libera alla produzione in Italia dei vini dealcolati segna un passaggio simbolico e politico insieme: lo Stato entra, finalmente, in un terreno che per anni ha lasciato scoperto, costringendo le imprese a guardare oltreconfine per poter innovare.

Per troppo tempo il dibattito si è fermato a una contrapposizione sterile: da un lato i custodi dell’ortodossia enologica, dall’altro i profeti di un mercato che cambia. Ma la realtà è meno ideologica e più concreta. I produttori italiani, soprattutto quelli più strutturati, avevano già compreso che una parte crescente del pubblico mondiale chiede prodotti diversi: meno alcol, più attenzione alla salute, nuovi stili di consumo. Non per rinnegare il vino, ma per affiancarlo.

Il problema non era tecnologico né culturale. Era normativo. L’assenza di regole chiare ha prodotto un paradosso tutto italiano: vini concepiti nei nostri territori, con le nostre uve e il nostro know-how, costretti a essere “dealcolizzati” in Germania o in Spagna per poi tornare sul mercato con un marchio italiano. Un corto circuito che penalizzava competitività, filiera e sovranità industriale.

Il decreto interministeriale che disciplina fiscalità e accise non risolve tutto, ma rimette le cose in asse. Restituisce alle imprese la possibilità di decidere, investire, sperimentare senza muoversi in una zona grigia. E soprattutto riconosce che l’innovazione, se governata, non è un nemico della qualità. Anzi: può diventarne un’estensione.

La vera partita, ora, non è giuridica ma culturale. L’Italia del vino dovrà dimostrare di saper fare ciò che le riesce meglio: Leggi il resto di questo articolo »

L’Europa pronta a riabilitare il «clinto», il vino proibito esce dalla clandestinità

La rivincita del vino proibito: festeggiano Miega di Veronella e Concamarise. Primo via libera della Commissione Agricoltura dell’Ue all’emendamento che potrebbe far tornare commercializzabile il «clinto», più correttamente «clintòn», il vino non vendibile da quasi un secolo, a causa di un Regio decreto autarchico di epoca fascista. A Concamarise, grazie alla Pro loco, e a Miega, grazie all’Associazione per Miega, si tengono da tempo appuntamenti molto partecipati dedicati a questa bevanda alcolica. Concamarise promuove in primavera convegni per studiarne qualità, caratteristiche, e potenzialità, e un successivo pranzo per riscoprire gli antichi usi del clinto in cucina. A Miega, da 45 anni, al «crinto» (così lo chiamano nel Colognese) è dedicata una sagra che dura per due weekend, in programma ad inizio ottobre.

Forse questa sarà davvero la volta buona per il reintegro di questa bevanda alcolica. Si attendono infatti per i prossimi giorni le pronunce di Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio sul pacchetto vino, nel quale l’europarlamentare originaria del Basso vicentino (altra zona deputata da decenni alla coltivazione e al consumo familiare del clinto) Cristina Guarda ha inserito l’emendamento che dovrebbe riabilitare il clinto ed altre bevande non commercializzabili, come ad esempio il fragolino. Chissà che non arrivi la parola fine all’ostracismo che ha condannato il vitigno arrivato a metà dell’Ottocento in Europa dall’America a sparire dal mercato e a salvarsi dall’estinzione solo grazie a produzioni familiari, eventi o cene organizzati da cultori del prodotto e da gruppi di promozione nati ad hoc, come l’Aps Clinto de Marca o la Confraternita del Clinto. Leggi il resto di questo articolo »

“Il vino, la mia vita” presentato il libro di Riccardo Cotarella

Un viaggio sensoriale tra storia, tecniche e segreti del vino

“Oltre al suolo, al clima, ai vitigni… sono le persone che fanno davvero la differenza”
La presentazione del libro di Riccardo Cotarella ad Orvieto “Il vino, la mia vita” venerdì 31 ottobre moderata da Bruno Vespa, con Massimo D’Alema, Brunello Cucinelli, Leonardo Lo Cascio, importante importatore di vino negli Stati Uniti (nonché proprietario della Winemarket), è stata una vera e propria lezione di vita.

Riccardo Cotarella presidente mondiale degli enologi, consulente di 120 aziende nel modo (dal Giappone, agli Stati Uniti, alla Palestina, al Canada, Sud Africa, Francia) è, come detto da D’Alema, “l’uomo che ha fatto il vino”.

A 14 anni il padre gli disse “o vai a Conegliano o vai a lavorare”. Era la visione di un padre che sapeva che quel figlio irrequieto, curioso, forse un po’ ribelle, aveva bisogno di un futuro che parlasse la lingua delle radici, ma anche di un mondo più grande.

Cotarella ha molto insistito su questo concetto, e ritiene che quella imposizione di suo padre sia stata determinante per forgiare il suo carattere e per decidere la sua vita.

Il vino e la cultura: più di una semplice bevanda, leggere il libro è veramente ripercorrere la storia del vino in Italia e nel mondo.
Dalla scoperta del Merlot, alla fondazione dell’azienda Cotarella, dal rapporto con il conte Vaselli al Marchese Antinori, dall’insegnamento all’Università della Tuscia alla definizione di cosa fosse un Enologo, Cotarella ne è espressione e vita.

Tanto ci sarebbe da dire, ma credo che serva veramente leggere il libro.

https://www.carlozucchetti.it – 28/11/2025

Etichette alcolici, Confagricoltura: Bene la decisione dell’Irlanda, il vino merita approccio diverso

ROMA – E’ un’ottima notizia la decisione del governo irlandese di rivedere la normativa nazionale sull’etichettatura delle bevande alcoliche d’intesa con i Paesi partner europei.
Confagricoltura afferma che si tratta di un passo importante verso un approccio più equilibrato e proporzionato alla regolamentazione del consumo di bevande alcoliche.

Palazzo della Valle ritiene infatti che la politica sulla salute debba essere definita in modo armonizzato a livello europeo, evitando iniziative unilaterali che rischiano di creare disallineamenti normativi e difficoltà operative per le imprese del settore. Solo una strategia comune può garantire regole chiare, coerenti e realmente efficaci per cittadini e operatori.

La mancanza di distinzione tra consumo moderato e abuso di alcol è un approccio fortemente distorsivo alla materia. L’auspicio, quindi, è che questo principio possa essere riconosciuto anche ai tavoli internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), affermando con forza che è l’abuso a dover essere contrastato, non il consumo consapevole e moderato di vino, parte integrante della nostra cultura e della nostra tradizione agroalimentare.

Confagricoltura invita a vigilare affinché vi sia piena coerenza tra la dichiarazione di New York e le prossime discussioni in sede OMS ed europea: il lavoro avviato è solo alle prime fasi e necessita di essere ulteriormente consolidato.

https://www.agricultura.it/2025/11/17

In Sardegna c’è un nuovo Consorzio del vino che tutela vini d’altura e vigneti ad alberello

In Sardegna c’è un nuovo Consorzio del vino : quello della Doc Mandrolisai che raggruppa già 18 produttori. Si tratta di uno dei numerosi consorzi del settore vitivinicolo che in Italia si sono costituiti recentemente, anche se sulla carta il nuovo ente è datato 2024. Atzara, Desulo, Meana Sardo, Ortueri, Samugheo, Sorgono, Tonara sono i comuni che ospitano gli antichi vigneti ad alberello della Doc, l’unica che tra quelle isolane ha scelto di chiamarsi col nome dell’areale di produzione anziché con quello del vitigno.

Il neo consorzio ha scelto di investire su immagine e comunicazione, nominando Francesco Saverio Russo come ambasciatore della denominazione. Al divulgatore ed enonauta, è affidato il compito di illustrare e promuovere il territorio situato al centro della Sardegna, . L’iniziativa si inserisce in un progetto di promozione che si legherà a numerose attività nazionali (a partire dall’imminente Merano wine festival) e internazionali.

«Il nostro territorio – sottolinea il presidente del Consorzio vini Mandrolisai, Massimiliano Mura – ha una ricchezza ancora oggi testimoniata non solo dalla tipologia delle coltivazioni e dall’età delle vigne, ma anche dalla diversità delle uve autoctone tipiche della zona come muristellu, cannonau e monica. Abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di far conoscere meglio la nostra storia, anche grazie all’arrivo di un testimonial di eccezione».

Tra gli asset della Doc ci sono anche elementi paesaggistici. Il Mandrolisai, i cui vigneti sono caratterizzati spesso da viti ad alberello, soprattutto cannonau, è inserito nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici, curato dal Masaf, che ha riconosciuto il valore di un’agricoltura policolturale, imperniata sulla coltivazione di vigneti, cereali, orti e frutteti e multifunzionali pascoli arborati quercini che integrano le produzioni foraggere e alimentano le locali filiere della legna e del sughero.

Un territorio in cui le uve crescono e maturano in alta collina, con buone esposizioni e forti escursioni termiche. I vitigni (a bacca nera) ammessi dal disciplinare sono tre muristellu (bovale sardo), cannonau e monica. E i relativi vini (rossi e rosati) si stanno facendo notare negli ultimi anni. Alcuni dei quali sono presenti nel prezioso elenco e nella selezione dei vini rari, a cui la Guida vini d’Italia del Gambero Rosso ha deciso di dedicare un’apposita sezione già dall’edizione 2025. Con cantine che già hanno ricevuto diversi importanti riconoscimenti, da Fradiles a Bentu Luna.

https://www.gamberorosso.iT – 05/11/2025