Aggiornamenti
Presto il museo del vino nelle cantine dei Gonzaga
Il Comune di Volta Mantovana continua a restaurare Palazzo Gonzaga. Più precisamente le sue cantine. L’idea è quella di allestire mostre e percorsi didattici in cui dare risalto ai vini dell’Alto Mantovano. Gli operai sono già al lavoro. Serviranno altri tre mesi per completare il restyling. L’operazione costerà quasi 300mila euro (100mila sono arrivati dal Gal e 45mila dalla Fondazione Cariplo).
Il complesso monumentale di Palazzo Gonzaga, al centro di Volta, comprende, oltre all’imponente dimora rinascimentale tra le più importanti della Lombardia, i monumentali giardini, su terrazzamenti digradanti collegati da scalinate, e le antiche scuderie. Il Palazzo assume la configurazione attuale per volontà dei marchesi Ludovico II Gonzaga e Barbara di Brandeburgo che nella seconda metà del Quattrocento, fanno ristrutturare edifici preesistenti di proprietà della famiglia. Il Palazzo nel Cinquecento passa ai Guerrieri, una famiglia amica dei Gonzaga e rimane loro fino a metà Ottocento quando torna ai Gonzaga. Durante le guerre di indipendenza, ospitò Francesco Giuseppe e Garibaldi. Leggi il resto di questo articolo »
Allarme di Coldiretti Bergamo: il vino è «ubriaco» di burocrazia
I viticoltori non ne possono più di essere vessati da scartoffie e adempimenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è e-Bacchus, il sistema elettronico imposto dall’Unione Europea che si sta rivelando un’inutile complicazione burocratica per le aziende.
La Coldiretti bergamasca si fa così portavoce dell’esasperazione dei produttori vitivinicoli dal 1° gennaio scorso alle prese con l’obbligo di integrare tutti i documenti di trasporto, per ogni tipo di vendita, sia allo stato sfuso che confezionato, con il codice della denominazione del nuovo registro europeo, denominato e-Bacchus.
La procedura prende origine dal fatto che in base al nuovo regolamento la Commissione prevede la nascita di documenti elettronici che andrebbero generati e trasmessi per via informatica, costituendo di fatto la base del sistema di certificazione dei vini a indicazione geografica.
In questo senso il futuro documento di accompagnamento elettronico dovrebbe recuperare le informazioni relative alla certificazione e riportare in automatico il codice di riferimento della Do/Ig consultabile oggi in un elenco digitale europeo dei vini chiamato appunto e-Bacchus. Leggi il resto di questo articolo »
Il Torcolato a caccia del guinnes e della treccia d’uva più lunga
IL RECORD. I produttori appenderanno al campanile di Breganze una treccia d’uva passita per fare il primato del mondo
Domenica 20 gennaio, in occasione della Prima del Torcolato di Breganze, i produttori della pregiata Doc vicentina, riuniti nel Consorzio Tutela Vini Doc Breganze e nell`associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze tenteranno di stabilire il primato della treccia d`uva appassita più lunga del mondo, che sarà appesa alla torre del campanile di Breganze.
Da secoli, nelle cantine della zona, il metodo adottato per asciugare l`uva appena vendemmiata e produrre il vino dolce, consiste nell`attorcigliare i grappoli freschi a uno spago, creando delle trecce che sono poi appese, per tre-quattro mesi, ad appassire. Da quest`anno il Torcolato, vino bianco dolce ottenuto dalla varietà autoctona «Vespaiola», potrà vantare la treccia d`uva più lunga del mondo, che sarà issata sul campanile della chiesa parrocchiale di Breganze, la seconda torre campanaria più alta del Veneto, proprio in occasione della cerimonia della prima spremitura pubblica.
Tra le novità della ‘prima’ del Torcolato anche la scelta del miglior abbinamento Torcolato-formaggio: una giuria di esperti e giornalisti individuerà l`abbinamento migliore da un punto di vista gustativo nell`ambito di una degustazione. Sarà inoltre possibile visitare alcune delle storiche cantine della Doc Breganze ed apprezzare il meglio della produzione enologica in abbinamento ai prodotti tipici della pedemontana vicentina: le cantine aderenti a «Fruttaio Tour – Vedi dove e come nasce il Torcolato» saranno aperte al pubblico al mattino, dalle 10 alle 12.30 e al pomeriggio dalle 17 alle 19.
Ue: divieto di commercializzazione kit per la produzione di vino in polvere
Ue: divieto di commercializzazione kit per la produzione di vino in polvere per possibili rischi per la salute dei consumatori europei I sofisticatori le inventano tutte pur di fare affari a danno dei consumatori e dei produttori onesti, ma non sempre gli va bene e i loro tentativi vengono stoppati sul nascere o quasi dalle istituzioni, specie quelle europee che in tema di tutela dei diritti dei consumatori e della salute sembrano sempre pronte a dire la loro. E l’associazione “Sportello dei Diritti”, è sempre pronta a segnalare gli abusi e le misure adottate dalle autorità. Questa volta è toccato al vino e la vendita di kit per la realizzazione di vino in polvere prodotti in Svezia e Canada e commercializzati nel Regno Unito, che ha visto la rapida risposta del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos ad un’interrogazione in merito anche in relazione ai possibili rischi per la salute dei consumatori europei. Iniziativa che per rapidità e sensibilità dimostrata, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, merita uno speciale plauso. Tali prodotti venduti anche in rete, promettevano ai consumatori di ottenere in tempi rapidissimi e a costi bassi alcuni tipi rinomati di vini italiani anche Dop e tra questi Valpolicella, Barolo o Chianti. I kit in questione non sono altro che confezioni contenenti polverine, mosto, agenti chimici e trucioli di quercia per dare il giusto “sapore” al prodotto finito. La Coldiretti è arrivata a stimare che nell’area UE, circolerebbero già oltre 20 milioni di bottiglie realizzate con questo procedimento. È evidente che tali prodotti non solo creano ingentissimi danni a livello economico e di immagine ai produttori vinicoli del Nostro Paese, ma costituiscono anche una grave pericolo per la salute dei consumatori. A seguito dell’interrogazione in questione, la Commissione europea durante l’ultima riunione del comitato di gestione dell’OCM unica, ha reso noto di aver informato le delegazioni degli Stati membri che la produzione o la commercializzazione di vini in kit sia in contrasto con le norme di etichettatura per il settore vitivinicolo stabilite dalle normative europee. Peraltro, l’istituzione europea ha invitato gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie ad impedire la commercializzazione dei kit in questione e a tutelare la salute dei consumatori. In particolare, sono state contattate le autorità italiane e britanniche affinché si adoperino per proibire immediatamente la commercializzazione di tali prodotti e mettano in pratica tutti i provvedimenti necessari a prevenire qualsiasi utilizzo illecito dei marchi Dop e Igp.
VINO, DIMINUISCONO LE COOPERATIVE IN SICILIA
Diminuiscono le cooperative siciliane del settore vitivinicolo, ma il fatturato, almeno per le aziende più grandi, è in aumento. In ascesa anche prezzi e fatturato dell’imbottigliato, che rimane però sempre marginale (18%) rispetto al totale regionale. Sono questi i principali dati che emergono dalla seconda edizione del volume “La cooperazione vitivinicola in Sicilia. Aspetti economico-aziendali” del professore Sebastiano Torcivia, ordinario di Economia aziendale nella facoltà di Economia dell’università di Palermo. In Sicilia sono 60 le cooperative agricole del settore vitivinicolo, il 25% in meno rispetto al 2007. Di conseguenza, diminuiscono anche i soci passati da 31.762 a 26.880.
Le cooperative imbottigliatrici sono 33 e nel 2011 hanno prodotto quasi 37 milioni di bottiglie da 0,75 litri. La cantina Settesoli con quasi 26 milioni di pezzi rappresenta da sola il 70% del vino imbottigliato delle cantine sociali. Se si guarda al fatturato, le aziende grandi (quelle che superano i 5 milioni di euro) si sono ridotte da 12 a 9, ma il fatturato complessivo è passato da circa 145 milioni a 162 (con un aumento del 12%). Le aziende medie (fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro) sono 31 e raccolgono quasi 70 milioni di euro. Le aziende al di sotto del milione di euro sono 20 per circa 8 milioni di euro di fatturato complessivo.
Capodanno 2013 cenone: come abbinare il vino al cibo
Consigli e suggerimenti per la scelta dei vini in occasione di Capodanno: scopri gli abbinamenti giusti su Sapori e Ricette.
Da pochissimo è passato Natale ma è già tempo di pensare a Capodanno e al cenone del 31 dicembre 2012, ultimo giorno prima dell’arrivo del nuovo anno. In questa occasione diventa fondamentale la scelta del vino con cui effettuare il brindisi in compagnia di amici e parenti.
Se avete ancora qualche dubbio sulla scelta del vino, ecco che in nostro soccorso arrivano i consigli di Salvatore de Lio, il manager di Enoteca Italiana, che per l’occasione ha fornito molti suggerimenti utili per effettuare un buon accostamento cibo e vino.
Per prima cosa: la scelta dell’origine. Visto il periodo di grande crisi economica, è giusto dare la priorità a vini di origine italiana, che mantengono un buon rapporto qualità/prezzo.
Iniziamo con la cena con uno Spumante, che può essere un Franciacorta o un Trento DOC (da utilizzare entrambi anche per il resto della cena) oppure il Prosecco o i prodotti dell’Oltrepò Pavese.
Durante il cenone la scelta del vino cambia categoricamente in base al tipo di pietanze che andiamo a proporre ai nostri commensali: se sono tortellini associate un bianco, un Bonarda o un Lambrusco d’Emilia; se avete primi di pesce scegliete Fiano di Avellino, Roero Arneis piemontese o un Soave Superiore del Veneto.
Con sughi di carne o piatti di caccaigione meglio abbinare un vino fresco e giovane, come un Negroamaro o un Montepulciano d’Abruzzo; per i secondi a base di carne come l’arrosto o la faraona, potete sceglire tra un Chianti Classico DOCG o un Sagrantino di Montefalco mentre per capriolo o cinghiale dovete puntare a tannini più decisi, come Amarone della Valpolicella o Barolo o Brunello di Montalcino. Il bollito, infine, dà il meglio di sè se accompagnato al Lambrusco o al Barbera.
Passiamo al pesce: se dovete portare in tavola i crostacei, meglio scegliere un Gewürztraminer mentre se avete a che fare con il baccalà, via libera al Castel del Monte e rosato d’Italia, ma anche Montepulciano, Negroamaro e Uva di Troia vanno bene.
Terminiamo con l’argomento dolci: con panettone e pandoro è meglio associare il Moscato d’Asti, mentre per Panforte e Ricciarelli si parla di Vin Santo della Toscana. La questione diventa un po’ più complessa per le torte: se è alla cremapotete optare per il Moscato di Pantelleria, la Malvasia delle Lipari o lo Sciacchetrà delle Cinque Terre mentre se è al cioccolato andate tranquilli con il Barolo Chinato o il Refrontolo Passito.
Annuncio choc nel mondo del vino “Chateau d’Yquem rinuncia al 2012”
La maledizione colpisce ancora come nel 1952, 1972 e 1992 anche quest’anno il più nobile dei sauternes non va in bottiglia “Per restare all’altezza della storia rinunciamo a 25 milioni di euro”.
Avere la fortuna di assistere dal vivo a una vendemmia di Sauternes nella tenuta “Lur Saluces” è l’unico modo per non restare senza parole o almeno perplessi davanti alla notizia che una delle cantine più famose del pianeta non produrrà l’annata 2012 di uno dei vini che hanno reso un mito la Francia enologica. Avendo visto con i propri occhi, in questo paese della Gironda che non arriva a mille anime, l’incredibile selezione fatta grappolo dopo grappolo dai vendemmiatori, capaci di distinguere passo dopo passo il lavoro della “Botrytis cinerea” il fungo microscopico che innesca le muffe nobili che rendono possibile il miracolo del sauternes. Ecco allora si può capire la decisione di dire no, quest’annata non si vinifica.
L’ultima parola è stata di Pierre Lurton, l’unico uomo del vino di cui il gruppo Lvmh si fida ciecamente e le frasi pronunciate per gettare la spugna ricordano al mondo degli enologi e degli agronomi che da soli non ce la possono fare. “Avevamo tutto per farcela – ha detto Lurton che è anche l’uomo che ha avuto il compito di trasformare un’azienda mito in una macchina da utili per Arnault – un grande terra (meglio terroir alla francese, nda), una grande strategia in cantina, ma la natura non si è presentata all’appuntamento con questa annata, il clima non ci ha permesso di andare in bottiglia”. “Un marchio come il nostro – ha aggiunto – deve essere capace di dire non a un’annata. Per la nostra immagine, per restare all’altezza della nostra storia dobbiamo rinunciare a queste centomila, che vogliono dire 25 milioni di euro di fatturato. Ma quando si parla di Yquem non usiamo gli stessi parametri che utilizziamo quando stiliamo un bilancio”.
Parole dette con consapevolezza ma con il dolore di rinunciare ai frutti di mesi di lavoro durissimo ma soprattutto a un prodotto non da bere subito ma da versare nel bicchiere anche tra cinquant’anni. perché la forza del re dei sauternes è proprio questa una straordinaria capacità di invecchiare. Negli ultimi due secoli è accaduto una decina di volte, ma c’è una continuità che autorizza i più assidui frequentatori della tenuta appartenuta ai marchesi di Lur Saluces a parlare di maledizione: non sono mai andate in bottiglia anche le annate 1952, ’72 e ’92. E per il vino preferito da Hannibal Lecter non è poco.
Pane, vino ed olio per la pace in Palestina
L’ultima iniziativa che vede coinvolti, ancora una volta, personaggi ed aziende umbre si concretizzerà con l’inaugurazione di un moderno impianto per la molitura delle olive
Il 20 e 21 dicembre è prevista l’inaugurazione del moderno impianto per la molitura delle olive donato ai salesiani in Palestina grazie alla solidarietà di istituzioni e imprese italiane
Il Progetto “Un Frantoio per Cremisan” è nato in Umbria, per iniziativa della Ong VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, e ha trovato il supporto economico ed operativo di alcuni Comuni ad alta vocazione olivicola della regione (Giano dell’Umbria, Spello e Trevi), di importanti imprese del settore che operano in Umbria e dell’Associazione Nazionale “Città dell’Olio”.
Il VIS lavora con i salesiani di Don Bosco della Terra Santa dal 1986 e dal 2008 è promotrice, insieme a Stefano Cimicchi e l’enologo Riccardo Cotarella, del progetto di rilancio della Cantina di Cremisan, per il quale ha lanciato in Italia la campagna di promozione e sostegno “Territori diVini”. Leggi il resto di questo articolo »
Marsala sarà Città europea del vino 2013
Il riconoscimento in Spagna, superate le concorrenti Barbaresco e Valdobbiadene
Città europea del vino 2013. Regalo di Natale anticipato e di prestigio per Marsala che, qualche giorno fa, in Spagna, ha ricevuto il riconoscimento dai vertici di “Recevin”, la Rete europea delle Città del Vino.
La candidatura e il progetto della città siciliana hanno prevalso su quelli di altre due concorrenti italiane, Barbaresco, che rappresentava le Langhe, e Valdobbiadene, famosa per la produzione del Prosecco superiore Docg. Diversi i fattori che hanno spinto Marsala, prima Doc italiana, all’attribuzione di questo che va considerato come un premio al lavoro di una vita del settore vitivinicolo trapanese: tutela del paesaggio rurale, garanzia delle produzioni tipiche, impiego di nuove tecnologie a supporto del settore e per la produzione del vino. Un territorio speciale per il suo clima, che esprime cinquantacinque aziende e produce oltre cinquanta milioni di litri di vino.
La macchina organizzativa a Marsala si è già messa in moto con un comitato formato da istituzioni, Comune in prima fila, imprenditori e associazioni per portare avanti un progetto, che ha come partner P&G ed Euresgroup e che farà della città, per l’intero 2013, la capitale del vino e della cultura legata alla vite. Già previsti numerosi eventi istituzionali come la serata di gala della proclamazione, a febbraio, lo stage dei giovani viticoltori e l’assemblea generale della Recevin, ma pure concerti, concorsi e mostre di pittura, scultura e fotografia. Spazio anche a enoturismo ed enogastronomia nella “settimana garibaldina”, con le cantine marsalasi che organizzeranno degustazioni e aperitivi in estate e a Natale 2013. Fra gli eventi in cantiere, “Siciliamo”, organizzato dalla Camera di commercio di Trapani, una fiera internazionale, che vedrà il coinvolgimento di tutti i produttori di vini dolci naturali ed appassiti di tutta Europa, la “Festa della Vite e della Vendemmia”, con i bambini delle scuole e l’organizzazione del primo Forum delle competenze del settore vitivinicolo, una sorta di “Stati generali del vino” con dibattiti, tavole rotonde, riflessioni tecniche, scientifiche ed economiche del settore non solo a livello internazionale.
Il Riesling valdagnese
Nelle famiglie dei contadini di un tempo era chiamato “el rìsli”. Veniva bistrattato e utilizzato come vino da pasto, con uve vinificate solo per uso domestico: spesso accompagnava un piatto di minestra al rientro dal lavoro nei campi. Invece le uve ritenute di maggior pregio e che garantivano un solido sostentamento economico per la famiglia, finivano dritte in cantina sociale. Di generazione in generazione, però, le abitudini sono cambiate; come pure sono mutate le condizioni economiche. Oggi il riesling, vitigno principe per territori come Germania e Austria, ha cambiato essenza: è diventato un vino di passione che, nel caso della Tenuta Dalle Ore di Trissino, ha garantito addirittura l’ingresso nei primi dieci produttori italiani di questa tipologia. In più, con il vanto di essere l’unico vino veneto ammesso in finale. In barba alla più blasonata tradizione teutonica i fratelli Marco, Vittorio e Luciano Margoni Dalle Ore hanno sbaragliato la concorrenza dei rivali nazionali (friulani soprattutto) nonché europei per quanto riguarda la qualità, salendo sul podio al concorso organizzato a Naturno, in provincia di Bolzano, dall’Associazione nazionale riesling d’Italia. Leggi il resto di questo articolo »

