Aggiornamenti

In Siria si fa ancora vino

È probabilmente uno dei vini più difficili e costosi da produrre in tutto il mondo, ma i suoi creatori, i fratelli Karim e Sandro Saade, hanno deciso di continuare a produrre il Domaine de Bargylus, nonostante il conflitto in Siria.

Per questi fratelli imprenditori, siro-cristiani ortodossi, è una bella sfida. I loro 20 ettari di vigna e la cantina si trovano nella provincia di Latakia, una delle roccaforti del governo in Siria, finora risparmiata dagli scontri.

In questi anni, gli scontri si osano svolti a solo un miglio di distanza dalla fattoria. La loro impresa commerciale è stata lanciata nel 2004, si è trattata, riporta l’agenzia Efe, di una decisione dettata da ragioni sentimentali legate alla passione del padre.

Dal marzo 2011, da quando è scoppiato il conflitto, le cose si sono complicate non potendo muoversi più in Siria: cose semplici come la degustazione del frutto prima del raccolto sono diventate complicate.

I fratelli Saade hanno assunto uno staff di venti “fedeli e coraggiosi” lavoratori, compensandoli con un aumento dei salari, a causa della svalutazione della sterlina siriana.

La guerra ha ostacolato la produzione di vino, ma non era cosa facile anche prima del 2011, essendo il loro un progetto pionieristico per la Siria. Leggi il resto di questo articolo »

Le ciliegie veronesi sbarcano alle Canarie

Le ciliegie veronesi sbarcano alle Canarie

L’alta Val d’Alpone come le pendici del Teide (terzo vulcano più grande del mondo) di Tenerife nell’arcipelago delle Canarie: cosa può accomunare due realtà ambientali così distanti?

Sono le bollicine del Lessini Durello, prodotto d’eccellenza del terreno vulcanico dell’Est veronese, portabandiera di questo singolare parallelismo territoriale che potrebbe sembrare una forzatura per differenza di latitudine e vicinanza al mare.

«Sull’isola si coltivano le vigne fino a 1700 metri di altitudine, la vendemmia inizia a luglio nelle zone più basse e termina a ottobre nelle aree montane; si ottengono vini profumatissimi e aromatizzati: il “tinto” (vino rosso) e il “blanco” (vino bianco)».

È stata una trasferta entusiasmante e fuori dalle consuete rotte quella che si è appena conclusa per una delegazione di dieci agricoltori dell’alta Val d’Alpone Leggi il resto di questo articolo »

Vin Santo, una nuova stella tra i vini dolci

E’ un vino che ha poco da invidiare ad altre etichette italiane di più luna tradizione. Siamo a Vicenza, nell’area della Doc Gambellara Classico.

Qui, a Selva di Montebello, ha sede l’azienda agricola Dal Maso, che, con Serafino, il bisnonno degli attuali proprietari, ha iniziato l’attività alla fine dell’Ottocento.

La famiglia vicentina ha “coccolato” per 11 anni dopo la vendemmia, il Vin Santo.

Si tratta del recupero di una tradizione che si è persa tra gli anni Settanta e Ottanta e che era molto viva tra Verona e Vicenza.

Il vino è stato prodotto con i migliori grappoli di uva Garganega appesi al soffitto attraverso i cosiddetti “picai” e pigiato in primavera, durante la settimana santa che precede la Pasqua.

Il mosto è stato avviato a una lentissima fermentazione con un lievito indigeno (Zygosaccharomyces gambellarensis) senza aggiunta di solforosa per tre anni in caratelli di legno da 100 litri.

L’affinamento è proseguito in altri caratelli di legno, sigillati e non colmati nella “vinsantaia” della cantina vicentina. Leggi il resto di questo articolo »

Spigno Saturnia, vino bulgaro venduto come Aglianico: sequestrate 2000 bottiglie dalla Forestale

“Il nostro plauso va al Corpo Forestale di Latina che, con il proprio prezioso lavoro, ancora una volta, ha messo a segno un nuovo attacco alla contraffazione”.

Cosi Saverio Viola, direttore di Coldiretti Latina, commenta il lavoro degli uomini del corpo forestale dello stato di Latina che hanno scoperto un’ennesima truffa dopo aver controllato le bottiglie di una rivendita a Spigno Saturnia, nel Sud pontino.

Circa 2.000 bottiglie erano commercializzate sotto il nome di una nota marca che da anni non opera più nel settore. In realtà però quel vino non aveva nulla a che fare con i profumi e gli aromi dei prodotti in etichetta.

L’operazione è condotta su tutto il territorio nazionale e, coordinata dalla procura della Repubblica di Benevento, prende il nome, «Bulgaria». Leggi il resto di questo articolo »

Bottiglia di vino del 325 d.C., incredibile ritrovamento in Germania

Il mondo dell’antichità è talmente affascinante da far venire voglia, a volte, di lasciare tutto com’è, senza provare a svelare i misteri che si celano dietro antichi ritrovamenti.

Quanto rinvenuto in Germania questa volta ha però veramente dell’incredibile: una bottiglia di vino datata addirittura 325 d.C. La bottiglia di vino sarebbe stata ritrovata in una tomba romana rinvenuta a Speyer addirittura nel 1867.

Inutile dire che si tratterebbe della bottiglia di vino più antica oggi esistente. Stando alle prime indiscrezioni la bottiglia di vino apparteneva a un legionario romano che fu seppellito insieme alla moglie. Leggi il resto di questo articolo »

Tra Trentino e Alto Adige a caccia dei vitigni scomparsi

Un tempo il nome del vino Enantio rosso, chiamato anche Lambrusco a foglia frastagliata, era assai noto tra i vignaioli della bassa Vallagarina, soprattutto nelle campagne tra Ceraino e Ala. Già Plinio, nel I secolo d.C., ricordava quest’uva con il nome di oenanthium. E’ il vitigno che più si avvicina alla Vitis silvestris, la vita selvatica che si può trovare, sebbene ormai raramente, nei boschi. In Valsugana, nel 1497, compare il vin pavan.

Lo si trova citato in un elenco riguardante le entrate di Castellalto, a monte di Telve di Sopra. Negli stessi elenchi, nel 1661, viene nominato il raspato cinese, un vitigno chiamato altresì pavana bianca – evidenti i legami con la terra padovana, soprattutto con i Colli Euganei dove si coltivava –, vernaccia bianca o vernaccia trentina, cenese, senese.

Sulla dirupata costa orientale del Virgolo, ad oriente di Bolzano, a 460 m si trova il Kohlerhof, un maso documentato già nel 1100 d.C. come proprietà della parrocchia bolzanina. Nelle sue campagne si è sempre prodotto il Blaterle, il moscato bianco, a cui si aggiunge il Pfefferer (vitigno del moscato giallo). Leggi il resto di questo articolo »

Walter, Pigi e la “follia” del Timorasso

«Un enologo può dirsi tale quando ottiene una laurea in filosofia». Walter Massa, vignaiolo-enologo dei Colli Tortonesi, è condottiero anomalo con uno scudiero insolito.

Cita pensatori del Cinquecento e rockstar. Porta occhiali da intellettuale, ma ha modi diretti da uomo che fatica sulla terra.Il suo fidato amico si chiama Pigi, veste da cow-boy con salopette da giardiniere, ha i basettoni di Ugo Foscolo e gira buona parte dell’anno a piedi scalzi.

Walter e Pigi sono la coppia più eclettica (e fotografata) del vino italiano. Degna di una citazione dell’intellettuale preferito di Walter, Erasmo da Rotterdam: «Nessuna società e nessuna unione potrebbero esistere senza un pizzico di follia».

La «follia» di Walter (uno dei 200 della guida Vignaioli e vini d’Italia in edicola con il Corriere della Sera) si chiama Timorasso, vitigno antico del Piemonte, quasi scomparso perché difficile e scostante nelle rese. Massa lo ha riportato in vita.

Gli altri viticoltori che si dedicavano a Barbera, Cortese e Gavi lo ritenevano uno scellerato, invece è diventato un leader: 30 aziende dei Colli Tortonesi lo hanno seguito, l’ettaro di Timorasso cresciuto nel 1987 è stato moltiplicato per 70 e quel vino bianco è ora una bandiera degli autoctoni.

In un giorno d’ottobre, nella sua cantina di Monleale, in provincia di Alessandria, un arrivo e una partenza sono i segni del successo di Massa: arriva un autobus con 30 ristoratori per il Timorasso; e Pigi corre a Modena con un carico per Massimo Bottura, lo chef più celebrato d’Italia, rimasto senza il vino.

«Sono vignaiolo da 4 generazioni — racconta Massa — i miei genitori vendevano vino sfuso. Leggi il resto di questo articolo »

Pantelleria, Giovanni Marino la «memoria» dello Zibibbo

Giovanni Marino ha 91 anni, ma non li dimostra. Sempre impeccabile ed elegante quando esce, sente ancora benissimo, legge senza occhiali, ricorda tutto, è una memoria storica per Pantelleria.

E’ stato un gigante del mercato dell’uva ed ha idee chiare su quanto sta accadendo adesso.

La produzione di uva zibibbo è scesa in modo inarrestabile. Nel 1953 si producevano 450 mila quintali, nel 1963 350 mila, nel 1973 270 mila, nel 1983 150 mila, nel 1993 50 mila. Poi negli anni a venire l’abisso: 38 mila quintali nel 2006, 30 mila nel 2007, oggi appena 20 mila.

“Tra dieci anni – dice Giovanni Marino -ci sarà solo bosco. Leggi il resto di questo articolo »

Keiko, la sommelier di Osaka incantata dai vini piemontesi e dai paesaggi di Acqui Terme

Ero seduta in un bar, sfogliavo un settimanale e ho visto un riquadro nella pagina, un corso per sommelier di 1° livello. In quel momento non lavoravo, mi sono detta: perché no? Credevo fossero lezioni leggere. E invece mi sono ritrovata con 3 libri alti così».

Nel 2001 Keiko Yamada era appena arrivata da Osaka ad Acqui, un salto dal futuro alla vecchia Europa per amore di uno chef della città termale conosciuto in Giappone, che allora era il suo compagno e sarebbe diventato il papà del piccolo Samuele.

Una lezione dietro l’altra, Keiko, 41 anni, s’è ritrovata diplomata 3° livello dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier.

Oggi lavora per catering, eventi di degustazione, ristoranti, progetta di svelare ai giapponesi le meraviglie di un Monferrato ancora poco noto. 
 
È fra le «Donne del vino» ed è conosciuta non solo nell’Acquese ma anche a Ovada, Leggi il resto di questo articolo »

Vienna, un vino per la cattedrale

In vino veritas, ma anche auxilium. Così è stato almeno per il Duomo di Vienna, lo Stephansdom, fin dall’inizio della sua plurisecolare storia.

Raccontava l’umanista austriaco Johannes Cupinianus che il vino dell’annata 1450 si rivelò a tal punto scadente che nessuno voleva berlo.

L’imperatore Federico III volle però che non fosse buttato via, ma venisse usato per impastare le malte con cui costruire parte delle mura e del tetto della chiesa.

Malte alcoliche che avrebbero fatto ubriacare i diavoli che volevano impedire che la città avesse una nuova e monumentale cattedrale.

Anticamente, il giorno di Santo Stefano andava in scena un rito popolare: si metteva un sasso in un calice e gli si versava sopra il vino rosso precedentemente benedetto, per ricordare il sangue del primo dei martiri.

Ieri questa tradizionale alleanza tra il frutto delle vigne austriache e lo Stephansdom ha vissuto un nuovo capitolo, con la presentazione nella Cappella di San Bartolomeo di tre tipi di vini dedicati al Duomo, gli “Stephansdomweine”, prodotti da due cantine rinomate, Paul Lehrner e Feiler-Artinger.

Verranno venduti alla ristorazione e al dettaglio, ma con un fine speciale.

Dal ricavato di ogni bottiglia, nove euro circa, un euro andrà a finanziare i perpetui lavori di manutenzione e restauro attuati dalla Fabbrica del Duomo, che ogni anno pesano sulle casse della diocesi per più di due milioni di euro.

A volte basta anche un buon bicchiere di Riesling per far nascere un’intesa tra Curia, fedeli e imprenditori.

www.avvenire.it – 23/10/2014