Aggiornamenti

C’era una volta il vin brulè

Vi raccontiamo una fiaba. C’era una volta un omone grande e buono, che sapeva dominare una arcana creatura che si mangiava gli alberi e generava fuoco e calore.

Sopra questo antico drago dai poteri benefici si scaldava un pentolone, che ribolliva di un nettare dolce e caldo, capace di farti dimenticare gli aghi del gelo e la solitudine. L’uomo non voleva rimanere solo e per questo aveva chiesto ad una stupenda fata dalle gonne rosse di sedersi al suo fianco.

   “”Gli ingredienti base di un ottimo vin brulè sono un buon vino rosso, la cannella, i fiori di garofano, lo zucchero e l’arancia. Poi, a seconda dei luoghi e delle usanze, si aggiunge un piccolo particolare che ne modifica leggermente il sapore. Nel Bellunese, si aggiunge una scorza di limone non trattato, mentre in Alto Adige e Trentino, si aggiunge un pizzico di cardamomo.”"

 Alla fata piaceva la musica e per questo aveva portato con sé un pianoforte. Ma non era abbastanza. I due si sentivano ancora soli, e per questo chiamarono una farfalla, capace di cantare e di ipnotizzare chiunque passasse di fronte alla loro casa. E fu così che passarono le feste: la fata e la farfalla attiravano i curiosi e l’uomo donava loro quel nettare, che decise di chiamare vin brulè.

   “”Si ottiene così una bevanda dalle numerose proprietà benefiche. Fa sicuramente bene all’umore, lenisce la gola infiammata, calma la tosse e, se si respirano i suoi vapori aromatici, libera il naso chiuso e le vie respiratorie. Può essere data anche ai bambini, come antibatterico, antivirale, oltre che antinfluenzale, visto che la maggior parte dell’alcool evapora durante la sua preparazione.”"

di Mauro Pigozzo
venetoblog.corrieredelveneto.corriere.it – 27/12/2014

Mani venete sul vigneto friulano

Ai veneti fa gola il Pinot grigio friulano. Il cavallo di battaglia del nostro vigneto, infatti, rischia di finire imbottigliato come Doc Venezia.

Il progetto sta maturando in questi mesi e fa leva sul fatto che la nostra regione è molto forte sotto l’aspetto qualitativo, ma altrettanto debole sotto quello commerciale.

Lo dimostra anche il fatto che, dal 2002 al 2012, la quantità di vino imbottigliato con le nostre Doc è sceso dal 60 al 40 per cento, ‘travasata’ sostanzialmente nelle Igt, soprattutto in quella ‘Delle Venezie’, per altro imbottigliata da aziende venete che acquistano cisterne di prodotto dalla nostra regione.

“La discesa è continuata anche nelle ultime vendemmie – spiega il direttore della società friulana di certificazione Ceviq, Michele Bertolami – tanto che oggi si stima che solo il 35% del vino friulano sia venduto come Doc, ma se consideriamo anche la presenza sempre più forte del Prosecco, possiamo dire che il 20% del nostro vino viene etichettato con il nome Friuli”.

Come si vede, quindi, siamo commercialmente deboli, però facciamo ‘sopra la media’ uno dei vini più venduti al mondo: il Pinot grigio, appunto. Attualmente, dei 21mila ettari coltivati a vigna in Friuli Venezia Giulia, ben 6mila hanno impiantato questo vitigno.
Il progetto riguarda la Doc Venezia o, si sta ancora ragionando, ‘delle Venezie’.

L’idea sarebbe quella di estendere la zona di produzione, limitatamente al Pinot, non solo a tutto il Veneto, ma anche al Trentino e al Friuli Venezia Giulia. Leggi il resto di questo articolo »

Ha portato le viti proprio sotto l’Adamello

Ancora una volta il corso per giovani imprenditori agricoli di San Michele coordinato da Paolo Dallavalle, ci fa scoprire delle realtà inimmaginabili.

È anche il caso di questa settimana, a Tione abbiamo trovato un giovane nato da famiglia contadina, ma che di professione dopo la laurea, ha scelto quella del consulente aziendale nel settore del commercio, ossia Nicola Del Monte.

Casualmente sette anni scopre in Alto Adige la viticoltura fatta nel massimo rispetto dell’ambiente coltivando le viti resistenti della varietà Solaris, l’anno dopo mette a dimora i primi vitigni in una zona sopra la borgata di Tione, una zona assai pendente, che permette la produzione di un prodotto di alta qualità.

Per Nicola è stata la scoperta di una vocazione tardiva all’agricoltura ed alla viticoltura sostenibile in particolare. «Quando ho cominciato a piantare le viti mi hanno dato del matto, ed il mio nonno, ancora attivo nonostante che abbia superato da molto i 90 anni, non poteva più andare in paese perché lo deridevano a causa del nipote fuori di testa.

Poi però è subentrata la curiosità ed ora l’ammirazione per quanto sono riuscito ad ottenere Leggi il resto di questo articolo »

Il Chianti e un po’ della sua storia

Perfetto con formaggi stagionati ma non piccanti, arrosti e cacciagione. Era l’accompagnamento preferito per i suoi pasti da Hannibal Lecter alias Anthony Hopkins, nel Silenzio degli innocenti e in Hannibal: «Uno che faceva un censimento una volta cercò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato, con un bel piatto di fave, ed un buon Chianti».

Per i toscani è un po’ come fosse un secondo sangue: rosso rubino, profumato e “leggermente” alcolico. Il Chianti è sinonimo di casa. Sono dodici gradi – anche di più – di puro amore, un legame, quello tra le colline toscane e il famoso vino, che dura da secoli.

L’origine del nome non è sicura, le ipotesi sono tre: che derivi dal termine latino “clangor” che significa rumore, per indicare onomatopeicamente le tante battute di caccia che si tenevano nella zona, oppure deriverebbe dall’etrusco “clante”, nome di famiglie etrusche che vivevano nella zona o sempre da “clante” ma con il significato di acqua di cui la zona è sempre stata ricca.

Pur avendo origini etrusche il “Chianti”, Leggi il resto di questo articolo »

l vino della vigna più antica al mondo conquista il Sol Levante

Alla seconda edizione dell’Italian Restaurant Week a Tokio, i Giardini di Castel Trauttmansdorff hanno presentato il vino prodotto dalla più grande e antica vigna al mondo, il Versoaln di cui hanno la paternità dal 2006.

L’Alto Adige con la sua millenaria cultura del vino rappresenta un vanto unico per l’Italia e ha risvegliato l’interesse di una nazione che fonda la propria storia su tradizioni antiche, il Giappone.

Durante l’ultima edizione dell’Italian Restaurant Week svoltasi a Tokio di recente, i Giardini di Castel Trauttmansdorff si sono fatti portavoce di questa tradizione vitivinicola, presentando ai membri del Diners Club Japan l’antica vite Versoaln, che cresce da oltre 350 anni in Alto Adige, a 600 metri di altitudine. Leggi il resto di questo articolo »

Il re del cioccolato che adora lo Zelten e le praline al vino

Due generazioni di pasticcieri e un’unica passione. Dolce come i sogni. Cioccolatini al vino e Zelten. Torte e sorbetti sperimentali. La vita del pasticcere non è più quella di una volta.

Così ci assicura il giovane Tobias Bonatti (ha 41 anni) di Egna che da diversi anni ha raccolto il testimone del padre Herbert e nell’omonima bar pasticceria, sperimenta, costruisce ed elabora molti dei nuovi dolci altoatesini. Il tutto in una rete tra produttori che un tempo a malapena si sfioravano.

Invece oggi l’arte pasticciera conosce una seconda giovinezza e un nuovo protagonismo. Dove accanto alle delizie della tradizione si offrono ai clienti, sempre più esigenti, emozioni in forma zuccherina. Perché come dice il motto “Das Beste kommt zum Schluss”: alla fine arriva il meglio. «Un buon dolce può salvare una cena non perfettamente riuscita – spiega Tobias – e lasciare un buon ricordo agli ospiti». Leggi il resto di questo articolo »

Crisi, il vino meglio dei Bot, vigneti e terreni non perdono valore

«Chi ha una tenuta a Montalcino o una villa veneta sulle Rive del Prosecco può dormire sonni tranquilli: i valori fondiari reggono la crisi e sui brand forti del vino è corsa agli acquisti immobiliari. Anzi chi ha un castello e un vigneto-cru di Brunello mai come ora li vende bene».

E’ quanto emerso in un incontro sui valori patrimoniali, organizzato dall’associazione Donne del vino a Wine2wine.

«La redditività del capitale nel settore vitivinicolo non è alta, in media l’1,4% nel 2013, rispetto all’alimentare che viaggia attorno tra il 5% e 6%, ma ci sono aspetti patrimoniali che hanno un appeal molto forte, e che vedono ottime performance nei grandi distretti vitivinicoli italiani, in primis quello del Brunello di Montalcino e poi in Alto Adige», ha detto Denis Pantini, direttore Wine Monitor di Nomisma. Leggi il resto di questo articolo »

I vini dei vulcani finiranno in un libro romanzo

John Szabo e William Zacharkiw, master sommelier provenienti dal Canada, sono giunti nelle terre del Soave per capire meglio il “fattore vulcano” e per raccontare poi al mondo l’Italia dei vini da suolo vulcanico come in un romanzo.

“Volcanic wines: salt, Grit & Power” (Vini vulcanici: sapidità, grinta e vigore) è il titolo ancora provvisorio del lavoro che i due sommelier che stanno realizzando a quattro mani, un libro dedicato ai vini bianchi da suolo vulcanico che racconti questo “fenomeno enologico” con l’approccio del romanzo e stanno iniziando a raccogliere i primi dati proprio in questi giorni nella zona di produzione del Soave, calice dopo calice, denominazione dopo denominazione.

Szabo e Zacharkiw hanno scelto di partire proprio dal Soave quale consorzio capofila di ‘Volcanc Wines’, una associazione che nasce nel 2012 e raccoglie al suo interno le quattordici doc italiane di origine vulcanica, assieme ad enoteche e a comuni accomunati dal “fattore vulcano”. Il progetto è stato recentemente presentato a Verona nell’ambito di una conferenza stampa ufficiale in vista di Expo 2015. Leggi il resto di questo articolo »

Vezzola: «Il segreto del rosé? Avere il dubbio che sia… rosé»

André Dubois, rinomato chef de cave di leggendarie Case della Champagne, indicava un criterio preciso per riconoscere l’autentico rosé: «Quando lo guardi devi avere il dubbio che sia… rosé». Perché deve’essere fatto con le uve rosse di qualità, non con quelle “sbagliate”. Dev’essere un vino vero, non un rosato di risulta.

Mattia Vezzola, enologo di fama internazionale, riconosciuto quest’anno come il migliore in Italia agli “Oscar del Vino” di Franco Maria Ricci di Bibenda, cita l’illustre collega Leggi il resto di questo articolo »

Ecco come l’Enoteca si è salvata dalla chiusura

Dopo un anno di gestione «low cost», intorno all’Enoteca regionale di Gattinara torna l’entusiasmo di produttori e consumatori. L’ente promozionale di villa Paolotti rischiava di diventare uno dei fallimenti più grandi della città del vino.

Dal settembre dello scorso anno è stata avviata una gestione a costo zero, su base volontaria, da parte di un gruppo di sommelier che hanno messo a disposizione tempo e passione per continuare a promuovere i vini delle province di Vercelli, Biella e Novara e una selezione di prodotti della zona. Il primo obiettivo è stato raggiunto: evitare la chiusura.

«Siamo soddisfatti – dice il presidente Roberto Sella – è tornato l’entusiasmo tra i produttori, che hanno percepito che ci stiamo impegnando e siamo precisi e puntuali, sia per i pagamenti tornati regolari, che sul modo di fare informazione.

Abbiamo cinque nuovi soci: quattro cantine e una gastronomia Leggi il resto di questo articolo »