Aggiornamenti
Dal Golan al Negev è questa la culla della cultura del vino
Era il 1882 quando il barone Edmond de Rothschild, proprietario in Francia del celebre Château Lafite, decise di raggiungere l’allora Palestina e di fondare la prima cantina moderna del territorio.
Scelse una zona a sud di Haifa, Zichron Ya’akov, e le diede il nome di Carmel, che ancora oggi è l’azienda vitivinicola più grande di tutta Israele, con una produzione di 14 milioni di bottiglie.
Sostenitore tra i più attivi del sionismo, il barone acquistò terre e finanziò iniziative per far diventare la Terra Santa il cuore produttivo dei vini Kosher per gli ebrei di tutto il mondo.
Nel 1891, per completare il suo sogno, fece nascere anche una fabbrica di bottiglie a Nahsholim, sulla costa del Mediterraneo, che però ebbe vita breve.
La storia
Ma è proprio partendo da questo villaggio quasi ai piedi del Monte Carmelo, dove il museo Mizgaga conserva gelosamente l’unica bottiglia rimasta intatta di quell’epoca pioneristica, che potrebbe iniziare un viaggio alla scoperta dei territori del vino israeliano. Leggi il resto di questo articolo »
Il vino per la Messa dalla vigna della diocesi
“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna”.
Nella diocesi di Acireale questa passo del Vangelo è vissuto alla lettera. Il seminario vescovile, infatti, possiede due ettari e mezzo di vigna a Randazzo, alle pendici dell’Etna e negli scorsi anni ne vendeva le uve.
L’anno scorso, grazie alle indicazioni di un seminarista laureato in agraria, Arturo Grasso, per la prima volta da questa vigna è stato prodotto del vino per la Messa, denominato “Perfetta letizia”.
Il vino non è in commercio e lo scorso giovedì santo, al termine della celebrazione in Cattedrale, il vescovo Antonino Raspanti ne ha donato delle bottiglie ai parroci presenti.
«Questo vino è piaciuto e i parroci lo stanno chiedendo – racconta Arturo Grasso, al quarto anno di seminario –. È un vino liquoroso, di grado alcolico non elevato, prodotto da uva bianca. La ricetta è di casa mia ove da sempre abbiamo prodotto vino per la Messa».
Arturo intende laurearsi in teologia presentando una tesi sulle piante della Bibbia e testimonia come praticare l’agricoltura aiuti a comprendere in maniera nuova il Vangelo:
«Gesù usava esempi tratti dall’agricoltura e il popolo li capiva – spiega –. Adesso siamo lontani dalla terra, immersi nella tecnologia e non si comprende la difficoltà della coltivazione.
Ma prima o poi si ritornerà alla terra perché non possiamo fare a meno dei suoi prodotti.
La terra richiede sacrificio, come la missione nella Chiesa».
www.avvenire.it – 20/05/2015
Expo, le mappe ubriache. Sparito il padiglione vino
Il padiglione del vino, questo sconosciuto. Dovrebbe essere uno dei punti di forza dell’Italia a Expo, vanto e vetrina delle eccellenze nostrane.
Eppure non è segnalato sulle cartine ufficiali dell’Esposizione. Così come sulle mappe on line.Niente di niente.
Dopo oltre due settimane dall’apertura, l’organizzazione non ha ancora rimediato alla gaffe.
Il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani, che finora è stato zitto, esaurisce il limite di tolleranza. Non esplode ma, con garbo, si sfoga in un tweet: «Forse sarebbe utile localizzare il padiglione vino su mappe, sito e app.
E dire agli Info point dove si trova. Basta davvero poco».
A breve le mappe di Expo saranno corrette. Leggi il resto di questo articolo »
Un bicchiere di vino bianco per rafforzare il sistema cardiovascolare
Non è la prima volta che si parla di vino bianco associato a benefici effetti sulla salute.
Il primo a parlarne fu Alberto Bertelli dell’Università degli Studi di Milano (Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute).
Egli aveva suggerito come alcuni composti, in particolare tirosolo ed idrossitirosolo, presenti nel vino bianco ma soprattutto in quantità decisamente più elevata nell’olio extra vergine di oliva potessero avere un effetto benefico sul sistema cardiovascolare, che comprende non solo il cuore e i vasi sanguigni, ma anche il rene.
Oggi, grazie a una ricerca svolta dall’Università di Milano in collaborazione con l’Università di Torino, di Pisa e l’Ospedale Versilia di Viareggio, è stato scoperto che, a fare la differenza può essere l’acido caffeico contenuto nel bianco, che stabilisce un meccanismo protettivo del sistema, pur se assunto in piccolissime dosi, stimolando la biodisponibilità della molecola di ossido nitrico, con importanti effetti cardioprotettivi e nefroprotettivi.
È stato inoltre dimostrato che a livello genico l’acido caffeico modula l’espressione di geni coinvolti nella protezione del sistema cardiovascolare e nell’inibizione della morte cellulare programmata.
Gli studi sottolineano l’innescarsi del meccanismo anche in presenza di bassissime dosi d’assunzione, tali da poter essere raggiunte con il consumo di uno o due bicchieri di vino al giorno.
Nel pieno rispetto di un consumo moderato.
www.teatronaturale.it – 13/05/2015
Un’uva chiamata Ciliegiolo
Nonostante la sua origine incerta, probabilmente portato dalla Spagna nella seconda metà del 1800, è considerato vitigno autoctono della Toscana, ma ha attecchito in tutte le regioni del centro: Umbria, Marche, Lazio, e anche in Liguria.
Ciliegiolo è un vitigno vigoroso, a maturazione precoce, si adatta a diversi habitat, ma a causa della sua ridotta fertilità basale predilige terreni non troppo fertili, freschi e collinari, presenta un grappolo grosso, allungato, dai 20 ai 30 cm, uva ciliegiolo compatto con acini di colore nero violaceo di forma arrotondata che tanto bene ricorda, appunto, la ciliegia.
Ma anche il sapore del vino, molto corposo, rende l’idea del frutto.
Studi effettuati dall’Istituto di San Michele all’Adige fanno risalire una parte del Dna del Sangiovese proprio al Ciliegiolo.
Nell’ultimo decennio, questo vitigno è stato rivalutato e salvato dall’estinzione, Leggi il resto di questo articolo »
Grappe Val di Cembra a Vicenza
Nei giorni scorsi all’ANAG di Vicenza si è svolta una serata di degustazione guidata dal Mastro Distillatore trentino Bruno Pilzer, generazione di distillatori, dal 2001 impiantatasi a Faver (provincia di Trento), nella Valle di Cembra, terra di vini.
L’iniziativa, organizzata dalle sezioni vicentina e veneta di Anag è stata una “maratona del buon grado”, iniziata con l’approfondimento culturale del rapporto che esiste tra la grappa, prodotto cento per cento italiano, e gli altri distillati internazionali di acquaviti.
Dodici i prodotti in degustazione, accompagnati da formaggi, salumi e dolci messi a disposizione dal locale che ha ospitato l’evento, il Ristorante “Al Company” di Vicenza.
Ad aprire l’appuntamento “spiritoso” è stata una grappa giovane di Nosiola, autoctono trentino a bacca bianca, seguita da una semi-aromatica di Muller Thurgau e da una giovane aromatica di Gewurztraminer. Leggi il resto di questo articolo »
A Expo 2015 vino al cobra del Vietnam e grilli e larve al cioccolato thailandesi
Per la prima volta in Italia potrà essere consumato a tavola il pesce palla grazie ad una speciale deroga accordata al Giappone per l’esposizione o la degustazione esclusivamente all’Expo che sta per essere concessa anche al coccodrillo per il quale si è mosso lo Zimbawe mentre sono già sbarcati a Milano dalla Thailandia scorpioni ricoperti di cioccolato, larve giganti, termiti disidratate, vodka allo scorpione e cavallette mentre altri insetti dovrebbero arrivare da Vietnam e Birmania, dove sono abitualmente consumati.
E’ quanto emerge dal primo studio sull’Expo nel piatto della Coldiretti che, a Cagliari, in occasione della spedizione dopo anni di divieto del primo maialetto sardo, ha esposto alcune inquietanti curiosità provenienti da diverse parti del mondo, dal vino di serpente che si beve in Cina e in Vietnam, Leggi il resto di questo articolo »
Rivoluzione nelle cantine italiane; per il vino si userà il cocciopesto
Stop all’utilizzo di botti e barrique nelle cantine: nella produzione del vino si potrà utilizzare il cocciopesto.
La novità è stata presentata al Vinitaly e richiama la tradizione della vinificazione in argilla utilizzata in Georgia e nell’impero romano; tre le innovazioni tecniche: la forma del contenitore, interamente ovoidale, come quella delle anfore in terracotta, che facilita la condensazione dei gas della fermentazione e la creazione di moti convettivi utili al mosto; le dimensioni, più ampie di quelle delle anfore; e il cocciopesto, totalmente naturale e traspirante, che non ha bisogno né di cottura, né di forni. Leggi il resto di questo articolo »
Rivini Wine Festival: sarà presente anche un vino giapponese del vitigno del Koshu
Rivini Wine Festival: sarà presente anche un vino giapponese del vitigno del Koshu
Al Rivini Wine Festival ci saranno molti vitigni che meritano di essere scoperti, a parte i vitigni nobili e classici si potrà scoprire anche un vino giapponese.
Il vitigno giapponese è il Koshu, un’uva dalla buccia rosa che è coltivata in Giappone fin dal lontano 8 secolo, anche se per lungo tempo la si è utilizzata solamente come uva da tavola è dal 19 secolo che nel paese del Sol Levante hanno iniziato a produrre vino con questo vitigno autoctono.
La principale regione giapponese per il vino è Yamanashi Prefecture, circa 100 km ad ovest di Tokyo, circondata dalle montagne tra cui spicca il famoso Mount Fuji. Il 40% della produzione vinicola del Giappone proviene da questa regione ed il 95% della coltivazione di Koshu è qua. Leggi il resto di questo articolo »
La sfida del vino più leggero
La leggerezza innanzitutto: da alcuni anni è questa la parola d’ordine che guida le scelte strategiche di Roberto e Linda Negri, anime di quella che una volta era conosciuta come Vinicola Negri.
Oggi i vini di punta dell’azienda di Villanova Maiardina sulle etichette – da poco rinnovate – portano il nome di Roberto Negri che, oltre che imprenditore del settore, è anche enologo.
Leggerezza, si diceva: in questo, i Negri sono aiutati dal fatto di lavorare essenzialmente sul Lambrusco, che da loro viene declinato in tutti i modi possibili.
Ma anche sul fronte delle “bollicine rosse” è possibile seguire percorsi diversi: «Molti produttori emiliani – spiega Linda Negri – puntano a produrre Lambrusco che può arrivare anche ai 12 gradi alcolici.
È una scelta che può anche essere valida, ma noi riteniamo che, per sua natura, il Lambrusco sia un vino che deve mantenere una grande bevibilità, non per nulla è l’unico vino rosso che si beve bene d’estate, anche fresco. Per questo, i nostri prodotti non superano i 10 gradi e mezzo».
Il concetto di leggerezza, tuttavia, non coinvolge solamente la gradazione alcolica del vino: un aspetto sul quale Roberto Negri da anni sta focalizzando la sua attenzione è quello della riduzione del contenuto di solfiti del vino.
I solfiti sono una componente che consente al vino di conservarsi nel tempo.
A loro, tuttavia, viene attribuito qualche spiacevole effetto collaterale in caso di consumo eccessivo di vino (cosa che va comunque sempre evitata), vale a dire il cosiddetto “mal di testa del giorno dopo”.
«I limiti europei per i solfiti nel vino – spiega Roberto Negri – sono di 150 milligrammi per litro per i rossi e 200 per i bianchi.
Gli italiani, rispetto ad altri produttori europei, sono molto bravi sotto questo aspetto, riuscendo a contenere la quantità di solfiti utilizzati. Leggi il resto di questo articolo »