Aggiornamenti
Ostuni: la sommelier Lucia Leone racconta la Verdeca
Lucia Leone è responsabile commerciale dell’azienda agricola Masseria “Il Frantoio”, sommelier professionista, assaggiatrice e sommelier dell’olio. Da qualche anno fa parte dell’associazione “Donne del Vino” Puglia. In questo suo racconto ci presenta la Verdeca.
Quando si pensa alla vitivinicoltura pugliese, lo stile di vino che principalmente si associa è inequivocabilmente il rosso, con il Primitivo ed il Negroamaro che dominano la scena del panorama enologico.
Ma pensare questo è riduttivo perché in Puglia la produzione di vini bianchi è particolarmente attiva. Ed il vino bianco più celebre è sicuramente il Locorotondo che è stato tra i primi ad essere conosciuto fuori dai confini pugliesi. Sin dal 1969 i vini di Locorotondo sono riconosciuti Doc e i territori nei quali è permessa la produzione appartengono alle province di Bari e Brindisi.
Vitigno principe autoctono di questa denominazione è la Verdeca. Leggi il resto di questo articolo »
La Rioja vuole lo spumante, richiesta alla Ue la modifica del disciplinare
Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea è stata pubblicata la domanda di modifica del disciplinare di produzione della DOP spagnola Rioja. Tra le varie modifiche richieste c’è l’aggiunta del vino spumante di qualità tra i prodotti protetti.
La Rioja intende sfruttare le potenzialità di mercato degli spumanti (“la «Rioja» non può lasciarsi sfuggire questa opportunità” si legge nella domanda di modifica al disciplinare).
“Con l’obiettivo di mantenere gli stessi standard qualitativi dei vini fermi – è scritto nell’atto europeo – l’intenzione è quella di creare un vino spumante di alto livello, da qui le restrizioni sulla resa e sul tenore di zuccheri (Brut, Extra Brut e Brut Nature).
’utilizzo del metodo di vinificazione classico e il periodo di affinamento minimo di 15 mesi ne sono la riprova”.
www.federvini.it/estero – 07/05/2020
Basta con lo scippo del Primitivo. Il mondo del vino pugliese si ribella alla produzione in Sicilia
“La decisione della Giunta Regionale della Regione Sicilia (DGG 1733 del 09/08/2019) con la quale si autorizza la coltivazione della varietà Primitivo sull’intero territorio regionale crea un pericoloso precedente amministrativo.
Per noi questo provvedimento è inammissibile. Tale decisione offende la nostra storia. Il primitivo è un vitigno pugliese, espressione coerente del nostro territorio e delle nostre tradizioni vitivinicole. Inoltre, la sua affermazione commerciale che lo pone come prodotto traino dell’economia vinicola, agroalimentare e enoturistica regionale, è il risultato di decenni di sforzi e investimenti, sacrifici dei viticultori. E non possiamo tollerare che tale patrimonio sia sottratto.
Un messaggio chiaro che deve anche essere recepito non solo da tutta la filiera ma anche dai tanti consumatori”.
Così si esprimono congiuntamente il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc e docg, il Consorzio del Salice Salentino doc, il Consorzio dei Vini di Gioia del Colle doc, il Consorzio di Brindisi e Squinzano doc, il Consorzio dei vini doc e docg Castel del Monte, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino delegazione Puglia, il Consorzio Movimento Turismo del Vino Puglia, Assoenologi Puglia Basilicata e Calabria, Cia- Agricoltori Italiani Puglia e la Confagricoltura Puglia sottolineando con forza le dichiarazioni rese nelle ultime ore dal Senatore Dario Stefàno, in merito alla tutela dell’uva più importante del sistema vitivinicolo pugliese. Un messaggio comune: l’autorizzazione all’impianto e alla produzione di primitivo in Sicilia è da considerarsi un abuso.
“A nome di tutta la filiera dei vini di qualità ed in particolare delle Denominazioni e dei Consorzi di tutela della Puglia occorre porre la massima attenzione alla vigilanza e salvaguardia del patrimonio ampelografico locale in primis Primitivo, quale elemento di distinzione delle produzioni vitivinicole delle nostre Dop e Igp.
In particolare, in merito alla modifica del decreto 13 agosto 2012 concernente l’etichettatura e la presentazione dei prodotti del settore vitivinicolo Dop e Igp, vi è la necessità di un’immediata presa di posizione regionale.
Tale intervento impedirebbe che il primitivo possa essere presentato nelle descrizioni secondarie di etichette riferite a vini rossi senza vitigno che provengono da Dop e Igp di altre regioni italiane. Inoltre, si eviterebbe che nell’elenco dei sinonimi vengano aggiunte delle varietà di viti che possono essere utilizzati nell’etichettatura e nella presentazione dei vini”.
www.agricultura.it – 02/05/2020
Nasce “Etichetta Etica” il vino solidale: il 15% alla sanità pubblica
L’iniziativa è frutto della collaborazione tra un Enologo ed un Consulente commerciale e di marketing. Il Covid-19 ha cambiato tante abitudini : la quarantena forzata ha causato la diminuzione dei consumi di vino nel canale HORECA, da sempre privilegiato dalle piccole aziende, la cui esigua produzione rende loro difficile l’accesso alla grande distribuzione organizzata, unico canale di vendita che, nonostante le difficoltà del periodo, continua a lavorare. Molti produttori, perlopiù piccole realtà che si distinguono per l’alta qualità dei loro vini, davanti a questo blocco si sono trovati con le spalle al muro e con grandi preoccupazioni sul futuro della propria impresa.
Preoccupazioni condivise anche dall’Enologo Daniele Manca, consulente di numerosi produttori di vino d’eccellenza, il quale si chiedeva quali strategie potevano essere messe in campo per permettere ai piccoli produttori di resistere a fronte della chiusura dei ristoranti e dell’evidente crisi del mercato turistico. Una telefonata al suo amico e collega Federico Atzori, Consulente commerciale e marketing, ed ecco l’IDEA: “creiamo un blend unico con i migliori vini di tutti i produttori e lo proponiamo alla grande distribuzione con un’unica etichetta”. Ma non bastava, l’idea non doveva essere una pura e semplice operazione commerciale, poichè quello non era lo scopo.
La finalità era quella di resistere e non lasciare nelle difficoltà i piccoli produttori. Ma cosa si potava fare di più? Leggi il resto di questo articolo »
Vini ‘naturali’, concorrenza sleale francese
“L’iniziativa francese sui vini naturali crea una concorrenza sleale nei confronti di tutti i produttori di vino e confusione tra i consumatori che potrebbero essere fuorviati da un’etichetta con formulazione non riconosciuta a livello europeo”.
Lo afferma in una nota l’europarlamentare della Lega, Elena Lizzi, che ha presentato un’interrogazione sulla vicenda per conoscere quali azioni intenda mettere in atto la Commissione europea per scongiurare la penalizzazione dei produttori di vino degli altri Stati europei, già gravemente colpiti dall’emergenza Covid-19.
“Il 25 marzo 2020 –spiega l’europarlamentare friulana- l’autorevole testata giornalistica, “Wine Business”, ha reso noto che i produttori di vino francesi hanno ottenuto un formale riconoscimento da parte del loro Governo, per l’etichettatura dei vini naturali”.
“Le normative europee vigenti vietano l’utilizzo del termine “vino naturale”. In tutto il mondo –continua Lizzi- non esiste una definizione unica di “vino naturale”, che include un’importante nicchia del settore, pertanto, le autorità francesi hanno aggirato l’ostacolo legislativo creando una nuova denominazione, “vin méthode nature”, e stabilendo un elenco di criteri e un protocollo di screening dedicati unicamente a questa nuova denominazione”.
“I produttori francesi che decidono di aderire a questa nuova denominazione potranno apporre il logo, “vin méthode nature”, su ogni bottiglia di vino, per questo ho chiesto alla Commissione se ritenga accettabile la possibilità di un’etichettatura che superi la normativa europea.
La problematica –conclude Lizzi- è stata condivisa con l’assessore regionale all’agricoltura del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, e con l’onorevole Aurelia Bubisutti, componente della Commissione agricoltura”.
www.ilfriuli.it – 16/04/2020
Il vino combatte i batteri che causano mal di gola e placca: lo studio
Bere troppo alcol fa male, si sa, su questo non ci piove. Ma ciò non vuol dire che si debba rinunciare del tutto a un buon bicchiere di vino a pasto, anzi.
Rinunciare al vino, in particolare a quello rosso, potrebbe non essere una buona idea. Ormai ci sono Diversi Studi, infatti, che hanno messo in rilievo come un bicchiere di vino possa addirittura farci bene alla salute.
Già negli anni Ottanta ci fu una ricerca che dimostrava come, tra le bevande più diffuse, il vino fosse quella in cui patogeni come salmonella ed escherichia coli sopravvivono meno in un periodo di osservazione di 48 ore.
Una delle conclusioni dello studio fu che la sopravvivenza dei batteri nelle bevande potrebbe dipendere dal loro grado di acidità.
Nel 2007, Uno Studio Più Recente pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha puntato l’attenzione sugli streptococchi che causano mal di gola, carie e placca dentale.
Lo studio ha mostrato che il vino, soprattutto quello rosso, ha proprietà antibatteriche piuttosto buone contro quei particolari patogeni.
Questo studio, in particolare, ha evidenziato come l’attività antimicrobica possa essere imputata agli acidi malico, tartarico, citrico, succinico e acetico presenti nel succo della vite.
La cosa ovviamente non deve essere presa come un invito a bere vino con liberalità. Diciamo che un bicchiere (o magari meglio un mezzo bicchiere) a pasto non fa male a nessuno, ma è bene non superare mai questa quantità, perché in quel caso i danni per la salute supererebbero di gran lunga i possibili vantaggi per il benessere della nostra bocca.
www.pianetadonne.blog – 14/04/2020
L’antico rito del vino santo Trentino modificato dal Corona virus
In tempi di emergenza da coronavirus, con relative restrizioni, quest’anno non potrà essere celebrato l’antico rito pasquale della spremitura delle uve Nosiola. Dal cui nettare nasce il Vino Santo Trentino.
Ma i Vignaioli della Valle dei Laghi non si sono persi d’animo e in sostituzione del tradizionale rito collettivo della spremitura. Hanno deciso di celebrare tanti piccoli riti nelle diverse aziende, da condividere a distanza con gli amanti, vino afrodisiaco, raro e prezioso, unico al mondo.
Il Vino Santo Trentino è speciale, non un bene effimero, ma elemento fondante della storia della Valle dei Laghi e della memoria delle sue comunità.
Un assaggio di Vino Santo è come un viaggio nel tempo, che riporta alla luce ricordi e memorie dell’immaginario individuale e collettivo.
Il Rito della Spremitura è il momento simbolicamente più importante di questa storia secolare: tradizionalmente svolto in occasione della Settimana Santa. Il passaggio dall’appassimento dei migliori grappoli di Nosiola raccolti in Valle dei Laghi, alla lunghissima fase di fermentazione e maturazione di questo nettare raro.
Quest’anno, a causa delle norme imposte dall’emergenza coronavirus, il Rito della Spremitura non si potrà svolgere nella sua forma pubblica.
Ma i Vignaioli del Vino Santo non hanno desistito e stanno organizzando diversi piccoli riti, in forma privata, all’interno delle singole aziende. O – dove possibile, come a Santa Massenza – al confine tra le stesse cantine.
Così Giuseppe Pedrotti (Azienda agricola Gino Pedrotti). Marco, Stefano e Arrigo Pisoni (Azienda agricola Pisoni). Graziano e Gianpaolo Poli (Azienda agricola Giovanni Poli). Enzo Poli (Azienda agricola Maxentia) e Alessandro Poli (Azienda agricola Francesco Poli). Hanno deciso di condividere anche quest’anno un rito che li tiene uniti.
Pur distanti, nella volontà di portare avanti la tradizione del Vino Santo Trentino, di generazione in generazione, come ormai avviene da più di cinquecento anni.
www.egnews.it/ – 05/04/2020
Coronavirus, il vino di Vo’ schiantato dalla crisi. «Facciamone alcol disinfettante»
Vo’ è diventata celebre come il primo epicentro europeo del coronavirus. Ma per gli appassionati del vino il paese sui Colli Euganei è ben altro.
È il cuore della produzione dei grandi vini padovani: rossi bordolesi che sfidano i francesi, senza dimenticare la celebre Docg Fior d’Arancio e le produzioni minori, come quel Serprino ribattezzato Prosecco padovano.
Ebbene, dopo aver infettato i residenti, il Covid-19 adesso rischia di mandare in tilt anche la produzione di vino: quattro milioni di bottiglie di vini fermi, un milione di spumanti Docg e altre tipologie per un totale di circa 12 milioni di bottiglie.
Il presidente del Consorzio, Marco Calaon, stima i primi danni. «Di solito vendiamo circa il 40% del nostro prodotto nel periodo pasquale», dice. «E possiamo dire di aver perso questo treno. In estate immettiamo sul mercato un altro 30% e il restante a Natale. In tutto il vino dei Colli Euganei vende per circa 50/55 milioni di euro. È ipotizzabile un danno di circa la metà di questo valore».
Fatte queste premesse, il Consorzio sta guardando con attenzione alle proposte per risollevare il comparto. Considerato che le cantine locali si affidano principalmente ad horeca (ristorazione e alberghi) e privati, il vero rischio adesso è quello collegato al vino sfuso, che sul territorio è di circa 250.000 ettolitri.
«Stiamo valutando di consigliare la distillazione, Leggi il resto di questo articolo »
Vino naturale: arriva il logo certificato VinNatur
VinNatur, l’associazione dei 195 vignaioli naturali che coltivano un totale di 1.800 ettari di vigna e che producono 6,5 milioni di bottiglie di vino ha deciso di inserire in etichetta o sulla capsula (a discrezione del produttore e senza alcun obbligo), a partire dall’annata 2019, un marchio riconoscibile per i consumatori.
L’obiettivo, spiega Garantitaly, è quello di comunicare in modo chiaro e trasparente l’operato in vigna e in cantina di tutti i viticoltori associati. Un modo per raccontarsi ai consumatori, garantendo il rispetto delle linee guida dell’associazione e di differenziarsi da tutti gli altri prodotti che si trovano sugli scaffali della distribuzione.
VinNatur dal 2016, anno in cui è stato introdotto, verifica il rispetto del Disciplinare di produzione da parte dei suoi associati e certifica i nuovi membri attraverso uno specifico piano di controlli eseguito da un ente di certificazione terzo riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura.
Con questa iniziativa, VinNatur segue quanto fatto da tempo dalla Fivi. La Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti, nata nel luglio 2008, conta oggi ben 1300 vignaioli, iscritti singolarmente o attraverso le associazioni regionali già esistenti.
“Vogliamo che chiunque acquisti una bottiglia di vino con impresso il logo VinNatur, sappia fin da subito quali sono i principi e lo spirito che guidano il nostro operato e quali sono i canoni secondo i quali produciamo il nostro vino con un simbolo di facile lettura per il consumatore finale, uno strumento di immediatezza comunicativa e un marchio di qualità e garanzia a disposizione dei soci.
La naturalità è ormai un dato di fatto, e si esprime tramite produzioni di alto profilo in grado di raccontare in modo fedele il proprio territorio: è questo che l’Associazione Viticoltori Naturali vuole difendere e promuovere da sempre, innanzitutto tramite lo strumento del Disciplinare e ancor più oggi con l’apposizione di questo marchio” spiega Angiolino Maule, presidente VinNatur.
www.corrierenazionale.it – 01/04/2020
Winease: la piattaforma per promuovere e vendere online il vino in Cina
Winease è un progetto realizzato da quattro team di esperti appassionati ed amanti del vino italiano, tutti uniti dallo stesso obiettivo: promuovere il vino italiano e accompagnare le aziende verso la digitalizzazione per vendere online i propri prodotti. Tutte e quattro sono dotate di competenze differenti e sinergiche sul mercato cinese.
Value China
Specializzata nel supportare le aziende italiane ad approcciarsi al mercato cinese sia dal punto di vista linguistico che socio-culturale.
Business Strategies
Ha sempre avuto l’obiettivo di introdurre lo stile di vita italiano nel mercato asiatico. “Taste Italy! Wine Academy” è il primo corso intensivo sul vino italiano indirizzato ai consumatori cinesi.
Interwine
La più grande e la più antica fiera del vino professionale della Cina continentale. Organizza roadshow in larga scala tutto l’anno in 70 città diverse.
Putaojiu.com
Fondata nel 2015, è la principale piattaforma di comunicati stampa nel settore vitivinicolo in Cina. Fornisce il servizio più professionale e completo per aumentare la visibilità online.
La quarantena e l’isolamento forzati proseguono in Italia così come in altri Paesi nel mondo, ma in Cina la voglia di ripartire è tanta e guarda, così come altrove, al mondo digitale.
Per questo nasce Winease, Leggi il resto di questo articolo »