Aggiornamenti

Vino, l’UVA D’ORO degli Este promossa in Cina

Gli antichi vitigni ferraresi, nati dalle sabbie, approderanno presto in tv in Cina. In questi giorni infatti una troupe della società di produzione Italiana Wine Channel srl, del Canale 19Pindao (in cinese si pronuncia Yi Jiu Pindao e significa “Canale del vino italiano”)  ha girato tra Ferrara e Comacchio in alcuni dei luoghi più caratteristici del territorio per far conoscere e per illustrare la storia e i segreti della Russiola e della Fortana, i due antichi e unici vitigni autoctoni del ferrarese. Il servizio televisivo è stato condotto e coordinato dal sommelier professionista Marco Simoni: “Leghiamo la riscoperta dei nostri vitigni al territorio, alle sue eccellenze, alla sua storia”, spiega l’esperto, che ha girato tra il Castello, il locale ‘Al Brindisi’ (la più antica enoteca al mondo datata 1435) – dove Simoni ha iniziato la sua carriera – palazzo Schifanoia e le antiche manifatture dei marinati delle anguille tra i celeberrimi ponti di Comacchio, proponendo anche abbinamenti storici.

“Quello della DOC Bosco Eliceo – dichiara Simoni – è un territorio enografico che stiamo continuando a studiare, sottoponendolo a lavoro, sperimentazione e ricerca. Si tratta di una Doc nata nel 1989 e diventata pure Consorzio Vini delle Sabbie nel 1991. L’origine viticola enologica ferrarese è antichissima e risale addirittura all’epoca degli Etruschi, che abitavano la città di Spina. In seguito un fondamentale impulso è stato apportato dai monaci benedettini insediatisi nella storica abbazia di Pomposa.  Leggi il resto di questo articolo »

Covid: 5 mld di cibi e vini invenduti nei locali svuotati

Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in  quasi 5 miliardi nel 2021 e un trend in ulteriore peggioramento con i locali deserti a causa della ripresa dei contagi nel 2022. E’ quanto afferma la Coldiretti nel tracciare un bilancio sulle conseguenze delle chiusure e delle limitazioni imposte alla ristorazione per l’emergenza Covid rispetto al periodo prima della pandemia.

La diffusione della variante Omicron ha di fatto – spiega Coldiretti – prolungato le difficoltà per ristoranti, agriturismi e bar anche nel mese di gennaio mentre il balzo dei prezzi energetici ha fatto impennare i costi di produzione in campi, stalle, serre e cantine. I locali si sono svuotati per il timore provocato dalla rapidità di diffusione dei contagi, per lo smart working e per il calo del turismo ma anche – sottolinea la Coldiretti – per il fatto che milioni di italiani sono stati costretti a casa perché positivi al Covid, hanno avuto contatti a rischio e sono in quarantena o sono privi di green pass perché non vaccinati.

Una drastica riduzione dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – continua la Coldiretti –rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi.

Nell’attività di ristorazione – rileva la Coldiretti – sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che nel 2021 è salita al valore di 575 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale. Occorre salvaguardare – conclude la Coldiretti – un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese.

https://www.ilmetropolitano.it – 01/02/2022

Scienziati cinesi: champagne, vino rosso e bianco riducono il rischio di infezione da coronavirus.

Bere champagne, vino rosso e bianco può ridurre il rischio di contrarre il coronavirus, affermano gli esperti del Kangning Hospital di Shenzhen (Cina). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Nutrition.

Gli scienziati hanno studiato i dati di 473.957 persone, di cui 16.559 sono risultate positive al COVID-19. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: non bevitori, bevitori in passato e bevitori attivi. I ricercatori hanno concluso che le persone che preferivano il vino rosso avevano una maggiore protezione contro il SARS-CoV-2: ad esempio, bevendo più di cinque bicchieri di questa bevanda alla settimana, il rischio di infezione si riduceva del 17%.

I bevitori di vino bianco e champagne che bevevano da uno a quattro bicchieri a settimana avevano l’8% in meno di probabilità di contrarre il Covid-19, ma con un consumo eccessivo (oltre cinque bicchieri a settimana), l’effetto protettivo diventava irrilevante.

Chi beveva birra e sidro aveva un rischio maggiore del 28% di contrarre il coronavirus a prescindere dalla quantità consumata, che era pressoché irrilevante.

https://it.sputniknews.com – 24/01/2022

Pinot e Lagrein i vini che vengono dal freddo

Attorno al lago di Caldaro (Bassa Atesina, estremo sud della provincia di Bolzano) c’è un distretto del vino che è stato il cuore propulsivo del rilancio della vitivinicoltura dell’estremo nord d’Italia. Le cantine sociali qui si sono rinnovate all’insegna della qualità e dell’identità. Qui è nata la moda dei vini “che vengono dal freddo”, sia rossi (Pinot nero , Schiave, Lagrein) che bianchi (Gewuztraminer, Pinot bianco, Sauvignon).

È lo spirito che anima Erste+Neue, storica cantina i cui vigneti vanno dai pendii più bassi della Costiera della Mendola fino alle pendici delle Dolomiti. Originale anche nel nome (il + simboleggia la fusione fatta nel 1986 di due cooperative sorte nello scorso secolo) la cantina fa parte della storia della viticoltura altoatesina e ha recentemente rinnovato l’immagine dei suoi vini e dell’azienda. La montagna, la freschezza, l’eleganza, la sapidità sono i segni che danno la cifra di tutti i vini. I vigneti, infatti, sono distribuiti in parcelle, esposte a sud, dislocate a partire dai pendii più bassi fino a quasi 900 metri sul livello del mare. Una posizione che consente alla luce del sole di avere un effetto ideale durante il giorno, mentre la notte garantisce una importante escursione termica.

Sono tre le linee dei vini Erste+Neue. La linea di selezione Puntay rappresenta l’eccellenza della cantina che coniuga lo spirito montano e l’eccellenza organolettica dei singoli vitigni. Per fare questo vengono selezionate solo le uve degli appezzamenti più storici, raccolte a mano e a perfetta maturazione. Poi ci sono le linee Classic e Basic con prodotti onesti, autentici, e con un rapporto qualità-prezzo entusiasmante.

Gli assaggi. Dalla linea Puntay vanno segnalati fra i rossi il Pinot nero Riserva 2018 e il Lagrein Riserva 2019 di grande personalità, profumi, finezza; e fra i bianchi un Pinot Bianco, uno Chardonnay e un Sauvignon 2019 di grande ricchezza espressiva e freschezza.
Dalla linea Classic da scegliere a occhi chiusi il Kalterersee Classico Superiore 2020 e il Gewuztraminer 2020.

https://www.quotidiano.net – 16/01/2022

Vigneti eroici a un passo dal cielo

Vini d’altitudine. Se ne sente parlare molto negli ultimi anni. In tempi di riscaldamento globale, non c’è produttore che non evidenzi i metri sul livello del mare dei suoi vigneti, al primo accenno di collina, è un modo di fare ampiamente diffuso. Una sottolineatura spesso anche abusata, come se altitudine fosse automaticamente garanzia di qualità.

Il discorso cambia però radicalmente di fronte alla Cave Mont Blanc, cantina cooperativa ai piedi del Monte Bianco, il massiccio più alto d’Europa, produttrice di quel Blanc de Morgex et de La Salle, sottozona della Doc Valle d’Aosta, che è la denominazione più alta d’Europa. Un vino ottenuto da Prié Blanc, vitigno autoctono coltivato pressoché esclusivamente nei comuni di Morgex e La Salle, nei 18 ettari della cantina che conta una settantina di soci, a un’altitudine compresa fra i 900 e i 1.250 metri. Ecco allora che i concetti di vino di montagna e di legame col territorio assumono caratteri autentici, non dettati da ragioni di marketing o mode passeggere.

“Il Prié Blanc è un vitigno pre-fillossera, franco di piede – spiega Nicolas Bovard, presidente di Cave Mont Blanc (nella foto in alto il suo staff) – ha un’ottima acidità che lo rende particolarmente adatto alla spumantizzazione e lo caratterizza nella versione ferma.

Un vino tutto unico nel suo genere, che lavoriamo nello stesso periodo per entrambe le versioni, a differenza di Chardonnay e Pinot Nero che per le basi spumanti vengono vendemmiati in anticipo”. Le 140mila bottiglie che escono ogni anno da Morgex sono tutte di Prié Blanc: una mono-cantina, più che un monovitigno. Leggi il resto di questo articolo »

Sushi e vino, 6 abbinamenti perfetti

Il sushi è quella pietanza che negli ultimi anni ha fatto innamorare tutto il mondo.
Piatto originario del Giappone, si tratta di pesce crudo, spesso avvolto all’interno di alghe e riso. A prima vista potrebbe non sembrare la cosa più appetitosa del mondo, ma poi assaggiandolo ti rendi conto che è tanto buono da creare dipendenza! E con tutte le varianti esistenti, potresti assaggiare sushi per anni.

Sappiamo che sei un amante del vino per cui, arrivati a questo punto, conosciamo il tuo dubbio…
Quale vino devo abbinare al sushi? Sushi e vino sono sempre un’accoppiata perfetta, ma la risposta dipende in gran parte dal tipo di sushi che stai mangiando. In questo articolo daremo un’occhiata ad alcuni dei vitigni, italiani e non, che si abbinano molto bene con vari tipi di sushi.
Iniziamo con un vino giapponese che potrebbe venire subito in mente come potenziale abbinamento…

Il sushi è una prelibatezza giapponese… Il SAKE è un vino giapponese…
Deve essere un’accoppiata vincente! In realtà ci sono pareri contrastanti a riguardo. Se parli con gli amanti del sushi tradizionale, ti diranno di non abbinare il sakè a questo piatto per un semplice motivo: il sakè è un vino preparato con riso.
Anche molti piatti di sushi fanno uso massiccio del riso e l’aggiunta di sake nel mix può creare un sapore di riso ancora più pesante.
Per questo, consigliamo di bere sake solo con sushi con basso contenuto di riso.

Passiamo ai vini Italiani. Il sushi si abbina molto bene con un diversi vini rossi italiani. Il PINOT NERO è una delle soluzioni migliori perché è un vino al contempo saporito e delicato. Aggiunge qualcosa al piatto senza sopraffare il sapore del pesce. Leggi il resto di questo articolo »

La Cina riconosce il Marchio Prosecco

La Repubblica Popolare Cinese tramite le competenti autorità ha riconosciuto il Marchio Prosecco.

Il Consorzio del Prosecco DOC aveva iniziato la pratica per ottenere l’importante riconoscimento nel 2014.
Aveva depositato allora la richiesta presso il CNIPA che è l’Ufficio Marchi Cinese.

La pubblicazione del riconoscimento della IG per il vino italiano ha scatenato la strenua opposizione da parte dei produttori di vino australiano rappresentati dall’ AGWI – Australian Grape and Wine Incorporated.

L’ opposizione era volta ad ostacolare il riconoscimento e la protezione della  IG – Indicazione Geografica Prosecco per il vino italiano.
Sono molti anni che nazioni quali l’Australia combattono con ogni mezzo la registrazione di importanti marchi di vini italiani.
Questo perché molti produttori vogliono o vorrebbero immettere nel mercato vini con nomi di fantasia o similari che richiamano i nostri prodotti.

Il CNIPA – Ufficio Marchi della Repubblica Popolare Cinese ha respinto l’opposizione dei produttori australiani.
Ha sentenziato che il Marchio Prosecco essendo una IG – Indicazione Geografica è idoneo a svolgere la funzione di marchio volto a distinguere l’origine del prodotto vino.
È un risultato molto importante e una conferma sul fronte della tutela internazionale dei nostri vini.

Il mercato cinese ha assunto oramai un ruolo strategicamente importante nel mercato dei vini.
Grandissima soddisfazione è stata giustamente espressa dai produttori e da Stefano Zanette presidente del Consorzio Prosecco DOC.

https://www.egnews.it – 04/01/2022

Il Prosecco batte lo Champagne, sorridono i produttori italiani

Il Prosecco batte lo Champagne, sorridono i produttori italiani

Il prosecco batte lo champagne piazzandosi al primo posto tra i vini di spumante esportati dagli Stati membri dell’Unione Europea verso paesi extra europei. Con 205 milioni di litri ovvero 41% la vittoria è molto netta considerando che lo Champagne, al secondo posto si ferma al 13%, 66 milioni di litri.

Tuttavia la vittoria è doppia e duplice è anche la soddisfazione da parte dei produttori poiché da poco la Cina ha riconosciuto ufficialmente il nostro Prosecco. Esulta quindi il Consorzio della Doc, con un altro importante riconoscimento internazionale. La partita era iniziata nel 2014 quando il Consorzio ha depositato in Cina il marchio collettivo Prosecco. Ora, il riconoscimento è arrivato anche dall’Ambasciatore d’Italia in Cina, Luca Ferrari. Egli in una lettera al presidente del consorzio, esprime i suoi “personali rallegramenti” per il primato. Al contempo, secondo le ultime stime, il Prosecco stacca al secondo posto lo Champagne con 66 milioni di litri. L’analisi dell’ufficio statistico dell’Unione europea registra che nel 2020, le esportazioni di spumanti dell’Ue verso i Paesi extra Unione sono state pari a 494 milioni di litri.

C’è stata una sensibile diminuzione rispetto al 2019, causata principalmente dalla pandemia globale; che ha colpito molto le esportazioni di vino, a causa delle chiusure totali. In precedenza le esportazioni erano aumentate in media dell’8% annualmente. Riguardo l’export italiano di spumante nostrano che ci riguarda strettamente da vicino, una stima di Coldiretti registra che allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, all’estero sono state stappate oltre 620 milioni di bottiglie di spumante. Abbiamo stabilito un record storico con un aumento del 29% rispetto allo scorso anno. A fine anno quindi, si è raggiunto per la prima volta il massimo storico delle esportazioni estere, per un valore di circa 1,9 miliardi. W le bollicine italiane tricolore!

https://www.italiani.it – 03/01/2022

Il vino contro i pregiudizi: “Etichette scritte in braille per chi come me non vede”

La storia dell’azienda vitivinicola Roccasanta di Perletto va di pari passo con quella del suo fondatore. Una storia fatta di passione, coraggio, tenacia. E tanta forza di volontà. Perché Pietro Monti, enologo di 36 anni originario di Appiano Gentile, in provincia di Como, continua a lavorare e a far crescere la sua attività anche se 10 anni fa ha perso la vista a causa di un terribile incidente stradale.

Pietro ha ricominciato da zero. E tra i filari delimitati dai muretti a secco dell’Alta Langa ha trovato le giuste motivazioni per riprendere in mano i suoi progetti e realizzarli con successo. Elencarli tutti mette male, i più importanti sono stati nell’ambito del concorso internazionale «Mondial des Vins Extremes»: la medaglia d’argento per il suo vino Langhe Nebbiolo Doc, il «Cervim Futuro 2018», riconoscimento riservato al viticoltore di età inferiore ai 35 anni che con il suo vino abbia ottenuto il miglior punteggio e la medaglia d’oro nel 2021.

Senza dimenticare, lo scorso autunno, dell’Oscar green promosso da Coldiretti nella categoria «Creatività» per aver creato una nuova etichetta in carattere braille per permettere ai non vedenti di leggere il nome della sua azienda sulle sue bottiglie di Alta Langa Docg metodo classico, Barbera d’Alba base e superiore, Nebbiolo, Dolcetto, Chardonnay e Merlot, per lanciare un segnale: «Non bisogna arrendersi mai».

Sì, perché Pietro sta puntando molto sulla sensibilizzazione verso l’inclusività. «Il messaggio che voglio trasmettere è quello di non fermarsi alle prime impressioni – racconta -: bisogna andare avanti senza pregiudizi sulla disabilità. Il consumatore deve sapere che il vino è prodotto da una persona non vedente e che questa sta comunicando con lui». Un pensiero condiviso dalla sua collaboratrice, l’enologa Francesca Di Giusto, che lo affianca in cantina e gli ha dato l’idea dell’etichetta in braille. «Lei più di tutti è capace di superare le barriere della disabilità interagendo con me ogni giorno – continua Pietro -, sostenendomi e dandomi idee preziose per concretizzare nuovi progetti».

L’imprenditore, che si era trasferito dalla Lombardia a Perletto nel 2006 appena finiti gli studi, si sta anche dedicando al recupero degli antichi muretti in pietra a secco che circondano i suoi appezzamenti vitati. «Sono strutture fondamentali: vanno preservate per mantenere vivi gli antichi saperi e rispettare l’ambiente che ci circonda – continua -. Servono per drenare il terreno in caso di forti piogge e contrastano il pericolo di frane. Le difficoltà non sono tanto legate agli interventi di restauro, ma alle pratiche burocratiche, troppo macchinose». Un impegno che coltiva anche come socio del Presidio Slow Food del Dolcetto dei terrazzamenti, un vino con piccoli numeri, ma grandi potenzialità. Sono appena 20 mila, infatti, le bottiglie prodotte da quattro cantine della zona e le adesioni sono aperte per altre realtà locali disposte a seguire il disciplinare.

https://www.lastampa.it – 02/01/2021

Il segreto dei vini rosé di Provenza: ecco perché spopolano in tutto il mondo

I rosé provenzali hanno conquistato tutto il globo: in pochi anni sono diventati simbolo di eleganza, fascino, convivialità. Basti dire che in Francia rappresentano il 35% del consumo di vino.
Lo testimoniano gli stessi produttori e wine expert. Il Gusto ha esplorato sul campo la ricchezza della gamma offerta dai blend di uve (le più diffuse sono Grenache, Cinsault, Syrah e Mourvédre) che danno vita a vini perfetti per l’aperitivo, ma anche dalla struttura profonda e finemente gastronomici.

Nel video, realizzato nel cuore della Provenza, le testimonianze di Nathalie Bard, responsabile di cantina dell’azienda Clos des Roses, a Fréjus, che esprime rosé da uve coltivate in vigne non lontane dal mare di Cannes e Saint Tropez, e di François Millo, esperto di viticoltura e titolare dell’azienda Colle Rousse, nell’entroterra, ai piedi di un antico vulcano, dove i vitigni crescono su terreni rossi ricchi di minerali.
Sono loro a spiegarci il segreto del successo dei rosé provenzali.

https://video.repubblica.it – 14/12/2021