Vino: enologo Falsini, bio e vegan due mondi opposti

“Spero ci sia ancora più affluenza e interesse per il vino italiano, la cui qualità è in crescita esponenziale.

E mi auguro anche che gli operatori internazionali capiscano cosa realmente l’Italia è e cosa può essere”.

E’ questo l’auspicio dell’enologo toscano Emiliano Falsini per il Vinitaly ormai alle porte, in programma dal 7 all’11 aprile a Verona.

Falsini, che segue oltre 40 aziende dal Piemonte alla Sicilia, ne ha parlato durante una degustazione di prodotti di alcune delle cantine da lui seguite, proposta a Milano al ristorante ‘Capra e Cavoli’.

“Potremmo dire – ha spiegato Falsini parlando delle nuove tendenze – che quelli proposti sono tutti vini vegan perché non utilizzano chiarificanti di origine animale e non sfruttano la forza lavoro degli animali” ha detto Falsini, spiegano la differenza con il bio.

“Paradossalmente sono due mondi diametralmente opposti. Per esempio, l’utilizzo di fertilizzanti di origine animale è ritenuto un plus nel mondo bio, ma non in quello vegan”. Leggi il resto di questo articolo »

Vino, Veronafiere: da oggi Brexit, ma a Vinitaly è remain

«Seguiamo con attenzione le vicende della Brexit e il suo impatto sul commercio, in particolare del nostro vino. A oggi però sembra stia sortendo l’effetto contrario: a Vinitaly infatti si sono già stati registrati 400 nuovi buyer del Regno Unito mai venuti a Vinitaly, che si aggiungono agli oltre 500 presenti ogni anno». Lo ha detto, oggi in occasione dell’avvio ufficiale del processo di uscita di Londra dall’Unione Europea, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

«Ovviamente – ha proseguito – è presto per prevedere cosa sarà del nostro vino nel secondo Paese importatore al mondo, ma ritengo che i freni commerciali non convengano a nessuno. Il Regno Unito esporta verso l’Ue l’equivalente annuo di 2,1mld di euro in liquori e distillati e importa dal Continente 1mld di bottiglie di vino per 2,6mld di euro. Un business, quello del vino Ue, che per la Wine and Spirit Trade Association (Wsta) britannica vale nel Regno Unito il 55% di un settore da quasi 20mld complessivi di euro. Confidiamo – ha concluso Mantovani – nella negoziazione da parte della filiera europea del vino, un prodotto che ha visto incrementare notevolmente i suoi consumi a scapito della birra». Leggi il resto di questo articolo »

Angelina Jolie e Brad Pitt di nuovo insieme per lanciare il loro brand di olio d’oliva

I rapporti tra Brad Pitt e Angelina Jolie non sono certo dei migliori al momento, ma i Brangelina si sono riuniti per un’occasione: il lancio del loro marchio gourmet di olio d’oliva. I due attori sono i proprietari di un castello in Francia che è stato valutato ben 60 milioni di dollari nel 2008, quando lo acquistarono.

Ovviamente tale cifra implica la necessità di investimenti ulteriori e fruttuosi, così il castello francese, lo Chateau Miraval, è stato utilizzato da Angelina Jolie e Brad Pitt per coltivare olive e produrre bottiglie di olio di oliva chiamate proprio con il nome del castello. Lo Chateau Miraval, tra l’altro, fu utilizzato nel 1979 anche dai Pink Floyd per registrare parte dell’album The Wall ed è qui che i due divi hollywoodiani sono convolati a nozze nel 2014.

Il castello ospita anche 150 acri di vigneto, con cui Brad e Angelina producono il loro vino rosé Miraval, applaudito dai critici del settore per la sua bontà. “Le classiche trappole dei vinai celebri non si applicano a questo caso. Loro non sono vinai-celebrità; Brad e Angelina sono veri vinai. Hanno assunto un vero viticoltore, hanno aspettato che il vino diventasse buono prima di metterlo in vendita. È un buon vino”, scriveva l’esperto di Vanity Fair. Leggi il resto di questo articolo »

Manuale di sopravvivenza: chiudere la porta e aprire il vino

Mi sono imbattuta un giorno, rientrando dal lavoro, a “Le Anteprime 2017” dei vini toscani da “export” svoltasi alla Fortezza da Basso di Firenze.

E con grande piacere ho scoperto che le esportazioni di vini toscani DOP (DOC/DOCG) nel 2016 hanno, raggiunto la cifra di 586 milioni di euro, segnando un incremento del 2,05% rispetto al 2015 e addirittura del 10,4% sul 2014.

Non potevano esserci dubbi. Il vino è come l’olio o il caffè per gli stranieri. Buono come ce lo abbiamo noi, al mondo nessuno mai.

E sponsor migliori non avremmo potuto trovarli … da Michelle Obama a George Clooney e Brad Pitt, così come il cinema, dove ormai è più facile vedere i protagonisti con in mano un bel bicchiere di vino che un super alcolico.

La mia è stata una passione tardiva, anche se ricordo bene quando andai al Vinitaly (in realtà ricordo bene quando andai ma non quando tornai, ma questo è un dettaglio) e ricordo bene quando cominciai a capire di avere una nuova “passione”: riuscivo ad essere particolarmente attenta quando incontravo qualcuno che sapeva raccontarmi la storia del proprio vino “preferito”.

Io che tendenzialmente ho una capacità di attenzione pari a 0, venivo letteralmente stregata. Leggi il resto di questo articolo »

Pantelleria da bere, zibibbo naturalmente. La storia e i successi

Scogli neri di pietra lavica che si tuffano a picco nei fondali blu, paesaggi di roccia, tramonti che tolgono il respiro, odore del vento misto al profumo di vegetazione: questo e altro ancora è Pantelleria. Una perla nera immersa come un giardino nel Mediterraneo.

Una terra capace di sorprenderci per i suoi forti contrasti acque blu cobalto, pianure lunari e sinuosi tetti bianchi. Tutto è unico anche i sapori: quello del profumatissimo cappero e il gusto inconfondibile del suo vino: lo zibibbo.

Un vino apprezzato anche dagli dei se un’antica leggenda narra che la dea punica Tanit, su consiglio di Venere, si finse coppiera dell’Olimpo e sostituì all’ambrosia degli dei il mosto delle dolci uve di Pantelleria per conquistare Apollo.

Con la parola zibibbo, dall’arabo “zabib” ovvero “uva passa”, si identifica sia il vitigno sia il vino che si ottiene con le sue dolci uve. Leggi il resto di questo articolo »

Firenze, un brindisi col faraone: arriva lo Shedeh, il vino di Tutankhamon

“Ascoltare la tua voce è per me vino shedeh”, si legge nel famoso papiro Harris 500 conservato al British Museum.

Una dichiarazione d’amore non certo da poco, se si pensa che lo shedeh, nell’Egitto antico, era un vino talmente pregiato da essere considerato capace di riportare in vita i morti.

Tanto che un’anfora di questa preziosa bevanda è stata ritrovata persino nella tomba di Tutankhamon, il “faraone fanciullo” scomparso nel 1323 a.C. a diciannove anni.

Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, è l’improbabile quanto affascinante sfida che ha deciso di raccogliere una squadra di egittologi e produttori vinicoli: il risultato, lo Shedeh dell’azienda trevigiana Antonio Rigoni, si potrà assaggiare domani mattina in anteprima a “TourismA”, il Salone internazionale dell’archeologia organizzato dalla rivista Archeologia Viva, in programma fino a domenica a Firenze, al Palazzo dei Congressi. Leggi il resto di questo articolo »

Grenaches, un vino che fa bene alla salute

La Sardegna antica culla del vino. Nel corso della conferenza tecnica organizzata nell’ambito del concorso enologico internazionale Grenahes du monde 2017, (ad Alghero ieri) è stato possibile raccontare il Cannonau e le sue mille sfaccettature ma anche le tante storie che il Grenache può svelare, di cui la Sardegna è scrigno prezioso.

Ne ha parlato Gianni Lovicu (Agris Sardegna) che ha concentrato il suo intervento sulle origini della viticoltura sarda: dai ritrovamenti dei vinaccioli nel Pozzo sa Osa (provincia di Oristano) risalenti al XIV secolo avanti Cristo, ai legami che i nuragici avevano con il resto del Mediterraneo nell’età del Bronzo, come dimostrano le analisi di anfore ritrovate a Cartagine.

Il Cannonau, la Malvasia, la Monica, sembrano aver attraversato la storia, tra scambi e contaminazioni.

Queste sono diverse a seconda delle aree, per le quali, grazie a tecnologie sempre più raffinate negli studi sul DNA, è possibile individuare similitudini e differenze come ha spiegato Angelo Costacurta, dell’Accademia Italiana della vite e del Vino, raccontando la storia dei grenaches e della loro diffusione in Spagna, in Francia e degli scambi che si sono susseguiti nel tempo.

Tutto ciò ha portato ha una variabilità dei grenaches. Leggi il resto di questo articolo »

La Fontana del Vino: una storia abbastanza simpatica..

Dina e Luigi Narcisi sono una coppia ortonese che nei tanti anni assieme ha camminato il mondo in lungo e il largo con vette himalayane, Monte Bianco, Dolomiti e ben 4 volte il Cammino di Santiago di Compostela… sempre insieme.

Nel 2013 sono tra i fondatori del Cammino di San Tommaso che percorrono ben 4 volte in questi anni. A Giugno 2016 mentre Dina è intenta a fare una sana sistemazione delle foto sul pc “inciampa” su quella scattata dai due a Estella, in Navarra, dove la cantina Bodegas Irache da più di 10 anni ha installato la prima Fontana del Vino al mondo.

Vede la foto, si ricorda di quelle belle giornate e decide di inviarla a Nicola D’Auria proprietario della Cantina Dora Sarchese di Ortona e anche lui tra gli animatori del Cammino di San Tommaso:”la facciamo anche lungo il Cammino una Fontana del genere?” recita il messaggio.

Nicola dice subito di no, poi ci pensa quasi tutta l’estate e a Settembre all’improvviso accetta.

La Fontana si farà. Leggi il resto di questo articolo »

La prima “Strada del Vino” in Tunisia. Un percorso che passa anche da Selinunte.

È stata costituita la prima Strada del Vino in Tunisia nell’ambito del progetto Magon Italia – Tunisia.

L’iniziativa mira alla realizzazione di un itinerario turistico-culturale basata sulla combinazione tra il patrimonio archeologico e le tradizioni enogastronomiche intitolato alla memoria del agronomo cartaginese Magon, autore di un famoso trattato sulla agricoltura (compresa la viticoltura e vinificazione), che era una delle fonti più importanti in materia per diversi secoli.

Il tour turistico-culturale promuoverà i collegamenti ai siti archeologici esistenti di origine fenicia e punica in Tunisia e Sicilia e il contributo di questa civiltà in relazione allo sviluppo della viticoltura mediterranea.

Il circuito riguarderà il percorso tra Cartagine e Capo Bon in Tunisia (compresi i siti archeologici di Cartagine e Kerkouane, musei Bardo e Nabeul, le zone DOC: Grand Cru Mornag, Mornag, Sidi Salem, Kèlibia); in Sicilia i siti archeologici interessati sono quelli di Selinunte e il suo ex Chora (tra cui Monte Adranone e il Museo di Sambuca, le aree della Strada del Vino «Terre Sicane» Menfi, Sambuca, e Santa Margherita Belice).

La creazione dell’associazione è stata facilitata dalla Camera Nazionale dei produttori di vini, birre e liquori all’interno del UTICA e della Commissione europea.

www.tp24.it – 26/01/2017

L’Europa sdogana il vino Clinto con un trucco

Parte dall’Europa la rivincita del ruspante e clandestino Clinto.

Dopo anni di bastonate gli appassionati, che da Villaverla hanno tentato la scalata all’Olimpo europeo, del rosso dell’uva ibrida americana, così diffusa nelle campagne venete, potranno brindare alzando il bicchiere proibito.

Da Bruxelles è arrivato, infatti, il responso del ministro dell’agricoltura europeo all’interrogazione presentata dall’eurodeputata leghista Marta Bizzotto sulla salvaguardia del Clinto, alle cui uve è vietata la classificazione comunitaria.

L’Ue suggerisce a Roma un trucco, una soluzione “all’italiana”: «Le autorità italiane potrebbero prendere in considerazione l’utilizzo di una denominazione composta, ad esempio “vino Clinto”, evitando qualsiasi confusione con prodotti corrispondenti alle categorie di vino».

Dunque, l’Europa conferma che con quell’uva non si può fare il vino ma a questo punto basterebbe considerarlo una bevanda.

Uno spiraglio che ha già fatto levare le “scodelle” del vino dei nonni alla “Confraternita del Clinto” di Villaverla.

«Abbiamo vinto una battaglia, ma la resa dei conti ora sarà a Roma».

www.ilgiornaledivicenza.it – 22/01/2017