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DiVinNosiola, quando il vino si fa santo
GARDA TRENTINO – Nella Valle dei Laghi, appena a nord del Garda, torna DiVinNosiola, appuntamento che celebra la Nosiola e il Vino Santo: due espressioni diverse dell’unico vitigno a bacca bianca autoctono del Trentino.
Il Vino Santo Trentino, presidio Slow Food, è il frutto del lavoro di quanti credono che sia ancora necessario attendere il tempo giusto per le cose buone.
Quelle che raccontano saperi condivisi, memorie passate e passioni presenti. Un vino frutto di un lavoro corale e antiche tradizioni; tra queste il rito della Spremitura: uno tra i momenti simbolicamente più importanti, che si svolge in occasione della Settimana Santa e che segna il passaggio dall’appassimento sulle arèle, alla vinificazione. Un rito che diventa occasione di incontro e di condivisione.
La manifestazione, giunta alla sua sedicesima edizione, è diventata uno degli appuntamenti più importanti della Valle dei Laghi. E’ nata per far riscoprire alcuni tratti del patrimonio culturale del territorio e sopratutto della sua tradizione enogastronomica che si lega in modo imprescindibile alla produzione del Vino Nosiola e del Vino Santo due stili diversi di vinificazione di un solo vitigno: il Nosiola, l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca.
DiVinNosiola è un evento attento perché valorizza in modo consapevole e rispettoso il patrimonio enogastronomico e culturale della Valle dei Laghi, mettendo al centro il vitigno autoctono Nosiola e le tradizioni legate alla produzione del Vino Santo Trentino.
L’attenzione alla mobilità sostenibile, anche attraverso il trenino “Il Vino Santo Trentino”, contribuisce a ridurre l’impatto degli spostamenti e a favorire una fruizione lenta del territorio. Inoltre, la presenza del presidio Slow Food rafforza l’impegno nella tutela delle produzioni di qualità, della biodiversità e delle pratiche agricole tradizionali.
https://www.gardapost.it – 07/03/2026
“Sono un medico specializzato in longevità e non rinuncerò mai al vino”. Parla il professor Feldhaus
L’esperto svizzero di malattie dell’invecchiamento spiega gli effetti dei consumi sulla salute e prende le distanze da una medicina moderna troppo focalizzata sulla paura: “Il nostro corpo è capace di gestire l’alcol”
Sugli effetti dell’alcol sull’organismo umano esiste una narrazione, che tanto va di moda, fondata sul concetto di paura. Una tesi molto spesso sostenuta da professionisti in materia di salute. Simon Feldhaus, direttore della clinica Balance Rehab e presidente della Società svizzera per la medicina e prevenzione dell’invecchiamento (Ssaamp), è un medico specializzato in materia di longevità. Sul tema specifico ci lavora da 15 anni e, a 58 anni, è un abituale e moderato consumatore di vino e birra.
«Buona parte della medicina moderna si alimenta di paure – scrive l’esperto in un articolo a sua firma comparso il 5 marzo sul quotidiano The Telegraph – ovvero paura del cibo, dell’alcol e della stessa vita. Ma tre decenni di professione medica mi hanno insegnato che tra tutte le emozioni umane, la paura è la più tossica per il corpo».
Non ci sono dubbi che l’alcol sia una tossina, sottolinea Feldhaus. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che non esista una dose sicura di alcol per l’uomo. «Ma nel dibattito attuale ci si dimentica – e lo si fa deliberatamente – che l’alcol non è una sostanza aliena», scrive il medico svizzero, ricordando come anche quando si beve del succo di mela appena ottenuto i batteri generino piccole quantità di alcol durante la digestione. Non solo, ricorda il caso di alcuni primati che alimentandosi di frutta fermentata assumono quantità di etanolo.
«Gli esseri umani – scrive Feldhaus – si sono evoluti in questo ambiente e i nostri corpi riconoscono e sanno gestire l’alcol». Un argomento citato anche dal nutrizionista italiano Giovanni Scapagnini durante un recente convegno a Verona.
Secondo Feldhaus, la tossicità di un alimento in biologia è sempre una questione di dosaggio: Leggi il resto di questo articolo »
Cannonau 4.0: la sfida social di Sardegna ricerche per raccontare un vino “Giovane” e conquistare la generazione Z
Immaginate di avere in mano un tesoro millenario, ma di non avere il codice per spiegarlo a chi domani dovrà proteggerlo. È il paradosso del Cannonau, il re dei vitigni sardi, che oggi si scopre “lontano” dal cuore e dai calici delle nuove generazioni.
Il verdetto arriva dai dati: un’indagine coordinata dalla IULM di Milano su un campione di 800 giovani (Gen Z e Millennials) rivela una verità scomoda. Per i ventenni il Cannonau è un “monolite” indistinto: non ne percepiscono le varianti, non ne leggono le sfumature tra un rosato e una riserva, e soprattutto non lo sentono un vino “per loro”.
Per abbattere questo muro, Sardegna Ricerche presenta i risultati del progetto “Cannonau: il vino giovane”, un percorso, realizzato con la collaborazione di Assoenologi Sardegna, durato oltre un anno che ha coinvolto un migliaio di studenti, 27 cantine, il Consorzio di Tutela, tre centri di alta formazione.
«Con questo progetto Sardegna Ricerche mette a disposizione del comparto un percorso basato su dati, ascolto e sperimentazione per rafforzare il dialogo tra Cannonau e nuove generazioni – ha dichiarato la direttrice generale di Sardegna Ricerche, Carmen Atzori -. L’indagine coordinata da IULM evidenzia un gap culturale e percettivo che richiede nuove metriche e nuovi linguaggi. Per questo abbiamo coinvolto Università di Cagliari, IED, cantine e professionisti del settore.»
L’appuntamento il 6 marzo a Sa Manifattura
I risultati di questa sfida verranno svelati venerdì 6 marzo a Cagliari, durante una mattinata che promette di riscrivere le regole del settore. Il cuore dell’incontro ruoterà attorno a due direttrici strategiche: da un lato lo “Young wine engagement index”, una bussola scientifica per orientarsi tra i gusti e le reali abitudini di consumo dei ragazzi; dall’altro il progetto “Dalle cantine ai social”, dove la teoria lascia spazio alla creatività pura.
Qui, quaranta giovani talenti di Università di Cagliari e IED presenteranno le loro visioni di marketing innovativo, nate dal confronto diretto con nove cantine dell’Isola, per portare il Cannonau nel linguaggio universale di TikTok e Instagram.
La mattinata sarà arricchita anche dalla tavola rotonda “Sardegna, isola del vino: nuove metriche per una comunicazione giovane”, alla quale interverrà l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus.
https://www.sardegnaierioggidomani.com – 03/03/2026
Lollobrigida accoglie misure Ue sul vino, ‘finora eccesso ideologico’
“L’Europa ha avuto degli eccessi ideologici nei confronti del” settore “vino che hanno tentato di cancellarlo dai finanziamenti per le promozioni. Il governo italiano fin dal primo giorno ha assunto una posizione netta, chiara sulla difesa di questo prodotto e sull’assunzione di responsabilità nel dire che va bevuto con moderazione ma che non siamo disponibili a rinunciare al valore che il vino ha in termini di storia, identità, cultura, tutela dell’ambiente e ovviamente economia”.
Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, in un punto stampa a Bruxelles, accogliendo il via libera finale dei Paesi Ue al pacchetto vino.
“L’Italia è la prima nazione per produzione di vino, seconda a valore solamente alla Francia in termini di export”, ha aggiunto.
https://www.ansa.it – 23/02/2026
Il vino ci fa stare insieme da 10mila anni: viviamo di piacere, non di numeri
Il vino non fa miracoli. Non spalanca arterie, non ripara cellule, non ci prolunga il sorriso fino a 120 anni e non conserva l’ottimismo di quando ne avevamo 20. Però, una cosa la fa, da sempre: ci fa stare insieme. Non da oggi, ma da circa 11mila anni, da quando abbiamo coltivato la vite, 1000 anni prima del grano. Lo ha ricordato il nutrizionista Giovanni Scapagnini in una lucida relazione al convegno “Il gusto di stare bene” organizzata a Verona da Signorvino a metà gennaio. L’intenzione non era santificare il vino ma riportarlo nei suoi binari naturali: cultura, socialità, storia, piacere.
Attorno al vino si sono fondate le città, le religioni, scelte politiche e filosofiche: la dimensione del symposium di Platone. Tra i viaggi vinosi che ricordo con più forza, ci sono i brividi nella grotta di Areni-1, in Armenia, in compagnia del simpaticissimo archeologo Boris Gasparyan che la scoprì: la prima testimonianza di cantina vinicola al mondo, datata: 4100 a.C. Lo studio sulle ossa ritrovate rivelava un dettaglio macabro: l’abbinamento abituale era vino rosso e carne umana, perché il cannibalismo faceva parte della cerimonia religiosa. Ci ricomponiamo e torniamo alla scienza.
“Il vino è stato il primo antistress della storia”, Leggi il resto di questo articolo »
NINGXIA: Il vino del dragone d’Oriente
AIS Padova apre il 2026 con una degustazione che ci porta in Estremo Oriente, precisamente nella Ningxia, una delle cinque regioni autonome della Cina. Situata nel nord-ovest del Paese, lungo il corso del fiume Giallo, questa terra è celebre per i suggestivi tratti della Grande Muraglia e per essere stata uno snodo fondamentale della “Via della Seta”, percorsa da Marco Polo verso la fine del XIII secolo.
La sua storia moderna inizia negli anni ’80 con i primi studi del territorio; nel 2003 è stata approvata la protezione dell’indicazione geografica per l’area e nel 2013, la regione delle pendici orientali del monte Helan è stata ufficialmente inclusa nell’Atlante Mondiale del Vino. Oggi Ningxia è la regione vinicola più importante della Cina e sta emergendo con forza nel panorama internazionale, diventando meta di facoltosi enoturisti. La sua conformazione geografica è la chiave del successo di questi vini: il monte Helan protegge i vigneti dalle rigide correnti occidentali. L’ottima insolazione e un’ampia escursione termica giornaliera hanno permesso a diverse cantine di trionfare in competizioni prestigiose, come il Concours Mondial de Bruxelles nel 2017 e nel 2025.
A fare da apripista in questa degustazione sarà la cantina Silver Heights. La sua storia ha inizio nel 1997, quando il signor Gao Lin avviò la coltivazione di vitigni internazionali a bacca rossa e bianca, mettendo a frutto le conoscenze acquisite durante i suoi viaggi di studio in Francia e Germania — un sapere che ha poi tramandato alla figlia e alla nipote, formatesi anch’esse nel “Vecchio Continente”.
Il narratore e degustatore della serata dedicata ai “vini del Dragone” sarà Marco Tinello, profondo conoscitore del panorama internazionale. Recentemente ha visitato questa regione e ha partecipato come giudice internazionale per il CMB 2025, svoltosi proprio nella città di Yinchuan.
https://www.aisveneto.it – 19/02/2026
I vini no alcol? Una moda che non avrà seguito
Lentsch della Tenuta Castellaro; la visione di un produttore di Lipari, approdato all’enologia dal mondo della consulenza: ”Piccolo è bello, ma con progetti sostenibili anche dal punto di vista economico”
Estratto…
Il suo parere sui vini dealcolati.
“Due anni fa mi sono avvicinato a questo mondo e ho testato molti vini per capire quali potessero essere i potenziali concorrenti indiretti del vino, ma sono rimasto profondamente deluso sia dai no alcol che dai low alcol.
Si fa tanta fatica a produrre vino, c’è tanto lavoro e rischio e poca marginalità e non ha senso dopo tutto ciò impiegare denari e tecnologia per deturparlo.
Una moda che non avrà seguito, secondo me. La tendenza è sì bere meno, ma bere sempre meglio.
Ho provato anche a fare esperimenti di produzione, ma quello che ne è uscito è stato a mio avviso disastroso. Prodotti che non hanno nulla a che vedere con il vino, sinceramente non avrei piacere di mangiare un buon brasato con un no-alcol”.
https://www.repubblica.it – 28/01/2026
Aceto: verso una definizione europea unitaria su produzione ed etichettatura
Stamattina, al Parlamento europeo, si discuterà dell’aceto come simbolo del Made in Italy e della necessità di una disciplina armonizzata a livello europeo.
Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena presenterà il short film “Modena Balsamic Genius” durante l’evento.
Al dibattito parteciperanno rappresentanti dell’European Vinegar Association e promotori di una proposta di normativa comune per gli aceti.
Attualmente, solo l’aceto di vino ha una definizione armonizzata, mentre le altre tipologie seguono normative nazionali diverse.
L’obiettivo è creare un quadro legislativo coerente per garantire maggior trasparenza e ridurre la concorrenza sleale nel mercato unico del settore.
https://www.winemag.it – 27/01/2026
Una cantina per la Tanzania: ecco come il sogno è diventato realtà
Una cantina per la Tanzania». Il sogno di padre Kessy Baltazary, giovane sacerdote tanzaniano che ha studiato Enologia all’Umberto I di Alba con l’obiettivo di imparare a produrre a Hombolo, sull’altopiano di Dodoma, vino da messa da destinare alle parrocchie del Paese, è diventato realtà grazie al sostegno di Assoenologi e di tanti tecnici e amici del mondo del vino, in particolare della sezione albese e piemontese.
Nei giorni scorsi c’è stata la prima vendemmia, ancora sperimentale: 50 quintali di uve bianche figlie del francese Chenin Blanc e 40 quintali del rosso Makutupora, vitigno locale che prospera in terreni aridi, sabbiosi e con bassa umidità. Sono arrivate in cantina, sono state pressate e pigiate e ora stanno fermentando in vasche opportunamente refrigerate per contrastare i 30 gradi di temperatura pressoché costante tutto l’anno. A sovrintendere le operazioni, una squadra di sette enologi e tecnici italiani guidata dal direttore nazionale di Assoenologi, Paolo Brogioni.
«Eravamo già stati a Dodoma l’anno scorso, portando le varie attrezzature necessarie per la creazione della cantina – spiega Brogioni, appena rientrato in Italia -. Grazie a una straordinaria gara di solidarietà, c’è chi ha donato la pigiatrice, chi le pompe, il filtro o il blocco frigo». Con una raccolta fondi, Assoenologi ha inviato tre container in Tanzania e offerto la consulenza per assemblare vasche e macchine in locali idonei. Leggi il resto di questo articolo »
Prosecco Doc, la “locomotiva” del vino italiano continua a crescere anche nel 2025
I numeri del Consorzio: 667 milioni di bottiglie (+1,1% sul 2024), per 3,6 miliardi di euro, per le bollicine ufficiali delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Con la forza dei suoi numeri, ma anche di una piacevolezza, di una leggerezza, di una versatilità e di una accessibilità, anche economica, che ha conquistato il mondo (come abbiamo raccontato su WineNews), e grazie anche ad un lavoro di promozione consortile che ha visto il brand territoriale legarsi a grandi eventi popolari, sportivi, culturali e non solo, il Prosecco Doc, da anni locomotiva del vino italiano, ha chiuso un 2025 in positivo nonostante il contesto complicatissimo a livello mondiale. E così, confermandosi lo spumante italiano più famoso al mondo, ha chiuso l’anno con 667 milioni di bottiglie prodotte (+1,1% sul 2024), di cui 60,3 di rosé (che vale, dunque, il 10% della categoria) per un valore di 3,6 miliardi di euro, di cui oltre l’82% esportato in 164 Paesi.
“Un risultato importante in un contesto segnato da instabilità geopolitica, inflazione, dazi doganali e pressione sui consumi. Il dato conferma la tenuta della nostra denominazione in un anno caratterizzato da forte instabilità dell’economia globale – dichiara Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio della Doc Prosecco (diretto da Luca Giavi, ndr), che tutela la denominazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – la nostra denominazione ha dimostrato resilienza grazie al lavoro compatto dell’intera filiera: viticoltori, vinificatori, case spumantistiche. È questa sinergia, unita al nostro costante impegno nella tutela del consumatore, che ci permette di affrontare scenari internazionali complessi con equilibrio e lungimiranza”.
In particolare, i dati relativi ai mercati internazionali Leggi il resto di questo articolo »