Curiosità

Gualtiero Marchesi e Le Donne del Vino, contro il soffocamento a tavola

La settecentesca residenza nobiliare Palazzona di Maggio a Ozzano dell’Emilia (Bo), ha accolto numerose Le Donne del Vino italiane, lo scorso 16 novembre, per un appassionato tributo al maestro Gualtiero Marchesi, insignito del riconoscimento di “Personaggio dell’anno”, dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

Una giornata interamente dedicata al tema del soffocamento a tavola, progetto promosso per primo dal maestro Marchesi nel 2015, con iniziative di formazione rivolte agli addetti alla ristorazione, e il primo corso realizzato il 18 marzo 2015 che ha riguardato i responsabili di 9 ristoranti, un protocollo indispensabile che consente di salvare adulti e soprattutto bambini, durante i pasti, grazie a una corretta preparazione degli alimenti da parte degli chef e la tempestiva attuazione della disostruzione.

Un impegno sottoscritto dalle Donne del Vino, a promuovere questo importante progetto facendo proprie le pratiche di anti-soffocamento, cogliendo il testimone, e adoperandosi a divulgarne l’importanza in tutta la Penisola, attraverso le delegazioni regionali delle Donne del Vino.

“La formazione di chi lavora nei ristoranti Leggi il resto di questo articolo »

Rinasce il Prosekar, sul Carso nel borgo di Prosecco

Potrebbe essere partito da Trieste, nel 1886, il fiume di Prosecco che oggi, con centinaia di milioni di bottiglie, inonda i cinque continenti.

Il 5 novembre di quell’anno, al cantiniere della nave “Pandora” del Lloyd austro-ungarico, in partenza per Hong Kong – racconta lo storico triestino Fulvio Colombo – un deputato austriaco dell’epoca, Ivan Nabergoj, affidò cento bottiglie di “Prosekar”, nome sloveno del vino Prosecco.

Fu un successo clamoroso fin dal primo momento: in pochi giorni il cantiniere della “Pandora” raccolse a Hong Kong ordini per 12.000 bottiglie di Prosekar/Prosecco, ma di quegli ordini, poi, si è persa ogni traccia.

Quello che, invece, non si è perso è il racconto del metodo di produzione di quel vino, diverso sia dal metodo francese con il quale si produce lo champagne, sia da quello “charmat” con il quale, in grandi autoclavi, si producono oggi tonnellate di Prosecco.

Per quel vino si seguiva un metodo originale, Leggi il resto di questo articolo »

Il vino più antico ha ottomila anni

Ha ottomila anni, mille in più di quanto ritenuto in precedenza.
E’ il vino più antico. Le sue tracce, che risalgono al Neolitico, sono state scoperte nei frammenti di otto vasi in terracotta rinvenuti in Georgia, nel Caucaso meridionale.

Annunciata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), la scoperta si deve ai ricercatori coordinati da David Lordkipanidze, del Museo Nazionale Georgiano.

“Crediamo che questo sia il più antico esempio della produzione del vino e quindi della coltivazione della vite”, ha rilevato uno degli autori, Stephen Batiuk, dell’università canadese di Toronto.

I frammenti di otto grandi giare, simili a quelle che ancora oggi vengono usate nella regione per conservare il vino, risalgono al 6.000 a.C e sono state rinvenute in due siti archeologici chiamati Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, a circa 50 chilometri dalla capitale Tbilisi.

Analizzando i resti di terracotta, presso i laboratori dell’università americana della Pennsylvania, i ricercatori hanno identificato le impronte digitali del vino, che consistono in quattro composti chiave che sono gli acidi tartarico, malico, succinico e citrico.

Finora le tracce più antiche del vino mai scoperte erano quelle risalenti al 5.000 a.C e rinvenute in Iran, nei Monti Zagros. La scoperta dimostra, invece, che la produzione del vino era praticata almeno mille anni prima nella regione del Caucaso meridionale, al confine tra Europa orientale e Asia occidentale.

Altre indagini archeologiche indicano che la vite era abbondante in tutta la regione dove sono stati scoperti i frammenti dei vasi. In quest’area, secondo i ricercatori, la pianta, nel Neolitico, aveva trovato un ambiente dal clima mite, simile a quello delle regioni dell’Italia e della Francia meridionale dove oggi vengono prodotti vini pregiati.

“La coltivazione della vite nel Neolitico – ha detto Batiuk – ha portato alla nascita di una cultura del vino in tutta la regione”.

www.rainews.it – 13/11/2017

Ao Yun, il vino di lusso del Tibet che rallegra i conti di Arnault

Si racconta che il sogno di Bernard Arnault, azionista di riferimento nonché Presidente e Ceo di Lvmh, sia quello di far degustare il suo Ao Yun al presidente Xi Jinping: un baloon di Cabernet Savignon e Cabernet Franc per suggellare la definitiva pace tra il governo cinese e il Tibet.

Ao Yun, l’ultimo nato tra i prestigiosi vini dell’impero Lvmh, cresce infatti proprio in Tibet, tra i 2.200 e i 2.600 metri d’altezza. Un vino unico. Un vino raro. E anche di eccellenza a livello gustativo.

Ao Yun, primo vino cinese commercializzato sul Liv-ex, l’indice inglese del mercato secondario, movimentato da intenditori e collezionisti ha già fatto registrare un’impennata di scambi: a partire dal settembre del 2016, si è registrato trading a raffica, con una media di prezzo per sei bottiglie del millesimo 2013, la prima annata, circa 1.600 sterline, ai valori correnti circa 1800 euro.

In pratica 300 euro a bottiglia. Il prezzo di uscita sul mercato è fissato a 250 euro. Presentato a Pechino, Ao Yun, che significa nuvola fiera, ha riscosso molti consensi, ma ha anche scatenato le critiche.

“L’imperialismo del vino cinese di Lvmh”, così ha titolato Wine Searcher un articolo in cui ha raccolto i commenti più velenosi. «Poche persone pagherebbero così tanto per un vino cinese dello Yunnan», ha dichiarato Emma Gao, enologa formata a Bordeaux, proprietaria della Silver Heights, una cantina di produzione a Ningxia: «Molte cantine cinesi stanno producendo vini di qualità da oltre dieci anni ha detto- l’idea che Lvmh possa adesso presentare il vino come ‘il primo di lusso cinese’ mi pare un po’ offensiva e imperialista ».

«Un prezzo ridicolo, Leggi il resto di questo articolo »

Alla scoperta della Slovenia lungo i suoi vitigni

Il vitigno Rebula è come le donne slovene, deciso e diretto: è sicuro di sé, è verità e sensualità. È bellezza. Per troppi anni, e forse tuttora, parlando della Ribolla, Rebula per gli sloveni, il primo pensiero è la linea di confine che separa due Paesi, uniti, però, da uno stesso territorio vinicolo: il Collio Goriziano del Friuli Venezia Giulia e il Brda sloveno che si fondono.

Ma chi ha detto che la Ribolla deve avere una bandiera? Se le frontiere non esistono per i sentimenti, non possono esistere neanche per il vino, che di più prezioso ha il mistero. Non è dato sapere come sarà una bottiglia finchè non la si stappa.

È capitato che andassi in Slovenia per assaggiare la carne degli orsi che la popolano, per sedere alla tavola della celebre cuoca Ana Ros (ristorante Hiša Franko) o per inebriarmi nelle romantiche ville attorno al Lago di Bled. E se il viaggio fosse invece scelto per scoprire la sua esistenza enoica? Detto fatto.

Addio ai confini

È stata organizzata la prima International «Rebula Masterclass» nell’antica Vila Vipole Leggi il resto di questo articolo »

Addio a Lorenzo Gancia, il re delle bollicine «Made in Italy»

Lorenzo Vallarino Gancia, 87 anni, scomparso a Canelli, in provincia di Asti, dopo una lunga malattia, non era considerato soltanto il re delle bollicine italiane. Ultimo proprietario della storica azienda, venduta ai russi nel 2012, con il suo spumante Gancia ha fatto conoscere il Piemonte dei vini in tutto il mondo

E poi si è impegnato in prima persona perché la sua terra, percorsa da centinaia di chilometri di cunicoli sotterranei, le «cattedrali», fosse riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco, nel 2014.

Legato alla sua terra, alle tradizioni contadine e e al suo passato, Lorenzo Gancia ha però saputo guardare al futuro, quando 5 anni fa decise di vendere il gruppo fondato nella metà dell’Ottocento alla multinazionale Russian Standard, intuendo che la famiglia da sola non avrebbe retto alla competizione globale.

Oggi viene celebrato come «simbolo del successo dello spumante piemontese», come ricorda l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, la sua azienda era «punto di riferimento per il mercato della spumantizzazione italiana».

Era «uno dei più famosi capitani di ventura del vino italiano, promotore della cultura enologica del nostro Paese», Leggi il resto di questo articolo »

Dio salvi il vino abruzzese, conquistano il mercato inglese

Parafrasando il motto “God save the Queen”, Dio salvi il vino abruzzese, sembrano dire in coro i sudditi del Regno Britannico che hanno avuto l’opportunità di apprezzare Montepulciano, Cerasuolo, ma anche Trebbiano e Pecorino, attraverso un’attività promozionale mirata allestita dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, grazie ai fondi del Piano di Sviluppo Rurale.

4 mesi di iniziative tra cene tematiche riservate a compratori, sommelier e giornalisti di settore; l’Abruzzo Wine Show Case, lo scorso 31 maggio, nella suggestiva location della Oxo Tower Wharf e due Temporary Bar, per la proposta diretta al consumatore, nel cuore della Paddington Central.

L’attività ha previsto anche una fase di incoming con la visita di trenta persone tra compratori e giornalisti, in ciascuna delle 40 aziende scelte dagli stessi esperti inglesi, coinvolte nel progetto.

“La Gran Bretagna é tra i primi 5 paesi al mondo per il consumo di vino – sottolinea Valentino Di Campli presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo – Leggi il resto di questo articolo »

Vino è passione unisex tra giovani, superato gap di genere

Il vino è unisex e la scelta del vino non risulta essere influenzato, come in passato, dal sesso di appartenenza. Tra i giovani il gender gap sta scomparendo nello stile di consumo del vino.

E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Maxfone sui Millennial, la popolazione con un’età compresa fra i 18 e i 35 anni, quasi 2 miliardi nel mondo, per conto di Pasqua Vigneti e Cantine, attraverso la piattaforma SocialMeter Analysis, un modello di monitoraggio dei big data in tempo reale, che effettua analisi strategica, comportamentale e predittiva.

La piattaforma ha indagato alcune evoluzioni, in atto o in fase di formazione, nel mercato del vino, da giugno a settembre, attraverso una selezione delle fonti e sottoponendo le risultanze poi all’interpretazione di un team di analisti.

“Siamo attenti osservatori degli stili di consumo del vino che interessano i diversi Paesi.

In particolare crediamo che i Millennial stiano guidando il cambiamento e alcuni trend emergenti. Leggi il resto di questo articolo »

Se il vino merita la medaglia che si fa?

Abbiamo ripreso in questi giorni l’aggiornamento della nostra guida dei vini on line www.ilvinopertutti.it ; sono i vini che abbiamo assaggiato noi nelle redazioni e abbiamo inserito le medaglie per facilitarne l’individualizzazione.

Non abbiamo la pretesa di dare giudizi unici, ma lo facciamo con serietà e professionalità, anche perché i nostri degustatori sono gli stessi che vanno a fare le degustazioni nei concorsi internazionali, e collaborano con altre guide.

I punteggi sono gli stessi che si danno ai concorsi, ma le medaglie no. Nei concorsi si deve tenere conto delle percentuali sul monte dei campioni presenti, mentre noi diamo i punteggi a prescindere e ai migliori vini attribuiamo la nostra medaglia, ovviamente virtuale.

Noi le medaglie le diamo in questa misura: vino da 85 a 86 Silver; da 87 a 89 Gold e da 90 a 100 Platinum. Noi pensiamo che se un vino è buono va data la medaglia; un riconoscimento per i produttori che lottano con la natura per avere il loro miglior vino.

La polemica che ha fatto un giornalista non ci tocca minimamente, anche perché i social lo hanno snobbato, ma riteniamo doveroso fare chiarezza sul nostro modus operandi. Leggi il resto di questo articolo »

Vino belga al sapore di birra: l’idea un po’ folle di un enologo belga

Nota Redazione: Non sanno più oramai come cercare la novità a tuti i costi.
========================================================================
Se siete indecisi tra vino e bianco e birra, forse l’esperimento ben riuscito di un enologo belga potrà fugare ogni vostro dubbio. Filip Decroix giura, infatti, di aver creato un nettare che mette d’accordo proprio tutti.

Da anni fa il produttore di vini artigianali in Belgio, ma accanto alle bottiglie dal sapore tradizionale, il quarantanovenne Filip Decroix, ha voluto perfezionare la formula del suo “Steenstraetse Hoppewijn”, un vino bianco dal sapore amarognolo prodotto dalla combinazione di Chardonnay con il luppolo belga.

E sostiene di aver creato una formula approvata sia da belgi, amanti della birra per eccellenza che dai sommelier. Ottenere questo risultato però non è stato semplice: ci sono voluti litri e litri di Chardonnay.

Per un anno circa ha fatto diversi esperimenti, con varie quantità di luppolo, modificando di volta in volta la temperatura e il tempo di maturazione del luppolo che come sappiamo, influenza molto il gusto della bevanda. Ma quando ormai tutto sembrava perduto, in aprile ha trovato la ricetta giusta.

“Ho fatto in tutto 13 prove, ma alla fine solo una era quella giusta e metteva d’accordo olfatto e gusto”, dice Filip Decroix.

L’enologo possiede circa 3,5 ettari in cui sono piantate quasi 13mila viti, ogni anno riesce a produrre otto tipi di vino e questa nuova formula. In passato, ha già vinto premi nazionali e internazionali.

Oltre all’innovazione del gusto, il nuovo “Steenstraetse Hoppewijn” ha anche un’etichetta fatta di raso e non di carta, come le normali bottiglie.

“Credo molto in questo prodotto e le prime recensioni sono positive. Tutti sono rimasti stupiti dal gusto fruttato e allo stesso tempo frizzante. Il sapore del luppolo riempie la bocca, ma alla fine tutto si fonde in una combinazione deliziosa”, dice Decroix.

Il prodotto è già nel mercato belga, ma non è l’unica idea un po’ folle dell’enologo. Alcuni anni fa, aveva miscelato del vino bianco con un infuso estratto dai semi di papavero, ma dopo il boom della novità iniziale, il prodotto è andato in ascesa.

https://www.greenme.it – 12/09/2017