Curiosità

Vino: spumante senz’alcol e Halal, Bosca pensa ai musulmani

Uno spumante senz’alcol e certificato Halal, per chi le bevande alcoliche non le può bere per la sua fede religiosa.

Una storica azienda spumantiera piemontese, Bosca, di Canelli (Asti) ha lanciato il suo prodotto (“Toselli Halal” a “Gulfood”, che si apre oggi a Dubai, considerata la rassegna più importante del settore alimentare e delle bevande rivolto ai mercati di Medioriente, Sud Asia e Africa.

L’azienda canellese ha come “obiettivo – spiega Pia Bosca – la conversione in Halal delle bollicine senz’alcol già vendute sia in aree fortemente musulmane come i Paesi Arabi e l’Africa, soprattutto Nigeria, Gabon, Ghana e Senegal, sia in atre zone come i Caraibi e le Repubbliche Baltiche, per un totale di 325 mila bottiglie nel 2017.

Poter brindare con un bicchiere di bollicine Halal – prosegue Pia Bosca – non solo è permesso dalle prescrizioni ma è anche sicuro poiché è stato certificato seguendo i più stretti dettami della Sharia”.

lospiffero.com – 18/02/2018

Ma la critica per chi scrive?

Sembra ancora attuale, sui media di settore, il dibattito sulla bontà della critica, fra guide, social e strumenti digitali. Una guerra in cui il giornalismo di settore appare piuttosto bastonato e per la quale la vittoria popolare sembra già assegnata a chi non cita più la guida rossa ma il sito verde: a tavola e al ristorante senti infatti parlare solo di quello. Una guerra che comunque alterna patti di non belligeranza e apparente collaborazione (gli Insider di The Fork) a colpi di tribunale fra ristoratori feriti e Tripadvisor.

Ora, al di là dell’efficacia e dell’affidabilità delle recensioni 2.0 e dell’eterna e insensata diatriba fra cartaceo e digitale, il vero tema appare un altro: per chi scrive la critica? Ebbene sì, perché per rivendicare un ruolo di primo piano rispetto ai sistemi attualmente in voga, il mondo del giornalismo gastronomico dovrebbe interrogarsi sul proprio pubblico di riferimento.

Mai come in questi ultimi anni, in effetti, il linguaggio, le notizie e gli argomenti delle testate specializzate sono fondamentalmente rivolti allo stesso mondo gourmet e della ristorazione, non più al grande pubblico: “Quel cuoco ha aperto una nuova sala nel suo ristorante”, “Quel talaltro ha avuto un incidente d’auto”, “La cantina xy raddoppia in Franciacorta”, ecc. ecc.

Dopo anni di divulgazione che hanno segnato in parte la storia della cultura materiale in Italia, insomma, i professionisti dell’informazione di settore hanno abdicato a parte del loro ruolo e, trovandosi in difficoltà in un mercato in crisi e privo di investimenti, hanno preferito rivolgersi a chi sicuramente li ascolta. Più facile e rassicurante. Ma al grande pubblico non rimane che cercare altrove.

cibario.piattoforte.it – 12/02/2018

Salute: dagli Usa stent ‘al vino rosso’ salva-cuore

Il vino rosso si conferma un ‘elisir’ per il cuore. I composti antiossidanti presenti in questa varietà sono infatti alla base di un nuovo trattamento delle malattie cardiache.

Nell’angioplastica coronarica tradizionale, il chirurgo inserisce e gonfia un palloncino all’interno di un’arteria ostruita o troppo stretta per allargarla e consentire al sangue di fluire attraverso il cuore, riducendo il rischio di infarto o ictus.

Questa procedura include spesso l’inserimento di uno stent per supportare il vaso sanguigno. Ora però una ricercatrice americana sta sviluppando speciali ‘stent al vino rosso’.

Gli stent in commercio a volte rilasciano agenti chemioterapici o altri farmaci, talvolta tossici.

Tammy Dugas del Dipartimento di Scienze biomediche comparate della Louisiana State University sta puntando su un nuovo stent che rilascia lentamente gli antiossidanti del vino rosso, per favorire la guarigione e prevenire l’infiammazione e la formazione di coaguli.

I due composti antiossidanti ‘chiave’ sono il resveratrolo e la quercetina.

“Fornendo antiossidanti del vino rosso durante l’angioplastica convenzionale, può essere possibile prevenire la formazione di tessuto in eccesso e il nuovo restringimento del vaso nel corso della guarigione”, spiega Dugas in una nota dell’ateneo.

La ricerca è in corso. Oltre allo stent, Dugas e il suo team stanno sviluppando un palloncino rivestito con gli stessi composti per trattare le arteriopatie periferiche.

Queste patologie possono limitare il flusso di sangue ai reni, allo stomaco, alle braccia o alle gambe, e solo negli Usa colpiscono circa 8-12 milioni di persone.

I palloncini rivestiti di farmaci sono un prodotto relativamente nuovo e sono in fase di sviluppo per aiutare i cardiologi interventisti alle prese con arterie difficili da trattare con i trattamenti tradizionali di angioplastica e stent.

AdnKronos Salute – 02/02/2018

Il vino di Mozart

Il Marzemino è conosciuto come il vino di Mozart. Un vitigno a bacca nera che trova traccia della sua storia già nel Cinquecento e pregio di quest’uva è la sua dolcezza.

Per poter regalare un buon vino la vite del Marzemino deve produrre poco, richiede molte cure e deve trovarsi in determinate aree geografiche. Il vitigno è di difficile coltivazione, è infatti sensibile alle gelate e al vento primaverile.

Il Marzemino è un vino autoctono del territorio trentino, in particolare della Vallagarina, l’area di Rovereto e dintorni, a sud di Trento.

Di colore rosso rubino intenso, di medio corpo abbastanza alcolico e pochi tannini. Ha un profumo fruttato con sentori di violetta fini ed armonici.

Il gusto è secco, discretamente fresco, spesso morbido, piuttosto sapido, equilibrato. Un buon abbinamento è con gli arrosti di maiale e la polenta.

Il legame con Wolfgang Amadeus Mozart è dovuto alla sua opera lirica in due atti il “Don Giovanni” composta nel 1787 e considerata uno dei suoi grandi capolavori. Al protagonista dell’opera “Don Giovanni” un giovane cavaliere e grande seduttore, fa menzionare il vino celebrandone la sua bontà:

DON GIOVANNI
Versa il vino. Eccellente marzemino!
LEPORELLO (cangia il piatto a Don Giovanni)
(Questo pezzo di fagiano piano, piano vo’ inghiottir)

Da quel momento il Marzemino è diventato il vino di Mozart.

Troviamo anche in Veneto ed in alcune zone dell’Emilia-Romagna e della Lombardia una versione del Marzemino spumantizzato.

È un vino rosso frizzante che si presenta con un perlage fine e persistente. All’olfatto è fruttato con note di ciliegia, lampone e floreale di violetta. Al palato evidenzia il corpo snello, sapido e morbido. Un ottimo abbinamento con la pasticceria sia essa di crema o secca.

www.tio.ch (Sellwine) 31/01/2018

50 Shades of Pinot Grigio

Cinquanta sfumature di grigio è un film sulla seduzione, anche se di norma questo colore e relative sfumature richiamano maggiormente una tinta poco attraente, più adatta ad abiti formali, giornate invernali, cemento e automobili tedesche. A ridare brillantezza e verve a questo colore ci pensa il mondo del vino.

Il Pinot Grigio (varietà imparentata con il Pinot Nero, di cui risulta essere una mutazione) allo scialbo riferimento cromatico da cui prende il nome sostituisce, nella realtà, un colore della buccia che va dal rosa al lilla fino al bluastro e addirittura al color rame.

Questo vitigno arriva, con grande probabilità, dalla Borgogna, salvo poi espandersi nel resto della Francia, in particolar modo Alsazia, ma anche in Germania, Austria (qui la varietà è chiamata Rülander, nome talvolta utilizzato anche in Alto Adige), Stati Uniti (in percentuale vitata tra i primi produttori al mondo), Nuova Zelanda e, naturalmente, Italia.

Per quest’uva le sfumature, questa volta in senso gustativo, sono, al pari dei colori della buccia, ugualmente brillanti e vivaci per le versioni secche e addirittura quasi sensuali in quelle dolci. Leggi il resto di questo articolo »

Donald Trump, innamorato della Puglia, ordina 4.300 bottiglie di vino primitivo prodotto nel barese

Al Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, piace il vino pugliese. L’uomo più potente del mondo ha ordinato 4.300 bottiglie di primitivo pugliese alle Tenute Chiaromonte di Acquaviva delle Fonti (Bari).

I vini richiesti, che presto arriveranno alla Casa Bianca, sono il il Mascherone, Primitivo Igt Puglia e il Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto, Primitivo doc Gioia del Colle.

Il parlamentare Stefano ex assessore alle risorse agroalimentari della Puglia ha così commentato la notizia: “È il premio a quanto abbiamo realizzato negli scorsi anni in Puglia, quando abbiamo scelto di scommettere sul recupero e sulla valorizzazione dei nostri vitigni e sulla vinificazione di qualità.

Oggi con questo vino, e grazie all’ottimo lavoro dei produttori – dice – scaliamo le vette nel mondo, conquistiamo importanti riconoscimenti e siamo arrivati a raggiungere luoghi e palati impensabili”.

www.baritalianews.it

Vini ghiacciati: 5 vini che sciolgono il cuore

Il vino ghiacciato forse è il vino più assurdo che ci sia al mondo. Più ci pensiamo e più suona assurdo. Immaginate una vigna in cui i grappoli siano lasciati in balia delle intemperie, esposti ad ogni sorta di fenomeno atmosferico e vittima del ghiaccio invernale, che viene e ghiaccia letteralmente i grappoli.

I grappoli ghiacciati vengono raccolti e schiacciati con una tecnica tutta speciale che fa uscire fuori solo il nettare più dolce e concentrato. Sembra quasi una favola, ma vi assicuriamo che non è così: produrre del vino da grappoli ghiacciati è tutt’altro che un gioco da ragazzi.

Fare il vino ghiacciato è quasi brutale, o almeno così è quello che sembra. Prima di tutto, è necessario che la vigna si trovi in una zona climatica in cui ci siano le esatte condizioni climatiche. Né troppo caldo né troppo freddo, né troppo presto né troppo tardi.

Lasciare i grappoli sulla vite oltre il tempo di maturazione è follia pura; è quasi un invito a mille e più complicazioni, tra cui il deperimento degli acini e l’assalto dei cinghiali selvatici. Per ottenere il risultato ottimale di alcuni grappoli, senza menzionare una vigna intera o più vitigni la risultante è un mix di più fattori, tra cui spiccano in primis il lavoro duro e una buona dose di fortuna. Leggi il resto di questo articolo »

Asolo, dona la vigna alla nipote «Ma guai a te se produci Prosecco»

Controtendenza. Che non smentisce la tempra di chi l’ha fatta: donna Antonia Raselli, 95 anni ben portati, ultima discendente dei Bolasco.

Ha donato alla nipote Martina Curato cinque ettari di vigneto, appoggiati sulle colline di Asolo davanti a villa Raselli, a una condizione: «Te li affido per il futuro, ma guai a voi se fate prosecco».

Niente bollicine dalle sue viti, ma casomai ottimo vino rosso. E così è stato. «Rispettando la volontà della nonna», riferisce Martina, che, mamma felice, ora fa l’imprenditrice del vino con il marito Cristian Piazzetta dell’omonima famiglia dei caminetti, «abbiamo prodotto Merlot». La prima vendemmia si è celebrata lo scorso 8 settembre.

Un giorno non casuale per un vero e proprio rito di famiglia: è il compleanno di donna Antonia e nel 2017 lo ha festeggiato nel vigneto affidato alla nipote. «C’era anche lei con noi a vendemmiare», racconta Martina, «A lei abbiamo dedicato la prima produzione: trecento bottiglie di buon Merlot con una nuova etichetta “La Toni”, appunto».

Così è chiamata donna Antonia Raselli Leggi il resto di questo articolo »

Vino: dal 1° gennaio il Chianti si potrà imbottigliare solo in Toscana

“Dal 1° Gennaio 2018 dopo lungo iter amministrativo, entrerà in vigore a tutti gli effetti la modifica dell’art. 5 comma 1 del disciplinare di produzione Vino Chianti nel quale si prevede che il vino Chianti DOCG si potrà imbottigliare, fatte salve le deroghe ed i diritti acquisiti nel tempo dalle aziende imbottigliatrici, soltanto in Toscana per garantire maggiore tracciabilità, maggiori e tempestivi controlli del prodotto, tutelando così il consumatore” E’ questa in sintesi la novità introdotta nel disciplinare di produzione del Vino Chianti docg.

“Si tratta della modifica della delimitazione della zona di vinificazione, invecchiamento imbottigliamento e affinamento – spiega Giovanni Busi, Presidente del Consorzio Vino Chianti – in quanto fino ad oggi infatti era possibile imbottigliare il nostro vino Chianti in tutto il mondo.

Dal 1 gennaio 2018 grazie a questa modifica al disciplinare di produzione si potrà imbottigliare esclusivamente in quasi tutto il territorio della Toscana”.

Non riguarderanno questo provvedimento, come previsto dalla regolamentazione dell’Unione Europea, le aziende confezionatrici ubicate fuori della Toscana Leggi il resto di questo articolo »

Ripristino vigna Pallagrello faceva impazzire re Ferdinando

La Vigna aveva una struttura unica, a ventaglio, che permetteva la coltivazione di dieci diversi tipi di uva, tra cui anche l’autoctono Pallagrello, bianco e nero, scomparso ai primi del Novecento e recentemente recuperato.

Si dice che il Pallagrello facesse letteralmente impazzire re Ferdinando di Borbone, che come è risaputo faceva coltivare a San Leucio le viti che riteneva più pregiate, in una zona dove i terreni erano già da secoli vocati alla viticoltura.

Lì, infatti, fece approntare un sesto di impianto di una vigna multi-varietà che contenesse i ceppi ritenuti più nobili e produttivi da lui scelti, organizzati a semicerchio in dieci braccia con un unico fulcro di partenza tale da costruire una raggiera che richiamava appunto la forma di un ventaglio.

Ferdinando, tra le varie qualità di uva presenti, prediligeva più di tutte quelle chiamate Piedimonte rosso e Piedimonte bianco, che oggi noi conosciamo come Pallagrello bianco e Pallagrello nero.

I vini ottenuti da queste uve non mancavano mai sulla sua tavola e nei pranzi di corte, visto che li riteneva eccelsi.

Il vitigno sia esso bianco che nero si presume di antichissima provenienza greca e deve il nome al chicco rotondo che richiama una pallina perfetta in dialetto localmente “pallarello”.

Il Pallagrello bianco e il Pallagrello nero rientrano nella Igt Terre del Volturno.

Il Pallagrello, quindi, si può considerare un vero e proprio “vino da Re”, ed è una splendida notizia che possa ritornare ad essere prodotto proprio nel territorio in cui si può dire che sia nato il suo mito “regale”.

https://www.vesuviolive.it