Eventi
Cannonau 4.0: la sfida social di Sardegna ricerche per raccontare un vino “Giovane” e conquistare la generazione Z
Immaginate di avere in mano un tesoro millenario, ma di non avere il codice per spiegarlo a chi domani dovrà proteggerlo. È il paradosso del Cannonau, il re dei vitigni sardi, che oggi si scopre “lontano” dal cuore e dai calici delle nuove generazioni.
Il verdetto arriva dai dati: un’indagine coordinata dalla IULM di Milano su un campione di 800 giovani (Gen Z e Millennials) rivela una verità scomoda. Per i ventenni il Cannonau è un “monolite” indistinto: non ne percepiscono le varianti, non ne leggono le sfumature tra un rosato e una riserva, e soprattutto non lo sentono un vino “per loro”.
Per abbattere questo muro, Sardegna Ricerche presenta i risultati del progetto “Cannonau: il vino giovane”, un percorso, realizzato con la collaborazione di Assoenologi Sardegna, durato oltre un anno che ha coinvolto un migliaio di studenti, 27 cantine, il Consorzio di Tutela, tre centri di alta formazione.
«Con questo progetto Sardegna Ricerche mette a disposizione del comparto un percorso basato su dati, ascolto e sperimentazione per rafforzare il dialogo tra Cannonau e nuove generazioni – ha dichiarato la direttrice generale di Sardegna Ricerche, Carmen Atzori -. L’indagine coordinata da IULM evidenzia un gap culturale e percettivo che richiede nuove metriche e nuovi linguaggi. Per questo abbiamo coinvolto Università di Cagliari, IED, cantine e professionisti del settore.»
L’appuntamento il 6 marzo a Sa Manifattura
I risultati di questa sfida verranno svelati venerdì 6 marzo a Cagliari, durante una mattinata che promette di riscrivere le regole del settore. Il cuore dell’incontro ruoterà attorno a due direttrici strategiche: da un lato lo “Young wine engagement index”, una bussola scientifica per orientarsi tra i gusti e le reali abitudini di consumo dei ragazzi; dall’altro il progetto “Dalle cantine ai social”, dove la teoria lascia spazio alla creatività pura.
Qui, quaranta giovani talenti di Università di Cagliari e IED presenteranno le loro visioni di marketing innovativo, nate dal confronto diretto con nove cantine dell’Isola, per portare il Cannonau nel linguaggio universale di TikTok e Instagram.
La mattinata sarà arricchita anche dalla tavola rotonda “Sardegna, isola del vino: nuove metriche per una comunicazione giovane”, alla quale interverrà l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus.
https://www.sardegnaierioggidomani.com – 03/03/2026
Lollobrigida accoglie misure Ue sul vino, ‘finora eccesso ideologico’
“L’Europa ha avuto degli eccessi ideologici nei confronti del” settore “vino che hanno tentato di cancellarlo dai finanziamenti per le promozioni. Il governo italiano fin dal primo giorno ha assunto una posizione netta, chiara sulla difesa di questo prodotto e sull’assunzione di responsabilità nel dire che va bevuto con moderazione ma che non siamo disponibili a rinunciare al valore che il vino ha in termini di storia, identità, cultura, tutela dell’ambiente e ovviamente economia”.
Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, in un punto stampa a Bruxelles, accogliendo il via libera finale dei Paesi Ue al pacchetto vino.
“L’Italia è la prima nazione per produzione di vino, seconda a valore solamente alla Francia in termini di export”, ha aggiunto.
https://www.ansa.it – 23/02/2026
Il vino ci fa stare insieme da 10mila anni: viviamo di piacere, non di numeri
Il vino non fa miracoli. Non spalanca arterie, non ripara cellule, non ci prolunga il sorriso fino a 120 anni e non conserva l’ottimismo di quando ne avevamo 20. Però, una cosa la fa, da sempre: ci fa stare insieme. Non da oggi, ma da circa 11mila anni, da quando abbiamo coltivato la vite, 1000 anni prima del grano. Lo ha ricordato il nutrizionista Giovanni Scapagnini in una lucida relazione al convegno “Il gusto di stare bene” organizzata a Verona da Signorvino a metà gennaio. L’intenzione non era santificare il vino ma riportarlo nei suoi binari naturali: cultura, socialità, storia, piacere.
Attorno al vino si sono fondate le città, le religioni, scelte politiche e filosofiche: la dimensione del symposium di Platone. Tra i viaggi vinosi che ricordo con più forza, ci sono i brividi nella grotta di Areni-1, in Armenia, in compagnia del simpaticissimo archeologo Boris Gasparyan che la scoprì: la prima testimonianza di cantina vinicola al mondo, datata: 4100 a.C. Lo studio sulle ossa ritrovate rivelava un dettaglio macabro: l’abbinamento abituale era vino rosso e carne umana, perché il cannibalismo faceva parte della cerimonia religiosa. Ci ricomponiamo e torniamo alla scienza.
“Il vino è stato il primo antistress della storia”, Leggi il resto di questo articolo »
NINGXIA: Il vino del dragone d’Oriente
AIS Padova apre il 2026 con una degustazione che ci porta in Estremo Oriente, precisamente nella Ningxia, una delle cinque regioni autonome della Cina. Situata nel nord-ovest del Paese, lungo il corso del fiume Giallo, questa terra è celebre per i suggestivi tratti della Grande Muraglia e per essere stata uno snodo fondamentale della “Via della Seta”, percorsa da Marco Polo verso la fine del XIII secolo.
La sua storia moderna inizia negli anni ’80 con i primi studi del territorio; nel 2003 è stata approvata la protezione dell’indicazione geografica per l’area e nel 2013, la regione delle pendici orientali del monte Helan è stata ufficialmente inclusa nell’Atlante Mondiale del Vino. Oggi Ningxia è la regione vinicola più importante della Cina e sta emergendo con forza nel panorama internazionale, diventando meta di facoltosi enoturisti. La sua conformazione geografica è la chiave del successo di questi vini: il monte Helan protegge i vigneti dalle rigide correnti occidentali. L’ottima insolazione e un’ampia escursione termica giornaliera hanno permesso a diverse cantine di trionfare in competizioni prestigiose, come il Concours Mondial de Bruxelles nel 2017 e nel 2025.
A fare da apripista in questa degustazione sarà la cantina Silver Heights. La sua storia ha inizio nel 1997, quando il signor Gao Lin avviò la coltivazione di vitigni internazionali a bacca rossa e bianca, mettendo a frutto le conoscenze acquisite durante i suoi viaggi di studio in Francia e Germania — un sapere che ha poi tramandato alla figlia e alla nipote, formatesi anch’esse nel “Vecchio Continente”.
Il narratore e degustatore della serata dedicata ai “vini del Dragone” sarà Marco Tinello, profondo conoscitore del panorama internazionale. Recentemente ha visitato questa regione e ha partecipato come giudice internazionale per il CMB 2025, svoltosi proprio nella città di Yinchuan.
https://www.aisveneto.it – 19/02/2026
I vini no alcol? Una moda che non avrà seguito
Lentsch della Tenuta Castellaro; la visione di un produttore di Lipari, approdato all’enologia dal mondo della consulenza: ”Piccolo è bello, ma con progetti sostenibili anche dal punto di vista economico”
Estratto…
Il suo parere sui vini dealcolati.
“Due anni fa mi sono avvicinato a questo mondo e ho testato molti vini per capire quali potessero essere i potenziali concorrenti indiretti del vino, ma sono rimasto profondamente deluso sia dai no alcol che dai low alcol.
Si fa tanta fatica a produrre vino, c’è tanto lavoro e rischio e poca marginalità e non ha senso dopo tutto ciò impiegare denari e tecnologia per deturparlo.
Una moda che non avrà seguito, secondo me. La tendenza è sì bere meno, ma bere sempre meglio.
Ho provato anche a fare esperimenti di produzione, ma quello che ne è uscito è stato a mio avviso disastroso. Prodotti che non hanno nulla a che vedere con il vino, sinceramente non avrei piacere di mangiare un buon brasato con un no-alcol”.
https://www.repubblica.it – 28/01/2026
Aceto: verso una definizione europea unitaria su produzione ed etichettatura
Stamattina, al Parlamento europeo, si discuterà dell’aceto come simbolo del Made in Italy e della necessità di una disciplina armonizzata a livello europeo.
Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena presenterà il short film “Modena Balsamic Genius” durante l’evento.
Al dibattito parteciperanno rappresentanti dell’European Vinegar Association e promotori di una proposta di normativa comune per gli aceti.
Attualmente, solo l’aceto di vino ha una definizione armonizzata, mentre le altre tipologie seguono normative nazionali diverse.
L’obiettivo è creare un quadro legislativo coerente per garantire maggior trasparenza e ridurre la concorrenza sleale nel mercato unico del settore.
https://www.winemag.it – 27/01/2026
Una cantina per la Tanzania: ecco come il sogno è diventato realtà
Una cantina per la Tanzania». Il sogno di padre Kessy Baltazary, giovane sacerdote tanzaniano che ha studiato Enologia all’Umberto I di Alba con l’obiettivo di imparare a produrre a Hombolo, sull’altopiano di Dodoma, vino da messa da destinare alle parrocchie del Paese, è diventato realtà grazie al sostegno di Assoenologi e di tanti tecnici e amici del mondo del vino, in particolare della sezione albese e piemontese.
Nei giorni scorsi c’è stata la prima vendemmia, ancora sperimentale: 50 quintali di uve bianche figlie del francese Chenin Blanc e 40 quintali del rosso Makutupora, vitigno locale che prospera in terreni aridi, sabbiosi e con bassa umidità. Sono arrivate in cantina, sono state pressate e pigiate e ora stanno fermentando in vasche opportunamente refrigerate per contrastare i 30 gradi di temperatura pressoché costante tutto l’anno. A sovrintendere le operazioni, una squadra di sette enologi e tecnici italiani guidata dal direttore nazionale di Assoenologi, Paolo Brogioni.
«Eravamo già stati a Dodoma l’anno scorso, portando le varie attrezzature necessarie per la creazione della cantina – spiega Brogioni, appena rientrato in Italia -. Grazie a una straordinaria gara di solidarietà, c’è chi ha donato la pigiatrice, chi le pompe, il filtro o il blocco frigo». Con una raccolta fondi, Assoenologi ha inviato tre container in Tanzania e offerto la consulenza per assemblare vasche e macchine in locali idonei. Leggi il resto di questo articolo »
Prosecco Doc, la “locomotiva” del vino italiano continua a crescere anche nel 2025
I numeri del Consorzio: 667 milioni di bottiglie (+1,1% sul 2024), per 3,6 miliardi di euro, per le bollicine ufficiali delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Con la forza dei suoi numeri, ma anche di una piacevolezza, di una leggerezza, di una versatilità e di una accessibilità, anche economica, che ha conquistato il mondo (come abbiamo raccontato su WineNews), e grazie anche ad un lavoro di promozione consortile che ha visto il brand territoriale legarsi a grandi eventi popolari, sportivi, culturali e non solo, il Prosecco Doc, da anni locomotiva del vino italiano, ha chiuso un 2025 in positivo nonostante il contesto complicatissimo a livello mondiale. E così, confermandosi lo spumante italiano più famoso al mondo, ha chiuso l’anno con 667 milioni di bottiglie prodotte (+1,1% sul 2024), di cui 60,3 di rosé (che vale, dunque, il 10% della categoria) per un valore di 3,6 miliardi di euro, di cui oltre l’82% esportato in 164 Paesi.
“Un risultato importante in un contesto segnato da instabilità geopolitica, inflazione, dazi doganali e pressione sui consumi. Il dato conferma la tenuta della nostra denominazione in un anno caratterizzato da forte instabilità dell’economia globale – dichiara Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio della Doc Prosecco (diretto da Luca Giavi, ndr), che tutela la denominazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – la nostra denominazione ha dimostrato resilienza grazie al lavoro compatto dell’intera filiera: viticoltori, vinificatori, case spumantistiche. È questa sinergia, unita al nostro costante impegno nella tutela del consumatore, che ci permette di affrontare scenari internazionali complessi con equilibrio e lungimiranza”.
In particolare, i dati relativi ai mercati internazionali Leggi il resto di questo articolo »
Il vino che cambia pelle: l’Italia e la sfida dei dealcolati
Non è una resa alla modernità, né un tradimento della tradizione. È, semmai, la presa d’atto di una trasformazione profonda che attraversa i consumi, i mercati e perfino l’idea stessa di vino. Il via libera alla produzione in Italia dei vini dealcolati segna un passaggio simbolico e politico insieme: lo Stato entra, finalmente, in un terreno che per anni ha lasciato scoperto, costringendo le imprese a guardare oltreconfine per poter innovare.
Per troppo tempo il dibattito si è fermato a una contrapposizione sterile: da un lato i custodi dell’ortodossia enologica, dall’altro i profeti di un mercato che cambia. Ma la realtà è meno ideologica e più concreta. I produttori italiani, soprattutto quelli più strutturati, avevano già compreso che una parte crescente del pubblico mondiale chiede prodotti diversi: meno alcol, più attenzione alla salute, nuovi stili di consumo. Non per rinnegare il vino, ma per affiancarlo.
Il problema non era tecnologico né culturale. Era normativo. L’assenza di regole chiare ha prodotto un paradosso tutto italiano: vini concepiti nei nostri territori, con le nostre uve e il nostro know-how, costretti a essere “dealcolizzati” in Germania o in Spagna per poi tornare sul mercato con un marchio italiano. Un corto circuito che penalizzava competitività, filiera e sovranità industriale.
Il decreto interministeriale che disciplina fiscalità e accise non risolve tutto, ma rimette le cose in asse. Restituisce alle imprese la possibilità di decidere, investire, sperimentare senza muoversi in una zona grigia. E soprattutto riconosce che l’innovazione, se governata, non è un nemico della qualità. Anzi: può diventarne un’estensione.
La vera partita, ora, non è giuridica ma culturale. L’Italia del vino dovrà dimostrare di saper fare ciò che le riesce meglio: Leggi il resto di questo articolo »
L’Europa pronta a riabilitare il «clinto», il vino proibito esce dalla clandestinità
La rivincita del vino proibito: festeggiano Miega di Veronella e Concamarise. Primo via libera della Commissione Agricoltura dell’Ue all’emendamento che potrebbe far tornare commercializzabile il «clinto», più correttamente «clintòn», il vino non vendibile da quasi un secolo, a causa di un Regio decreto autarchico di epoca fascista. A Concamarise, grazie alla Pro loco, e a Miega, grazie all’Associazione per Miega, si tengono da tempo appuntamenti molto partecipati dedicati a questa bevanda alcolica. Concamarise promuove in primavera convegni per studiarne qualità, caratteristiche, e potenzialità, e un successivo pranzo per riscoprire gli antichi usi del clinto in cucina. A Miega, da 45 anni, al «crinto» (così lo chiamano nel Colognese) è dedicata una sagra che dura per due weekend, in programma ad inizio ottobre.
Forse questa sarà davvero la volta buona per il reintegro di questa bevanda alcolica. Si attendono infatti per i prossimi giorni le pronunce di Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio sul pacchetto vino, nel quale l’europarlamentare originaria del Basso vicentino (altra zona deputata da decenni alla coltivazione e al consumo familiare del clinto) Cristina Guarda ha inserito l’emendamento che dovrebbe riabilitare il clinto ed altre bevande non commercializzabili, come ad esempio il fragolino. Chissà che non arrivi la parola fine all’ostracismo che ha condannato il vitigno arrivato a metà dell’Ottocento in Europa dall’America a sparire dal mercato e a salvarsi dall’estinzione solo grazie a produzioni familiari, eventi o cene organizzati da cultori del prodotto e da gruppi di promozione nati ad hoc, come l’Aps Clinto de Marca o la Confraternita del Clinto. Leggi il resto di questo articolo »