Degustazioni

Un dubbio vitreo

Torno sull’annosa questione dei bicchieri dove versare il vino, e dai quali poi, in linea di massima, berlo.
In un altro post ho proposto la fondazione di un CLBT, vale a dire di un comitato di liberazione dal bicchiere tondo.
La moda del vino, e dell’enogastronomia in genere, ha infatti moltiplicato le forme dei calici e soprattutto ne ha aumentato a dismisura le dimensioni: da arnesi compatibili con la normale movimentazione di oggetti sulla tavola a vasi di fiori che nascondono i volti dei commensali e talvolta anche le pareti circostanti.

Finché si tratta di bevute conviviali, passi. Il problema è quando si utilizzano recipienti in vetro da nove litri per una degustazione comparativa. La differenza sta in fatti in questo: un bicchiere costoso, di cristallo, ampio, ricco di piombo (quindi microporoso, quindi in grado di sviluppare più particelle odorose), magari fatto a mano, esalta i pregi di un vino e ne minimizza i difetti. Al contrario, un bicchiere di umile vetro, spesso, cilindrico, magari ricavato da un contenitore per crema alimentare spalmabile*, esalta i difetti di un vino e ne minimizza i pregi.

Ho quindi il crescente sospetto, non sulla base di incontrovertibili studi scientifici ma di semplici osservazioni empiriche, che per capire un vino sia preferibile un banalissimo bicchiere dell’acqua. Se poniamo un rosso ha un leggero squilibrio verso le note del rovere, un bicchiere di grande qualità tenderà di solito a far emergere le note floreali e del frutto, riequilibrandone il quadro aromatico; lo stesso vino, in un bicchieraccio da combattimento, farà avvertire la nota boisé nuda, isolata, ancora più scissa. Lo stesso per uno squilibrio alcolico, o di surmaturazione, o di riduzione, etc etc.

Quindi, se organizzate banchi d’assaggio, concorsi enologici, degustazioni comparate, fiere del vino, sagre di Bacco e simili: qualche dozzina di bicchierozzi da osteria potrebbero funzionare egregiamente.

Luigi Veronelli: l’immortale

L’anima dell’anarco-enologo che ha cambiato l’enogastronomia italiana è più viva che mai. Un libro lo racconta. E una fiera del vino “alternativo” continua la sua rivoluzione: perché la vita è troppo corta per bere vini cattivi.

Luigi Veronelli è stato un grande estimatore e conoscitore del vino, giornalista, editore, filosofo e volto della televisione. Classe 1926, ha portato per primo la cultura gastronomica del Paese nelle case egli italiani, quando ancora la tv era in bianco e nero e la scelta di un solo canale.

È stato autore delle prime rubriche gastronomiche e delle prime guide ai vini italiani, si è battuto per la rinascita del vino e dell’olio extravergine di qualità, antesignano delle denominazioni d’origine e di pensieri scomodi, come quello per il “prezzo sorgente”, ossia la dichiarazione in carta dei vini del prezzo di acquisto dal produttore. Lui sentiva in un vino genuino “il sudore versato fra le vigne” e nei grandi Brunelli “le sinfonie di Mahler”, ma nelle sue guide rifiutava i punteggi e le classifiche, andando invece a scovare vignaioli nascosti, sconosciuti e sopraffatti dal grande mercato del vino industriale. Leggi il resto di questo articolo »

Consumatori attenti alla qualità del vino, bevono meno ma con più garanzie.

A tracciare un quadro di come il settore del vino sta attraversando la difficile congiuntura economica, è Mariano Buglioni, amministratore delegato delle Cantine Buglioni.

“Produrre in maniera consapevole è un obbligo morale, oltre che un dovere etico”
Roma, 2 nov. – (Adnkrnos) – Complice la crisi, i consumatori italiani attribuiscono maggiore importanza alla qualità del vino e preferiscono bere meno ma con più garanzie. A tracciare un quadro all’Adnkronos, di come il settore del vino sta attraversando la difficile congiuntura economica, è Mariano Buglioni, amministratore delegato delle Cantine Buglioni. Non c’è dubbio, dunque, che la crisi “oggi c’è, e si fa sentire anche sulle nostre tavole ma siamo tutti disposti a fare qualche sacrificio in più per avere qualità. Si beve cioè di meno, ma ‘meglio”‘. Il consumatore in tempo di crisi, “è informato ed attento alle sensazioni ed emozioni che un vino può offrire. E’ disposto a spendere, ma solo se ne vale veramente la pena”. Leggi il resto di questo articolo »

Uno, cento, mille formaggi. E ciascuno vuole il suo vino

 UNA delle domande ‘aperte’ cui difficilmente riesco a trovare una risposta è quando ti chiedono un vino da abbinare ai formaggi. Un vino così non potrà mai uscire perché in Italia abbiamo una grande quantità di formaggi e come per i vini hanno caratteristiche molto diverse e di conseguenza se vogliamo fare gli accademici ci vogliono vini diversi. Io non so se è vera la frase detta da un politico («una nazione che ha più di trecento formaggi non può mettersi d’accordo, deve essere comandata»), ma comunque sia i formaggi sono veramente tanti, molto diversi e di alta qualità.

PER un formaggio fresco come la feta greca, caprino, la burrata, mozzarella ci vogliono vini non troppo acidi come i rosati; per i formaggi a pasta fiorita tipo i brie, camembert, vini che danno freschezza, bene i ‘metodo classico’, oppure un vino di buona freschezza Chardonnay o Kerner; per la gorgonzola, vini morbidi come i vini passiti o botrizzati; per i formaggi non cotti pressati, fontina, asiago, vino rosso di media struttura; per i formaggi cotti a pasta dura come il Bitto, Parmigiano Reggiano, vino rosso di struttura; per pecorini come il Fiore Sardo, Pecorino Romano, Pecorino Siciliano, vino rosso e profumato. Ecco perché costruire una cena di formaggio non comporta troppo tempo di lavorazione in cucina ma bisogna trovare il modo di avere più vini per creare un abbinamento ideale nel percorso a crescere nell’assaggio dei formaggi. Buon appettito.

Compri una Barbera e bevi un Brunello: addio alla tipicità nei vini

C’era una volta la tipicità: la denominazione del vino indicava determinate caratteristiche. Una sperimentazione ci racconta come ormai ciò sia solo un ricordo.

Mi ha colpito il comunicato diffuso in questi giorni, che pubblichiamo di seguito, inviatomi dall’autorevole Centro Studi Assaggiatori di Brescia, guidato dall’amico Luigi Odello, che ha compiuto un’interessante degustazione che ha messo in evidenza quello che, dal mio ben più modesto osservatorio di vecchio cronista del vino, rilevo sempre più negli ultimi anni, ovvero una omologazione nelle caratteristiche dei vini, in particolare i rossi ma a volte anche i bianchi e gli spumanti, che rende sempre più complicato individuarne l’origine, anche da parte di esperti di vaglia, figuriamoci per il consumatore medio o il semplice appassionato.

La Barbera (anche quella d’Asti seppure nel caso non oggetto del test) è uno dei vini che forse maggiormente è cambiata profondamente negli ultimi anni, stemperata al massimo la sua spiccata acidità naturale, per renderla più “internazionale” si è lavorato molto in vigna e cantina ed effettivamente oggi spesso non è molto facile, in una degustazione alla cieca (senza vedere l’etichetta) identificarne con precisione l’origine. Leggi il resto di questo articolo »

Nuove DOCG in vista !

Stiamo ancora caricando i dati delle DOCG e DOC esistenti che ce ne sono di nuove in arrivo …

http://www.agi.it/food/notizie/201011171727-eco-rt10264-vino_mipaf_accolte_10_richieste_per_docg_doc_e_igt

Notizie dal mondo del vino

Il sito è in completa ristrutturazione; purtroppo non sono ancora presenti tutte le sezioni dei vini e delle regioni, ma è solo questione di qualche giorno … pazientate e troverete gli stessi contenuti del vecchio sito più moltissimo nuovo materiale.