Degustazioni

Un Brunello il miglior vino del mondo

Un Brunello il miglior vino del mondo

Il Cerretalto, il Brunello di Montalcino dell’azienda Casanova di Neri, annata 2010, è il miglior vino del mondo secondo il super sommelier Luca Gardini.

La classifica è pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport, nello speciale Gazza Golosa.

Quest’anno si è scesi da 100 a 50 etichette, per una selezione ancora più marcata.

L’anno scorso un altro Brunello della stessa azienda, il Tenuta Nuova 2010, si era classificato al terzo (primo tra gli italiani) dopo aver ottenuto il riconoscimento più ambito per un produttore di vino che esporta all’estero, i 100/100, il massimo, assegnato da Robert Parker di Wine Advocate.

La classifica in centesimi è una delle novità per Gardini, Leggi il resto di questo articolo »

Vino, bottiglie da 0,375 in netto aumento

Piccolo è bello: da qualche anno ormai le bottiglie di vino da 0,375 litri non sono più una prerogativa di alberghi e ristoranti, ma stanno spopolando anche nei negozi al dettaglio.

La conferma arriva dai dati di vendita delle cosiddette «mezze bottiglie» prodotte da Cantina Colterenzio, che negli ultimi anni hanno registrato un costante incremento.

Ristoratori e albergatori sono concordi: sempre più clienti ordinano le mezze bottiglie al posto delle tradizionali bottiglie da 0,75 litri.

«Il motivo principale è senza dubbio il limite del tasso alcolemico dello 0.5 g/l, che induce molte persone a non rischiare», spiega Wolfgang Raifer, direttore di Colterenzio.
A questo si aggiunge il desiderio del cliente di assaggiare più etichette durante lo stesso pasto o di bere un vino diverso dagli altri commensali.

Questa tendenza è confermata dagli ottimi dati di vendita delle «mezze bottiglie» prodotte da Colterenzio, una delle prime cantine a prevedere il successo del formato tascabile ed a imbottigliare diversi vini del proprio assortimento in bottiglie da 0,375 litri.

altoadige.gelocal.it/bolzano – 08/03/2016

Il metanolo 30 anni dopo: così è rinato il vino italiano

Che una disgrazia possa avere qualche vantaggio lo dimostra la strana vicenda del vino al metanolo, che trent’anni fa di questi giorni riempiva le pagine dei giornali italiani.

Allora morirono 23 persone e tante altre restarono cieche o con danni neurologici irreversibili.

Oggi, trent’anni dopo, il vino italiano è però molto più buono. Molto più sano. Molto più apprezzato. Molto più venduto.

Tutto iniziò il 17 marzo 1986 quando molte persone si sentirono male per avere bevuto vini prodotti dall’azienda Ciravegna in provincia di Cuneo.

I titolari, padre e figlio, avevano aggiunto al vino – allo scopo di aumentarne la gradazione alcolica – dosi elevatissime di metanolo.

Una componente naturalmente presente nel vino perché prodotta dalla fermentazione dell’uva ma che in quantità elevata quali quelle usate dall’azienda di Narzole poteva rivelarsi fatale. E in molti casi fu proprio così.

Le successive indagini scoperchiarono una pratica omicida diffusa per risparmiare da diverse aziende sparse in tutta Italia: in Veneto, in Romagna, in Puglia.
Seguirono altre morti, processi, condanne. Seguì soprattutto la damnatio memoriae del vino italiano che chiuse l’anno di disgrazia 1986 con una contrazione del 37 per cento della produzione e una flessione del 25 per cento nel valore rispetto all’anno precedente.

Alcuni Paesi, come la Germania, bloccarono addirittura i vini italiani per settimane alle dogane.Fu il punto più basso del vino italiano. Che in quel momento poteva morire o rinascere e, dopo una lunga agonia, decise di rinascere.

Puntando su un sistema di denominazioni e di controlli più rigido, su una qualità più elevata, su una comunicazione più accurata. Furono piantati allora, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, i semi che avrebbero fatto crescere il vigneto Italia facendolo diventare il secondo più importante del mondo.

Per qualcuno anche il migliore. Ma questi – si sa – sono gusti. Leggi il resto di questo articolo »

Barone di Serramarrocco, superbo Perricone

Barone di Serramarrocco 2012 Igt Sicilia di Barone di Serramarrocco, è un vino dalle caratteristiche uniche, espressione di un territorio e un vitigno in perfetta simbiosi. Un piacere degustarlo.

Il tempo scorre fra corsi e ricorsi storici; ciò che è stato scompare, per poi ripresentarsi dopo molto tempo. Così è stato per il Perricone (detto anche Pignatello), una varietà autoctona di pregio il cui declino sembrava inarrestabile, ma che improvvisamente è stata riscoperta da vigneron attenti.

Il Barone di Serramarrocco 2012 Igt Sicilia è un ottimo risultato del recupero di un vitigno straordinario come il Perricone, espressione del territorio trapanese, particolarmente vocato alla viticoltura di qualità.

Un rosso di struttura, elegante, avvolgente, dai profumi complessi di frutti rossi, tabacco, cioccolato che affascinano l’olfatto. Leggi il resto di questo articolo »

Dopo quella del vino, ecco anche la fontana della birra

Dopo quella del vino, ecco anche la fontana della birra

La fontana del vino è conosciuta ormai dai tempo.

E’ quella delle “Cantine di Irache“, costruita in pietra nel 1991, e situata nella città di Estella, lungo il “Cammino di Santiago de Compostela“.

Si tratta di un punto di ristoro che offre la possibilità al pellegrino di scegliere se bere acqua o vino, gratuitamente.

Ma non tutti sanno che ora è arrivata anche la fontana della birra, dalla quale poter attingere bionde, rosse, doppio molto, lager, pils o qualunque altro tipo dell’amatissima bevanda si preferisca.

Si trova in Slovenia, con precisione a Zalec, un centro agricolo specializzato nella produzione del luppolo.

La cittadina è così dedita alla produzione di birra che nel simbolo comunale c’è proprio il luppolo verde.

Ora, l’amministrazione ha deciso di incentivare il turismo alquanto carente, dando vita alla prima fontana di birra d’Europa.

La fontana è ancora in costruzione, e i lavori prevedono una spesa di 170 mila euro, tanto che una parte della giunta si è mostrata contraria a sborsare tale somma.

Ma gli introiti, sperano gli ideatori, potranno ripagare le uscite, dato che chi vorrà accedervi dovrà pagare 6 euro, prezzo nel quale sono compresi tre boccali di birra.

www.meteoweb.eu – 23/02/2016

Addio “binge drinking”, nelle terre del vino piemontesi i ventenni bevono meno alcol

Nelle zone dove il vino si produce, anche i ventenni imparano a snobbare il “binge drinking”, l’abbuffata alcolica tanto in voga in città, e si gustano il vino con gli amici e in famiglia senza sviluppare una dipendenza o abituarsi a bere fuori pasto.

Una ricerca che ci racconta come l’alcol può diventare ed è forse già diventata “esperienza culturale” rivela che nelle aree ad alta densità vitivinicola si muore meno per alcol e il numero dei ricoveri per patologie correlate al consumo è più basso.

Per i giovani il vantaggio appare più marcato: fra i 18 e i 34 anni, mentre il dato generale piemontese dice che nel 51 per cento dei casi i giovani hanno avuto almeno un comportamento a rischio negli ultimi trenta giorni (binge drinking consumo abituale elevato e consumo fuori pasto), nelle zone caratterizzate da produzioni vitivinivole il numero cala al 37 per cento. Leggi il resto di questo articolo »

D-VINE, per degustare il vino in modo nuovo

Anfora, botte, bottiglia e adesso dispenser automatico.

Il futuro del vino sarà fatto di “capsule” ed erogatori atumatizzati?

Per un gruppo di tre ingegneri francesi sì e ci credono così tanto da creare una nuova società e sviluppare il D-Vine.

Si tratta di un sistema per erogare un singolo bicchiere di vino alla volta, scelto da un catalogo di vini selezionati.

Il sistema D-Vine è composto da due parti: la macchina erogatrice e i flaconi da 10 centilitri di vino.

Il funzionamento è molto semplice. Su ogni flacone c’è un chip contenente le informazioni necessarie al corretto servizio del vino: temperatura e ossigenazione. Leggi il resto di questo articolo »

Di che annata è la bistecca? Il manzo vintage da 3mila euro «millesimato» come il vino

Di che annata è la bistecca? La domanda suona inquietante ma in questo caso nessuno sta mettendo in dubbio la bontà della carne.

Nè il blasone del ristorante che la sta servendo.

Anzi. Un giovane allevatore e macellaio francese, Alexandre Polmard, utilizza infatti un rivoluzionario sistema per «ibernare» le sue carni, che porta a meno 43 gradi e poi investe con un soffio di aria fredda sparata a 120 km all’ora.

Questo fa sì che, sostiene Polmard, la bistecca non solo non perda qualità e sapore ma addirittura diventi un’esperienza culinaria unica.

Tanto che la sua carne «vintage», prenotata con mesi di anticipo dai migliori ristoranti del mondo può arrivare a costare due-tremila euro: è il caso, per esempio, di una Blonde Aquitania (la razza del bovino) del 2000, «quotata» fino a 3mila euro.
Gli animali in questione finiscono male ma vivono bene: sono allevati all’aria aperta, nella tenuta di famiglia nel Nord Est della Francia, con un trattamento che Polmard definisce «a cinque stelle». Leggi il resto di questo articolo »

Giappone & vino: donne protagoniste

Se c’e’ chi dubita sull’efficacia della “Womenomics” proclamata dal governo giapponese, di sicuro nel Sol levante le donne sono gia’ diventate protagoniste in un settore: il vino.

Una volta, lo erano solo di riflesso, nel senso che l’uomo ordinava vino per cercare di fare bella figura.

Ora sono loro a guidare la dinamica dei consumi nel senso piu’ vero e nobile, in esperienza e competenza.

Un trend suggellato dall’ultima Jet Cup, manifestazione giunta alla nona edizione che incorona il migliore sommelier giapponese di vini italiani.

L’edizione di quest’anno e’ stata vinta da Miki Wakahara, bravissima a indovinare vitigni, annate e cantine e a consigliare i migliori abbinamenti con i cibi.

Ha prevalso sui rivali (dopo selezioni in tutto il Paese tra 138 concorrenti) nella finale svoltasi all’Istituto Italiano di cultura di Tokyo, Leggi il resto di questo articolo »

Charb in Paradiso con un calice di vino (senza bollicine)

Ignoravo che Charb, l’autore satirico ucciso dai coranisti nell’assalto alla redazione di Charlie Hebdo, oltre che un critico della religione fosse un sagace critico enologico.

Lo scopro leggendo “Ridete, per Dio” (Piemme). Charb si avvide che gli champagnisti sono non meno ottusi dei coranisti, sebbene ovviamente molto meno pericolosi, e dedicò un capitolo del libro ai cultori del “piscio aspro e frizzante”, per la gioia di noi detrattori: “Anche chi non beve mai nulla di alcolico è stato costretto ad avvicinare le labbra a una coppa. Se rifiuti di adempiere al rito, il maestro cerimoniere ti dirà che se non ti è mai piaciuto è solo perché non era del migliore.

E così, convinto che questa volta avrai la fortuna di assaggiare un nettare delizioso, ficchi le labbra in quel maledetto bicchiere… Puah! E’ una schifezza immonda”.

Infine scrisse una frase degna dei maestri che mi hanno insegnato a fuggire lo champagne non in quanto vino troppo aristocratico bensì, al contrario, in quanto vino troppo plebeo, e sto parlando di Kingsley Amis, Gianni Brera, Alexandre Dumas, Mario Soldati: “Gli insulsi e i mediocri credono di poter compensare la loro assoluta mancanza di senso della festa con un po’ di vinaccio con le bollicine”.

Charb oggi si trova nel paradiso dei martiri della libertà: prego che vi possa liberamente bere molto vino bianco. Fermo.

www.ilfoglio.it – 29/10/2015