Curiosità

Il Ramandolo dal Verduzzo

Offerto nei banchetti di Papa Gregorio XII durante il Concilio del XV secolo

Terra di Celti e Longobardi, l’ampio anfiteatro che incornicia il borgo di Nimis, nel Friuli orientale, ci riporta a un vino dalle origini antiche. È il Ramandolo, offerto nei banchetti di Papa Gregorio XII durante il Concilio del XV secolo. E proprio lungo le dorsali di queste colline marniche sorgono i vigneti di un bravo vignaiolo quaranteseienne, Daniele Gervasi: quattro ettari vitati di proprietà (seguiti col fratello Vinicio), allevati a guyot e posizionati su terreni «poveri» da rocce sedimentarie. Davvero eccellente il suo Ramandolo 2008, proposto in due versioni: la prima è frutto di una vendemmia tardiva a ottobre d’uve verduzzo. La seconda viene invece ottenuta con un passimento totale delle uve. L’oro è il colore di entrambi, che hanno profumi dolci e freschi che ricordano la frutta esotica nel primo e l’arancia candita e l’albicocca. In bocca il sorso è dolce quanto basta per farti chiudere gli occhi, ma di un dolce carico di speziature caratteristiche e nel primo esemplare note da «grande» vino dove avverti l’acidità, ma anche tannini che quasi allappano il palato. Ha persistenza lunga, tanto da richiamare l’abbinamento col Montasio (il primo) o con formaggi erborinati (il secondo proposto nella tradizionale bottiglia da 50 cl). Ma sorprendente è anche il Colli Orientali Rosso Moro 2007, un blend di uve merlot, cabernet franc e refosco, tutte sottoposte a passimento. Dopo la sosta nelle cassette per una quindicina di giorni, avviene la vinificazione per «alzata di cappello», ovvero con leggera macerazione sulle bucce; quindi il lungo affinamento in barrique e tonneaux. Il vino sorprende per il colore rubino molto concentrato, al naso la freschezza della frutta rossa. Spettacolare l’assaggio: ingresso morbido, fresco, di grande equilibrio, pieno, con una persistenza fruttata che lo rende ghiotto, accanto a succulente carni rosse. Spazio infine per il Refosco, vinificato in acciaio e in barrique. Insomma, un invito per mettersi in viaggio verso Tarcento e Nimis, alla riscoperta di un grande Friuli.

Il Torcolato a caccia del guinnes e della treccia d’uva più lunga

IL RECORD. I produttori appenderanno al campanile di Breganze una treccia d’uva passita per fare il primato del mondo

Domenica 20 gennaio, in occasione della Prima del Torcolato di Breganze, i produttori della pregiata Doc vicentina, riuniti nel Consorzio Tutela Vini Doc Breganze e nell`associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze tenteranno di stabilire il primato della treccia d`uva appassita più lunga del mondo, che sarà appesa alla torre del campanile di Breganze.
Da secoli, nelle cantine della zona, il metodo adottato per asciugare l`uva appena vendemmiata e produrre il vino dolce, consiste nell`attorcigliare i grappoli freschi a uno spago, creando delle trecce che sono poi appese, per tre-quattro mesi, ad appassire. Da quest`anno il Torcolato, vino bianco dolce ottenuto dalla varietà autoctona «Vespaiola», potrà vantare la treccia d`uva più lunga del mondo, che sarà issata sul campanile della chiesa parrocchiale di Breganze, la seconda torre campanaria più alta del Veneto, proprio in occasione della cerimonia della prima spremitura pubblica.
Tra le novità della ‘prima’ del Torcolato anche la scelta del miglior abbinamento Torcolato-formaggio: una giuria di esperti e giornalisti individuerà l`abbinamento migliore da un punto di vista gustativo nell`ambito di una degustazione. Sarà inoltre possibile visitare alcune delle storiche cantine della Doc Breganze ed apprezzare il meglio della produzione enologica in abbinamento ai prodotti tipici della pedemontana vicentina: le cantine aderenti a «Fruttaio Tour – Vedi dove e come nasce il Torcolato» saranno aperte al pubblico al mattino, dalle 10 alle 12.30 e al pomeriggio dalle 17 alle 19.

Ue: divieto di commercializzazione kit per la produzione di vino in polvere

Ue: divieto di commercializzazione kit per la produzione di vino in polvere per possibili rischi per la salute dei consumatori europei I sofisticatori le inventano tutte pur di fare affari a danno dei consumatori e dei produttori onesti, ma non sempre gli va bene e i loro tentativi vengono stoppati sul nascere o quasi dalle istituzioni, specie quelle europee che in tema di tutela dei diritti dei consumatori e della salute sembrano sempre pronte a dire la loro. E l’associazione “Sportello dei Diritti”, è sempre pronta a segnalare gli abusi e le misure adottate dalle autorità. Questa volta è toccato al vino e la vendita di kit per la realizzazione di vino in polvere prodotti in Svezia e Canada e commercializzati nel Regno Unito, che ha visto la rapida risposta del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos ad un’interrogazione in merito anche in relazione ai possibili rischi per la salute dei consumatori europei. Iniziativa che per rapidità e sensibilità dimostrata, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, merita uno speciale plauso. Tali prodotti venduti anche in rete, promettevano ai consumatori di ottenere in tempi rapidissimi e a costi bassi alcuni tipi rinomati di vini italiani anche Dop e tra questi Valpolicella, Barolo o Chianti. I kit in questione non sono altro che confezioni contenenti polverine, mosto, agenti chimici e trucioli di quercia per dare il giusto “sapore” al prodotto finito. La Coldiretti è arrivata a stimare che nell’area UE, circolerebbero già oltre 20 milioni di bottiglie realizzate con questo procedimento. È evidente che tali prodotti non solo creano ingentissimi danni a livello economico e di immagine ai produttori vinicoli del Nostro Paese, ma costituiscono anche una grave pericolo per la salute dei consumatori. A seguito dell’interrogazione in questione, la Commissione europea durante l’ultima riunione del comitato di gestione dell’OCM unica, ha reso noto di aver informato le delegazioni degli Stati membri che la produzione o la commercializzazione di vini in kit sia in contrasto con le norme di etichettatura per il settore vitivinicolo stabilite dalle normative europee. Peraltro, l’istituzione europea ha invitato gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie ad impedire la commercializzazione dei kit in questione e a tutelare la salute dei consumatori. In particolare, sono state contattate le autorità italiane e britanniche affinché si adoperino per proibire immediatamente la commercializzazione di tali prodotti e mettano in pratica tutti i provvedimenti necessari a prevenire qualsiasi utilizzo illecito dei marchi Dop e Igp.

Martini & vino, il successo è una questione di famiglia

La cantina ha toccato il milione di fatturato (+5%) e produce 280 mila bottiglie Vi lavorano Gabriel, la moglie Johanna e i figli Maren e Lukas più 3 dipendenti
Piccola, a gestione familiare, ma anche pluripremiata (L’Espresso, Gambero rosso, Duemilavini, Veronelli) e in costante crescita. Stiamo parlando dell’azienda vitivinicola di Cornaiano Martini & Figli, che oltre a non risentire degli effetti della crisi ha deciso di investire almeno mezzo milione di euro nel 2013 per ampliare la cantina di via Lamm. A gestire l’azienda, oltre al capofamiglia Gabriel, sono la moglie Johanna e i figli Lukas (ex giocatore di hockey che si occupa della produzione, dalla vigna all’imbottigliamento) e la figlia Maren, che segue la contabilità. Oltre a loro ci sono due dipendenti fissi in cantina e una segretaria. Un team ridotto all’osso ma affiatato Leggi il resto di questo articolo »

Via Postumia, strada di legionari e di vino

Assieme alle milizie romane i vitigni venivano trasportati per essere impiantati nelle terre conquistate

 Il ventre molle dell’impero romano è stata la regione tra il Norico a Nord e la Pannonia a Est. Quindi Aquileia, ricco mercato verso le regioni ultime aggiunte al territorio dell’impero, andava protetto e addirittura valorizzato con la costruzione di strade comode per sostituire le vetuste carrareccie e con valli di difesa e sbarramento. Verso Emona, l’odierna Lubiana, la via Postumia assicurava i traffici verso la Pannonia e, ancora a Postumia – vero snodo stradale – si dipartivano i valli e i castra difensivi, con l’assembramento rilevante di truppe inquadrate nelle legioni di stanza nella Regio Venetia et Histria. Si possono visitare ancor oggi la fortificazione di Piro (sopra Vipacco) e la strada che prosegue fino a Vrhnika, l’antica Nauportus, in prossimità di Lubiana. Costruzioni già studiate da Kandler e dal reverendo Hitzinger, sodale dello storico triestino, che fissò date abbastanza verisimili per i castelli lungo la via che arrivava a Emona, passando alle spalle del monte Nanos.

A proposito del Nanos: la zona è stata nei secoli cruciale per il passaggio di bande armate, di avanguardie di eserciti in cerca di foraggi e dotazioni militari. A Podnanos si trovano esempi di caseforti attrezzate non molti secoli fa, costruzioni difensive in funzione di invasioni turchesche e di passaggi dei pirati adriatici. Leggi il resto di questo articolo »

Ricetta: Il Vino Lambrusco incontra il Riso Vialone Nano

Un incontro tra due capisaldi della cucina mantovana: riso Vialone Nano Mantovano e Vino Lambrusco, in un connubbio che esalta generosità, sapore e cremosità.

Ingredienti per 6 persone
•480 g riso vialone nano
•brodo vegetale
•3 bicchieri di Lambrusco secco
•cipolla
•olio di oliva
•Asiago dolce 80 g
•sale pepe

Preparazione
Tritare la cipolla, farla appassire in una pentola con un cucchiaio di olio d’oliva, aggiungere il riso, tostare, bagnare con un mestolo di brodo vegetale e mescolare.
In un pentolino a parte, versare il vino e farlo ridurre della metà.
Continuare a versare brodo nel riso, e sempre mescolando, portare quasi a cottura, e versare il vino che avevamo portato a leggera riduzione, mescolare bene, mettere quindi nella pentola l’Asiago che avevamo tagliato a cubetti, mescolare e far mantecare bene, regolare di sale, di pepe e di Parmigiano, e servire. In abbinamento Lambrusco metodo classico “Mopso”.

VINO, DIMINUISCONO LE COOPERATIVE IN SICILIA

Diminuiscono le cooperative siciliane del settore vitivinicolo, ma il fatturato, almeno per le aziende più grandi, è in aumento. In ascesa anche prezzi e fatturato dell’imbottigliato, che rimane però sempre marginale (18%) rispetto al totale regionale. Sono questi i principali dati che emergono dalla seconda edizione del volume “La cooperazione vitivinicola in Sicilia. Aspetti economico-aziendali” del professore Sebastiano Torcivia, ordinario di Economia aziendale nella facoltà di Economia dell’università di Palermo. In Sicilia sono 60 le cooperative agricole del settore vitivinicolo, il 25% in meno rispetto al 2007. Di conseguenza, diminuiscono anche i soci passati da 31.762 a 26.880.
Le cooperative imbottigliatrici sono 33 e nel 2011 hanno prodotto quasi 37 milioni di bottiglie da 0,75 litri. La cantina Settesoli con quasi 26 milioni di pezzi rappresenta da sola il 70% del vino imbottigliato delle cantine sociali. Se si guarda al fatturato, le aziende grandi (quelle che superano i 5 milioni di euro) si sono ridotte da 12 a 9, ma il fatturato complessivo è passato da circa 145 milioni a 162 (con un aumento del 12%). Le aziende medie (fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro) sono 31 e raccolgono quasi 70 milioni di euro. Le aziende al di sotto del milione di euro sono 20 per circa 8 milioni di euro di fatturato complessivo.

Capodanno 2013 cenone: come abbinare il vino al cibo

Consigli e suggerimenti per la scelta dei vini in occasione di Capodanno: scopri gli abbinamenti giusti su Sapori e Ricette.

Da pochissimo è passato Natale ma è già tempo di pensare a Capodanno e al cenone del 31 dicembre 2012, ultimo giorno prima dell’arrivo del nuovo anno. In questa occasione diventa fondamentale la scelta del vino con cui effettuare il brindisi in compagnia di amici e parenti.
Se avete ancora qualche dubbio sulla scelta del vino, ecco che in nostro soccorso arrivano i consigli di Salvatore de Lio, il manager di Enoteca Italiana, che per l’occasione ha fornito molti suggerimenti utili per effettuare un buon accostamento cibo e vino.
Per prima cosa: la scelta dell’origine. Visto il periodo di grande crisi economica, è giusto dare la priorità a vini di origine italiana, che mantengono un buon rapporto qualità/prezzo.
Iniziamo con la cena con uno Spumante, che può essere un Franciacorta o un Trento DOC (da utilizzare entrambi anche per il resto della cena) oppure il Prosecco o i prodotti dell’Oltrepò Pavese.
Durante il cenone la scelta del vino cambia categoricamente in base al tipo di pietanze che andiamo a proporre ai nostri commensali: se sono tortellini associate un bianco, un Bonarda o un Lambrusco d’Emilia; se avete primi di pesce scegliete Fiano di Avellino, Roero Arneis piemontese o un Soave Superiore del Veneto.
Con sughi di carne o piatti di caccaigione meglio abbinare un vino fresco e giovane, come un Negroamaro o un Montepulciano d’Abruzzo; per i secondi a base di carne come l’arrosto o la faraona, potete sceglire tra un Chianti Classico DOCG o un Sagrantino di Montefalco mentre per capriolo o cinghiale dovete puntare a tannini più decisi, come Amarone della Valpolicella o Barolo o Brunello di Montalcino. Il bollito, infine, dà il meglio di sè se accompagnato al Lambrusco o al Barbera.
Passiamo al pesce: se dovete portare in tavola i crostacei, meglio scegliere un Gewürztraminer mentre se avete a che fare con il baccalà, via libera al Castel del Monte e rosato d’Italia, ma anche Montepulciano, Negroamaro e Uva di Troia vanno bene.
Terminiamo con l’argomento dolci: con panettone e pandoro è meglio associare il Moscato d’Asti, mentre per Panforte e Ricciarelli si parla di Vin Santo della Toscana. La questione diventa un po’ più complessa per le torte: se è alla cremapotete optare per il Moscato di Pantelleria, la Malvasia delle Lipari o lo Sciacchetrà delle Cinque Terre mentre se è al cioccolato andate tranquilli con il Barolo Chinato o il Refrontolo Passito.

Annuncio choc nel mondo del vino “Chateau d’Yquem rinuncia al 2012”

La maledizione colpisce ancora come nel 1952, 1972 e 1992 anche quest’anno il più nobile dei sauternes non va in bottiglia “Per restare all’altezza della storia rinunciamo a 25 milioni di euro”.

Avere la fortuna di assistere dal vivo a una vendemmia di Sauternes nella tenuta “Lur Saluces” è l’unico modo per non restare senza parole o almeno perplessi davanti alla notizia che una delle cantine più famose del pianeta non produrrà l’annata 2012 di uno dei vini che hanno reso un mito la Francia enologica. Avendo visto con i propri occhi, in questo paese della Gironda che non arriva a mille anime, l’incredibile selezione fatta grappolo dopo grappolo dai vendemmiatori, capaci di distinguere passo dopo passo il lavoro della “Botrytis cinerea” il fungo microscopico che innesca le muffe nobili che rendono possibile il miracolo del sauternes. Ecco allora si può capire la decisione di dire no, quest’annata non si vinifica. 
L’ultima parola è stata di Pierre Lurton, l’unico uomo del vino di cui il gruppo Lvmh si fida ciecamente e le frasi pronunciate per gettare la spugna ricordano al mondo degli enologi e degli agronomi che da soli non ce la possono fare. “Avevamo tutto per farcela – ha detto Lurton che è anche l’uomo che ha avuto il compito di trasformare un’azienda mito in una macchina da utili per Arnault – un grande terra (meglio terroir alla francese, nda), una grande strategia in cantina, ma la natura non si è presentata all’appuntamento con questa annata, il clima non ci ha permesso di andare in bottiglia”. “Un marchio come il nostro – ha aggiunto – deve essere capace di dire non a un’annata. Per la nostra immagine, per restare all’altezza della nostra storia dobbiamo rinunciare a queste centomila, che vogliono dire 25 milioni di euro di fatturato. Ma quando si parla di Yquem non usiamo gli stessi parametri che utilizziamo quando stiliamo un bilancio”.
Parole dette con consapevolezza ma con il dolore di rinunciare ai frutti di mesi di lavoro durissimo ma soprattutto a un prodotto non da bere subito ma da versare nel bicchiere anche tra cinquant’anni. perché la forza del re dei sauternes è proprio questa una straordinaria capacità di invecchiare. Negli ultimi due secoli è accaduto una decina di volte, ma c’è una continuità che autorizza i più assidui frequentatori della tenuta appartenuta ai marchesi di Lur Saluces a parlare di maledizione: non sono mai andate in bottiglia anche le annate 1952, ’72 e ’92. E per il vino preferito da Hannibal Lecter non è poco.

Coi Beatles? Un Prosecco di Valdobbiadene

Vi sarete sicuramente accorti che, durante la degustazione di un vino, ci capita spesso di dire che riscontriamo “note agrumate”, “accenti tannici”, un “insieme armonico”. E questo dei termini descrittivi non è il solo paralellismo possibile per dichiarare “simili” il vino e la musica: siamo in mondi fatti entrambi di sfumature, di riflessi. Mondi difficili (come soffermarsi su una partitura o eseguire una approfondita analisi sensoriale), ma anche facili (come una canzone pop o un bicchiere di rosso bevuto di un fiato). E poi, ogni composizione è sempre il risultato della cultura e dell’ambiente in cui vive il suo autore ma anche del tempo e del luogo: come ogni vino è la summa di fattori concomitanti in modo virtuoso come territorio, vitigno e clima, governati dall’uomo. Proveremo, in queste righe, a fare un piccolo gioco: una sequenza di vini che corra al fianco di altrettanti brani musicali, con il caloroso invito ai nostri lettori a provare l’esperienza…con il sonoro!
Un Prosecco di Valdobbiadene fresco e citrino, un messaggio di gioventù e freschezza, di tempi felici e di momenti spensierati, di un aperitivo in buona compagnia: anche dopo più di quarant’anni ci sembra di sentire nell’aria le voci ridenti dei Beatles nella loro indimenticabile “Love me do”. Con una punta di nostalgia… Ma un vino bianco può dare anche sensazioni più complesse, meno immediate, pur restando di facile approccio. Perché non pensare allora ad uno Chardonnay, magari con un breve passaggio fermentativo in legno? Il calice in mano, è il momento di “It’s for you” di Pat Metheny, raffinato chitarrista americano dotato di uno stile a cavallo fra country e jazz, una musica che prende l’orecchio ma lascia anche lo spazio per i pensieri.
La struttura aumenta, i suoni si fanno più ricercati, più sottili ma allo stesso tempo importanti: con un balzo nel tempo ci portiamo nella New York degli anni ’50 del secolo scorso, ottimismo e progresso in salsa americana. John Coltrane interpreta la grande tradizione della musica nera sposandola con la cultura industriale del Nordamerica. I chiaroscuri e le variazioni ardite di “My favorite things” non possono non ricordare la nuances olfattive e degustative che saprà procurarci un Pinot Nero dell’Alto Adige.
Il corpo e la struttura crescono, l’orchestra si fa più numerosa: una equazione che si applica ai suoni ma anche ai vini. La componente di un affinamento in legno più marcato ed il ruolo decisivo di un vitigno dalla personalità robusta ed elegante insieme quale è il Sangiovese: è quello che troviamo in un Chianti Classico Riserva, al quale ci sentiamo volentieri di “accordare” la “Sinfonia del Nuovo Mondo” di Dvorak, opera per definizione “internazionale” e di grande respiro.
Non appaia scontato chiudere con dolcezza, un invito alla quiete, alla tranquillità e alla serenità di un fine serata. Che ne dite del Coro a bocca chiusa che chiude il secondo atto della Madama Butterfly di Giacomo Puccini? Ci piace pensare, qui, ad un grande passito, come ad esempio un Sauternes, ove l’infinita gamma di profumi e sapori che un vino del genere ci può procurare crea un magnifico contrasto con la semplicità e la linearità del brano musicale.
Vino e musica, quindi, a muovere le nostre emozioni, a dare un contributo di benessere al nostro vivere quotidiano, nel profondo rispetto della soggettività che rende ogni nostra preziosa bottiglia e ogni nostro prezioso disco così unici.