Curiosità
Vino birmano
Scrive l’agenzia del Pime, AsiaNews :”Chiunque è sorpreso nel vedere un vigneto proprio qui, nel mezzo del Myanmar, con macchinari e tecnologie moderne” afferma Francois Raynal, produttore dell’azienda Red Mountain nello Stato Shan, ma la viticoltura è ormai realtà. Anche nella nazione asiatica, a lungo isolata da un regime militare fra i più duri al mondo, teatro nell’ultimo anno di riforme politiche e sociali, il nettare di Bacco comincia a essere una bevanda ambita e richiesta.
Per gli esperti la produzione birmana è sotto molti aspetti ancora oggi “molto sperimentale”, ma nei prossimi anni potrebbe svilupparsi in modo positivo e seguire le orme tracciate, nel continente, da Cina, Thailandia e India. I vitigni della Red Mountain – di proprietà di un ricco uomo d’affari birmano – fruttano ogni anno una media di 120mila bottiglie, vendute al prezzo di 10mila Kyat (circa 11 dollari) l’una. Leggi il resto di questo articolo »
Pane, Sopressa e Prosecco Col Fondo
Quando mio nonno andava a lavorare in campagna, si portava il pranzo nella gavetta e non mancava la bottiglia del vino. Allora il vino era considerato ancora un alimento e l’alcool non era demonizzato.
Non ho mai visto mio nonno ubriaco e neanche con la cirrosi, ha vissuto una vita degna di essere chiamata vita, ha lavorato tanto e sodo, ha cresciuto numerosi figli, grazie all’aiuto di quella grande donna che è stata mia nonna, ha ballato, scherzato, si è divertito ed è morto di vecchiaia.
Dicono che io gli somigli. Sono magra, iperattiva, scherzosa e non rinuncio al pasto Leggi il resto di questo articolo »
Vino: ‘gusto di tappo’ via, con brevetto
Un’azienda di Borgo Valsugana, la Brentapach, sfrutta un brevetto innovativo per la decontaminazione dei tappi di sughero da vino. Sviluppera’ nei prossimi due anni un progetto di ricerca applicata per incidere sulle perdite che le cantine vinicole subiscono per la contaminazione del vino in bottiglia da parte del tricloroanisolo contenuto nel sughero e responsabile del ‘gusto di tappo’. E’ stata accolta nel Business innovation center con un accordo negoziale all’assessorato all’Industria.
Ansa, 31/01/2013
Presto il museo del vino nelle cantine dei Gonzaga
Il Comune di Volta Mantovana continua a restaurare Palazzo Gonzaga. Più precisamente le sue cantine. L’idea è quella di allestire mostre e percorsi didattici in cui dare risalto ai vini dell’Alto Mantovano. Gli operai sono già al lavoro. Serviranno altri tre mesi per completare il restyling. L’operazione costerà quasi 300mila euro (100mila sono arrivati dal Gal e 45mila dalla Fondazione Cariplo).
Il complesso monumentale di Palazzo Gonzaga, al centro di Volta, comprende, oltre all’imponente dimora rinascimentale tra le più importanti della Lombardia, i monumentali giardini, su terrazzamenti digradanti collegati da scalinate, e le antiche scuderie. Il Palazzo assume la configurazione attuale per volontà dei marchesi Ludovico II Gonzaga e Barbara di Brandeburgo che nella seconda metà del Quattrocento, fanno ristrutturare edifici preesistenti di proprietà della famiglia. Il Palazzo nel Cinquecento passa ai Guerrieri, una famiglia amica dei Gonzaga e rimane loro fino a metà Ottocento quando torna ai Gonzaga. Durante le guerre di indipendenza, ospitò Francesco Giuseppe e Garibaldi. Leggi il resto di questo articolo »
Andrea Bocelli, grande cantante e grande produttore di vini
Una tradizione familiare da 200 anni a Lajatico
Il più popolare cantante d’opera di tutti i tempi, secondo il New York Times. Ma anche grande produttore di vini di eccellenza: non a caso Luca Maroni gli ha attribuito il Premio Merito al suo ultimo Sense of Wine. Dopo la musica, e insieme ai cavalli, la passione di Andrea Bocelli è infatti tutta per il vino, che la sua famiglia produce da quasi 200 anni in quel di Lajatico, nel cuore della Val d’Era, in provincia di Pisa.
Già nel 1730 i Bocelli lavoravano le terre del principe Corsini. Poi nel 1840 Gaspero Bocelli, acquistato un primo nucleo di poderi, mise su un’azienda a 360°, con seminativi, foraggio, frutta, olivi e vigne, all’insegna della più classica tradizione agricola toscana. Prima Alcide, poi Alessandro e ora Alberto, fratello minore del tenore ed effettivo conduttore della tenuta, e, più a distanza, Andrea, si sono negli anni dedicati a questa terra, motivo di soddisfazioni e di vanto personali. In origine papà Alessandro produceva un buon vino, che vendeva sfuso in damigiane destinate ai mercati del nord Italia, del quale andava particolarmente orgoglioso. Quando alla fine degli anni ’90 si ammalò, il desiderio di entrambi i figli (il successo di Andrea era già esploso con Il mare calmo della sera) fu quello di fargli vedere, prima di morire, il suo vino imbottigliato. Ma non fecero in tempo: fu allora che i due fratelli decisero di ristrutturare cantina e vigne e di dare inizio ad un serio processo di produzione con l’aiuto dell’agronomo Alfredo Tocchini e dell’enologo Paolo Caciorgna. Spiega infatti il tenore: “Da ragazzo il vino rappresentava il premio, la concessione straordinaria. Ma poi, ho imparato più tardi, è anche e soprattutto cultura. Una buona bottiglia di vino è, di fatto, una bottiglia di felicità”. Leggi il resto di questo articolo »
Come ti faccio diventare il vino la medicina del ventunesimo secolo
Un enoappassionato australiano, Greg Jardine, anche biochimico è riuscito a produrre un vino contenente fino a 50 volte il tenore di antiossidanti di una normale produzione
Alla ricerca dell’elisir di lunga vita potremmo scoprire che questo esiste già, anche se è stato necessario un aiutino da parte di un biochimico australiano.
Niente ogm o transgenico, niente aggiunte di sostanze esterne. Solo un processo di invecchiamento particolare che non incrementerebbe i livelli di tannino, che danno la sensazione astringente e sono anche potenziali allergeni, ma rendendo i polifenoli maggiormente liposolubili e perciò più assimilabili dal corpo umano.
Greg Jardine, enoappassionato ma anche biochimico, ha battezzato questo processo di sua invenzione col nome di “Modified polyphenols tecnology” e assicura che può essere utilizzata su qualsiasi vitigno e in qualsiasi luogo.
Ovviamente il sistema è stato brevettato e Greg Jardine si appresta a dar il via alla fase commerciale, con la sua nuova società: Dr Red Nutraceuticals.
Già, perchè sembra proprio che la ricerca di questo nobbista funzioni davvero, almeno stando alle indagini compiute Lindsay Brown, professore di biochimica all’Università del sud Queensland.
Ottenuto il vino prodotto da Jardine, Brown lo ha somministrato a topi malati di artrite. Nel corso di un test di 14 giorni, il vino ha eliminato l’infiammazione, il gonfiore e la rigidità degli arti nei roditori.
Obama festeggia Michelle: a cena con un vino di Bolgheri
Scelto un ristorante italiano. In tavola il “Costa di Giulia”
Il Made in Italy può salvarci dalla crisi, puntando su ciò che tutto il mondo ci invidia: i nostri paesaggi, il saper fare, l’eccellenza della moda e poi l’enogastronomia di altissima qualità. I nostri vini, apprezzati anche dall’uomo più potente al mondo, Barack Obama. Il presidente Usa ha infatti scelto – per festeggiare nei giorni scorsi il compleanno della moglie Michelle – un ristorante italiano, il “Cafè Milano” di Washington, locale di proprietà di Franco Nuschese, originario di Minori, borgo gioiello della Costiera Amalfitana. E in tavola non ci sono stati dubbi, Obama ha optato per due vini italiani, di cui uno rigorosamente toscano. Si tratta del prestigioso bianco di Castagneto Carducci “Costa di Giulia”, prodotto da Michele Satta.
Satta, nativo di Varese si è laureato in agraria a Pisa, trasferendosi poi in quella Castagneto Carducci, che è poi diventata il regno della sua passione, il vino. “L’intuizione di essere in un ambiente di altissima vocazione enologica e l’incontro con l’enologo Attilio Pagli, tutt’ora nostro caro collaboratore ed amico, mi hanno spinto a diventare un produttore di vino” – rivela Satta dalle pagine del suo sito.
Obama, nel corso della cena con menu esclusivamente italiano, tra i vini scelti ha assaggiato solo il bianco toscano. Vino che ben si sposa con l’immagine della consorte di Obama: “Costa di Giulia” è infatti un bianco fine ed elegante, proprio come Michelle. Insomma, se l’Italia vive con il mito dell’America, consoliamoci. In fondo anche il presidente Usa vive con il mito dell’Italia e della Toscana, almeno a tavola.
Bistecca e vino rosso. Abbinamento perfetto anche per la scienza medica
Uno studio dell’Università di Gerusalemme ha esaminato l’effetto del consumo di carne rossa con l’assunzione di un bicchiere di vino rosso, con risultati sorprendenti. Infatti, secondo i ricercatori, il vino rosso diminuirebbe gli effetti negativi della carne.
In particolare, secondo gli studiosi, sarebbero i polifenoli, noti antiossidanti, ad impedire l’assorbimento di composti negativi da parte dell’intenstino e quindi il loro passaggio al flusso sanguigno dove potrebbero creare danni.
In un periodo di quattro giorni, 14 volontari sono stati nutriti con una serie di piatti di cotolette di tacchino mentre un piccolo gruppo degli stessi ha ripetuto la dieta, ma in questa occasione ogni pasto è stato accompagnato con un bicchiere di vino rosso.
I partecipanti che hanno mangiato solo carne avevano un livello di malondialdeide, che modifica i livelli di colesterolo nel sangue, più elevato di quando hanno iniziati la dieta. Dopo soli quattro giorni di consumo di carne, il livello di colesterolo era maggiore del 97%.
Il colesterolo è responsabile dell’indurimento delle arterie e della creazione di placche che causano problemi cardiaci.
Al contrario chi mangiava carne con accompagnato un bicchiere di vino rosso aveva livelli di colesterolo invariati oppure, in qualche caso, addirittura diminuito.
Lo studio, che verrà presto pubblicato sul Journal of Functional Foods spiegherebbe le ragioni di precedenti studi sugli effetti positivi del vino rispetto alle malattie cardiocircolatorie.
Ron Kohen ha così spiegato che “vengono confermate le ricerche che correlano il consumo di carne con un aumento del rischio di infarto ma introduce anche un elemento di novità. Cibi ricchi di polifenoli, se inseriti nella dieta, ridurrebbero questi effetti nocivi.”
Allarme di Coldiretti Bergamo: il vino è «ubriaco» di burocrazia
I viticoltori non ne possono più di essere vessati da scartoffie e adempimenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è e-Bacchus, il sistema elettronico imposto dall’Unione Europea che si sta rivelando un’inutile complicazione burocratica per le aziende.
La Coldiretti bergamasca si fa così portavoce dell’esasperazione dei produttori vitivinicoli dal 1° gennaio scorso alle prese con l’obbligo di integrare tutti i documenti di trasporto, per ogni tipo di vendita, sia allo stato sfuso che confezionato, con il codice della denominazione del nuovo registro europeo, denominato e-Bacchus.
La procedura prende origine dal fatto che in base al nuovo regolamento la Commissione prevede la nascita di documenti elettronici che andrebbero generati e trasmessi per via informatica, costituendo di fatto la base del sistema di certificazione dei vini a indicazione geografica.
In questo senso il futuro documento di accompagnamento elettronico dovrebbe recuperare le informazioni relative alla certificazione e riportare in automatico il codice di riferimento della Do/Ig consultabile oggi in un elenco digitale europeo dei vini chiamato appunto e-Bacchus. Leggi il resto di questo articolo »
Vino in musica, viaggio fra i cantautori italiani
Alla ricerca della conferma di quanto il vino sia un concetto presente nell’espressione artistica, vogliamo andare stavolta alla ricerca delle tracce “enologiche” che si possono trovare nei testi della musica moderna, di quella “canzone popolare” che fa parte della nostra quotidianità.
Emblematica, in questo senso, è “Il vino”, lascito prezioso del grande (e troppo poco apprezzato) cantautore livornese Piero Ciampi: “Ma com’è bello il vino, rosso rosso rosso…”, un inno alla bevanda di Bacco come metodo per dimenticare le pene della vita.
Su questa linea malinconica, colorata da sfumature che richiamano momenti politici del recente passato, galleggia anche il bolognese Claudio Lolli nella sua “Albana per Togliatti”: “A quel vino ci mettiamo sotto come a una cascata, è così rosso, anche se è Albana…”. Restiamo nel fertile terreno della musica d’autore italiana con il suo forse più grande interprete, Fabrizio De Andrè e la sua “La Collina”: “Dov’è Jones il suonatore che fu sorpreso dai suoi novant’anni e con la vita avrebbe ancora giocato, lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all’amore né al cielo”.
Ma il vino è anche allegria, gioia di vivere, sensazioni forti come quelle descritte da Francesco Guccini nella sua torrenziale “L’Avvelenata” : “mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino…”. Leggi il resto di questo articolo »