Curiosità
Vino vegano: perchè si produce, come si produce, chi lo produce
Una filosofia di vita più che una scelta alimentare: questo è il veganismo che negli ultimi anni si sta diffondendo in modo esponenziale tra la popolazione.
Una filosofia che si basa sul categorico rifiuto di qualsiasi forma di sfruttamento dell’animale in ogni campo della propria vita, quello alimentare innanzitutto.
La domanda da porsi a questo punto è: ma i vegani possono bere il vino? e soprattutto, perchè non dovrebbero?
La risposta è si, possono farlo, ma a patto che nella produzione di esso non siano mai state utilizzate sostanze di origine animale; le sostanze da rifuggire sono per lo più gelatina, sangue bovino, albumina, caseina, caseinati, colla di pesce e colla d’ossa, tutte generalmente utilizzate in fase di chiarificazione del vino.
Da pochi anni a tutela del consumatore esiste una certificazione Vegan per il vino che viene rilasciata dall’Icea di Bologna: un rigido disciplinare da rispettare per ottenerla e indicazioni puntuali e precise da riportare in etichetta (compreso il divieto di scrivere sulla bottiglia che il vino può essere degustato in abbinamento a carni e alimenti di origine animale).
Contrariamente alla produzione biologica che da anni ha visto crescere il numero di aziende produttrici, in Italia sono ancora poche le cantine che hanno deciso di destinare l’intera produzione al vino vegan.
Cerfeda Dell’Elba, azienda pugliese guidata da Alessandro Inzirillo, produce da qualche anno vini vegani e biologici : la coltivazione dei vigneti, nella tenuta, segue i principi di un’agricoltura olistica, rispettosa di ogni forma di vita.
Un impegno ed una fatica costanti, premiati nel bicchiere, in cui si ritrovano vini dai colori brillanti, vivi, dalle caratteristiche note agrumate e floreali che sanno davvero stupire!
www.viniesapori.net – 07/03/2015
Palio di Siena: vino rosso per dipingere il “drappellone” della Madonna dell’Assunta
A pensarci, è davvero strano che finora a Siena non ci avessero pensato prima. Ma, come recita l’adagio, non è mai troppo tardi. E infatti è arrivato il momento di fare dipingere il “drappellone” del Palio di Siena utilizzando il vino, mescolato con altri colori.
Lo ha deciso per la prima volta la Giunta comunale senese che ha affidato l’incarico di dipingere il Palio all’artista fiorentina Elisabetta Rogai, nome legato a EnoArte@, ovvero una tecnica pittorica che consente di dipingere usando anche il vino rosso.
Il “drappellone” a base di vino verrà assegnato al vincitore del Palio della Madonna dell’Assunta in calendario il prossimo 16 agosto.
Il mandato della Giunta specifica che l’artista dovrà dipingere il Palio salvaguardando i diversi requisiti iconografici e cromatici che caratterizzano ogni edizione dell’opera.
Per cui il vino sarà integrato da altri materiali e riferimenti allegorici che richiamano uno dei tratti più tipici e universalmente riconosciuti dell’identità territoriale senese: quello della produzione agroalimentare e del secolare legame tra la città e le sue campagne.
nicoladantebasile.blog.ilsole24ore.com – 05/03/2015
Vino dal dna: il progetto per far rivivere le viti della Serenissima
Riportare in vita le antiche viti della Serenissima all’interno del convento dei Carmelitani Scalzi: è l’ambizioso progetto del Consorzio Vini Venezia che attraverso lo studio del dna delle piante dell’epoca vuole far rinascere il vigneto.
IL PROGETTO. All’idea hanno lavorato studiosi del calibro di Attilio Scienza, le università di Berlino, Padova e Milano ed enti come il Crs-Vit di Conegliano: una task force di esperti che ha analizzato la mappatura genetica per oltre due anni con il compito di far rinascere l’orto giardino del convento di Cannaregio.
PRIMO LAVORO. Un piano difficile ma non impossibile: utilizzando il materiale genetico prelevato dalle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, giardini e altri luoghi, infatti, è già stato realizzato un primo lavoro: un vigneto nell’isola di Torcello.“
www.veneziatoday.it – 05/03/2015
La birra italiana conquista anche i pub In aumento le esportazioni in Inghilterra
La birra artigianale italiana non seduce soltanto gli italiani, ma ora va alla conquista dei pub inglesi.
Lo rivela un’analisti compiuta dalla Coldiretti (la più importante della associazioni legate alle attività agricole), in cui si rivela come le esportazioni siano cresciute nettamente nel corso del 2014: le vendite all’estero sono aumentate del 13 per cento rispetto all’anno precedente, con oltre la metà della spedizioni dirette nel Regno Unito n’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi i primi dieci mesi del 2014.
A sostenere le esportazioni, sottolinea la Coldiretti, è anche il boom nella produzione artigianale di birra Made in italy con oltre 600 microbirrifici nel 2014 rispetto alla trentina censiti dieci anni fa, in netta controtendenza alla crisi.
“La produzione di 30 milioni di birra artigianale italiana, destinati per il 10% all’esportazione, rappresenta anche – prosegue la Coldiretti – una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore. Leggi il resto di questo articolo »
Il Vino Santo trentino, che sfida il destino nella Valle dei Laghi
Oggi siamo in Trentino, sulle rive del Lago di Cavedine; il paesaggio è quello della Valle dei Laghi.
Le coordinate geografiche sono 46°1 Nord e 10°56’ Est.
Non ero mai stato nella Valle dei Laghi e non avevo mai bevuto il Vino Santo trentino, una specialità che spesso viene confusa con il Vin Santo toscano. Sono mondi diversi e bisogna conoscerli entrambi per apprezzarli.
Partiamo da Trento al mattino presto e in poco più di mezz’ora arriviamo a destinazione. Mentre guido penso ai cartoni animati della mia infanzia e a un gruppo di giovani dinosauri che varcava i confini del mondo ghiacciato per andare alla ricerca della valle incantata.
Noi non siamo giovani dinosauri, però come loro sgraniamo gli occhi quando usciamo dalla galleria e ci troviamo sul Lago di Toblino. L’impressione è proprio quella di essere finiti nella valle incantata: un luogo nascosto e magico, incassato tra le montagne, protetto dei venti e dal gelo. Leggi il resto di questo articolo »
Vino: brevetto made in Italy per tappo di sughero senza collanti
Dall’Italia arriva la risposta all’allarme Usa nei confronti dei tappi in sughero microagglomerato contenenti sostanze ritenute potenzialmente cancerogene.
Il brevetto dell’azienda vicentina Labrenta dice, infatti, ‘no’ ai collanti poliuretanici nei tappi.
Sughera è la linea di chiusure che nasce da una mescola di materiali termoplastici che, grazie a un particolare agente compattante/agglomerante, sono in grado di agglomerare e trattenere efficacemente le particelle in sughero a contatto con liquidi alcolici per un lungo periodo.
Questo tipo di chiusure, frutto di 10 anni di ricerca italiana e prodotte completamente nel nostro Paese, contengono polimero termoplastico e sono quindi completamente riciclabili.
Esse sono composte da una granina in sughero di qualità, perfettamente sterilizzata in modo da togliere eventuali contaminanti.
Il brevetto Sughera permette, quindi, di dire ‘basta’ al contatto delle colle con il vino. Leggi il resto di questo articolo »
Piemonte, non solo rossi
l primo vino dell’ultima vendemmia per le cantine Franco Roero di Montegrosso d’Asti, situate in pieno Monferrato astigiano, non smentisce, anzi conferma ancora una volta, la potenzialità di un territorio da secoli vocato per i grandi vini rossi, barbera doc – docg in primis.
Ma da qualche decennio la regione subalpina si pone al centro dell’attenzione del settore vitivinicolo anche per la produzione di vini bianchi secchi di alto profilo. A base di vitigni pregiati: chardonnay, cortese, sauvignon, timorasso, solo per citarne i maggiori.
Nel comune di Montegrosso d’Asti eccezionali condizioni pedoclimatiche, ben conosciute agli appassionati cultori di bacco, concorrono ala qualità intrinseca delle uve e dei vini.
Il vigneto impiantato a chardonnay è di piccole dimensioni, circa 0,7 ha. Il proprietario Franco Roero, vignaiolo, nonché enotecnico, presta particolare attenzione ad ogni intervento in vigna: potatura scarsa, equilibrio verde – legno ottimale, concimazione solo organica.
La resa delle uve è limitata grazie a razionali diradamenti, in un percorso qualitativo che continua in cantina: pressatura tradizionale molto soffice, l’aggiunta di additivi e coadiuvanti è minimale.
Si ottiene un Cardonnay giallo paglierino tenue, con un profumo ove dominano suadenti note fruttate-fiorali tra cui mela verde, limone, salvia e un gusto secco, di buona struttura e armonia e dal finale piacevolmente mandorlato.
Va consumato giovane, ma evolve in positivo per alcuni anni.
Da abbinare con antipasti a base di uova e verdure, pesci bolliti, molluschi, crostacei, minestre, zuppe, paste e formaggi freschi.
Servire a 10-12 gradi in bicchieri tulipe o iso. Sui 5 euro.
espresso.repubblica.it – 09/02/2015
Le Langhe si dividono sulla “cantina pop”
Due megascatole di vino sovrapposte e una grande scritta: «L’astemia pentita».
E’ in Langa che sta nascendo la prima cantina «pop» d’Italia. E non in una Langa qualunque, ma nel più antico e prezioso cru di Barolo, Cannubi, dove da sempre i produttori fanno a gara per poter piantare anche solo poche viti e la propria bandierina.
All’inizio di questa dolce collina dai fianchi rotondi e tutelata dall’Unesco, sono appena caduti i veli su una nuova architettura del vino che farà molto parlare di sé.
A firmarla è l’architetto cuneese Gianni Arnaudo, che giocando con lo zoom ha disegnato due cassette di legno come quelle che contengono le bottiglie, Leggi il resto di questo articolo »
Riscritta la storia del vino, scoperto in Sardegna il più antico vitigno del Mediterraneo
Si è sempre pensato che le origini dell’antica tradizione vinicola della Sardegna fossero da attribuire all’introduzione della vite domestica da parte dei fenici presenti nell’isola a partire dall’800 a.C.
Ma il rinvenimento di oltre 15.000 semi di vite perfettamente conservati in fondo a un pozzo nel sito nuragico di Sa Osa (Cabras, Oristano) dimostra che la viticoltura in Sardegna era già conosciuta e che probabilmente ebbe un’origine locale e non fu importata dall’Oriente.
La scoperta è il frutto di oltre 10 anni di lavoro condotto sulla caratterizzazione dei vitigni autoctoni della Sardegna e sui semi archeologici provenienti dagli scavi diretti dagli archeologi della Soprintendenza e dall’Università di Cagliari.
L’équipe archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (CCB), guidata dal professor Gianluigi Bacchetta, ha analizzato i semi e, grazie alla prova del carbonio 14, li ha fatti risalire a circa 3000 anni fa, il periodo di massimo splendore della civiltà nuragica. Leggi il resto di questo articolo »
Il vino protagonista della cultura dell’antica Roma
Dopo dieci anni di scavi torna alla luce la “Via Sacra”, strada che conduceva a Satricum, l’antico nome di Borgo Le Ferriere, importante snodo commerciale dell’Agro Pontino.
La via, risalente alla fine del VI sec. a.C., si trova nei terreni dell’Azienda Casale del Giglio che nel corso delle ricerche (2003-2013) ha sostenuto il recupero di parti della città preromana, di cui è stato rinvenuto anche un calice in ceramica usato per il vino risalente al V secolo a.C., il che fa pensare ad una cultura enoica legata a queste terre fin dai tempi più antichi.
Questi i risultati del “Progetto archeologico di Satricum”, Leggi il resto di questo articolo »