Curiosità

Caso Sauvignon: «Non esistono prove di sofisticazione»

Per i produttori è andata bene.

I periti hanno confermato che non esiste prova scientifica dell’uso da parte dei produttori di vino dei prodotti dell’enologo.

Lo ha affermato oggi – come riferito dall’Ansa – l’avvocato Giuseppe Campeis, al termine dell’ udienza – durata un paio d’ore – per ascoltare in contraddittorio tra le parti i due consulenti tecnici incaricati dal Gip di Udine di analizzare in incidente probatorio i campioni di mosto e vino prelevati nell’ambito dell’inchiesta sul Sauvignon.

«La Procura – ha aggiunto Campeis – ha insistito sul fatto che le prove siano venute meno per ossidazione.

Ipotesi che, su domanda della difesa, i periti dicono essere assolutamente astratta.
Non ci sono elementi e letteratura per dire in che tempi e a che condizioni il fenomeno si verifica. Siamo nel campo delle ipotesi».

Nei campioni di due cantine sono state trovate tracce di mesitile ossido, sostanza trovata in possesso dell’indagato e che secondo gli investigatori potrebbe essere stata usata per adulterare il mosto.

Ma secondo i consulenti il quantitativo è stato giudicato talmente basso da non poter stabilire se sia una presenza naturale o artificiale.

«Il tracciante – ha chiarito l’avvocato Ponti con il suo consulente – è presente nel vino in percentuali infinitesimali, ma la letteratura scientifica prevede che sia possibile una presenza naturale di questa sostanza in tutti i tipi di vino o, ad esempio, in altri preparati di frutta con principi di fermentazione».

www.udinetoday.it – 16/12/2015

Di che annata è la bistecca? Il manzo vintage da 3mila euro «millesimato» come il vino

Di che annata è la bistecca? La domanda suona inquietante ma in questo caso nessuno sta mettendo in dubbio la bontà della carne.

Nè il blasone del ristorante che la sta servendo.

Anzi. Un giovane allevatore e macellaio francese, Alexandre Polmard, utilizza infatti un rivoluzionario sistema per «ibernare» le sue carni, che porta a meno 43 gradi e poi investe con un soffio di aria fredda sparata a 120 km all’ora.

Questo fa sì che, sostiene Polmard, la bistecca non solo non perda qualità e sapore ma addirittura diventi un’esperienza culinaria unica.

Tanto che la sua carne «vintage», prenotata con mesi di anticipo dai migliori ristoranti del mondo può arrivare a costare due-tremila euro: è il caso, per esempio, di una Blonde Aquitania (la razza del bovino) del 2000, «quotata» fino a 3mila euro.
Gli animali in questione finiscono male ma vivono bene: sono allevati all’aria aperta, nella tenuta di famiglia nel Nord Est della Francia, con un trattamento che Polmard definisce «a cinque stelle». Leggi il resto di questo articolo »

Turchia, vino a ostacoli tra tasse e estremismo islamico

Dopo una difficile vendemmia, il risultato delle elezioni turche del 1 Novembre è stato una doccia fredda per i viticoltori turchi.

La vittoria dell’AKP, fondato dal Presidente Erdogan, ha dissolto le speranze di un alleggerimento della legislazione punitiva e della tassazione esorbitante che regolano la produzione di alcolici. Ironicamente, le elezioni sono state tenute proprio nel periodo in cui si assaggia il vino novello.

Fino a pochi anni fa, i vini turchi erano considerati la rivelazione del panorama enologico mondiale, ma oggi i produttori sono stremati dalle politiche che l’opposizione attribuisce all’ispirazione islamista del partito di Erdogan.

Nonostante tutto, l’annata 2015 sarà memorabile: le gelate primaverili e le grandinate hanno provocato una vendemmia  di scarsa quantità ma che si annuncia di altissima qualità.

www.repubblica.it – 02/12/2015

Il cavallo nelle vigne nell’azienda Coffele

Sembra addirittura irreale, in una società iper tecnologica, quella già del 3.0, quella delle battaglie per la ferrea protezione di ogni specie animale, riemerge la tendenza di considerare il cavallo utile, persino indispensabile, nei lavori in campagna e in vigna, specie in quelle in condizioni “estreme”.

La multifunzionalità del cavallo è da tempo sfruttata in molteplici utilità sociali, dall’ippoterapia all’ippoturismo, esistono società ispirate a correnti di psicologia cognitiva che usano il cavallo in corsi di management.

Oggi, da qualche anno, in verità, sul modello di una grande azienda francese nella Borgogna, anche in Italia si eliminano i mezzi meccanici per preferire il traino, Cavallo in vigna per I-vini-estremi-italiani-15esempio seguito anche in piccole aziende italiane, come quella pugliese di Gianfranco Fino o quella di Emma e Roberto Di Filippo nel cuore dell’Umbria, e quella di Massimiliana e Henry di Castello di Tassarolo, in provincia di Alessandria. Leggi il resto di questo articolo »

Nuovo attacco al vino dalla UE

I vini che hanno più mercato, spiegano gli operatori, fanno gola a tradizionali competitor come la Spagna, ma anche a Paesi emergenti nel panorama viticolo comunitario che vorrebbe equiparare l’uso di vitigni internazionali come Chardonnay e Merlot con gli autoctoni, un patrimonio particolarmente caratterizzante il Vigneto Italia.

«Siamo di fronte all’ennesimo attacco al vino – commenta il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni – da parte di Bruxelles.

La liberalizzazione per i vini che prendono il nome dal vitigno, come nel caso del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del Verdicchio di Matelica, è pura follia. Per le Marche poi sarebbe come buttare all’aria il lavoro fatto negli ultimi 40 anni». Leggi il resto di questo articolo »

Giappone & vino: donne protagoniste

Se c’e’ chi dubita sull’efficacia della “Womenomics” proclamata dal governo giapponese, di sicuro nel Sol levante le donne sono gia’ diventate protagoniste in un settore: il vino.

Una volta, lo erano solo di riflesso, nel senso che l’uomo ordinava vino per cercare di fare bella figura.

Ora sono loro a guidare la dinamica dei consumi nel senso piu’ vero e nobile, in esperienza e competenza.

Un trend suggellato dall’ultima Jet Cup, manifestazione giunta alla nona edizione che incorona il migliore sommelier giapponese di vini italiani.

L’edizione di quest’anno e’ stata vinta da Miki Wakahara, bravissima a indovinare vitigni, annate e cantine e a consigliare i migliori abbinamenti con i cibi.

Ha prevalso sui rivali (dopo selezioni in tutto il Paese tra 138 concorrenti) nella finale svoltasi all’Istituto Italiano di cultura di Tokyo, Leggi il resto di questo articolo »

Vino novello, per favore, non chiamatelo vino

Non discuto la convenienza commerciale di un prodotto che arriva prima del giusto tempo e consente alle aziende l’introito della prima moneta. Ma da qui a chiamare «vino» il vino novello, ce ne vuole!

Partiamo dalla sua storia. Tutto nasce in Francia, nei dintorni di Lione, dove uve di scarsa attrazione commerciale e di pessimo rendimento in vino non riuscivano ad avere il loro mercato e rimanevano sulle piante.

I francesi che sono furbetti inventarono un bel nome evocativo, “Beaujolais nouveau”, Leggi il resto di questo articolo »

Siria: il vino più pericoloso del mondo

È stato denominato “il vino più pericoloso del mondo”. È il vino rosso prodotto dal Domaine de Bargylus Grand Vin de Syrie.

Il pericolo non sta nel berlo quanto nella coltivazione dei vigneti visto che la Siria è dilaniata dalla guerra e spesso piovono missili.

Il proprietario del vigneto Karim Saade rivela: “ogni sei o sette mesi abbiamo un po’ di bombardamenti. Grazie a Dio non abbiamo avuto perdite umane. L’unico danno è stato materiale e il materiale può essere sostituito”.

Ma non sono solo i missili a rendere pericolosa la coltivazione della vite, Leggi il resto di questo articolo »

Charb in Paradiso con un calice di vino (senza bollicine)

Ignoravo che Charb, l’autore satirico ucciso dai coranisti nell’assalto alla redazione di Charlie Hebdo, oltre che un critico della religione fosse un sagace critico enologico.

Lo scopro leggendo “Ridete, per Dio” (Piemme). Charb si avvide che gli champagnisti sono non meno ottusi dei coranisti, sebbene ovviamente molto meno pericolosi, e dedicò un capitolo del libro ai cultori del “piscio aspro e frizzante”, per la gioia di noi detrattori: “Anche chi non beve mai nulla di alcolico è stato costretto ad avvicinare le labbra a una coppa. Se rifiuti di adempiere al rito, il maestro cerimoniere ti dirà che se non ti è mai piaciuto è solo perché non era del migliore.

E così, convinto che questa volta avrai la fortuna di assaggiare un nettare delizioso, ficchi le labbra in quel maledetto bicchiere… Puah! E’ una schifezza immonda”.

Infine scrisse una frase degna dei maestri che mi hanno insegnato a fuggire lo champagne non in quanto vino troppo aristocratico bensì, al contrario, in quanto vino troppo plebeo, e sto parlando di Kingsley Amis, Gianni Brera, Alexandre Dumas, Mario Soldati: “Gli insulsi e i mediocri credono di poter compensare la loro assoluta mancanza di senso della festa con un po’ di vinaccio con le bollicine”.

Charb oggi si trova nel paradiso dei martiri della libertà: prego che vi possa liberamente bere molto vino bianco. Fermo.

www.ilfoglio.it – 29/10/2015

Alla scoperta del vino Enantio, prodotto da viti di 150 anni

Nella valle tra l’Adige e il Monte Baldo, cresce un vigneto straordinario, l’Enantio.
A custodire questo prezioso dono della natura la famiglia Fugatti che oltre 50 anni fa ha fondato la Cantina Roeno.

Cristina che insieme ai fratelli Roberta e Giuseppe ha preso in mano le redini della azienda, segue la coltivazione della vite e la produzione del vino.

“Questo è il vigneto di Enantio. Ha una particolarità, è un vigneto storico dove tutte viti sono a piede franco prefillossera, perciò viti che hanno più di 150 anni”. Leggi il resto di questo articolo »