Curiosità

Un Brunello il miglior vino del mondo

Un Brunello il miglior vino del mondo

Il Cerretalto, il Brunello di Montalcino dell’azienda Casanova di Neri, annata 2010, è il miglior vino del mondo secondo il super sommelier Luca Gardini.

La classifica è pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport, nello speciale Gazza Golosa.

Quest’anno si è scesi da 100 a 50 etichette, per una selezione ancora più marcata.

L’anno scorso un altro Brunello della stessa azienda, il Tenuta Nuova 2010, si era classificato al terzo (primo tra gli italiani) dopo aver ottenuto il riconoscimento più ambito per un produttore di vino che esporta all’estero, i 100/100, il massimo, assegnato da Robert Parker di Wine Advocate.

La classifica in centesimi è una delle novità per Gardini, Leggi il resto di questo articolo »

Vino, consumi Italia torna il segno più, Lambrusco n° 1, strabilia la Passerina

Eppur si muove, direbbe il grande scienziato e astronomo. Ma qui non è un teorema scientifico che si intende scomodare, ma qualcosa di molto più accessibile alla vita materiale come possono esserlo i consumi di vino.

In particolare la domanda domestica che, dopo un lungo letargo, sembra rivitalizzarsi di colpo. Almeno così lasciano intuire i risultati di una ricerca di mercato realizzata IRI di Milano, che per conto di VinItaly ha studiato l’andamento dei trend in atto del vino confezionato esitato dalla rete nazionale della grande distribuzione moderna.

Gli analisti hanno infatti appurato che nel 2015 la rotazione delle bottiglie sugli scaffali della Gdo è stata più veloce che in passato.

È emerso che gli acquisiti delle famiglie sono aumentati (rispetto al 2014) del 2,8% a volume, a fronte di un +4% in valore. Ancora segno più ma più modesto l’incremento riportato dai prodotti a denominazione di origine (Docg, Doc, Igt): +1,9% in quantità e +3,8% in valore.

Balza subito all’occhio il gap tra crescita in quantità e valore, Leggi il resto di questo articolo »

Vino, bottiglie da 0,375 in netto aumento

Piccolo è bello: da qualche anno ormai le bottiglie di vino da 0,375 litri non sono più una prerogativa di alberghi e ristoranti, ma stanno spopolando anche nei negozi al dettaglio.

La conferma arriva dai dati di vendita delle cosiddette «mezze bottiglie» prodotte da Cantina Colterenzio, che negli ultimi anni hanno registrato un costante incremento.

Ristoratori e albergatori sono concordi: sempre più clienti ordinano le mezze bottiglie al posto delle tradizionali bottiglie da 0,75 litri.

«Il motivo principale è senza dubbio il limite del tasso alcolemico dello 0.5 g/l, che induce molte persone a non rischiare», spiega Wolfgang Raifer, direttore di Colterenzio.
A questo si aggiunge il desiderio del cliente di assaggiare più etichette durante lo stesso pasto o di bere un vino diverso dagli altri commensali.

Questa tendenza è confermata dagli ottimi dati di vendita delle «mezze bottiglie» prodotte da Colterenzio, una delle prime cantine a prevedere il successo del formato tascabile ed a imbottigliare diversi vini del proprio assortimento in bottiglie da 0,375 litri.

altoadige.gelocal.it/bolzano – 08/03/2016

Da Valencia per studiare i vini

Di internazionalizzazione della Cantina ne ha parlato di recente il presidente Lino Fancello che ha ottenuto un finanziamento ad hoc, ma sicuramente non era inclusa una tirocinante spagnola.

Luisa Segura, una giovane laureanda di Valencia è piombata quasi per caso l’estate scorsa a dorgali nella casa di trasformazione dell’uva di via Piemonte dove adesso passa le giornate a fare analisi tra provette e vini.

Era arrivata in Sardegna nel mese di settembre in vacanza con la mamma. «Volevo conoscer questa isola – racconta – e me ne sono innamorata, in particolare di Dorgali e della Cantina sociale. Tutto bello ma è la gente che lavora qui che mi ha conquistato.

Sono arrivata in Sardegna perche attratta dalla fama della zona blu, nel mondo ne esistono solo cinque, e sono le zone dove abita la gente più longeva delle terra. Sono in California, Okinawa in Giappone, Costa Rica, Sardegna e Grecia».

La più vicina era la Sardegna, quindi ha cominciato qui . Leggi il resto di questo articolo »

Il metanolo 30 anni dopo: così è rinato il vino italiano

Che una disgrazia possa avere qualche vantaggio lo dimostra la strana vicenda del vino al metanolo, che trent’anni fa di questi giorni riempiva le pagine dei giornali italiani.

Allora morirono 23 persone e tante altre restarono cieche o con danni neurologici irreversibili.

Oggi, trent’anni dopo, il vino italiano è però molto più buono. Molto più sano. Molto più apprezzato. Molto più venduto.

Tutto iniziò il 17 marzo 1986 quando molte persone si sentirono male per avere bevuto vini prodotti dall’azienda Ciravegna in provincia di Cuneo.

I titolari, padre e figlio, avevano aggiunto al vino – allo scopo di aumentarne la gradazione alcolica – dosi elevatissime di metanolo.

Una componente naturalmente presente nel vino perché prodotta dalla fermentazione dell’uva ma che in quantità elevata quali quelle usate dall’azienda di Narzole poteva rivelarsi fatale. E in molti casi fu proprio così.

Le successive indagini scoperchiarono una pratica omicida diffusa per risparmiare da diverse aziende sparse in tutta Italia: in Veneto, in Romagna, in Puglia.
Seguirono altre morti, processi, condanne. Seguì soprattutto la damnatio memoriae del vino italiano che chiuse l’anno di disgrazia 1986 con una contrazione del 37 per cento della produzione e una flessione del 25 per cento nel valore rispetto all’anno precedente.

Alcuni Paesi, come la Germania, bloccarono addirittura i vini italiani per settimane alle dogane.Fu il punto più basso del vino italiano. Che in quel momento poteva morire o rinascere e, dopo una lunga agonia, decise di rinascere.

Puntando su un sistema di denominazioni e di controlli più rigido, su una qualità più elevata, su una comunicazione più accurata. Furono piantati allora, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, i semi che avrebbero fatto crescere il vigneto Italia facendolo diventare il secondo più importante del mondo.

Per qualcuno anche il migliore. Ma questi – si sa – sono gusti. Leggi il resto di questo articolo »

Apre a Shanghai la prima wine academy italiana

Aprirà il 2 aprile a Shanghai la “Taste Italy! Wine Academy”, la prima wine school italiana interamente dedicata agli appassionati cinesi di vino.

Ad esportare in Oriente i corsi per gli amanti del vino italiano è stata la società fiorentina Business Strategies, rappresentata al Chinese Wine Summit di Shanghai dall’amministratore delegato Silvana Ballotta.

La scuola, patrocinata da Ismea (l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), avrà sede nel quartiere di Xintiandi noto per la sua impostazione occidentale e per l’apertura al vino europeo, e offrirà corsi dedicati a Wine Lovers (I e II livello), a cui seguiranno anche i corsi Wine Professionals (I e II livello).

L’approccio al vino, dalla cultura del prodotto alla degustazione, sarà mediato da una costante attenzione ed “educazione all’italianità”, a partire proprio da una presentazione complessiva delle eccellenze del Belpaese. Leggi il resto di questo articolo »

Barone di Serramarrocco, superbo Perricone

Barone di Serramarrocco 2012 Igt Sicilia di Barone di Serramarrocco, è un vino dalle caratteristiche uniche, espressione di un territorio e un vitigno in perfetta simbiosi. Un piacere degustarlo.

Il tempo scorre fra corsi e ricorsi storici; ciò che è stato scompare, per poi ripresentarsi dopo molto tempo. Così è stato per il Perricone (detto anche Pignatello), una varietà autoctona di pregio il cui declino sembrava inarrestabile, ma che improvvisamente è stata riscoperta da vigneron attenti.

Il Barone di Serramarrocco 2012 Igt Sicilia è un ottimo risultato del recupero di un vitigno straordinario come il Perricone, espressione del territorio trapanese, particolarmente vocato alla viticoltura di qualità.

Un rosso di struttura, elegante, avvolgente, dai profumi complessi di frutti rossi, tabacco, cioccolato che affascinano l’olfatto. Leggi il resto di questo articolo »

Tutela salda per l’etichetta dei vini

Bruxelles lancia una ciambella di salvataggio per i vini italiani con nome corrispondente ai vitigni autoctoni.

La Commissione europea infatti va verso un dietrofront sulla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione, come Lambrusco e Vermentino.

A dare la notizia è stato Paolo De Castro, coordinatore per il gruppo S&d della commissione agricoltura dell’Europarlamento: «Il direttore generale Joost Korte, a seguito delle nostre osservazioni, ha dichiarato che proporrà al commissario per l’agricoltura Ue Phil Hogan il ritiro dell’atto delegato sul vino», ha annunciato De Castro dopo uno scambio di vedute con l’esecutivo Ue sull’allineamento e la semplificazione della legislazione secondaria dei settori vino e ortofrutta.

Se Korte farà quanto dichiarato all’Europarlamento, «sarà un importante successo per i nostri produttori, Leggi il resto di questo articolo »

Dopo quella del vino, ecco anche la fontana della birra

Dopo quella del vino, ecco anche la fontana della birra

La fontana del vino è conosciuta ormai dai tempo.

E’ quella delle “Cantine di Irache“, costruita in pietra nel 1991, e situata nella città di Estella, lungo il “Cammino di Santiago de Compostela“.

Si tratta di un punto di ristoro che offre la possibilità al pellegrino di scegliere se bere acqua o vino, gratuitamente.

Ma non tutti sanno che ora è arrivata anche la fontana della birra, dalla quale poter attingere bionde, rosse, doppio molto, lager, pils o qualunque altro tipo dell’amatissima bevanda si preferisca.

Si trova in Slovenia, con precisione a Zalec, un centro agricolo specializzato nella produzione del luppolo.

La cittadina è così dedita alla produzione di birra che nel simbolo comunale c’è proprio il luppolo verde.

Ora, l’amministrazione ha deciso di incentivare il turismo alquanto carente, dando vita alla prima fontana di birra d’Europa.

La fontana è ancora in costruzione, e i lavori prevedono una spesa di 170 mila euro, tanto che una parte della giunta si è mostrata contraria a sborsare tale somma.

Ma gli introiti, sperano gli ideatori, potranno ripagare le uscite, dato che chi vorrà accedervi dovrà pagare 6 euro, prezzo nel quale sono compresi tre boccali di birra.

www.meteoweb.eu – 23/02/2016

Feteasca Neagra, il rosso di Romania

Da italiani è arduo appassionarsi ad uvaggi non indigeni. E se il nostro mercato è di difficile penetrazione per i vitigni internazionali, lo è ancor di più per i vitigni autoctoni di altre nazioni.

Talvolta, guidati dalla curiosità e dal desiderio di scoperta, ci si imbatte invece in piacevoli sorprese.

La nazione è in questo caso la Romania, con un territorio straordinariamente vocato alla vitivinicoltura per ragioni climatiche ed un terroir particolarmente distintivo.

Il Paese si è dimostrato come un produttore vinicolo da attenzionare sia per quantitativi prodotti che per la recente qualità dei suoi vini.

La storia enoica romena risalirebbe all’incirca al 2000 a.c., periodo in cui i Daci avrebbero approntato le prime rudimentali pratiche di addomesticazione della vitis vinifera e vinificazione.

Tale riferimento storico è stato confermato dal rinvenimento di semi nella valle del fiume Prut nella regione Iasi.

Oggi la Romania è uno dei primi dieci produttori vinicoli del mondo, e può contare su una varietà di vitigni autoctoni che ne renderanno crescente l’interesse.

Inoltre, con l’ammodernarsi delle tecniche enologiche e con la formazione internazionale dei giovani enologi, i livelli qualitativi del vino tendono verso un generale innalzamento.

È difatti stato innescato un processo di inversione rispetto al passato, in cui si prediligeva la quantità a scapito della qualità – un po’ come in Italia Leggi il resto di questo articolo »