Aggiornamenti
Scherza con i fanti ma lascia stare i santi…
MESSAGGI IN BOTTIGLIA – A CURA DI DAVIDE BONASSI
Continuando il nostro percorso alla ricerca dei significati attribuiti al bere vino attraverso i secoli, che hanno da dirci, per esempio, dei santi, o addirittura dei Dottori della Chiesa come sant’Agostino d’Ippona e sant’Ildegarda di Bingen?
Consiglieranno di astenersi, probabilmente, o li scopriremo favorevoli alla nostra amata bevanda? Con sant’Agostino potrebbe sembrare di primo acchito prevalere la ipotesi avversativa. Leggi il resto di questo articolo »
Caso Sauvignon: «Non esistono prove di sofisticazione»
Per i produttori è andata bene.
I periti hanno confermato che non esiste prova scientifica dell’uso da parte dei produttori di vino dei prodotti dell’enologo.
Lo ha affermato oggi – come riferito dall’Ansa – l’avvocato Giuseppe Campeis, al termine dell’ udienza – durata un paio d’ore – per ascoltare in contraddittorio tra le parti i due consulenti tecnici incaricati dal Gip di Udine di analizzare in incidente probatorio i campioni di mosto e vino prelevati nell’ambito dell’inchiesta sul Sauvignon.
«La Procura – ha aggiunto Campeis – ha insistito sul fatto che le prove siano venute meno per ossidazione.
Ipotesi che, su domanda della difesa, i periti dicono essere assolutamente astratta.
Non ci sono elementi e letteratura per dire in che tempi e a che condizioni il fenomeno si verifica. Siamo nel campo delle ipotesi».
Nei campioni di due cantine sono state trovate tracce di mesitile ossido, sostanza trovata in possesso dell’indagato e che secondo gli investigatori potrebbe essere stata usata per adulterare il mosto.
Ma secondo i consulenti il quantitativo è stato giudicato talmente basso da non poter stabilire se sia una presenza naturale o artificiale.
«Il tracciante – ha chiarito l’avvocato Ponti con il suo consulente – è presente nel vino in percentuali infinitesimali, ma la letteratura scientifica prevede che sia possibile una presenza naturale di questa sostanza in tutti i tipi di vino o, ad esempio, in altri preparati di frutta con principi di fermentazione».
www.udinetoday.it – 16/12/2015
Di che annata è la bistecca? Il manzo vintage da 3mila euro «millesimato» come il vino
Di che annata è la bistecca? La domanda suona inquietante ma in questo caso nessuno sta mettendo in dubbio la bontà della carne.
Nè il blasone del ristorante che la sta servendo.
Anzi. Un giovane allevatore e macellaio francese, Alexandre Polmard, utilizza infatti un rivoluzionario sistema per «ibernare» le sue carni, che porta a meno 43 gradi e poi investe con un soffio di aria fredda sparata a 120 km all’ora.
Questo fa sì che, sostiene Polmard, la bistecca non solo non perda qualità e sapore ma addirittura diventi un’esperienza culinaria unica.
Tanto che la sua carne «vintage», prenotata con mesi di anticipo dai migliori ristoranti del mondo può arrivare a costare due-tremila euro: è il caso, per esempio, di una Blonde Aquitania (la razza del bovino) del 2000, «quotata» fino a 3mila euro.
Gli animali in questione finiscono male ma vivono bene: sono allevati all’aria aperta, nella tenuta di famiglia nel Nord Est della Francia, con un trattamento che Polmard definisce «a cinque stelle». Leggi il resto di questo articolo »
Turchia, vino a ostacoli tra tasse e estremismo islamico
Dopo una difficile vendemmia, il risultato delle elezioni turche del 1 Novembre è stato una doccia fredda per i viticoltori turchi.
La vittoria dell’AKP, fondato dal Presidente Erdogan, ha dissolto le speranze di un alleggerimento della legislazione punitiva e della tassazione esorbitante che regolano la produzione di alcolici. Ironicamente, le elezioni sono state tenute proprio nel periodo in cui si assaggia il vino novello.
Fino a pochi anni fa, i vini turchi erano considerati la rivelazione del panorama enologico mondiale, ma oggi i produttori sono stremati dalle politiche che l’opposizione attribuisce all’ispirazione islamista del partito di Erdogan.
Nonostante tutto, l’annata 2015 sarà memorabile: le gelate primaverili e le grandinate hanno provocato una vendemmia di scarsa quantità ma che si annuncia di altissima qualità.
www.repubblica.it – 02/12/2015
Il cavallo nelle vigne nell’azienda Coffele
Sembra addirittura irreale, in una società iper tecnologica, quella già del 3.0, quella delle battaglie per la ferrea protezione di ogni specie animale, riemerge la tendenza di considerare il cavallo utile, persino indispensabile, nei lavori in campagna e in vigna, specie in quelle in condizioni “estreme”.
La multifunzionalità del cavallo è da tempo sfruttata in molteplici utilità sociali, dall’ippoterapia all’ippoturismo, esistono società ispirate a correnti di psicologia cognitiva che usano il cavallo in corsi di management.
Oggi, da qualche anno, in verità, sul modello di una grande azienda francese nella Borgogna, anche in Italia si eliminano i mezzi meccanici per preferire il traino, Cavallo in vigna per I-vini-estremi-italiani-15esempio seguito anche in piccole aziende italiane, come quella pugliese di Gianfranco Fino o quella di Emma e Roberto Di Filippo nel cuore dell’Umbria, e quella di Massimiliana e Henry di Castello di Tassarolo, in provincia di Alessandria. Leggi il resto di questo articolo »
Nuovo attacco al vino dalla UE
I vini che hanno più mercato, spiegano gli operatori, fanno gola a tradizionali competitor come la Spagna, ma anche a Paesi emergenti nel panorama viticolo comunitario che vorrebbe equiparare l’uso di vitigni internazionali come Chardonnay e Merlot con gli autoctoni, un patrimonio particolarmente caratterizzante il Vigneto Italia.
«Siamo di fronte all’ennesimo attacco al vino – commenta il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni – da parte di Bruxelles.
La liberalizzazione per i vini che prendono il nome dal vitigno, come nel caso del Verdicchio dei Castelli di Jesi e del Verdicchio di Matelica, è pura follia. Per le Marche poi sarebbe come buttare all’aria il lavoro fatto negli ultimi 40 anni». Leggi il resto di questo articolo »
Vino novello, per favore, non chiamatelo vino
Non discuto la convenienza commerciale di un prodotto che arriva prima del giusto tempo e consente alle aziende l’introito della prima moneta. Ma da qui a chiamare «vino» il vino novello, ce ne vuole!
Partiamo dalla sua storia. Tutto nasce in Francia, nei dintorni di Lione, dove uve di scarsa attrazione commerciale e di pessimo rendimento in vino non riuscivano ad avere il loro mercato e rimanevano sulle piante.
I francesi che sono furbetti inventarono un bel nome evocativo, “Beaujolais nouveau”, Leggi il resto di questo articolo »
Siria: il vino più pericoloso del mondo
È stato denominato “il vino più pericoloso del mondo”. È il vino rosso prodotto dal Domaine de Bargylus Grand Vin de Syrie.
Il pericolo non sta nel berlo quanto nella coltivazione dei vigneti visto che la Siria è dilaniata dalla guerra e spesso piovono missili.
Il proprietario del vigneto Karim Saade rivela: “ogni sei o sette mesi abbiamo un po’ di bombardamenti. Grazie a Dio non abbiamo avuto perdite umane. L’unico danno è stato materiale e il materiale può essere sostituito”.
Ma non sono solo i missili a rendere pericolosa la coltivazione della vite, Leggi il resto di questo articolo »
Charb in Paradiso con un calice di vino (senza bollicine)
Ignoravo che Charb, l’autore satirico ucciso dai coranisti nell’assalto alla redazione di Charlie Hebdo, oltre che un critico della religione fosse un sagace critico enologico.
Lo scopro leggendo “Ridete, per Dio” (Piemme). Charb si avvide che gli champagnisti sono non meno ottusi dei coranisti, sebbene ovviamente molto meno pericolosi, e dedicò un capitolo del libro ai cultori del “piscio aspro e frizzante”, per la gioia di noi detrattori: “Anche chi non beve mai nulla di alcolico è stato costretto ad avvicinare le labbra a una coppa. Se rifiuti di adempiere al rito, il maestro cerimoniere ti dirà che se non ti è mai piaciuto è solo perché non era del migliore.
E così, convinto che questa volta avrai la fortuna di assaggiare un nettare delizioso, ficchi le labbra in quel maledetto bicchiere… Puah! E’ una schifezza immonda”.
Infine scrisse una frase degna dei maestri che mi hanno insegnato a fuggire lo champagne non in quanto vino troppo aristocratico bensì, al contrario, in quanto vino troppo plebeo, e sto parlando di Kingsley Amis, Gianni Brera, Alexandre Dumas, Mario Soldati: “Gli insulsi e i mediocri credono di poter compensare la loro assoluta mancanza di senso della festa con un po’ di vinaccio con le bollicine”.
Charb oggi si trova nel paradiso dei martiri della libertà: prego che vi possa liberamente bere molto vino bianco. Fermo.
www.ilfoglio.it – 29/10/2015
Il Timorasso entra nella top ten dei migliori vini secondo Bibenda
A 28 anni dal primo raccolto di Timorasso vinificato in purezza, nella sua azienda di Monleale, sulle colline tortonesi, Walter Massa – che a quel vitigno ha ridato vita, speranza e identità – oggi può aggiungere nel suo palmares anche il prezioso riconoscimento di Bibenda 2016, la guida della Fondazione italiana sommelier, che premia i vini «dell’anima, della mente e del cuore».
Il Derthona Timorasso Sterpi 2013 è nella top ten delle migliori etichette (l’unica altra bottiglia piemontese è quella del Barbaresco Asili 2012 di Ceretto), su 25 mila vini assaggiati. Una vittoria di Massa, e quindi del tortonese.
Perché il «re del Timorasso» Leggi il resto di questo articolo »