Aggiornamenti
Vino, Veronafiere: da oggi Brexit, ma a Vinitaly è remain
«Seguiamo con attenzione le vicende della Brexit e il suo impatto sul commercio, in particolare del nostro vino. A oggi però sembra stia sortendo l’effetto contrario: a Vinitaly infatti si sono già stati registrati 400 nuovi buyer del Regno Unito mai venuti a Vinitaly, che si aggiungono agli oltre 500 presenti ogni anno». Lo ha detto, oggi in occasione dell’avvio ufficiale del processo di uscita di Londra dall’Unione Europea, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.
«Ovviamente – ha proseguito – è presto per prevedere cosa sarà del nostro vino nel secondo Paese importatore al mondo, ma ritengo che i freni commerciali non convengano a nessuno. Il Regno Unito esporta verso l’Ue l’equivalente annuo di 2,1mld di euro in liquori e distillati e importa dal Continente 1mld di bottiglie di vino per 2,6mld di euro. Un business, quello del vino Ue, che per la Wine and Spirit Trade Association (Wsta) britannica vale nel Regno Unito il 55% di un settore da quasi 20mld complessivi di euro. Confidiamo – ha concluso Mantovani – nella negoziazione da parte della filiera europea del vino, un prodotto che ha visto incrementare notevolmente i suoi consumi a scapito della birra». Leggi il resto di questo articolo »
Manuale di sopravvivenza: chiudere la porta e aprire il vino
Mi sono imbattuta un giorno, rientrando dal lavoro, a “Le Anteprime 2017” dei vini toscani da “export” svoltasi alla Fortezza da Basso di Firenze.
E con grande piacere ho scoperto che le esportazioni di vini toscani DOP (DOC/DOCG) nel 2016 hanno, raggiunto la cifra di 586 milioni di euro, segnando un incremento del 2,05% rispetto al 2015 e addirittura del 10,4% sul 2014.
Non potevano esserci dubbi. Il vino è come l’olio o il caffè per gli stranieri. Buono come ce lo abbiamo noi, al mondo nessuno mai.
E sponsor migliori non avremmo potuto trovarli … da Michelle Obama a George Clooney e Brad Pitt, così come il cinema, dove ormai è più facile vedere i protagonisti con in mano un bel bicchiere di vino che un super alcolico.
La mia è stata una passione tardiva, anche se ricordo bene quando andai al Vinitaly (in realtà ricordo bene quando andai ma non quando tornai, ma questo è un dettaglio) e ricordo bene quando cominciai a capire di avere una nuova “passione”: riuscivo ad essere particolarmente attenta quando incontravo qualcuno che sapeva raccontarmi la storia del proprio vino “preferito”.
Io che tendenzialmente ho una capacità di attenzione pari a 0, venivo letteralmente stregata. Leggi il resto di questo articolo »
Firenze, un brindisi col faraone: arriva lo Shedeh, il vino di Tutankhamon
“Ascoltare la tua voce è per me vino shedeh”, si legge nel famoso papiro Harris 500 conservato al British Museum.
Una dichiarazione d’amore non certo da poco, se si pensa che lo shedeh, nell’Egitto antico, era un vino talmente pregiato da essere considerato capace di riportare in vita i morti.
Tanto che un’anfora di questa preziosa bevanda è stata ritrovata persino nella tomba di Tutankhamon, il “faraone fanciullo” scomparso nel 1323 a.C. a diciannove anni.
Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, è l’improbabile quanto affascinante sfida che ha deciso di raccogliere una squadra di egittologi e produttori vinicoli: il risultato, lo Shedeh dell’azienda trevigiana Antonio Rigoni, si potrà assaggiare domani mattina in anteprima a “TourismA”, il Salone internazionale dell’archeologia organizzato dalla rivista Archeologia Viva, in programma fino a domenica a Firenze, al Palazzo dei Congressi. Leggi il resto di questo articolo »
La Fontana del Vino: una storia abbastanza simpatica..
Dina e Luigi Narcisi sono una coppia ortonese che nei tanti anni assieme ha camminato il mondo in lungo e il largo con vette himalayane, Monte Bianco, Dolomiti e ben 4 volte il Cammino di Santiago di Compostela… sempre insieme.
Nel 2013 sono tra i fondatori del Cammino di San Tommaso che percorrono ben 4 volte in questi anni. A Giugno 2016 mentre Dina è intenta a fare una sana sistemazione delle foto sul pc “inciampa” su quella scattata dai due a Estella, in Navarra, dove la cantina Bodegas Irache da più di 10 anni ha installato la prima Fontana del Vino al mondo.
Vede la foto, si ricorda di quelle belle giornate e decide di inviarla a Nicola D’Auria proprietario della Cantina Dora Sarchese di Ortona e anche lui tra gli animatori del Cammino di San Tommaso:”la facciamo anche lungo il Cammino una Fontana del genere?” recita il messaggio.
Nicola dice subito di no, poi ci pensa quasi tutta l’estate e a Settembre all’improvviso accetta.
La Fontana si farà. Leggi il resto di questo articolo »
La prima “Strada del Vino” in Tunisia. Un percorso che passa anche da Selinunte.
È stata costituita la prima Strada del Vino in Tunisia nell’ambito del progetto Magon Italia – Tunisia.
L’iniziativa mira alla realizzazione di un itinerario turistico-culturale basata sulla combinazione tra il patrimonio archeologico e le tradizioni enogastronomiche intitolato alla memoria del agronomo cartaginese Magon, autore di un famoso trattato sulla agricoltura (compresa la viticoltura e vinificazione), che era una delle fonti più importanti in materia per diversi secoli.
Il tour turistico-culturale promuoverà i collegamenti ai siti archeologici esistenti di origine fenicia e punica in Tunisia e Sicilia e il contributo di questa civiltà in relazione allo sviluppo della viticoltura mediterranea.
Il circuito riguarderà il percorso tra Cartagine e Capo Bon in Tunisia (compresi i siti archeologici di Cartagine e Kerkouane, musei Bardo e Nabeul, le zone DOC: Grand Cru Mornag, Mornag, Sidi Salem, Kèlibia); in Sicilia i siti archeologici interessati sono quelli di Selinunte e il suo ex Chora (tra cui Monte Adranone e il Museo di Sambuca, le aree della Strada del Vino «Terre Sicane» Menfi, Sambuca, e Santa Margherita Belice).
La creazione dell’associazione è stata facilitata dalla Camera Nazionale dei produttori di vini, birre e liquori all’interno del UTICA e della Commissione europea.
www.tp24.it – 26/01/2017
L’Europa sdogana il vino Clinto con un trucco
Parte dall’Europa la rivincita del ruspante e clandestino Clinto.
Dopo anni di bastonate gli appassionati, che da Villaverla hanno tentato la scalata all’Olimpo europeo, del rosso dell’uva ibrida americana, così diffusa nelle campagne venete, potranno brindare alzando il bicchiere proibito.
Da Bruxelles è arrivato, infatti, il responso del ministro dell’agricoltura europeo all’interrogazione presentata dall’eurodeputata leghista Marta Bizzotto sulla salvaguardia del Clinto, alle cui uve è vietata la classificazione comunitaria.
L’Ue suggerisce a Roma un trucco, una soluzione “all’italiana”: «Le autorità italiane potrebbero prendere in considerazione l’utilizzo di una denominazione composta, ad esempio “vino Clinto”, evitando qualsiasi confusione con prodotti corrispondenti alle categorie di vino».
Dunque, l’Europa conferma che con quell’uva non si può fare il vino ma a questo punto basterebbe considerarlo una bevanda.
Uno spiraglio che ha già fatto levare le “scodelle” del vino dei nonni alla “Confraternita del Clinto” di Villaverla.
«Abbiamo vinto una battaglia, ma la resa dei conti ora sarà a Roma».
www.ilgiornaledivicenza.it – 22/01/2017
Braccialetto etilico
Di certo il braccialetto più famoso e temuto è quello elettronico per il controllo delle persone sottoposte agli arresti domiciliari, indossare uno di questi aggeggi non depone certo a favore di una condotta sociale linda; ma anche il braccialetto etilico non è meno pericoloso.
Stiamo parlando di una news apparsa su mashable.com, dove si racconta di un braccialetto, dalla forma, anche elegante, che sarebbe in grado di controllare il contenuto di alcol nel sangue.
La Milos Sensors Inc. di Santa Barbara in California, dinamica azienda, sta rivoluzionando il sistema di approcciarsi alla beva consapevole con questo sopraffino marchingegno, il cui nome è ProofTM .
Come funziona? È straordinariamente semplice, e ci auspichiamo anche efficace nella quantificazione.
La forma è simile a quella dei braccialetti super soft che tracciano le pulsazioni durante la corsa, è costruito per alloggiare una particolare cartuccia (che resta invisibile) attraverso cui si misura la presenza di alcol per oltre dodici ore continuative. Leggi il resto di questo articolo »
Tornare ai piatti semplici, per combattere la depressione pane e olio
Semplicità e convivialità nelle due ricette anti-tristezza proposte oggi nel Blue Monday, celebrato come “giorno più triste dell’anno”.
Per lo chef Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin, intervenuto come componente del comitato scientifico all’inaugurazione del quinto “Master della cucina italiana” al Centro Formazione Ersac a Creazzo, la ricetta supera-malinconie è “pane e olio”.
“E’ un invito – ha sottolineato Max Alajmo – a tornare alla semplicità, e alla convivialità. Con il pane tante volte si sono abbandonati i grandi formati per scegliere i formati egoistici, le monoporzioni.
Io voglio tornare al pane da spezzare a tavola, un pane da condividire e da toccare con le mani. Un filo di buon extravergine sul pane poi è un modo per riappropriarsi della verità nascosta delle cose, grazie alla sua penetrazione multisensoriale nel gusto”. Leggi il resto di questo articolo »
Strada dei Vini del Cantico, il 2016 un anno ricco di eventi
Il 2016 è stato un anno molto prolifico per la Strada dei vini del Cantico, con molte attività realizzate e iniziative promosse.
Ancora ima volta è stata fatta conoscere questa terra nel cuore dell’Umbria, ricca di arte, cultura, paesaggi mozzafiato e prodotti unici come il vino e l’olio.
Anche durante l’anno appena trascorso, infatti, sono state numerose le occasioni per iniziative ed eventi volti a far conoscere il territorio, ad incentivare lo sviluppo economico tramite la promozione di un’offerta turistica integrata costruita sulla qualità dei prodotti e dei servizi, a valorizzare e promuovere le produzioni enologiche di qualità, nonché ad affermare l’identità storica, culturale, ambientale, economica e sodale dei 12 Comuni aderenti: Assisi, Bettona, Cannara, Collazzone, Fratta Todina, Marsciano, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Perugia, Spello, Todi, Torgiano. Leggi il resto di questo articolo »
Perché la bottiglia di vino è da 0,75 l?
Perché la bottiglia di vino è da 0,75 l?
Perché le bottiglie di vino sono da 0,75 litri? Diciamo subito che il motivo è sconosciuto ma… sono diventate una misura standard mondiale.
Oggi solo alcune regioni sono autorizzate ad utilizzare un formato di bottiglia diverso da quello standard e per farlo ci vuole un permesso speciale dell’Ue.
Come spiega Julien Miquel per il sito di Vivino, fino al XIX secolo il vino veniva trasportato in anfore di coccio o botti di legno e solo da quel periodo iniziarono a imbottigliarlo in contenitori di vetro.
Allora le bottiglie avevano all’incirca il medesimo contenuto: gli inglesi 0,90 litri, gli europei tra 0,70 e 0,80 litri, gli americani 0,75.
La scelta di un contenitore da poco meno di un litro ha due teorie: la capacità di un vetraio di soffiare e plasmare in un colpo solo quella dimensione di bottiglia oppure la quantità ottimale di vino per un pasto di un uomo.
Per non sprecare o per rovinare il vino lasciandolo aperto esistono in commercio bottiglie più piccole.
Per esempio da 375 ml, metà di una bottiglia standard da 0,75 litri, è chiamata “Mignon” o “Fillette” e contiene circa 2 bicchieri di vino. Invece, per motivi di miglior invecchiamento, e di prestigio, ci sono anche bottiglie più grandi.
La più famosa è la “Magnum” che contiene 1,5 litri, il doppio di una standard. Quelle molto grandi hanno nomi biblici e capacità enormi.
Ad esempio, la “Melchior” (dal nome di un re magio) contiene 18 litri, cioè 24 bottiglie standard, oppure la “Melchizédek”: 30 litri equivalenti a 40 bottiglie da 0,75 litri.
Sono usate per l’imbottigliamento di vini pregiati, in quantità limitata e, soprattutto, a prezzi esorbitanti.
www.lastampa.it – 05/01/2017