Dal Nilo al bicchiere: alla scoperta dei vini dell’Egitto
Il vino egiziano svela un volto poco noto del paese: vitigni autoctoni come il Bannati, cantine sul Nilo e vini che dialogano con una cucina speziata. Un viaggio tra storia e gusto, dalle Piramidi alle oasi del deserto
Dove ci troviamo, se stiamo sorseggiando, al tramonto, un fresco bicchiere di vino bianco Bannati? Inconfondibile per il suo colore giallo limone dorato, gradevolissimo per gli aromi miele, melone, agrumi, che si ritrovano al palato, con l’aggiunta di leggere note minerali. Se ne sveliamo il nome si capisce tutto: abbiamo davanti una bottiglia di “Beausoleil d’Egypt”, uno dei più conosciuti, pregiati e premiati vini egiziani, tra i pochi ottenuti da un vitigno autoctono del paese dei Faraoni. Per l’appunto, il Bannati.
Il “Beausoleil” è la perla della cantina “Koroum of the Nile”, che si trova nei pressi di Minya, in uno dei principali distretti vitivinicoli del paese, a circa 250 chilometri a nord della Capitale. Minya è a 20 chilometri da Beni Hasan, antica necropoli famosa per le tombe rupestri scavate, ricche di pitture murali.
Poiché l’assaggio dei vini locali è sempre un modo di completare l’esperienza di viaggio, se siete in Egitto, a visitare le Piramidi, a fare una crociera sul fiume o anche in una località balneare, quali Sharm el-Sheikh, Marsa Alam o Hurghada, non rinunciate ad assaggiare questo vino, leggero ma strutturato, che s’intona pienamente con il terroir ricco di storia e di fascino da cui proviene.
Gli fa compagnia un altro celebre vitigno che viene prodotto sulle rive del Nilo, il Muscat blanc d’Alexandrie, dal quale si ricava un vino dolce e profumato. A differenza del Banati, quest’uva autoctona non è allevata solo in Egitto ma, anzi, ha viaggiato il mondo trovando miglior fama e fortuna in Sicilia (soprattutto nell’isola di Pantelleria) con il nome di Zibibbo (dall’arabo zabib, uvetta).
Ma la produzione egiziana, pur ancora limitata (si parla di circa 30 milioni di ettolitri all’anno) non si limita a queste due eccellenze locali. Accanto ad altri vitigni autoctoni – Baladi, a bacca bianca e rossa, Roumi rosso e Khalili, bianco e rosso, meno diffusi – troviamo infatti ottimi vini ottenuti da uve internazionali: Cabernet Sauvignon, Merlot, Sirah (Shiraz), Grenache, Petit Verdot, Tempranillo e Montepulciano, per i rossi, e Chardonnay, Viognier e Vermentino, per i bianchi. ossia le uve che meglio si adattano alle sfide climatiche del paese, dove vengono coltivate con avanzate tecniche di irrigazione e di gestione del terreno.
L’abbinamento dei vini con la cucina egiziana, ricca di spezie, saporita e non di rado piccante, predilige generalmente vini bianchi strutturati, rosati secchi e freschi, rossi leggeri e poco tannici. Tutti, in generale, dotati di buona acidità e aromaticità, per bilanciare (e valorizzare) la complessità e la ricchezza dei sapori
https://www.italiaatavola.net – 01/01/2026