Degustazioni

Vino: all’asta cantina Tachis,c’è Pinot Nero ‘opera postuma’

Come un’opera letteraria postuma, nell’asta di vini provenienti dalla collezione del grande enologo Giacomo Tachis, morto nel 2016, celebre inventore del Sassicaia e per decenni demiurgo della casa vinicola Marchesi Antinori, ci sarà anche un nettare di Pinot Nero che Tachis non riuscì a realizzare in vita ma che un suo allievo, seguendone gli insegnamenti,ha ottenuto in Chianti.

Occasione, l’asta da Bolaffi a Torino il 16 e il 17 novembre con una serie di lotti provenienti dalla cantina privata di Tachis.

“Il lotto più speciale che verrà battuto sarà il Pinot Nero di Alessandro Cellai, fatto a Castellina in Chianti.

Si chiama La Pineta di Podere Monastero”, spiega la figlia Ilaria Tachis. “Un grandissimo vino anche se ancora poco conosciuto – prosegue – e l’autore è stato il più fedele esecutore dei consigli del babbo nonché suo alunno carissimo.

Il babbo non ha avuto l’occasione di fare un grande Pinot Nero, forse il suo unico rimpianto, ecco perché ha incitato altri a farlo”.

www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/vino – 11/11/2017

Ao Yun, il vino di lusso del Tibet che rallegra i conti di Arnault

Si racconta che il sogno di Bernard Arnault, azionista di riferimento nonché Presidente e Ceo di Lvmh, sia quello di far degustare il suo Ao Yun al presidente Xi Jinping: un baloon di Cabernet Savignon e Cabernet Franc per suggellare la definitiva pace tra il governo cinese e il Tibet.

Ao Yun, l’ultimo nato tra i prestigiosi vini dell’impero Lvmh, cresce infatti proprio in Tibet, tra i 2.200 e i 2.600 metri d’altezza. Un vino unico. Un vino raro. E anche di eccellenza a livello gustativo.

Ao Yun, primo vino cinese commercializzato sul Liv-ex, l’indice inglese del mercato secondario, movimentato da intenditori e collezionisti ha già fatto registrare un’impennata di scambi: a partire dal settembre del 2016, si è registrato trading a raffica, con una media di prezzo per sei bottiglie del millesimo 2013, la prima annata, circa 1.600 sterline, ai valori correnti circa 1800 euro.

In pratica 300 euro a bottiglia. Il prezzo di uscita sul mercato è fissato a 250 euro. Presentato a Pechino, Ao Yun, che significa nuvola fiera, ha riscosso molti consensi, ma ha anche scatenato le critiche.

“L’imperialismo del vino cinese di Lvmh”, così ha titolato Wine Searcher un articolo in cui ha raccolto i commenti più velenosi. «Poche persone pagherebbero così tanto per un vino cinese dello Yunnan», ha dichiarato Emma Gao, enologa formata a Bordeaux, proprietaria della Silver Heights, una cantina di produzione a Ningxia: «Molte cantine cinesi stanno producendo vini di qualità da oltre dieci anni ha detto- l’idea che Lvmh possa adesso presentare il vino come ‘il primo di lusso cinese’ mi pare un po’ offensiva e imperialista ».

«Un prezzo ridicolo, Leggi il resto di questo articolo »

10 vini bianchi della Liguria per sentirsi (sempre) in estate

Pigato, Vermentino e non solo: in una delle terre dove è più difficile coltivare le vigne, nascono vini bianchi di grande impatto, da gustare a tutto pasto. Ecco la nostra selezione.

Mare, sabbia e rocce. Ma anche colline, quelle dove da secoli i viticoltori liguri riescono a fare miracoli. Perchè la Liguria è una delle piccole grandi regioni del vino, dove le ‘fasce’ – i terrazzamenti con i caratteristici muretti di pietre a secco – – sono state strappate alla montagna e godono di una vista straordinaria.

In Liguria si produce poco vino – meno dell0 0,5% della produzione nazionale – ma unico, figlio del vento e del mare, realizzato su vitigni autotocni. Vini per appassionati, rossi o bianchi che siano, ma sono i secondi a dare il ritmo: su tutti Pigato e Vermentino.

Vini dallo stile mediterraneo, affilato, complesso, minerale. Dove la sapidità e i profumi iodati sono il tratto distintivo. Leggi il resto di questo articolo »

Timorasso, la scommessa vincente

Se questa settimana siete stati al Vinitaly o se amate il vino, non vi sarà certo sfuggito che uno dei protagonisti degli anni recenti è il Timorasso, il vitigno alessandrino da cui si ottiene un bianco strutturato, adatto anche all’invecchiamento.

Nomi come Mariotto, Boveri, Colombera, Ricci,e sopra tutti quello di Walter Massa sono diventati così riconosciuti che addirittura un big come Oscar Farinetti ha deciso di investire nel Tortonese.

Ma ben prima di Mr. Eataly, i giovani agronomi Chiara Penati e Michele Conoscente (nella foto) decidevano di scommettere sul territorio: meno che trentenni, milanesi, laureati in agraria, nel 2010 scelgono di vivere e lavorare assieme («ma ognuno ha il proprio ambito – dice Michele – altrimenti vanno a monte sia lavoro che coppia»).

Partono da zero, senza santi in paradiso: raccolgono 50mila euro e comprano un ettaro e mezzo di vigne vecchie e una cantina da 90 metri quadri a Paderna, sui colli tortonesi. Così nasce Oltretorrente.

Vendemmia dopo vendemmia, sommano quattro ettari con vigne che arrivano al secolo, quattro vini – cortese, rosso, timorasso e barbera superiore – 18mila bottiglie e due bimbe, Caterina e Carlotta. «Siamo capitati qui per caso – continua Michele – io avevo lavorato come enologo nelle Marche ma cercavamo qualcosa vicino a Milano.

Ma appena siamo arrivati a Paderna abbiamo capito che era il posto giusto». Il posto giusto per fare il vino con cura (hanno la certificazione biologica), farlo buono – il timorasso sopra tutti – crescere un piccolo passo dopo l’altro e costruire una famiglia. Oggi vendono in 15 Paesi e continuano a investire.

www.repubblica.it – 17/04/2017

10 etichette per scoprire il mondo dei vini del Portogallo

Nel corso dei secoli in Portogallo sono stati prodotti tutti i tipi di vino, ma comunque, per la maggior parte del tempo, le persone hanno parlato solo del porto.

Se non avete assaggiato quello che il paese ha da offrire, ecco 10 vini da altrettante regioni vinicole portoghesi:

BARBEITO “RAINWATER” MEIO SECO 5 ANOS (MADEIRA)
Via il vecchio, fuori il nuovo? Non a Madeira! Questo Barbeito “Rainwater” è un’interpretazione fantastica di uno stile spesso sopravvalutato. Fresco, persistente e intenso.

QUINTA DAS BÁGEIRAS ESPUMANTE GRANDE RESERVA (BAIRRADA)
Questa etichetta può definitivamente mettere a tacere qualsiasi critica alle bollicine portoghesi. Quelle di Bairrada, sia bianchi che rossi, si vedono raramente nei video di canzoni hip-hop americane, ed è meglio così – sarebbe uno spreco intollerabile di buon vino.

TORRE DE TAVARES JAEN (DÃO)
Jaen è un esempio perfetto dell’impressionante varietà di uve del Portogallo. Conosciuta come Mencía in Spagna, ha trovato casa nella regione del Dão. Il produttore João Tavares Pina ci mostra tutte le potenzialità del vitigno. Un assaggio che merita.

QUINTA DO AMEAL LOUREIRO (VINHO VERDE)
Il Portogallo deve affrontare moltissimi preconcetti quando si parla di vino e cucina, e il territorio del Vinho Verde non fa eccezione. Ma produttori come Quinta do Ameal, con i loro vini bianchi intensi ma delicati, Leggi il resto di questo articolo »

Angelina Jolie e Brad Pitt di nuovo insieme per lanciare il loro brand di olio d’oliva

I rapporti tra Brad Pitt e Angelina Jolie non sono certo dei migliori al momento, ma i Brangelina si sono riuniti per un’occasione: il lancio del loro marchio gourmet di olio d’oliva. I due attori sono i proprietari di un castello in Francia che è stato valutato ben 60 milioni di dollari nel 2008, quando lo acquistarono.

Ovviamente tale cifra implica la necessità di investimenti ulteriori e fruttuosi, così il castello francese, lo Chateau Miraval, è stato utilizzato da Angelina Jolie e Brad Pitt per coltivare olive e produrre bottiglie di olio di oliva chiamate proprio con il nome del castello. Lo Chateau Miraval, tra l’altro, fu utilizzato nel 1979 anche dai Pink Floyd per registrare parte dell’album The Wall ed è qui che i due divi hollywoodiani sono convolati a nozze nel 2014.

Il castello ospita anche 150 acri di vigneto, con cui Brad e Angelina producono il loro vino rosé Miraval, applaudito dai critici del settore per la sua bontà. “Le classiche trappole dei vinai celebri non si applicano a questo caso. Loro non sono vinai-celebrità; Brad e Angelina sono veri vinai. Hanno assunto un vero viticoltore, hanno aspettato che il vino diventasse buono prima di metterlo in vendita. È un buon vino”, scriveva l’esperto di Vanity Fair. Leggi il resto di questo articolo »

Firenze, un brindisi col faraone: arriva lo Shedeh, il vino di Tutankhamon

“Ascoltare la tua voce è per me vino shedeh”, si legge nel famoso papiro Harris 500 conservato al British Museum.

Una dichiarazione d’amore non certo da poco, se si pensa che lo shedeh, nell’Egitto antico, era un vino talmente pregiato da essere considerato capace di riportare in vita i morti.

Tanto che un’anfora di questa preziosa bevanda è stata ritrovata persino nella tomba di Tutankhamon, il “faraone fanciullo” scomparso nel 1323 a.C. a diciannove anni.

Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, è l’improbabile quanto affascinante sfida che ha deciso di raccogliere una squadra di egittologi e produttori vinicoli: il risultato, lo Shedeh dell’azienda trevigiana Antonio Rigoni, si potrà assaggiare domani mattina in anteprima a “TourismA”, il Salone internazionale dell’archeologia organizzato dalla rivista Archeologia Viva, in programma fino a domenica a Firenze, al Palazzo dei Congressi. Leggi il resto di questo articolo »

L’Europa sdogana il vino Clinto con un trucco

Parte dall’Europa la rivincita del ruspante e clandestino Clinto.

Dopo anni di bastonate gli appassionati, che da Villaverla hanno tentato la scalata all’Olimpo europeo, del rosso dell’uva ibrida americana, così diffusa nelle campagne venete, potranno brindare alzando il bicchiere proibito.

Da Bruxelles è arrivato, infatti, il responso del ministro dell’agricoltura europeo all’interrogazione presentata dall’eurodeputata leghista Marta Bizzotto sulla salvaguardia del Clinto, alle cui uve è vietata la classificazione comunitaria.

L’Ue suggerisce a Roma un trucco, una soluzione “all’italiana”: «Le autorità italiane potrebbero prendere in considerazione l’utilizzo di una denominazione composta, ad esempio “vino Clinto”, evitando qualsiasi confusione con prodotti corrispondenti alle categorie di vino».

Dunque, l’Europa conferma che con quell’uva non si può fare il vino ma a questo punto basterebbe considerarlo una bevanda.

Uno spiraglio che ha già fatto levare le “scodelle” del vino dei nonni alla “Confraternita del Clinto” di Villaverla.

«Abbiamo vinto una battaglia, ma la resa dei conti ora sarà a Roma».

www.ilgiornaledivicenza.it – 22/01/2017

Tornare ai piatti semplici, per combattere la depressione pane e olio

Semplicità e convivialità nelle due ricette anti-tristezza proposte oggi nel Blue Monday, celebrato come “giorno più triste dell’anno”.

Per lo chef Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin, intervenuto come componente del comitato scientifico all’inaugurazione del quinto “Master della cucina italiana” al Centro Formazione Ersac a Creazzo, la ricetta supera-malinconie è “pane e olio”.

“E’ un invito – ha sottolineato Max Alajmo – a tornare alla semplicità, e alla convivialità. Con il pane tante volte si sono abbandonati i grandi formati per scegliere i formati egoistici, le monoporzioni.

Io voglio tornare al pane da spezzare a tavola, un pane da condividire e da toccare con le mani. Un filo di buon extravergine sul pane poi è un modo per riappropriarsi della verità nascosta delle cose, grazie alla sua penetrazione multisensoriale nel gusto”. Leggi il resto di questo articolo »

Vini naturali sì, ma prima di tutto facciamoli buoni

Un mondo, enologico, in fermento ma con ancora molta strada da fare. Così lo vede anche uno dei “profeti” del movimento come Angiolino Maule.

“Ho cenato in un ristorante romano con carta dedicata e ho assaggiato cinque vini naturali. Ce ne fosse stato uno buono. Tutti pieni di difetti, anzi tutti sbagliati”.

Affermazione ad altissimo rischio, da insurrezione armata o giù di lì da parte di viticultori convertiti, consumatori affascinati (sempre più numerosi) e accaniti, intrattabili “avvocati” del “vin nature” comunque inteso e realizzato (non tutti ugualmente disinteressati per la verità: ce n’è più d’uno che su questo gioco del “contro” ha scientemente puntato per guadagnarsi rapidamente e gratis un’altrimenti assai problematica reputazione critica).

Roba da rivolta specie se a farla fosse stato un enogiornalista qualsiasi, o magari un produttore di quelli non “naturali”… Leggi il resto di questo articolo »