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	<title>MIOVINO &#187; Eventi</title>
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	<description>Appunti sparsi di vino, enogastronomia, e software</description>
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		<title>I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:29:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.</p>
<p>Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.</p>
<p>Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.</p>
<p>Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione,<span id="more-2182"></span> un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».</p>
<p>Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.<br />
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro &#8211; riflette il presidente degli enologi &#8211; mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».</p>
<p>Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan &#8211; spiega don Gianni &#8211; era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».</p>
<p>La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini &#8211; racconta il salesiano &#8211; e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari, formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.</p>
<p>«Ora &#8211; dice don Gianni &#8211; contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».</p>
<p>https://www.corriere.it &#8211; 18/04/2026</p>
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		<title>Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 21:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221; VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221;</p>
<p>VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza). ​</p>
<p>La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.</p>
<p>Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.</p>
<p>Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.</p>
<p>Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.</p>
<p>VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.</p>
<p>https://www.cronachedigusto.it &#8211; 08/04/2026</p>
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		<title>Svolta in Toscana: in regione ora si potranno produrre anche gli spumanti</title>
		<link>https://www.miovino.com/svolta-in-toscana-in-regione-ora-si-potranno-produrre-anche-gli-spumanti/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 23:35:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, nelle versioni bianco e rosato.</p>
<p>Un passaggio che formalizza una realtà già presente tra i produttori e segna un’evoluzione della denominazione. Resta ora l’ultimo via libera della Commissione europea, con l’obiettivo di rendere operativo il nuovo disciplinare entro la fine del 2026.</p>
<p>Il nuovo assetto prevede l’ingresso degli spumanti accanto alle tipologie già esistenti: bianco, rosato, rosso, frizzante, oltre ai vini da uve appassite (Passito) e da vendemmia tardiva. «Adesso è tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato», ha detto il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi. «L’introduzione della categoria vino spumante – sottolinea – rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane», evidenziando anche come l’uso esclusivo della dicitura «Toscana Igt» rafforzi «l’identità del vino» come marchio di qualità.</p>
<p>La scelta nasce da esigenze concrete. «L’introduzione delle due tipologie di vino spumante è nata dalla richiesta di molti produttori che da tempo sono impegnati in questo tipo di produzione», <span id="more-2174"></span>spiega il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli. Una decisione che, aggiunge, rappresenta «una concreta opportunità di sviluppo per il comparto, che, pur restando ancorato alla tradizione, si apre a nuove prospettive in linea con un mercato sempre più orientato alla qualità e alla diversificazione dei prodotti».</p>
<p>Già nel 2024, la vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi parlava dell’introduzione di spumanti e frizzanti come di «un notevole impulso alla crescita delle aziende viticole toscane», capace di ampliare l’offerta e intercettare una domanda in crescita.</p>
<p>La portata dell’operazione si comprende anche dai numeri. Negli ultimi cinque anni la produzione media della tipologia Toscana Igt si è attestata intorno a 91 milioni di bottiglie, per un valore superiore a 458 milioni di euro.</p>
<p>Circa il 69% del prodotto è destinato all’export, con l’Europa primo mercato, seguita da Stati Uniti e Asia. Parallelamente, è cresciuta la base produttiva: il Consorzio è passato da circa 70 soci nel 2019 a 450 oggi, che diventano oltre 1.700 considerando i conferitori delle cooperative.</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 19/03/2026</p>
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		<title>Gestione dell’acqua in vigneto: irrigazione di precisione e pratiche per ridurre i consumi idrici</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 11:42:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica. Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.</p>
<p>Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del 9 marzo 2026, Martino Bolognini, Davide Bianchi, Gabriele Cola e Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano) analizzano alcune delle principali pratiche agronomiche utili per migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto.</p>
<p>La ricerca ricorda anzitutto quanto la risorsa idrica sia centrale nel ciclo vegetativo della vite: per produrre un litro di mosto sono necessari mediamente tra 250 e 350 litri di acqua, mentre in molti contesti viticoli mediterranei i fabbisogni stagionali della coltura possono superare le precipitazioni disponibili, generando fenomeni di stress idrico.</p>
<p>Tra le strategie analizzate spicca l’irrigazione di precisione, che consente di distribuire l’acqua in modo mirato in base alle caratteristiche dei suoli e alle reali necessità delle piante, riducendo gli sprechi e migliorando l’uniformità produttiva del vigneto. Accanto a questa soluzione, gli autori evidenziano l’importanza di una gestione innovativa del suolo, ad esempio attraverso l’inerbimento controllato, capace di migliorare la struttura del terreno e limitare le perdite di acqua per evaporazione.</p>
<p>Un ulteriore strumento è rappresentato dall’uso di prodotti antitraspiranti, come il pinolene o il caolino, che riducono il consumo idrico della pianta senza compromettere l’attività fotosintetica. Infine, anche la scelta del materiale genetico, in particolare delle cultivar e dei portinnesti più adatti ai diversi contesti pedoclimatici, può contribuire a migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua già in fase di impianto del vigneto.</p>
<p>Le pratiche illustrate rientrano tra le strategie studiate nel progetto internazionale Water-Fruitprint, dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua nelle colture frutticole e viticole delle aree mediterranee.</p>
<p>https://www.unioneitalianavini.it &#8211; 15/03/2026</p>
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		<title>La Strada dei Vini pensa in grande, nasce l&#8217;idea di aprire uno store in centro dedicato alla Rimini Doc</title>
		<link>https://www.miovino.com/la-strada-dei-vini-pensa-in-grande-nasce-lidea-di-aprire-uno-store-in-centro-dedicato-alla-rimini-doc/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:51:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delegazione composta dal presidente Nicolò Bianchini, il vice presidente Gianluca Pastocchi, il coordinatore della Rimini Doc Massimo Lorenzi e la consigliera Milena Falcioni hanno incontrato il presidente della Provincia e sindaco del Comune di Rimini Jamil Sadegholvaad e l’assessore delegato dal Comune di Rimini Kristian Gianfreda. E’ stata l’occasione per le istituzioni di fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delegazione composta dal presidente Nicolò Bianchini, il vice presidente Gianluca Pastocchi, il coordinatore della Rimini Doc Massimo Lorenzi e la consigliera Milena Falcioni hanno incontrato il presidente della Provincia e sindaco del Comune di Rimini Jamil Sadegholvaad e l’assessore delegato dal Comune di Rimini Kristian Gianfreda.</p>
<p>E’ stata l’occasione per le istituzioni di fare il punto con i nuovi vertici della Strada sull’attività futura e sulle idee dei prossimi tre anni. Il presidente Bianchini ha ribadito la volontà della sua organizzazione di rafforzare la presenza territoriale, in particolare di sviluppare la partecipazione e la organizzazione degli eventi Riminesi legati al vino come P.assaggi di Vino e Dire Mare e Mangiare.</p>
<p>Il coordinatore Lorenzi ha illustrato le idee relative allo sviluppo della Rimini Doc che è la testa d’ariete comunicativa di tutto il mondo del vino riminese. Attenzione al territorio, alla qualità del prodotto e alle politiche di prezzo saranno le linee guida future del nuovo gruppo dirigente della Rimini Doc.</p>
<p>Tuttavia la suggestione che ha caratterizzato l’incontro è il progetto di uno store di rappresentanza a Rimini della Strada dei Vini e dei Sapori e della Rimini Doc.</p>
<p>“Tutte le grandi destinazioni vinicole hanno store importanti nella loro città di riferimento &#8211; dice il presidente Nicolò Bianchini -. Noi siamo convinti che sia giunto il momento anche per la zona vinicola riminese di fare la stessa operazione. Avere un punto di rappresentanza in centro a Rimini nel capoluogo permetterebbe di mettere immediatamente in contatto le tre sotto zone, quindi Valconca, Valmarecchia e Coriano, con i turisti e quindi potere suggestionare chi viene a Rimini con i contenuti dell’entroterra che sono bellezza, peculiarità e prodotti tipici. Siamo in grado a livello qualitativo di giocarci questa partita”.</p>
<p>Il messaggio è stato raccolto dal sindaco che ha riconosciuto il buon lavoro fatto e ha dato la disponibilità delle amministrazioni da lui rappresentate a valutare un progetto di approfondimento.</p>
<p>https://www.riminitoday.it &#8211; 13/03/2026</p>
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		<title>DiVinNosiola, quando il vino si fa santo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:57:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[GARDA TRENTINO &#8211; Nella Valle dei Laghi, appena a nord del Garda, torna DiVinNosiola, appuntamento che celebra la Nosiola e il Vino Santo: due espressioni diverse dell&#8217;unico vitigno a bacca bianca autoctono del Trentino. Il Vino Santo Trentino, presidio Slow Food, è il frutto del lavoro di quanti credono che sia ancora necessario attendere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GARDA TRENTINO &#8211; Nella Valle dei Laghi, appena a nord del Garda, torna DiVinNosiola, appuntamento che celebra la Nosiola e il Vino Santo: due espressioni diverse dell&#8217;unico vitigno a bacca bianca autoctono del Trentino.</p>
<p>Il Vino Santo Trentino, presidio Slow Food, è il frutto del lavoro di quanti credono che sia ancora necessario attendere il tempo giusto per le cose buone.</p>
<p>Quelle che raccontano saperi condivisi, memorie passate e passioni presenti. Un vino frutto di un lavoro corale e antiche tradizioni; tra queste il rito della Spremitura: uno tra i momenti simbolicamente più importanti, che si svolge in occasione della Settimana Santa e che segna il passaggio dall’appassimento sulle arèle, alla vinificazione. Un rito che diventa occasione di incontro e di condivisione.</p>
<p>La manifestazione, giunta alla sua sedicesima edizione, è diventata uno degli appuntamenti più importanti della Valle dei Laghi. E’ nata per far riscoprire alcuni tratti del patrimonio culturale del territorio e sopratutto della sua tradizione enogastronomica che si lega in modo imprescindibile alla produzione del Vino Nosiola e del Vino Santo due stili diversi di vinificazione di un solo vitigno: il Nosiola, l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca.</p>
<p>DiVinNosiola è un evento attento perché valorizza in modo consapevole e rispettoso il patrimonio enogastronomico e culturale della Valle dei Laghi, mettendo al centro il vitigno autoctono Nosiola e le tradizioni legate alla produzione del Vino Santo Trentino.</p>
<p>L’attenzione alla mobilità sostenibile, anche attraverso il trenino “Il Vino Santo Trentino”, contribuisce a ridurre l’impatto degli spostamenti e a favorire una fruizione lenta del territorio. Inoltre, la presenza del presidio Slow Food rafforza l’impegno nella tutela delle produzioni di qualità, della biodiversità e delle pratiche agricole tradizionali.</p>
<p>https://www.gardapost.it &#8211; 07/03/2026</p>
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		<title>&#8220;Sono un medico specializzato in longevità e non rinuncerò mai al vino&#8221;. Parla il professor Feldhaus</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 22:35:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperto svizzero di malattie dell&#8217;invecchiamento spiega gli effetti dei consumi sulla salute e prende le distanze da una medicina moderna troppo focalizzata sulla paura: &#8220;Il nostro corpo è capace di gestire l&#8217;alcol&#8221; Sugli effetti dell’alcol sull’organismo umano esiste una narrazione, che tanto va di moda, fondata sul concetto di paura. Una tesi molto spesso sostenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperto svizzero di malattie dell&#8217;invecchiamento spiega gli effetti dei consumi sulla salute e prende le distanze da una medicina moderna troppo focalizzata sulla paura: &#8220;Il nostro corpo è capace di gestire l&#8217;alcol&#8221;</p>
<p>Sugli effetti dell’alcol sull’organismo umano esiste una narrazione, che tanto va di moda, fondata sul concetto di paura. Una tesi molto spesso sostenuta da professionisti in materia di salute. Simon Feldhaus, direttore della clinica Balance Rehab e presidente della Società svizzera per la medicina e prevenzione dell’invecchiamento (Ssaamp), è un medico specializzato in materia di longevità. Sul tema specifico ci lavora da 15 anni e, a 58 anni, è un abituale e moderato consumatore di vino e birra.</p>
<p>«Buona parte della medicina moderna si alimenta di paure – scrive l’esperto in un articolo a sua firma comparso il 5 marzo sul quotidiano The Telegraph – ovvero paura del cibo, dell’alcol e della stessa vita. Ma tre decenni di professione medica mi hanno insegnato che tra tutte le emozioni umane, la paura è la più tossica per il corpo».</p>
<p>Non ci sono dubbi che l’alcol sia una tossina, sottolinea Feldhaus. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che non esista una dose sicura di alcol per l’uomo. «Ma nel dibattito attuale ci si dimentica – e lo si fa deliberatamente – che l’alcol non è una sostanza aliena», scrive il medico svizzero, ricordando come anche quando si beve del succo di mela appena ottenuto i batteri generino piccole quantità di alcol durante la digestione. Non solo, ricorda il caso di alcuni primati che alimentandosi di frutta fermentata assumono quantità di etanolo.</p>
<p>«Gli esseri umani – scrive Feldhaus – si sono evoluti in questo ambiente e i nostri corpi riconoscono e sanno gestire l’alcol». Un argomento citato anche dal nutrizionista italiano Giovanni Scapagnini durante un recente convegno a Verona.</p>
<p>Secondo Feldhaus, la tossicità di un alimento in biologia è sempre una questione di dosaggio:<span id="more-2167"></span> «Otto litri d’acqua possono uccidere e persino l’ossigeno a determinate concentrazioni diventa tossico». Inoltre, ricorda il medico, ci sono molti farmaci comuni che sugli enzimi del fegato pesano molto di più dell’alcol. Tra questi ci sono farmaci per la pressione sanguigna, statine, anticoagulanti e sonniferi. Eppure raramente i medici avvertono i propri pazienti. Piuttosto, si accomanda di non bere il vino.</p>
<p>«Invece il fegato di chi prende tre farmaci al giorno e beve un bicchiere di vino – rileva – lavora più sotto pressione rispetto a chi beve moderatamente e non prende farmaci, come faccio io».</p>
<p>La capacità del corpo di disintossicarsi è legata alla genetica, al Dna individuale, che influenza quanto alcol si riesca a tollerare. Negli asiatici dell’area orientale, per esempio, l’enzima responsabile della disintossicazione dall’alcol, l’alcol deidrogenasi, funziona peggio. E il risultato è che dopo aver bevuto alcolici queste persone, scrive Feldhaus, hanno mal di testa, nausea e palpitazioni. In sostanza, chi ha una ridotta capacità di metabolizzare l’acetaldeide è più esposto a rischi di stress ossidativo o di accumulo di radicali liberi. E lo stress ossidativo gioca un ruolo importante nello sviluppo di malattie cardiovascolari o nei processi che contribuiscono a determinate forme tumorali. Tolleranza all’alcol che può migliorare assumendo vitamine, integratori o attraverso alcuni alimenti che supportano le funzioni del fegato.</p>
<p>Feldhaus cita il caso della Francia e del suo rapporto col vino: «Se l’alcol fosse dannoso, la Francia sarebbe una nazione che sarebbe dovuta morire in giovane età. Ma questo non è stato perché l’atteggiamento dei francesi rispetto al bere è sano. Infatti, l’alcol è solitamente abbinato al cibo rispetto a quanto accade in Gran Bretagna, dove il bere può diventare il clou della serata».</p>
<p>Inoltre, come spiega l’autore, il contesto in cui beviamo modifica gli aspetti biologici: «Un bicchiere di vino consumato da soli e ansiosamente ha un impatto fisiologico diverso rispetto a un bicchiere condiviso a pasto con gli amici». Insomma, conclude Feldhaus, le ricerche «dimostrano che bere vino ai pasti contribuisce alla salute e alla longevità, mentre l’isolamento fa aumentare l’infiammazione».</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 06/03/2026</p>
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		<title>Cannonau 4.0: la sfida social di Sardegna ricerche per raccontare un vino “Giovane” e conquistare la generazione Z</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 09:18:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginate di avere in mano un tesoro millenario, ma di non avere il codice per spiegarlo a chi domani dovrà proteggerlo. È il paradosso del Cannonau, il re dei vitigni sardi, che oggi si scopre “lontano” dal cuore e dai calici delle nuove generazioni. Il verdetto arriva dai dati: un’indagine coordinata dalla IULM di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di avere in mano un tesoro millenario, ma di non avere il codice per spiegarlo a chi domani dovrà proteggerlo. È il paradosso del Cannonau, il re dei vitigni sardi, che oggi si scopre “lontano” dal cuore e dai calici delle nuove generazioni.</p>
<p>Il verdetto arriva dai dati: un’indagine coordinata dalla IULM di Milano su un campione di 800 giovani (Gen Z e Millennials) rivela una verità scomoda. Per i ventenni il Cannonau è un “monolite” indistinto: non ne percepiscono le varianti, non ne leggono le sfumature tra un rosato e una riserva, e soprattutto non lo sentono un vino “per loro”.</p>
<p>Per abbattere questo muro, Sardegna Ricerche presenta i risultati del progetto “Cannonau: il vino giovane”, un percorso, realizzato con la collaborazione di Assoenologi Sardegna,  durato oltre un anno che ha coinvolto un migliaio di studenti, 27 cantine, il Consorzio di Tutela, tre centri di alta formazione.</p>
<p>«Con questo progetto Sardegna Ricerche mette a disposizione del comparto un percorso basato su dati, ascolto e sperimentazione per rafforzare il dialogo tra Cannonau e nuove generazioni – ha dichiarato la direttrice generale di Sardegna Ricerche, Carmen Atzori -. L’indagine coordinata da IULM evidenzia un gap culturale e percettivo che richiede nuove metriche e nuovi linguaggi. Per questo abbiamo coinvolto Università di Cagliari, IED, cantine e professionisti del settore.»</p>
<p>L’appuntamento il 6 marzo a Sa Manifattura<br />
I risultati di questa sfida verranno svelati venerdì 6 marzo a Cagliari, durante una mattinata che promette di riscrivere le regole del settore. Il cuore dell’incontro ruoterà attorno a due direttrici strategiche: da un lato lo “Young wine engagement index”, una bussola scientifica per orientarsi tra i gusti e le reali abitudini di consumo dei ragazzi; dall’altro il progetto “Dalle cantine ai social”, dove la teoria lascia spazio alla creatività pura.</p>
<p>Qui, quaranta giovani talenti di Università di Cagliari e IED presenteranno le loro visioni di marketing innovativo, nate dal confronto diretto con nove cantine dell’Isola, per portare il Cannonau nel linguaggio universale di TikTok e Instagram.</p>
<p>La mattinata sarà arricchita anche dalla tavola rotonda “Sardegna, isola del vino: nuove metriche per una comunicazione giovane”, alla quale interverrà l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus.</p>
<p>https://www.sardegnaierioggidomani.com &#8211; 03/03/2026</p>
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		<title>Lollobrigida accoglie misure Ue sul vino, &#8216;finora eccesso ideologico&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 08:05:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Europa ha avuto degli eccessi ideologici nei confronti del&#8221; settore &#8220;vino che hanno tentato di cancellarlo dai finanziamenti per le promozioni. Il governo italiano fin dal primo giorno ha assunto una posizione netta, chiara sulla difesa di questo prodotto e sull&#8217;assunzione di responsabilità nel dire che va bevuto con moderazione ma che non siamo disponibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Europa ha avuto degli eccessi ideologici nei confronti del&#8221; settore &#8220;vino che hanno tentato di cancellarlo dai finanziamenti per le promozioni. Il governo italiano fin dal primo giorno ha assunto una posizione netta, chiara sulla difesa di questo prodotto e sull&#8217;assunzione di responsabilità nel dire che va bevuto con moderazione ma che non siamo disponibili a rinunciare al valore che il vino ha in termini di storia, identità, cultura, tutela dell&#8217;ambiente e ovviamente economia&#8221;.</p>
<p>Lo ha detto il ministro dell&#8217;Agricoltura, Francesco Lollobrigida, in un punto stampa a Bruxelles, accogliendo il via libera finale dei Paesi Ue al pacchetto vino.<br />
&#8220;L&#8217;Italia è la prima nazione per produzione di vino, seconda a valore solamente alla Francia in termini di export&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>https://www.ansa.it &#8211; 23/02/2026</p>
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		<title>Il vino ci fa stare insieme da 10mila anni: viviamo di piacere, non di numeri</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 22:35:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vino non fa miracoli. Non spalanca arterie, non ripara cellule, non ci prolunga il sorriso fino a 120 anni e non conserva l’ottimismo di quando ne avevamo 20. Però, una cosa la fa, da sempre: ci fa stare insieme. Non da oggi, ma da circa 11mila anni, da quando abbiamo coltivato la vite, 1000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vino non fa miracoli. Non spalanca arterie, non ripara cellule, non ci prolunga il sorriso fino a 120 anni e non conserva l’ottimismo di quando ne avevamo 20. Però, una cosa la fa, da sempre: ci fa stare insieme. Non da oggi, ma da circa 11mila anni, da quando abbiamo coltivato la vite, 1000 anni prima del grano. Lo ha ricordato il nutrizionista Giovanni Scapagnini in una lucida relazione al convegno “Il gusto di stare bene” organizzata a Verona da Signorvino a metà gennaio. L’intenzione non era santificare il vino ma riportarlo nei suoi binari naturali: cultura, socialità, storia, piacere.</p>
<p>Attorno al vino si sono fondate le città, le religioni, scelte politiche e filosofiche: la dimensione del symposium di Platone. Tra i viaggi vinosi che ricordo con più forza, ci sono i brividi nella grotta di Areni-1, in Armenia, in compagnia del simpaticissimo archeologo Boris Gasparyan che la scoprì: la prima testimonianza di cantina vinicola al mondo, datata: 4100 a.C. Lo studio sulle ossa ritrovate rivelava un dettaglio macabro: l’abbinamento abituale era vino rosso e carne umana, perché il cannibalismo faceva parte della cerimonia religiosa. Ci ricomponiamo e torniamo alla scienza.</p>
<p>“Il vino è stato il primo antistress della storia”,<span id="more-2161"></span> sentenzia Scapagnini. A bassi dosaggi ha un effetto positivo sul nostro cervello, allenta le tensioni, aumenta blandamente i livelli di dopamina, induce endorfina, regala un senso di benessere. Può avere un effetto simile a certi farmaci ansiolitici il cui consumo è esploso negli ultimi anni. Il tratto tipico della nostra epoca è un altro: aggrapparsi al singolo dato, sia esso positivo o negativo, isolandolo dal contesto. Si legge un titolo, o nemmeno quello, e ci si costruisce sopra un’opinione granitica. Il vino contiene alcol, sostanza cancerogena di Gruppo 1, ed è un fatto. Ma difficilmente si valorizza il quadro complessivo, l’effetto sulla qualità della vita, sulle relazioni. Viviamo di piacere, non di numeri.</p>
<p>E la scienza lo dice chiaro: isolamento e solitudine uccidono. E negli anziani il senso di comunità, associato a un moderato consumo di vino, ha effetti ancora più marcati. Non è un caso che nelle Blue Zones del mondo, ovvero le aree (dalla Barbagia in Sardegna a Okinawa in Giappone) con una straordinaria concentrazione di centenari, ricorra un elemento comune: il vino, soprattutto rosso, consumato a pasto, dentro una rete di relazioni forti. Bere con moderazione a tavola è un atto di civiltà, anche perché non si beve mai vino in astratto: si beve un luogo, un accento, una persona. O, più semplicemente, il momento.</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 08/02/2026</p>
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