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	<title>MIOVINO &#187; Eventi</title>
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	<description>Appunti sparsi di vino, enogastronomia, e software</description>
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		<title>Nasce sull’Etna un percorso diffuso in cui le opere d’arte dialogano con vigneti e pietra lavica</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 07:14:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un nuovo progetto culturale permanente che, grazie al vino &#8211; che sempre più cantine uniscono all’arte ed all’architettura contemporanea &#8211; trasforma il paesaggio in uno spazio espositivo diffuso, in cui le opere dialogano con i vigneti, la pietra lavica e la forza del vulcano: sull’Etna, a Giarre (Catania), Tenute Ballasanti inaugura il suo Parco Artistico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo progetto culturale permanente che, grazie al vino &#8211; che sempre più cantine uniscono all’arte ed all’architettura contemporanea &#8211; trasforma il paesaggio in uno spazio espositivo diffuso, in cui le opere dialogano con i vigneti, la pietra lavica e la forza del vulcano: sull’Etna, a Giarre (Catania), Tenute Ballasanti inaugura il suo Parco Artistico Permanente “Della Terra e dell’Arte”, con installazioni site-specific realizzate da cinque artisti di rilievo internazionale &#8211; Antonio Marras, Claudia Losi, Cesare Fullone, Alessandro Lupi e Laura Pugno &#8211; chiamati a confrontarsi con il territorio etneo e a creare opere che non si impongono sul paesaggio, ma ne diventano parte integrante.</p>
<p>Il progetto nasce da un’idea di Gaia Morgana Gualandris, che ne ha fatto oggetto di tesi. I genitori &#8211; Manuela Seminara e Fabio Gualandris, che guidano la cantina &#8211; le hanno affidato la direzione artistica, insieme alla storica dell’arte Francesca Alfano Miglietti. Il parco rappresenta una nuova tappa nel percorso di Tenute Ballasanti &#8211; 19 ettari, di cui 7,5 vitati e 5 in produzione, distribuiti in tre vigneti con uve Carricante e Nerello Mascalese &#8211; che affianca alla produzione vitivinicola una visione culturale fondata sul rapporto tra uomo, paesaggio e bellezza. Pietra lavica, ceramica, luce, metalli e materiali naturali danno vita a un percorso in continua evoluzione, destinato a trasformarsi insieme alla natura che lo circonda. Ballasanti ha lanciato il primo evento nel 2026 e continuerà ogni anno a ripetere le due giornate di Simposio, aprendo l’esperienza a nuove forme culturali e alla creazione di una rete di individui legati dal piacere di condividere armonia, bellezza e cultura.</p>
<p>Gli artisti scelti in questa prima fase sono cinque: <span id="more-2196"></span>lo stilista sardo Antonio Marras è una delle figure più eclettiche del panorama creativo contemporaneo italiano, capace di muoversi tra moda, arte, teatro, design e cinema. La sua pratica interdisciplinare, che intreccia linguaggi e media differenti, lo ha reso una delle personalità più riconoscibili nel dialogo tra moda e arte contemporanea. Per Tenute Ballasanti ha realizzato “Anbbrazzame”, 9 pezzi in ceramica. Claudia Losi intreccia, nel suo lavoro, saperi scientifici e umanistici, attivando narrazioni che mettono in relazione dimensione ecologica, immaginario collettivo e pratiche del corpo. Ha presentato le sue opere in contesti istituzionali e indipendenti, in Italia e all’estero. Per Tenute Ballasanti l’artista ha realizzato “Inframondi” 2025, 7 sculture in argilla refrattaria chamotte e biglie di vetro.</p>
<p>Cesare Fullone, attraverso pittura, scultura, installazioni e fotografia, è autore di una modalità poetica ed etica di vedere e creare mondi. Molte le sue partecipazioni a mostre collettive, tra cui Biennale di Venezia, Mart di Trento e Rovereto, PAC &#8211; Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, Pitti Immagine a Firenze. Per Tenute Ballasanti ha realizzato “La Serie di Dio”, 5 pezzi in pietra lavica, ceramica e oro.</p>
<p>La ricerca artistica di Alessandro Lupi si concentra sulla sperimentazione con la materia, la luce e l’ombra. Ogni opera indaga i meccanismi della percezione attraverso un dialogo costante con lo spazio. I suoi oggetti, sculture e installazioni di grande scala, attivano l&#8217;immaginazione e l&#8217;interazione dello spettatore. Per Tenute Ballasanti ha realizzato “Surgiri”, in corten, cemento, supermirror inox, pigmenti fluorescenti, luce UV, sensori, led.</p>
<p>Le opere di Laura Pugno sono un invito ad entrare nel paesaggio, approfondendo l’analisi dei confini sempre più labili tra umano e non umano. La sua pratica artistica è orientata al processo e comporta un impegno diretto con la natura e i suoi elementi; lavora con diversi media e materiali, tra cui disegno, fotografia, scultura e video. Per Tenute Ballasanti ha realizzato “Terre delle Origini” 2023, cin eramica e pietra lavica.</p>
<p>“Il nostro desiderio &#8211; spiegano Fabio Gualandris e Manuela Seminara &#8211; era creare un luogo in cui il vino fosse soltanto uno dei linguaggi con cui raccontare questo territorio. Il Parco Artistico nasce dalla convinzione che la bellezza possa diventare uno strumento di conoscenza, capace di far vivere il paesaggio in modo nuovo e di generare valore per l’Etna e per chi lo visita”.<br />
“Un Parco d’arte contemporanea è un organismo vivente, dove le opere cambiano insieme alla luce, alle stagioni, al vento e allo sguardo di chi le attraversa &#8211; dice Francesca Alfano Miglietti &#8211; a Ballasanti gli artisti hanno scelto di entrare in relazione con l’Etna, lasciando che fosse il luogo stesso a suggerire forma, materia e significato”.</p>
<p>“Questo progetto nasce dalla convinzione che la bellezza possa generare valore &#8211; aggiunge Gaia Gualandris &#8211; non volevamo semplicemente collocare delle opere in un vigneto, ma creare un dialogo autentico tra artisti e paesaggio. Il Parco continuerà a crescere nel tempo, proprio come cresce una vigna: stagione dopo stagione, incontro dopo incontro”.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 07/08/2026</p>
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		<title>Non era mai successo: in Franciacorta la vendemmia è già iniziata</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;andamento meteo ha costretto i viticoltori a raccogliere tempestivamente le uve che, per la siccità e le temperature record a maggio e giugno, hanno accelerato l&#8217;andamento vegetativo Il 30 luglio segna una data storica per la Docg Franciacorta, che ha appena iniziato la vendemmia. La raccolta, solitamente al via nella prima decade di agosto, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;andamento meteo ha costretto i viticoltori a raccogliere tempestivamente le uve che, per la siccità e le temperature record a maggio e giugno, hanno accelerato l&#8217;andamento vegetativo</p>
<p>Il 30 luglio segna una data storica per la Docg Franciacorta, che ha appena iniziato la vendemmia. La raccolta, solitamente al via nella prima decade di agosto, è partita in un periodo inusuale al punto che il Consorzio di tutela parla di «fatto straordinario». Nell’areale di Gussago, e nella zona più a sud del Monte Orfano, le prime uve sono arrivate in cantina. La causa? Le oscillazioni climatiche. Quelle stesse che hanno indotto Ismea, Uiv e Assoenologi a cancellare la conferenza stampa sulle stime vendemmiali nazionali. «Le temperature elevate e la limitata disponibilità idrica – ha spiegato Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta – hanno accelerato la maturazione delle uve, portandoci ad anticipare l’inizio della raccolta. La conoscenza del territorio e il lavoro dei viticoltori ci permettono di affrontare ogni stagione con attenzione e tempestività, per preservare la qualità delle uve e dei nostri vini».</p>
<p>L’avvio anticipato della raccolta in Franciacorta <span id="more-2193"></span>si inserisce in un’annata caratterizzata da un andamento climatico che ha richiesto un costante lavoro di monitoraggio e gestione agronomica attenti. Dopo un inverno senza particolari anomalie termiche, tra febbraio e aprile si è registrato un deciso incremento delle temperature, che ha accelerato il ciclo vegetativo, anticipando il germogliamento di oltre una settimana rispetto alla media storica. Non sono mancate le grandinate. In primavera, sono stati registrati alcuni episodi di particolare intensità: le grandinate del 6, 11 e 14 maggio, seguite da un ulteriore evento il 10 giugno, hanno interessato diverse aree della denominazione con effetti eterogenei. Le condizioni meteo favorevoli, da metà maggio, hanno consentito una buona allegagione e una regolare evoluzione della stagione vegetativa.</p>
<p>L’eccezionalità dell’annata per i 200 soci produttori di bollicine bresciane è stata confermata proprio dallo stesso mese di maggio, col record storico di giornate con temperature superiori ai 32 gradi, mentre giugno si colloca tra i mesi più caldi degli ultimi 29 anni, contribuendo a segnare il 2026 come una delle annate più calde degli ultimi decenni. Quadro complicato dalla disponibilità idrica «inferiore alla media. Nonostante le precipitazioni di inizio estate abbiano contribuito a migliorare il bilancio stagionale – rende noto il Consorzio – al 12 luglio il cumulato pluviometrico risultava ancora inferiore del 25% rispetto ai valori storici».</p>
<p>Le alte temperature e la limitata disponibilità d’acqua hanno rallentato la crescita vegetativa nella seconda parte della stagione, soprattutto nei terreni più drenanti e nei vigneti più giovani, senza compromettere la maturazione. Da metà luglio, la situazione è progressivamente cambiata: il ritorno delle piogge, anche se con grandine, ha favorito un riequilibrio delle riserve idriche. Infine, le temperature sono rientrate nella media consentendo una maturazione più regolare fino alla vendemmia.</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 30/07/2026</p>
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		<title>Gli enologi italiani incontrano Papa Leone. Cotarella: “la sua vicinanza ci dà speranza e coraggio”</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 20:38:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se il vino da sempre è simbolo di condivisione e di pace, e il tema della pace, in questa era intensa di guerre e scontri è, naturalmente, al centro dei pensieri di Papa Leone XIV, ecco che assume un significato simbolico profondo la partecipazione, oggi in Vaticano, di Assoenologi, all’udienza generale, e l’incontro, breve quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il vino da sempre è simbolo di condivisione e di pace, e il tema della pace, in questa era intensa di guerre e scontri è, naturalmente, al centro dei pensieri di Papa Leone XIV, ecco che assume un significato simbolico profondo la partecipazione, oggi in Vaticano, di Assoenologi, all’udienza generale, e l’incontro, breve quanto intenso, tra Papa Prevost ed il presidente degli enologi italiani e mondiali, Riccardo Cotarella, che &#8211; accompagnato da padre Kessy, il sacerdote della Tanzania che ha dato vita al progetto della cantina nel suo Paese, con il supporto sempre di Assoenologi &#8211; “ha affidato alle preghiere del Pontefice l’intero mondo della vitivinicoltura e tutti coloro che, con passione e competenza, vi operano ogni giorno”.</p>
<p>“È stato un momento di profonda emozione e di grande valore umano e spirituale per Assoenologi. A nome degli enologi ho avuto l’onore di presentare a Sua Santità Papa Leone XIV la nostra realtà, un’associazione che, da oltre 130 anni, rappresenta gli enologi italiani e, attraverso il loro lavoro, migliaia di famiglie che ogni giorno si dedicano con passione alla viticoltura e alla produzione del vino.</p>
<p>Ho voluto raccontare al Santo Padre &#8211; ha raccontato Riccardo Cotarella, a WineNews &#8211; come la vite e il vino non siano soltanto un’eccellenza del Made in Italy, ma rappresentino una cultura millenaria, un patrimonio di territori, tradizioni, lavoro e responsabilità che accompagna la storia del nostro Paese. Ho affidato alle sue preghiere l’intero mondo della vitivinicoltura italiana: gli enologi, i viticoltori, gli imprenditori, i tecnici, gli operai e tutte le famiglie che vivono grazie a questo straordinario settore.</p>
<p>Un comparto che oggi affronta sfide complesse, dalle tensioni internazionali alle difficoltà dei mercati, dagli effetti dei cambiamenti climatici alle incertezze economiche, ma che continua a guardare al futuro con determinazione, competenza e spirito di servizio.</p>
<p>La vicinanza e la benedizione del Santo Padre rappresentano per noi un segno di speranza e un incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro con responsabilità, custodendo il valore della terra, del paesaggio e del vino come espressione di comunità, cultura e dialogo tra i popoli”.</p>
<p>https://winenews.it 24/06/2026</p>
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		<title>Il Negev sulla mappa mondiale del vino</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale. Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale.</p>
<p>Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti israeliani di primo piano, che ha dimostrato come i vini prodotti nel Negev presentino un profilo distintivo e riconoscibile, unico nel suo terroir desertico. L’iniziativa è stata guidata dalla Merage Foundation Israel, che ha promosso gli sforzi per affermare il Negev come destinazione internazionale per l’enoturismo. Il processo ha richiesto circa quattro anni e si è concluso con il riconoscimento ufficiale di una nuova regione vinicola israeliana che si estende da Kiryat Gat, a nord, fino a Eilat, a sud.</p>
<p>Attualmente, la regione vinicola del Negev comprende oltre 60 cantine e vigneti, con una produzione annuale superiore a un milione di bottiglie. La designazione contribuisce inoltre a rilanciare una tradizione vinicola millenaria: il Negev era rinomato per i suoi vini già in epoca biblica, anche se la viticoltura moderna nella regione è ripresa solo nel XX secolo. Oggi, grazie a tecnologie agricole e sistemi di irrigazione avanzati, i produttori locali dimostrano che la viticoltura può prosperare anche in condizioni desertiche, persino in un contesto di cambiamento climatico e sfide ambientali estreme.<br />
Questo riconoscimento è destinato a rafforzare in modo significativo il posizionamento internazionale dei vini israeliani, grazie alla combinazione di una storia affascinante, sapori distintivi e innovazione agricola all&#8217;avanguardia. Con questo traguardo, il Negev diventa la seconda regione vinicola in Israele a ottenere uno status ufficiale di denominazione, affiancandosi alla regione vinicola della Giudea, che ha aperto la strada alcuni anni fa. Questa denominazione colloca il Negev accanto ad alcune delle regioni vinicole più prestigiose al mondo, come Champagne, Chianti, Bordeaux e Napa Valley.<br />
La Merage Foundation Israel è una fondazione filantropica privata fondata da David e Laura Merage di Denver, Colorado. Dal 1998 opera in Israele attraverso numerose iniziative sociali ed economiche finalizzate al rafforzamento della società israeliana. Fin dagli inizi, la fondazione ha individuato nel Negev uno dei principali motori di sviluppo del Paese, investendo in diversi progetti regionali, tra cui programmi agricoli e di enoturismo.</p>
<p>Nicole Hod Stroh, Direttrice Esecutiva della Merage Foundation Israel, ha dichiarato:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev rappresenta un traguardo profondamente personale. Come persona che ha fatto Aliyah dalla Colombia e che da molti anni si occupa dello sviluppo regionale e della crescita economica del Negev, considera l&#8217;enoturismo una espressione moderna e significativa del sionismo contemporaneo. Questo riconoscimento rafforza il potenziale economico e turistico della regione,<span id="more-2187"></span>posizionando il Negev a livello internazionale come area vinicola innovativa e di alta qualità. Non ho dubbi che nei prossimi anni il Negev diventerà una meta enoturistica ambita, al pari delle principali regioni vinicole del mondo.”</p>
<p>Irene Benjamin, Direttrice del Negev Wineries Club, ha aggiunto:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev è un importante risultato per le cantine locali e per l&#8217;intero settore vinicolo israeliano. Attraverso il mio lavoro con il Consorzio delle Cantine del Negev, constato quotidianamente sia le sfide uniche legate alla produzione di vino in condizioni desertiche, sia l&#8217;eccezionale professionalità e dedizione dei produttori della regione. Questo riconoscimento internazionale segna una tappa fondamentale nello sviluppo dell&#8217;area e rafforza ulteriormente la sua presenza sulla scena vinicola globale.&#8221;</p>
<p>Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo &#8211; 28/05/2026</p>
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		<title>Sorpresa! Mario Pojer e Fiorentino Sandri si separano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 09:06:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso. Era nell’aria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso.</p>
<p>Era nell’aria ma è stato ufficializzato con un comunicato stampa di stamattina che Mario Pojer e Fiorentino Sandri, partners in crime con Pojer e Sandri dal 1975 (51 anni quindi) si separano. Da ora in poi il loro percorso professionale seguirà strade differenti.</p>
<p>Mi sono sempre fermato al banchetto di Mario Pojer quando ce ne è stata l’occasione perché un vulcano di idee va sempre goduto. Non so le ragioni della separazione ma auguriamo ad entrambi i protagonisti un futuro pieno di successi. Quello che segue è l’intero comunicato stampa (commissionato dal ramo Sandri).</p>
<p>Nuovo capitolo per la Pojer e Sandri: prosegue il percorso all’insegna della continuità e dell’eccellenza</p>
<p>Dopo un lungo percorso costruito insieme, Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno definito consensualmente la separazione delle rispettive attività. L’azienda trentina, simbolo d’eccellenza, è ora pronta a stupire mantenendo lo stesso marchio, le stesse etichette, ma con nuove energie.</p>
<p>San Michele all’Adige (TN), 26 maggio 2026 – Pojer e Sandri, da decenni realtà vitivinicola di spicco nel comprensorio di Faedo – San Michele all’Adige, annuncia l’inizio di un nuovo capitolo della propria storia. A seguito di un accordo legale e commerciale siglato in forma consensuale nelle scorse ore, i due soci fondatori – Mario Pojer e Fiorentino Sandri – hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, ponendo fine ad un sodalizio imprenditoriale e umano che dura dal lontano 1975: oltre cinquant’anni di visione condivisa, sacrifici comuni e traguardi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vino e dei distillati, non solo in Trentino-Alto Adige.</p>
<p>UN ACCORDO NEL SEGNO DEL RISPETTO RECIPROCO<br />
Fiorentino Sandri manterrà la guida dello storico marchio Pojer e Sandri, insieme alla maggior parte dei vigneti aziendali situati tra Faedo e Grumes, custodendo il patrimonio di esperienza, le etichette storiche e la filosofia produttiva che hanno reso la cantina un punto di riferimento dell’enologia italiana. Mario Pojer proseguirà invece il proprio percorso in Val di Cembra, dove continuerà a coltivare la sua idea di vino insieme alla seconda generazione della famiglia. Si tratta dunque di due percorsi che proseguiranno su strade diverse, ciascuno in base alla propria visione, nel solco di una tradizione enologica di altissimo livello.</p>
<p>POJER E SANDRI: UN’EREDITÀ CHE CONTINUA, PRONTA A SORPRENDERE<br />
Sarà dunque Fiorentino Sandri, insieme ai suoi più stretti collaboratori – con un ruolo sempre più rilevante affidato alle generazioni più giovani –<span id="more-2186"></span> tra cui la figlia Elisa, oggi Responsabile commerciale Italia e marketing, e il figlio Federico, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri e nelle attività aziendali – a portare avanti il marchio storico Pojer e Sandri. L’azienda continuerà inoltre a contare su un gruppo di collaboratori esperti e motivati, con figure storiche presenti da oltre venticinque anni – come il responsabile della cantina Michele Sandri, un punto fermo per l’azienda, simbolo di affidabilità e di continuità della produzione – accanto ad un team giovane a cui verranno affidate responsabilità sempre maggiori nei prossimi anni. Il 2025 ha confermato la solidità del progetto: con oltre 250.000 bottiglie distribuite annualmente in Italia e sui principali mercati internazionali, l’azienda continua oggi a distinguersi per una produzione che comprende vini di montagna, spumanti, distillati e progetti identitari come il Müller Thurgau, il Brut Rosé e Zero Infinito.</p>
<p>Territorio, comunità e qualità: sono questi, dunque, i cardini su cui Fiorentino Sandri costruirà il nuovo capitolo della Pojer e Sandri, nel segno di una tradizione che non smette di guardare avanti.<br />
«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale – dichiara Fiorentino Sandri –. Abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre una nuova fase, che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».</p>
<p>https://www.intravino.com &#8211; 26/05/2026</p>
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		<title>La Cina ospiterà per la prima volta il Congresso mondiale della vite e del vino</title>
		<link>https://www.miovino.com/la-cina-ospitera-per-la-prima-volta-il-congresso-mondiale-della-vite-e-del-vino/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2026 21:53:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali. Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali.</p>
<p>Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), sarà ospitato in Asia e in Cina dalla sua fondazione nel 1924.</p>
<p>Organizzato congiuntamente dall&#8217;OIV e dal governo regionale del Ningxia, l&#8217;evento dovrebbe portare maggiore attenzione internazionale all&#8217;industria vinicola cinese e al Ningxia, una delle principali regioni produttrici di vino del Paese.</p>
<p>Il congresso avrà come tema la costruzione di un nuovo scenario globale per l&#8217;industria della vite e del vino, con un&#8217;attenzione particolare a trasformazione, innovazione e sostenibilità in risposta alle sfide emergenti. Il congresso comprenderà quattro sessioni dedicate a viticoltura, vinificazione, economia e diritto, e salute e sicurezza.</p>
<p>Le discussioni si concentreranno sulla produzione stabile e resiliente di uva, sull&#8217;innovazione tecnologica nella vinificazione, sul sostegno giuridico ed economico all&#8217;industria in un contesto di cambiamenti del mercato, e sull&#8217;integrazione di salute e sostenibilità lungo la catena del valore del vino.</p>
<p>Il versante orientale del monte Helan, nel Ningxia, è diventato la più grande area contigua di produzione di uva da vino in Cina. La regione dispone di 607.000 mu, pari a circa 40.467 ettari, di area destinata alla coltivazione e allo sviluppo dell&#8217;uva da vino, pari a quasi il 42% del totale cinese.</p>
<p>Il Ningxia, che ospita 261 imprese vinicole, tra cui 130 cantine, produce ogni anno 140 milioni di bottiglie di vino. L&#8217;industria vinicola locale è diventata anche un motore per il turismo. Le cantine del Ningxia ricevono ogni anno oltre 3,7 milioni di visite turistiche, generando benefici complessivi per oltre 50 miliardi di yuan, pari a circa 7,3 miliardi di dollari.</p>
<p>https://www.laprovinciacr.it</p>
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		<title>I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.</p>
<p>Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.</p>
<p>Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.</p>
<p>Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione,<span id="more-2182"></span> un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».</p>
<p>Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.<br />
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro &#8211; riflette il presidente degli enologi &#8211; mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».</p>
<p>Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan &#8211; spiega don Gianni &#8211; era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».</p>
<p>La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini &#8211; racconta il salesiano &#8211; e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari, formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.</p>
<p>«Ora &#8211; dice don Gianni &#8211; contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».</p>
<p>https://www.corriere.it &#8211; 18/04/2026</p>
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		<title>Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 21:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221; VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221;</p>
<p>VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza). ​</p>
<p>La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.</p>
<p>Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.</p>
<p>Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.</p>
<p>Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.</p>
<p>VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.</p>
<p>https://www.cronachedigusto.it &#8211; 08/04/2026</p>
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		<title>Svolta in Toscana: in regione ora si potranno produrre anche gli spumanti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 23:35:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, nelle versioni bianco e rosato.</p>
<p>Un passaggio che formalizza una realtà già presente tra i produttori e segna un’evoluzione della denominazione. Resta ora l’ultimo via libera della Commissione europea, con l’obiettivo di rendere operativo il nuovo disciplinare entro la fine del 2026.</p>
<p>Il nuovo assetto prevede l’ingresso degli spumanti accanto alle tipologie già esistenti: bianco, rosato, rosso, frizzante, oltre ai vini da uve appassite (Passito) e da vendemmia tardiva. «Adesso è tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato», ha detto il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi. «L’introduzione della categoria vino spumante – sottolinea – rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane», evidenziando anche come l’uso esclusivo della dicitura «Toscana Igt» rafforzi «l’identità del vino» come marchio di qualità.</p>
<p>La scelta nasce da esigenze concrete. «L’introduzione delle due tipologie di vino spumante è nata dalla richiesta di molti produttori che da tempo sono impegnati in questo tipo di produzione», <span id="more-2174"></span>spiega il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli. Una decisione che, aggiunge, rappresenta «una concreta opportunità di sviluppo per il comparto, che, pur restando ancorato alla tradizione, si apre a nuove prospettive in linea con un mercato sempre più orientato alla qualità e alla diversificazione dei prodotti».</p>
<p>Già nel 2024, la vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi parlava dell’introduzione di spumanti e frizzanti come di «un notevole impulso alla crescita delle aziende viticole toscane», capace di ampliare l’offerta e intercettare una domanda in crescita.</p>
<p>La portata dell’operazione si comprende anche dai numeri. Negli ultimi cinque anni la produzione media della tipologia Toscana Igt si è attestata intorno a 91 milioni di bottiglie, per un valore superiore a 458 milioni di euro.</p>
<p>Circa il 69% del prodotto è destinato all’export, con l’Europa primo mercato, seguita da Stati Uniti e Asia. Parallelamente, è cresciuta la base produttiva: il Consorzio è passato da circa 70 soci nel 2019 a 450 oggi, che diventano oltre 1.700 considerando i conferitori delle cooperative.</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 19/03/2026</p>
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		<title>Gestione dell’acqua in vigneto: irrigazione di precisione e pratiche per ridurre i consumi idrici</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 11:42:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica. Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.</p>
<p>Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del 9 marzo 2026, Martino Bolognini, Davide Bianchi, Gabriele Cola e Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano) analizzano alcune delle principali pratiche agronomiche utili per migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto.</p>
<p>La ricerca ricorda anzitutto quanto la risorsa idrica sia centrale nel ciclo vegetativo della vite: per produrre un litro di mosto sono necessari mediamente tra 250 e 350 litri di acqua, mentre in molti contesti viticoli mediterranei i fabbisogni stagionali della coltura possono superare le precipitazioni disponibili, generando fenomeni di stress idrico.</p>
<p>Tra le strategie analizzate spicca l’irrigazione di precisione, che consente di distribuire l’acqua in modo mirato in base alle caratteristiche dei suoli e alle reali necessità delle piante, riducendo gli sprechi e migliorando l’uniformità produttiva del vigneto. Accanto a questa soluzione, gli autori evidenziano l’importanza di una gestione innovativa del suolo, ad esempio attraverso l’inerbimento controllato, capace di migliorare la struttura del terreno e limitare le perdite di acqua per evaporazione.</p>
<p>Un ulteriore strumento è rappresentato dall’uso di prodotti antitraspiranti, come il pinolene o il caolino, che riducono il consumo idrico della pianta senza compromettere l’attività fotosintetica. Infine, anche la scelta del materiale genetico, in particolare delle cultivar e dei portinnesti più adatti ai diversi contesti pedoclimatici, può contribuire a migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua già in fase di impianto del vigneto.</p>
<p>Le pratiche illustrate rientrano tra le strategie studiate nel progetto internazionale Water-Fruitprint, dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua nelle colture frutticole e viticole delle aree mediterranee.</p>
<p>https://www.unioneitalianavini.it &#8211; 15/03/2026</p>
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