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	<title>MIOVINO &#187; Curiosità</title>
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	<description>Appunti sparsi di vino, enogastronomia, e software</description>
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		<title>La Cina ospiterà per la prima volta il Congresso mondiale della vite e del vino</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2026 21:53:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali. Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali.</p>
<p>Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), sarà ospitato in Asia e in Cina dalla sua fondazione nel 1924.</p>
<p>Organizzato congiuntamente dall&#8217;OIV e dal governo regionale del Ningxia, l&#8217;evento dovrebbe portare maggiore attenzione internazionale all&#8217;industria vinicola cinese e al Ningxia, una delle principali regioni produttrici di vino del Paese.</p>
<p>Il congresso avrà come tema la costruzione di un nuovo scenario globale per l&#8217;industria della vite e del vino, con un&#8217;attenzione particolare a trasformazione, innovazione e sostenibilità in risposta alle sfide emergenti. Il congresso comprenderà quattro sessioni dedicate a viticoltura, vinificazione, economia e diritto, e salute e sicurezza.</p>
<p>Le discussioni si concentreranno sulla produzione stabile e resiliente di uva, sull&#8217;innovazione tecnologica nella vinificazione, sul sostegno giuridico ed economico all&#8217;industria in un contesto di cambiamenti del mercato, e sull&#8217;integrazione di salute e sostenibilità lungo la catena del valore del vino.</p>
<p>Il versante orientale del monte Helan, nel Ningxia, è diventato la più grande area contigua di produzione di uva da vino in Cina. La regione dispone di 607.000 mu, pari a circa 40.467 ettari, di area destinata alla coltivazione e allo sviluppo dell&#8217;uva da vino, pari a quasi il 42% del totale cinese.</p>
<p>Il Ningxia, che ospita 261 imprese vinicole, tra cui 130 cantine, produce ogni anno 140 milioni di bottiglie di vino. L&#8217;industria vinicola locale è diventata anche un motore per il turismo. Le cantine del Ningxia ricevono ogni anno oltre 3,7 milioni di visite turistiche, generando benefici complessivi per oltre 50 miliardi di yuan, pari a circa 7,3 miliardi di dollari.</p>
<p>https://www.laprovinciacr.it</p>
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		<title>Se il vino diventa “più buono” quando si degusta ascoltando musica dal vivo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro nel trasmettere emozioni e stati d’animo: la musica.</p>
<p>Un binomio, vino &amp; musica, sempre più concreto e che ha trovato anche l’interesse della scienza che è arrivata ad una conclusione interessante e, quindi, che ascoltare musica dal vivo mentre si degusta un vino, rende questa bevanda sistematicamente più piacevole, anche se la melodia è triste o nostalgica. A dirlo, è uno studio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), pubblicato sulla rivista “Foods”.</p>
<p>La ricerca, realizzata nel progetto “Cantina 5.0”, ha analizzato il comportamento di decine di partecipanti ad eventi pubblici di degustazione con musica dal vivo. In generale, il 70% ha giudicato il vino migliore con qualsiasi accompagnamento musicale, un risultato che si conferma trasversale rispetto ad età, genere e livello di conoscenza in fatto di vino e musica; in termini quantitativi, l’effetto è stato solo un po’ più marcato con la musica energica (0,97) rispetto a quella malinconica (0,72), con una differenza di 0,25.</p>
<p>La ricerca si inserisce in un filone internazionale di studi, ma introduce un elemento nuovo:<span id="more-2183"></span>l’analisi delle emozioni in contesti reali, durante degustazioni pubbliche con musica eseguita dal vivo. Si tratta di approccio che permette di comprendere meglio come si costruisce l’esperienza legata al consumo del vino, andando oltre la semplice analisi delle sue caratteristiche chimiche.</p>
<p>“Ci aspettavamo che i brani malinconici diminuissero la piacevolezza del vino, mentre quelli energici e vitali la aumentassero, ed invece abbiamo visto che l’incremento c’è in entrambi i casi, anche se non nella stessa misura”, ha sottolineato il professor Roberto Marangoni del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che ha aggiunto come “abbiamo voluto superare le tradizionali misure di psicofisica per concentrarci sugli aspetti emozionali che mettono in relazione musica e vino. Non una valutazione tecnica basata su acidità, tannini o altri parametri tipici delle degustazioni professionali, ma un’analisi di tipo emozionale: quali emozioni genera il vino e come queste cambiano quando interviene la musica, che è a sua volta una potente sorgente emotiva”.</p>
<p>Dal punto di vista metodologico, lo studio è stato condotto in condizioni reali durante 5 eventi pubblici di degustazione a cui hanno partecipato 45-50 persone reclutate su base volontaria. I partecipanti hanno degustato i vini in 3 condizioni successive: prima in assenza di musica, poi accompagnati da 2 brani eseguiti dal vivo da un trio jazz, uno con caratteristiche malinconiche e uno più energico e motivazionale. Dopo ogni assaggio, i partecipanti hanno compilato un questionario strutturato esprimendo un giudizio di piacevolezza e indicando le emozioni provate.</p>
<p>“I risultati &#8211; conclude Marangoni &#8211; aprono prospettive applicative per il settore enologico e dell’ospitalità, l’uso consapevole della musica può migliorare l’esperienza del consumatore. Più in generale, lo studio rafforza l’idea che il gusto non sia un fenomeno isolato, ma il risultato di un’esperienza complessa in cui emozioni e ambiente giocano un ruolo determinante”.</p>
<p>Allo studio hanno collaborato, per l’Università di Pisa, Roberto Marangoni (Dipartimento di Biologia e Centro interdipartimentale per lo studio dei sistemi complessi), Isabella Taglieri, Chiara Sanmartin e Francesca Venturi (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali e Centro di ricerca interdipartimentale “Nutraceutica e alimentazione per la salute”), oltre ad Alessandro Bianchi (Dipartimento di Farmacia). Hanno inoltre partecipato Pierina Díaz-Guerrero, dottoranda all’Università di Pisa, e i ricercatori dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Alessandro Tonacci e Francesco Sansone.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 06/05/2026</p>
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		<title>I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:29:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.</p>
<p>Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.</p>
<p>Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.</p>
<p>Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione,<span id="more-2182"></span> un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».</p>
<p>Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.<br />
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro &#8211; riflette il presidente degli enologi &#8211; mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».</p>
<p>Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan &#8211; spiega don Gianni &#8211; era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».</p>
<p>La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini &#8211; racconta il salesiano &#8211; e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari, formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.</p>
<p>«Ora &#8211; dice don Gianni &#8211; contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».</p>
<p>https://www.corriere.it &#8211; 18/04/2026</p>
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		<title>Svelati al Vinitaly i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige: Prosecco davanti a tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 12:26:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024. Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024.</p>
<p>Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini si trova il Prosecco, che rimane anche il più venduto a livello nazionale (oltre 53 milioni di litri acquistati, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente). Seguono il veneto Merlot (decimo a livello nazionale) e il locale Teroldego.</p>
<p>Fra i vini del territorio invece da segnalare la crescita del Lagrein, che con oltre un milione e 100mila litri venduti registra il quinto incremento più alto nelle vendite annuali (+5,2%).</p>
<p>https://www.iltquotidiano.it &#8211; 17/04/2026</p>
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		<title>Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 21:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221; VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221;</p>
<p>VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza). ​</p>
<p>La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.</p>
<p>Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.</p>
<p>Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.</p>
<p>Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.</p>
<p>VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.</p>
<p>https://www.cronachedigusto.it &#8211; 08/04/2026</p>
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		<title>Il futuro del vino secondo Renzo Cotarella, enologo e manager</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:17:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine. “C’è un po’ di pessimismo, ma io credo che sul vino italiano sia stato fatto un lavoro grandissimo. Resto positivo: il vino di qualità, che ha identità, personalità, territorio, resta straordinario. È vero che dazi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine.</p>
<p>“C’è un po’ di pessimismo, ma io credo che sul vino italiano sia stato fatto un lavoro grandissimo.</p>
<p>Resto positivo: il vino di qualità, che ha identità, personalità, territorio, resta straordinario.</p>
<p>È vero che dazi, guerre, economia, salute, ed anche comunicazione troppo complessa, frenano i consumi.</p>
<p>Dobbiamo essere più semplici, e i vini che produciamo devono non solo poter invecchiare, ma anche essere pronti quando escono dalla cantina.</p>
<p>I disciplinari? Devono sapersi evolvere”.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 07/04/2026</p>
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		<title>Vino italiano sotto attacco? Cotarella: “Basta masochismo del settore”</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:16:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vino italiano torna al centro del dibattito economico e culturale, stretto tra pressioni internazionali, cambiamenti nei consumi e una narrazione che rischia di indebolire uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dal convegno “Ripensare il vino: strumenti e strategie per crescere in un mercato che cambia”, arriva un richiamo netto del presidente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vino italiano torna al centro del dibattito economico e culturale, stretto tra pressioni internazionali, cambiamenti nei consumi e una narrazione che rischia di indebolire uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dal convegno “Ripensare il vino: strumenti e strategie per crescere in un mercato che cambia”, arriva un richiamo netto del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: il settore deve smettere di penalizzarsi da solo.</p>
<p>“Basta masochismo del vino italiano”.<br />
L’espressione scelta da Cotarella sintetizza una fase complessa per il comparto vitivinicolo, alle prese con una crescente pressione internazionale e con campagne che mettono in discussione il consumo di vino.<br />
“Quando parlo di masochismo enologico intendo l’intero settore vitivinicolo”, ha spiegato. “Da anni siamo attaccati da ogni fronte, spesso in maniera scorretta, non vera e ingiustificabile”.<br />
Il riferimento è alle posizioni che associano il consumo di vino a rischi per la salute, una narrazione che, secondo il presidente di Assoenologi, non tiene conto del principio di moderazione. “Si parla di danni alla salute quando la stessa Onu ha chiarito che un consumo moderato non è dannoso”</p>
<p>Il rischio interno: inattivismo e comunicazione debole<br />
Accanto alle pressioni esterne, emerge però un problema interno al sistema.<br />
“Ci stiamo penalizzando per inattivismo, <span id="more-2176"></span>per non essere stati capaci di spiegare al mondo che cos’è davvero il vino”, ha sottolineato Cotarella.<br />
Una criticità che riguarda la comunicazione e il posizionamento del prodotto, in un mercato globale sempre più competitivo, dove il valore percepito diventa determinante quanto la qualità.<br />
Da qui la richiesta di “decisioni ferme”, perché senza un cambio di passo il comparto rischia di subire ancora a lungo gli effetti di questa fase.</p>
<p>Il nodo generazionale<br />
Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto con i giovani.<br />
“Se oggi si allontanano dal vino è anche responsabilità nostra. Non abbiamo saputo insegnare loro cosa rappresenta”, ha evidenziato Cotarella.<br />
Il tema non è solo commerciale, ma culturale. La perdita di interesse delle nuove generazioni segnala un cambiamento nei modelli di consumo e nelle abitudini sociali, che impone al settore di ripensare linguaggi e strategie.</p>
<p>Un asset strategico per il Paese<br />
Il richiamo finale riguarda il ruolo del vino nell’economia italiana.<br />
“L’Italia non ha giacimenti di petrolio o pietre preziose, ma ha questo dono della natura che è il vino”.<br />
Una definizione che sottolinea il valore strategico del comparto, non solo in termini economici ma anche identitari. Il vino viene descritto come “cultura, tradizione, un’icona del genere umano, un modo di vivere e condividere i momenti migliori”.</p>
<p>Tra mercato e identità<br />
Il confronto di Perugia mette in evidenza un passaggio chiave per il settore: la necessità di coniugare competitività economica e narrazione culturale.<br />
In un contesto globale in cui cambiano le regole, i consumi e la percezione dei prodotti, il vino italiano è chiamato a difendere il proprio posizionamento non solo con la qualità, ma anche con la capacità di raccontarsi.<br />
E, soprattutto, di evitare quello che Cotarella definisce il rischio più grande: farsi male da solo.</p>
<p>https://italia-informa.com &#8211; 20/03/2026</p>
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		<title>Svolta in Toscana: in regione ora si potranno produrre anche gli spumanti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 23:35:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Toscana allarga ufficialmente i confini della propria identità enologica. Accanto a grandi rossi, bianchi e passiti, entrano ora anche le bollicine: il Comitato Nazionale Vini del Masaf (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha approvato le modifiche al disciplinare della Toscana Igt, aprendo alla produzione di spumanti sia Metodo Classico sia Charmat, nelle versioni bianco e rosato.</p>
<p>Un passaggio che formalizza una realtà già presente tra i produttori e segna un’evoluzione della denominazione. Resta ora l’ultimo via libera della Commissione europea, con l’obiettivo di rendere operativo il nuovo disciplinare entro la fine del 2026.</p>
<p>Il nuovo assetto prevede l’ingresso degli spumanti accanto alle tipologie già esistenti: bianco, rosato, rosso, frizzante, oltre ai vini da uve appassite (Passito) e da vendemmia tardiva. «Adesso è tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato», ha detto il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi. «L’introduzione della categoria vino spumante – sottolinea – rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane», evidenziando anche come l’uso esclusivo della dicitura «Toscana Igt» rafforzi «l’identità del vino» come marchio di qualità.</p>
<p>La scelta nasce da esigenze concrete. «L’introduzione delle due tipologie di vino spumante è nata dalla richiesta di molti produttori che da tempo sono impegnati in questo tipo di produzione», <span id="more-2174"></span>spiega il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli. Una decisione che, aggiunge, rappresenta «una concreta opportunità di sviluppo per il comparto, che, pur restando ancorato alla tradizione, si apre a nuove prospettive in linea con un mercato sempre più orientato alla qualità e alla diversificazione dei prodotti».</p>
<p>Già nel 2024, la vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi parlava dell’introduzione di spumanti e frizzanti come di «un notevole impulso alla crescita delle aziende viticole toscane», capace di ampliare l’offerta e intercettare una domanda in crescita.</p>
<p>La portata dell’operazione si comprende anche dai numeri. Negli ultimi cinque anni la produzione media della tipologia Toscana Igt si è attestata intorno a 91 milioni di bottiglie, per un valore superiore a 458 milioni di euro.</p>
<p>Circa il 69% del prodotto è destinato all’export, con l’Europa primo mercato, seguita da Stati Uniti e Asia. Parallelamente, è cresciuta la base produttiva: il Consorzio è passato da circa 70 soci nel 2019 a 450 oggi, che diventano oltre 1.700 considerando i conferitori delle cooperative.</p>
<p>https://www.gamberorosso.it &#8211; 19/03/2026</p>
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		<title>Gestione dell’acqua in vigneto: irrigazione di precisione e pratiche per ridurre i consumi idrici</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 11:42:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica. Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gestione dell’acqua è destinata a diventare uno dei temi più strategici per la viticoltura dei prossimi anni. Tra cambiamento climatico, estati sempre più calde e disponibilità idrica limitata in molte aree mediterranee, la sostenibilità del vigneto passa sempre più dalla capacità di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.</p>
<p>Su Il Corriere Vinicolo n. 9 del 9 marzo 2026, Martino Bolognini, Davide Bianchi, Gabriele Cola e Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano) analizzano alcune delle principali pratiche agronomiche utili per migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto.</p>
<p>La ricerca ricorda anzitutto quanto la risorsa idrica sia centrale nel ciclo vegetativo della vite: per produrre un litro di mosto sono necessari mediamente tra 250 e 350 litri di acqua, mentre in molti contesti viticoli mediterranei i fabbisogni stagionali della coltura possono superare le precipitazioni disponibili, generando fenomeni di stress idrico.</p>
<p>Tra le strategie analizzate spicca l’irrigazione di precisione, che consente di distribuire l’acqua in modo mirato in base alle caratteristiche dei suoli e alle reali necessità delle piante, riducendo gli sprechi e migliorando l’uniformità produttiva del vigneto. Accanto a questa soluzione, gli autori evidenziano l’importanza di una gestione innovativa del suolo, ad esempio attraverso l’inerbimento controllato, capace di migliorare la struttura del terreno e limitare le perdite di acqua per evaporazione.</p>
<p>Un ulteriore strumento è rappresentato dall’uso di prodotti antitraspiranti, come il pinolene o il caolino, che riducono il consumo idrico della pianta senza compromettere l’attività fotosintetica. Infine, anche la scelta del materiale genetico, in particolare delle cultivar e dei portinnesti più adatti ai diversi contesti pedoclimatici, può contribuire a migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua già in fase di impianto del vigneto.</p>
<p>Le pratiche illustrate rientrano tra le strategie studiate nel progetto internazionale Water-Fruitprint, dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua nelle colture frutticole e viticole delle aree mediterranee.</p>
<p>https://www.unioneitalianavini.it &#8211; 15/03/2026</p>
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		<title>La Strada dei Vini pensa in grande, nasce l&#8217;idea di aprire uno store in centro dedicato alla Rimini Doc</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delegazione composta dal presidente Nicolò Bianchini, il vice presidente Gianluca Pastocchi, il coordinatore della Rimini Doc Massimo Lorenzi e la consigliera Milena Falcioni hanno incontrato il presidente della Provincia e sindaco del Comune di Rimini Jamil Sadegholvaad e l’assessore delegato dal Comune di Rimini Kristian Gianfreda. E’ stata l’occasione per le istituzioni di fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delegazione composta dal presidente Nicolò Bianchini, il vice presidente Gianluca Pastocchi, il coordinatore della Rimini Doc Massimo Lorenzi e la consigliera Milena Falcioni hanno incontrato il presidente della Provincia e sindaco del Comune di Rimini Jamil Sadegholvaad e l’assessore delegato dal Comune di Rimini Kristian Gianfreda.</p>
<p>E’ stata l’occasione per le istituzioni di fare il punto con i nuovi vertici della Strada sull’attività futura e sulle idee dei prossimi tre anni. Il presidente Bianchini ha ribadito la volontà della sua organizzazione di rafforzare la presenza territoriale, in particolare di sviluppare la partecipazione e la organizzazione degli eventi Riminesi legati al vino come P.assaggi di Vino e Dire Mare e Mangiare.</p>
<p>Il coordinatore Lorenzi ha illustrato le idee relative allo sviluppo della Rimini Doc che è la testa d’ariete comunicativa di tutto il mondo del vino riminese. Attenzione al territorio, alla qualità del prodotto e alle politiche di prezzo saranno le linee guida future del nuovo gruppo dirigente della Rimini Doc.</p>
<p>Tuttavia la suggestione che ha caratterizzato l’incontro è il progetto di uno store di rappresentanza a Rimini della Strada dei Vini e dei Sapori e della Rimini Doc.</p>
<p>“Tutte le grandi destinazioni vinicole hanno store importanti nella loro città di riferimento &#8211; dice il presidente Nicolò Bianchini -. Noi siamo convinti che sia giunto il momento anche per la zona vinicola riminese di fare la stessa operazione. Avere un punto di rappresentanza in centro a Rimini nel capoluogo permetterebbe di mettere immediatamente in contatto le tre sotto zone, quindi Valconca, Valmarecchia e Coriano, con i turisti e quindi potere suggestionare chi viene a Rimini con i contenuti dell’entroterra che sono bellezza, peculiarità e prodotti tipici. Siamo in grado a livello qualitativo di giocarci questa partita”.</p>
<p>Il messaggio è stato raccolto dal sindaco che ha riconosciuto il buon lavoro fatto e ha dato la disponibilità delle amministrazioni da lui rappresentate a valutare un progetto di approfondimento.</p>
<p>https://www.riminitoday.it &#8211; 13/03/2026</p>
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