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	<title>MIOVINO &#187; Curiosità</title>
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		<title>Gli enologi italiani incontrano Papa Leone. Cotarella: “la sua vicinanza ci dà speranza e coraggio”</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 20:38:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il vino da sempre è simbolo di condivisione e di pace, e il tema della pace, in questa era intensa di guerre e scontri è, naturalmente, al centro dei pensieri di Papa Leone XIV, ecco che assume un significato simbolico profondo la partecipazione, oggi in Vaticano, di Assoenologi, all’udienza generale, e l’incontro, breve quanto intenso, tra Papa Prevost ed il presidente degli enologi italiani e mondiali, Riccardo Cotarella, che &#8211; accompagnato da padre Kessy, il sacerdote della Tanzania che ha dato vita al progetto della cantina nel suo Paese, con il supporto sempre di Assoenologi &#8211; “ha affidato alle preghiere del Pontefice l’intero mondo della vitivinicoltura e tutti coloro che, con passione e competenza, vi operano ogni giorno”.</p>
<p>“È stato un momento di profonda emozione e di grande valore umano e spirituale per Assoenologi. A nome degli enologi ho avuto l’onore di presentare a Sua Santità Papa Leone XIV la nostra realtà, un’associazione che, da oltre 130 anni, rappresenta gli enologi italiani e, attraverso il loro lavoro, migliaia di famiglie che ogni giorno si dedicano con passione alla viticoltura e alla produzione del vino.</p>
<p>Ho voluto raccontare al Santo Padre &#8211; ha raccontato Riccardo Cotarella, a WineNews &#8211; come la vite e il vino non siano soltanto un’eccellenza del Made in Italy, ma rappresentino una cultura millenaria, un patrimonio di territori, tradizioni, lavoro e responsabilità che accompagna la storia del nostro Paese. Ho affidato alle sue preghiere l’intero mondo della vitivinicoltura italiana: gli enologi, i viticoltori, gli imprenditori, i tecnici, gli operai e tutte le famiglie che vivono grazie a questo straordinario settore.</p>
<p>Un comparto che oggi affronta sfide complesse, dalle tensioni internazionali alle difficoltà dei mercati, dagli effetti dei cambiamenti climatici alle incertezze economiche, ma che continua a guardare al futuro con determinazione, competenza e spirito di servizio.</p>
<p>La vicinanza e la benedizione del Santo Padre rappresentano per noi un segno di speranza e un incoraggiamento a proseguire il nostro lavoro con responsabilità, custodendo il valore della terra, del paesaggio e del vino come espressione di comunità, cultura e dialogo tra i popoli”.</p>
<p>https://winenews.it 24/06/2026</p>
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		<title>Èros di Siddùra, il vino che non esisteva</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 07:19:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per anni il vino ha chiesto ai consumatori di scegliere. Rosso o bianco. Struttura o freschezza. Profondità o immediatezza. Carattere o leggerezza. Con l&#8217;arrivo della bella stagione, il rosso lascia spesso spazio a bianchi e rosati. Una rinuncia che molti accettano, ma che non sempre desiderano davvero. Perché c&#8217;è chi ama il vino rosso tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni il vino ha chiesto ai consumatori di scegliere. Rosso o bianco. Struttura o freschezza. Profondità o immediatezza. Carattere o leggerezza. Con l&#8217;arrivo della bella stagione, il rosso lascia spesso spazio a bianchi e rosati. Una rinuncia che molti accettano, ma che non sempre desiderano davvero. Perché c&#8217;è chi ama il vino rosso tutto l&#8217;anno. Chi non vorrebbe rinunciarvi nemmeno in estate. Ed è proprio da questo desiderio che nasce Èros, il nuovo progetto di Siddùra. Un vino che prova a superare una contrapposizione che per troppo tempo è sembrata inevitabile: quella tra la freschezza dei vini bianchi e l&#8217;identità dei vini rossi.</p>
<p>Colli del Limbara IGT, 12 gradi alcolici, Èros è un vino rosso pensato per essere servito fresco, tra i 10 e i 12 gradi. Non un bianco. Non un rosato. Un rosso a tutti gli effetti, con una capacità sorprendente di esprimersi anche a temperature normalmente associate ad altre tipologie di vino. È qui che si colloca l&#8217;originalità del progetto. Siddùra non ha cercato di reinterpretare un bianco o di creare un rosato più strutturato. Ha scelto invece di partire dal rosso e di immaginare una modalità nuova per viverlo. “Volevamo creare un vino rosso con caratteristiche uniche nel suo genere. Un vino che restasse profondamente rosso, ma che potesse essere servito a temperature normalmente associate ad altre tipologie &#8211; spiega Mattia Piludu, direttore generale di Siddùra -. L&#8217;idea è diventata un percorso di ricerca durato due anni, sviluppato tra vigneto, cantina e marketing”.</p>
<p>Un progetto nato dall&#8217;ascolto dei consumatori e dall&#8217;osservazione di un cambiamento ormai evidente.<span id="more-2190"></span>Oggi il vino viene vissuto in modo diverso rispetto al passato. Cambiano le occasioni di consumo. Cresce l&#8217;attenzione verso prodotti più leggeri e ad alta bevibilità. Èros interpreta questa evoluzione senza rinunciare all&#8217;identità. “Oggi molti consumatori si avvicinano al vino con aspettative diverse rispetto al passato: cercano vini più versatili, più immediati e capaci di adattarsi a occasioni di consumo differenti &#8211; osserva Piludu -. Èros nasce da questa riflessione. Non per sostituire il vino rosso tradizionale, ma per ampliare le possibilità con cui può essere vissuto”. Dietro questa intuizione c&#8217;è un importante lavoro enologico.</p>
<p>L&#8217;obiettivo era chiaro: ottenere un vino capace di mantenere morbidezza, piacevolezza e intensità aromatica anche quando viene servito fresco. “L&#8217;idea di Èros è partita dal desiderio di bere un rosso d&#8217;estate, fresco e morbido allo stesso tempo &#8211; racconta l&#8217;enologo Dino Dini -. Tutto il lavoro svolto in vigneto e in cantina è stato orientato a raggiungere questo equilibrio”. Per farlo, Siddùra è intervenuta sia sul piano agronomico sia su quello enologico. In vigneto, la gestione delle uve è stata studiata per contenere l&#8217;accumulo zuccherino senza compromettere la maturazione del frutto. In cantina, invece, è stato adottato un percorso di vinificazione mirato a preservare freschezza ed espressione aromatica, mantenendo al tempo stesso il carattere tipico di un vino rosso. Il risultato è un vino che sorprende. Gli occhi riconoscono immediatamente l&#8217;intensità di un rosso. Il naso ritrova profumi fruttati e una piacevole fragranza aromatica. Il palato scopre invece una freschezza inattesa, sostenuta da una sapidità che rende la beva dinamica, scorrevole e coinvolgente.</p>
<p>Un&#8217;esperienza che rompe gli schemi tradizionali della degustazione e invita a guardare il vino da una prospettiva diversa. Fresco. Vibrante. Audace. Sono le parole che meglio descrivono la personalità di Èros. Fresco, perché rompe la consuetudine del rosso servito a temperatura ambiente. Vibrante, perché mantiene energia e tensione aromatica anche quando viene servito a 10-12 gradi. Audace, perché sceglie di collocarsi in uno spazio ancora poco esplorato dal mercato. Ma soprattutto autentico. Perché nasce in Gallura, da uve aziendali, e porta con sé il carattere di una terra che da sempre fa dell&#8217;identità il proprio tratto distintivo.</p>
<p>https://www.unionesarda.it &#8211; 21/06/2026</p>
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		<title>Riccardo Cotarella: Assoenologi, la voce del vino italiano. Noi non restiamo in silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 06:54:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E accanto a loro le istituzioni, ai massimi livelli. Non è stata una semplice presenza formale. È stato un segnale politico chiaro. La lettera della presidente di Consiglio Giorgia Meloni, la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Personaggio dell’anno Assoenologi – l’arrivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio nella serata conclusiva, il videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme ai contributi del commissario europeo Christophe Hansen, dell’europarlamentare Dario Nardella, del presidente del Consiglio della Regione Veneto Luca Zaia e del senatore Dario Stefano, oltre alle profonde relazioni su gli ultimi risultati per una sana e razionale gestione dei vigneti, la degustazione di vini del trevigiano, che hanno dimostrato il grande ventaglio di vitigni autoctoni del territorio, oltre a quel fenomeno chiamato Prosecco, raccontano una verità ormai evidente: oggi Assoenologi è diventata uno dei punti di riferimento più autorevoli del sistema vitivinicolo italiano ed europeo.</p>
<p>Non per autoreferenzialità o rappresentazione di facciata. Ma perché in questi anni l’associazione ha saputo conquistare credibilità sul campo, affrontando senza timidezze le grandi questioni che riguardano il vino italiano. Difendere il vino, oggi, significa difendere molto più di una filiera economica. Significa difendere territori, lavoro, identità culturale, paesaggio, comunità. Significa opporsi senza se e senza ma a una narrazione superficiale che troppo spesso tenta di colpire il vino mettendolo sul banco degli imputati con approcci ideologici e privi di equilibrio. <span id="more-2188"></span>Assoenologi ha scelto di non restare in silenzio. Lo abbiamo fatto con responsabilità, senza estremismi, ma con la fermezza di chi conosce profondamente questo settore e sa cosa rappresenti per l’Italia. E lo abbiamo fatto anche attraverso la scienza, portando studi inconfutabili come quello esposto dal professor Francesco Montorsi, luminare urologo di fama mondiale. Il vino non è un nemico della società.</p>
<p>È parte della nostra storia millenaria, della cultura mediterranea, della convivialità, della qualità della vita. E dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, imprese, sacrifici, professionalità, ricerca, studio e migliaia di persone che ogni giorno lavorano nelle vigne e nelle cantine. È anche per questo che Assoenologi continua a crescere. Oggi conta 5mila iscritti ed è presente capillarmente in tutta Italia attraverso 17 Sezioni regionali dinamiche e super attive. Una rete straordinaria di competenze che rappresenta probabilmente il patrimonio più importante dell’associazione. Perché la forza di Assoenologi nasce proprio dalla capacità di stare sui territori, di ascoltare i produttori, di accompagnare le aziende nelle trasformazioni del mercato e nelle nuove sfide climatiche, economiche e sociali. Fondata nel 1891 come Società degli Enotecnici Italiani, Assoenologi è la più antica associazione del settore al mondo. Ma la sua vera forza non sta soltanto nella storia.</p>
<p>Sta nella capacità di essere ancora moderna, centrale, necessaria. E forse è proprio questo il risultato più importante raggiunto negli ultimi anni: aver trasformato un’associazione storica in una comunità viva, autorevole, sempre in linea con i tempi e ascoltata, capace di dialogare con governi, istituzioni europee, università, imprese e territori mantenendo sempre la propria indipendenza e la propria identità tecnica. In questo percorso si inserisce anche la prossima visita di una delegazione di Assoenologi a Papa Leone XIV. Un momento che sentiamo profondamente. Porteremo in Vaticano il volto autentico del vino italiano: quello fatto di lavoro, umanità e sacrificio. Chiederemo al Santo Padre una preghiera e una vicinanza per tutte le donne e gli uomini della filiera, soprattutto per chi ogni giorno lavora la terra con dedizione silenziosa. Perché il vino italiano non è soltanto economia. È cultura, appartenenza e futuro. E Assoenologi continuerà a essere, con responsabilità e coraggio, una delle sue voci più autorevoli.</p>
<p>https://www.lucianopignataro.it &#8211; 06/06/2026</p>
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		<title>Il Negev sulla mappa mondiale del vino</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale. Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla crescita e allo sviluppo dell’industria vinicola israeliana, il Negev ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica protetta (G.I./Appellation) con il nome “Negev”. Questa designazione colloca la regione meridionale di Israele e la sua antica tradizione vinicola al centro della scena internazionale.</p>
<p>Il riconoscimento si basa su un’approfondita ricerca professionale condotta da esperti israeliani di primo piano, che ha dimostrato come i vini prodotti nel Negev presentino un profilo distintivo e riconoscibile, unico nel suo terroir desertico. L’iniziativa è stata guidata dalla Merage Foundation Israel, che ha promosso gli sforzi per affermare il Negev come destinazione internazionale per l’enoturismo. Il processo ha richiesto circa quattro anni e si è concluso con il riconoscimento ufficiale di una nuova regione vinicola israeliana che si estende da Kiryat Gat, a nord, fino a Eilat, a sud.</p>
<p>Attualmente, la regione vinicola del Negev comprende oltre 60 cantine e vigneti, con una produzione annuale superiore a un milione di bottiglie. La designazione contribuisce inoltre a rilanciare una tradizione vinicola millenaria: il Negev era rinomato per i suoi vini già in epoca biblica, anche se la viticoltura moderna nella regione è ripresa solo nel XX secolo. Oggi, grazie a tecnologie agricole e sistemi di irrigazione avanzati, i produttori locali dimostrano che la viticoltura può prosperare anche in condizioni desertiche, persino in un contesto di cambiamento climatico e sfide ambientali estreme.<br />
Questo riconoscimento è destinato a rafforzare in modo significativo il posizionamento internazionale dei vini israeliani, grazie alla combinazione di una storia affascinante, sapori distintivi e innovazione agricola all&#8217;avanguardia. Con questo traguardo, il Negev diventa la seconda regione vinicola in Israele a ottenere uno status ufficiale di denominazione, affiancandosi alla regione vinicola della Giudea, che ha aperto la strada alcuni anni fa. Questa denominazione colloca il Negev accanto ad alcune delle regioni vinicole più prestigiose al mondo, come Champagne, Chianti, Bordeaux e Napa Valley.<br />
La Merage Foundation Israel è una fondazione filantropica privata fondata da David e Laura Merage di Denver, Colorado. Dal 1998 opera in Israele attraverso numerose iniziative sociali ed economiche finalizzate al rafforzamento della società israeliana. Fin dagli inizi, la fondazione ha individuato nel Negev uno dei principali motori di sviluppo del Paese, investendo in diversi progetti regionali, tra cui programmi agricoli e di enoturismo.</p>
<p>Nicole Hod Stroh, Direttrice Esecutiva della Merage Foundation Israel, ha dichiarato:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev rappresenta un traguardo profondamente personale. Come persona che ha fatto Aliyah dalla Colombia e che da molti anni si occupa dello sviluppo regionale e della crescita economica del Negev, considera l&#8217;enoturismo una espressione moderna e significativa del sionismo contemporaneo. Questo riconoscimento rafforza il potenziale economico e turistico della regione,<span id="more-2187"></span>posizionando il Negev a livello internazionale come area vinicola innovativa e di alta qualità. Non ho dubbi che nei prossimi anni il Negev diventerà una meta enoturistica ambita, al pari delle principali regioni vinicole del mondo.”</p>
<p>Irene Benjamin, Direttrice del Negev Wineries Club, ha aggiunto:<br />
&#8220;Il riconoscimento della regione vinicola del Negev è un importante risultato per le cantine locali e per l&#8217;intero settore vinicolo israeliano. Attraverso il mio lavoro con il Consorzio delle Cantine del Negev, constato quotidianamente sia le sfide uniche legate alla produzione di vino in condizioni desertiche, sia l&#8217;eccezionale professionalità e dedizione dei produttori della regione. Questo riconoscimento internazionale segna una tappa fondamentale nello sviluppo dell&#8217;area e rafforza ulteriormente la sua presenza sulla scena vinicola globale.&#8221;</p>
<p>Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo &#8211; 28/05/2026</p>
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		<title>Sorpresa! Mario Pojer e Fiorentino Sandri si separano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 09:06:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso. Era nell’aria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe aziende del vino, almeno in Italia, non sono come tutte le altre: il portato emotivo e simbolico che le accompagna le rende molto “umane” e poco “imprese”. Dici il nome della cantina e più che una bottiglia ti viene in mente la faccia di una persona. O due, come in questo caso.</p>
<p>Era nell’aria ma è stato ufficializzato con un comunicato stampa di stamattina che Mario Pojer e Fiorentino Sandri, partners in crime con Pojer e Sandri dal 1975 (51 anni quindi) si separano. Da ora in poi il loro percorso professionale seguirà strade differenti.</p>
<p>Mi sono sempre fermato al banchetto di Mario Pojer quando ce ne è stata l’occasione perché un vulcano di idee va sempre goduto. Non so le ragioni della separazione ma auguriamo ad entrambi i protagonisti un futuro pieno di successi. Quello che segue è l’intero comunicato stampa (commissionato dal ramo Sandri).</p>
<p>Nuovo capitolo per la Pojer e Sandri: prosegue il percorso all’insegna della continuità e dell’eccellenza</p>
<p>Dopo un lungo percorso costruito insieme, Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno definito consensualmente la separazione delle rispettive attività. L’azienda trentina, simbolo d’eccellenza, è ora pronta a stupire mantenendo lo stesso marchio, le stesse etichette, ma con nuove energie.</p>
<p>San Michele all’Adige (TN), 26 maggio 2026 – Pojer e Sandri, da decenni realtà vitivinicola di spicco nel comprensorio di Faedo – San Michele all’Adige, annuncia l’inizio di un nuovo capitolo della propria storia. A seguito di un accordo legale e commerciale siglato in forma consensuale nelle scorse ore, i due soci fondatori – Mario Pojer e Fiorentino Sandri – hanno formalizzato la separazione delle rispettive quote e attività, ponendo fine ad un sodalizio imprenditoriale e umano che dura dal lontano 1975: oltre cinquant’anni di visione condivisa, sacrifici comuni e traguardi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vino e dei distillati, non solo in Trentino-Alto Adige.</p>
<p>UN ACCORDO NEL SEGNO DEL RISPETTO RECIPROCO<br />
Fiorentino Sandri manterrà la guida dello storico marchio Pojer e Sandri, insieme alla maggior parte dei vigneti aziendali situati tra Faedo e Grumes, custodendo il patrimonio di esperienza, le etichette storiche e la filosofia produttiva che hanno reso la cantina un punto di riferimento dell’enologia italiana. Mario Pojer proseguirà invece il proprio percorso in Val di Cembra, dove continuerà a coltivare la sua idea di vino insieme alla seconda generazione della famiglia. Si tratta dunque di due percorsi che proseguiranno su strade diverse, ciascuno in base alla propria visione, nel solco di una tradizione enologica di altissimo livello.</p>
<p>POJER E SANDRI: UN’EREDITÀ CHE CONTINUA, PRONTA A SORPRENDERE<br />
Sarà dunque Fiorentino Sandri, insieme ai suoi più stretti collaboratori – con un ruolo sempre più rilevante affidato alle generazioni più giovani –<span id="more-2186"></span> tra cui la figlia Elisa, oggi Responsabile commerciale Italia e marketing, e il figlio Federico, impegnato nello sviluppo dei mercati esteri e nelle attività aziendali – a portare avanti il marchio storico Pojer e Sandri. L’azienda continuerà inoltre a contare su un gruppo di collaboratori esperti e motivati, con figure storiche presenti da oltre venticinque anni – come il responsabile della cantina Michele Sandri, un punto fermo per l’azienda, simbolo di affidabilità e di continuità della produzione – accanto ad un team giovane a cui verranno affidate responsabilità sempre maggiori nei prossimi anni. Il 2025 ha confermato la solidità del progetto: con oltre 250.000 bottiglie distribuite annualmente in Italia e sui principali mercati internazionali, l’azienda continua oggi a distinguersi per una produzione che comprende vini di montagna, spumanti, distillati e progetti identitari come il Müller Thurgau, il Brut Rosé e Zero Infinito.</p>
<p>Territorio, comunità e qualità: sono questi, dunque, i cardini su cui Fiorentino Sandri costruirà il nuovo capitolo della Pojer e Sandri, nel segno di una tradizione che non smette di guardare avanti.<br />
«Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale – dichiara Fiorentino Sandri –. Abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio. Oggi si apre una nuova fase, che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».</p>
<p>https://www.intravino.com &#8211; 26/05/2026</p>
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		<title>La Cina ospiterà per la prima volta il Congresso mondiale della vite e del vino</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2026 21:53:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali. Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 47esimo Congresso mondiale della vite e del vino si terrà a Yinchuan, capoluogo della regione autonoma del Ningxia Hui, nella Cina nord-occidentale, dal 12 al 16 ottobre, come hanno dichiarato sabato le autorità locali.</p>
<p>Sarà la prima volta che il congresso, che si terrà insieme alla 24esima Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione internazionale della vigna e del vino (OIV), sarà ospitato in Asia e in Cina dalla sua fondazione nel 1924.</p>
<p>Organizzato congiuntamente dall&#8217;OIV e dal governo regionale del Ningxia, l&#8217;evento dovrebbe portare maggiore attenzione internazionale all&#8217;industria vinicola cinese e al Ningxia, una delle principali regioni produttrici di vino del Paese.</p>
<p>Il congresso avrà come tema la costruzione di un nuovo scenario globale per l&#8217;industria della vite e del vino, con un&#8217;attenzione particolare a trasformazione, innovazione e sostenibilità in risposta alle sfide emergenti. Il congresso comprenderà quattro sessioni dedicate a viticoltura, vinificazione, economia e diritto, e salute e sicurezza.</p>
<p>Le discussioni si concentreranno sulla produzione stabile e resiliente di uva, sull&#8217;innovazione tecnologica nella vinificazione, sul sostegno giuridico ed economico all&#8217;industria in un contesto di cambiamenti del mercato, e sull&#8217;integrazione di salute e sostenibilità lungo la catena del valore del vino.</p>
<p>Il versante orientale del monte Helan, nel Ningxia, è diventato la più grande area contigua di produzione di uva da vino in Cina. La regione dispone di 607.000 mu, pari a circa 40.467 ettari, di area destinata alla coltivazione e allo sviluppo dell&#8217;uva da vino, pari a quasi il 42% del totale cinese.</p>
<p>Il Ningxia, che ospita 261 imprese vinicole, tra cui 130 cantine, produce ogni anno 140 milioni di bottiglie di vino. L&#8217;industria vinicola locale è diventata anche un motore per il turismo. Le cantine del Ningxia ricevono ogni anno oltre 3,7 milioni di visite turistiche, generando benefici complessivi per oltre 50 miliardi di yuan, pari a circa 7,3 miliardi di dollari.</p>
<p>https://www.laprovinciacr.it</p>
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		<title>Se il vino diventa “più buono” quando si degusta ascoltando musica dal vivo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un buon calice di vino è anche, per molti, una gratificazione da condividere che arriva al termine di una giornata di lavoro, la scelta ritenuta ideale per celebrare un momento speciale, che sia un incontro o un evento. E spesso, il vino, si trova piacevolmente a convivere con un altro elemento che è un pilastro nel trasmettere emozioni e stati d’animo: la musica.</p>
<p>Un binomio, vino &amp; musica, sempre più concreto e che ha trovato anche l’interesse della scienza che è arrivata ad una conclusione interessante e, quindi, che ascoltare musica dal vivo mentre si degusta un vino, rende questa bevanda sistematicamente più piacevole, anche se la melodia è triste o nostalgica. A dirlo, è uno studio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), pubblicato sulla rivista “Foods”.</p>
<p>La ricerca, realizzata nel progetto “Cantina 5.0”, ha analizzato il comportamento di decine di partecipanti ad eventi pubblici di degustazione con musica dal vivo. In generale, il 70% ha giudicato il vino migliore con qualsiasi accompagnamento musicale, un risultato che si conferma trasversale rispetto ad età, genere e livello di conoscenza in fatto di vino e musica; in termini quantitativi, l’effetto è stato solo un po’ più marcato con la musica energica (0,97) rispetto a quella malinconica (0,72), con una differenza di 0,25.</p>
<p>La ricerca si inserisce in un filone internazionale di studi, ma introduce un elemento nuovo:<span id="more-2183"></span>l’analisi delle emozioni in contesti reali, durante degustazioni pubbliche con musica eseguita dal vivo. Si tratta di approccio che permette di comprendere meglio come si costruisce l’esperienza legata al consumo del vino, andando oltre la semplice analisi delle sue caratteristiche chimiche.</p>
<p>“Ci aspettavamo che i brani malinconici diminuissero la piacevolezza del vino, mentre quelli energici e vitali la aumentassero, ed invece abbiamo visto che l’incremento c’è in entrambi i casi, anche se non nella stessa misura”, ha sottolineato il professor Roberto Marangoni del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che ha aggiunto come “abbiamo voluto superare le tradizionali misure di psicofisica per concentrarci sugli aspetti emozionali che mettono in relazione musica e vino. Non una valutazione tecnica basata su acidità, tannini o altri parametri tipici delle degustazioni professionali, ma un’analisi di tipo emozionale: quali emozioni genera il vino e come queste cambiano quando interviene la musica, che è a sua volta una potente sorgente emotiva”.</p>
<p>Dal punto di vista metodologico, lo studio è stato condotto in condizioni reali durante 5 eventi pubblici di degustazione a cui hanno partecipato 45-50 persone reclutate su base volontaria. I partecipanti hanno degustato i vini in 3 condizioni successive: prima in assenza di musica, poi accompagnati da 2 brani eseguiti dal vivo da un trio jazz, uno con caratteristiche malinconiche e uno più energico e motivazionale. Dopo ogni assaggio, i partecipanti hanno compilato un questionario strutturato esprimendo un giudizio di piacevolezza e indicando le emozioni provate.</p>
<p>“I risultati &#8211; conclude Marangoni &#8211; aprono prospettive applicative per il settore enologico e dell’ospitalità, l’uso consapevole della musica può migliorare l’esperienza del consumatore. Più in generale, lo studio rafforza l’idea che il gusto non sia un fenomeno isolato, ma il risultato di un’esperienza complessa in cui emozioni e ambiente giocano un ruolo determinante”.</p>
<p>Allo studio hanno collaborato, per l’Università di Pisa, Roberto Marangoni (Dipartimento di Biologia e Centro interdipartimentale per lo studio dei sistemi complessi), Isabella Taglieri, Chiara Sanmartin e Francesca Venturi (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali e Centro di ricerca interdipartimentale “Nutraceutica e alimentazione per la salute”), oltre ad Alessandro Bianchi (Dipartimento di Farmacia). Hanno inoltre partecipato Pierina Díaz-Guerrero, dottoranda all’Università di Pisa, e i ricercatori dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Alessandro Tonacci e Francesco Sansone.</p>
<p>https://winenews.it &#8211; 06/05/2026</p>
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		<title>I salesiani al Vinitaly «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.</p>
<p>Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni.</p>
<p>Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta.</p>
<p>Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione,<span id="more-2182"></span> un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».</p>
<p>Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.<br />
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro &#8211; riflette il presidente degli enologi &#8211; mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».</p>
<p>Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan &#8211; spiega don Gianni &#8211; era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».</p>
<p>La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini &#8211; racconta il salesiano &#8211; e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari, formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.</p>
<p>«Ora &#8211; dice don Gianni &#8211; contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».</p>
<p>https://www.corriere.it &#8211; 18/04/2026</p>
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		<title>Svelati al Vinitaly i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige: Prosecco davanti a tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 12:26:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024. Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosecco, Merlot e Teroldego. Sono, in ordine, i tre vini più venduti in Trentino Alto Adige nel 2025 secondo la ricerca dell’istituto Circana presentata al Vinitaly, che evidenzia come tuttavia le vendite a livello nazionale siano in calo (-3,4%) rispetto al 2024.</p>
<p>Analizzando i dati regione per regione, in cima alle preferenze dei consumatori trentini si trova il Prosecco, che rimane anche il più venduto a livello nazionale (oltre 53 milioni di litri acquistati, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente). Seguono il veneto Merlot (decimo a livello nazionale) e il locale Teroldego.</p>
<p>Fra i vini del territorio invece da segnalare la crescita del Lagrein, che con oltre un milione e 100mila litri venduti registra il quinto incremento più alto nelle vendite annuali (+5,2%).</p>
<p>https://www.iltquotidiano.it &#8211; 17/04/2026</p>
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		<title>Angiolino Maule: “Il vino naturale non deve avere difetti”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 21:22:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221; VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ideatore di VinNatur lancia un proclama che è un programma: &#8220;Non vogliamo vini senza identità ma nemmeno difetti considerati normalità&#8221;</p>
<p>VinNatur, prima associazione di viticoltori naturali in Italia, rinnova il proprio impegno nella ricerca scientifica e nella crescita consapevole dei soci con la 21^ edizione di VinNatur Tasting, in programma dall’11 al 13 aprile allo showroom Margraf di Gambellara (Vicenza). ​</p>
<p>La manifestazione, recita un comunicato stampa, nasce anche per sostenere “i progetti di ricerca e formazione della realtà guidata da Angiolino Maule, da anni impegnata in approfondimenti tecnici, formazione e collaborazione con università e centri di ricerca”.</p>
<p>Un’impostazione che VinNatur vuole portare anche al centro del dibattito pubblico: “È tempo di chiamare un difetto con il suo nome: acidità volatile, brettanomyces, ossidazione, souris. Troppo spesso questi sentori vengono confusi con il terroir, ma non lo sono – dichiara il presidente Angiolino Maule –.</p>
<p>Ho iniziato a produrre vino naturale quasi 40 anni fa: a quei tempi non sapevamo come fare vini piacevoli ed equilibrati in modo costante, senza l’aiuto di enologia convenzionale. Oggi abbiamo conoscenze ed esperienza per farlo; niente scuse. C’è ancora da imparare.</p>
<p>Per questo continuiamo a collaborare con la comunità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità e supportare i nostri soci nel mettere in bottiglia il meglio possibile: non vogliamo vini senza identità, ma nemmeno difetti considerati normalità”.</p>
<p>VinNatur Tasting è una fiera in cui l’artigianalità e l’agricoltura sono al centro: la mano del produttore, il lavoro in vigna, il terroir sono elementi imprescindibili. “Produttori, mi rivolgo direttamente a voi – prosegue Maule –: per favore, non portate vini difettosi”.</p>
<p>https://www.cronachedigusto.it &#8211; 08/04/2026</p>
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